“Storia di nessuno” rappresenta la sintesi di un percorso inesorabile. Un percorso personale che, pur coerentemente e rigorosamente strutturato attraverso i margini del tempo, diviene metafora di una iniziazione ai segreti dell’animo umano.
E’ il tragitto che l’homo viator, di dantesca memoria, intraprende alla ricerca della Verità: un viaggio (a tratti necessariamente tortuoso ed incoerente) di progressiva spoliazione che conduca all’Essenza; un iter di crescita del protagonista che, dunque, da autobiografico si tramuta in universale.
Dall’infanzia, che di materia ed egoismo si nutre poiché Natura e sopravvivenza l’impongono, all’intuizione matura di una realtà ultraterrena, si snoda un travagliato ed alienante cammino fatto di isolamento e rinuncia ad ogni forma di partecipazione, già nettamente decifrabile in “Mi piace la notte”.
E’ la rappresentazione emblematica dell’uomo moderno, ed in particolare della generazione dei trentenni di oggi e del tragico torpore cui essi sembrano condannati. Un torpore che è effetto della distrazione, del divertissement di Blaise Pascal e che conduce a confondere e sostituire ad ogni etica la pura estetica.
Il consumismo ed il materialismo divengono l’unica regola di vita. Una vita vuota.
Così sentimenti e grandi ideali annegano in incontenibili e scintillanti simulacri della materia, e l’esistenza stessa si inaridisce, trasformandosi in un ritmico ripetersi di gesti sempre eguali. Ogni evento è percepito con gelido distacco, come ne ”L’interesse dell’entomologo”, poiché l’unica ragione di vita e l’unico interesse sono costituiti dal mantenimento del proprio consumistico benessere.
Ma nella “Storia di nessuno” arriva il momento della coscienza. O, per meglio dire, della passione e della redenzione, ultime e definitive tappe del viaggio intrapreso, ben rappresentate nel canto liberatorio e sincero di “Pianto”.
Passione e redenzione, tappe ultime che il solo libero arbitrio, unico ed ultimo attore dell’accettazione consapevole della Verità, può tramutare in salvezza. Salvezza che una fede, solo razionalmente compresa, ma mai amorevolmente accolta, farebbe presagire.