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Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino

NOI, I RAGAZZI DELO ZOO DI BERLINO Già dalle prime pagine ci accorgiamo di non trovarci di fronte ad una semplice storia di vita vissuta ma alla tragica testimonianza di un’esperienza, incredibile, ma attualissima; ciò che fa riflettere, è la descrizione lucida e precisa, senza compassione per se stessa nè commozione, ma con matura consapevolezza, che la voce narrante (di appena tredici anni) ci dà dell’inferno dei tossicodipendenti. La storia comincia con l’arrivo della protagonista Christiane, a soli sei anni, da un tranquillo e rassicurante paese della campagna ad un desolante quartiere di periferia di Berlino. Questo trasferimento coincide per lei e per la sua famiglia (padre, madre e sorella minore) con l’inizio di una nuova vita, per nulla facile. Se infatti Christiane, non con poche difficoltà riesce ad integrarsi ed emergere nella comunità dei bambini di Berlino e a scuola, la sua famiglia si sgretola lentamente : il padre disoccupato e alcolizzato sfoga le frustrazioni sulle figlie, la madre a stento riesce guadagnare i soldi per mantenere la famiglia fino a quando decide di divorziare, la sorella minore lascia la famiglia e si trasferisce con il padre, la madre trova un nuovo compagno. Tutti questi drammatici eventi e l’ambiente povero e desolante della periferia urbana dove è cresciuta, segnano profondamente Christiane: si rende conto di non poter più contare sulla sua famiglia, è inquieta, desidera qualcos’altro, si sente sola e cerca all’esterno non solo la tranquillità e una guida più valida, ma anche l’affetto e l’emozione. Tutta la sua curiosità e la sua voglia di vivere e di crescere, ma anche il desiderio di riscatto e rivalsa per la sua infanzia difficile, si sfogano verso l’esterno. Sente sempre di più la voglia di emergere e di farsi rispettare, a casa come a scuola, sempre di più prova attrazione ammirazione verso personalità più forti, più grandi e più sbandate di lei. Cercando, quindi riconoscimento e attenzione, non trovando modelli di comportamento o regole da seguire in famiglia, Christiane, si ritrova ad ammirare ed idolatrare il gruppo più in vista della scuola e del quartiere e, cercando di farsi accettare da questi ragazzi più forti e più grandi, s’inserisce in questa banda di giovani imitandoli in tutto, dal modo di vestire e di parlare, dal comportamento alla musica. Questi ragazzi; ciò che dicono e fanno è pura e semplice legge per lei. Lotta per adeguarsi e diventare come loro, marinando la scuola, fumando, bevendo e rubando. Il gruppo per lei è la sua casa, la sua famiglia. Al di fuori del gruppo nulla è importante, niente vale la pena essere vissuto, tutto ciò che è a che fare con il suo gruppo è corretto e giusto, alcol e droga compresi. Se all’inizio l’uso (e successivamente l’abuso) di queste sostante (prima le droghe leggere poi le pesanti) avviene in maniera occasionale, per non essere esclusa, per adeguarsi completamente, per essere accettata, per non venire derisa e beffeggiata, con il tempo diventa non solo l’unico modo per poter stare in sintonia con gli altri, ma anche per poter affrontare la realtà. Sempre più spesso, Christiane si trova incapace di risolvere i problemi senza “l’aiuto” di droghe, incapace di reggere qualsiasi cosa, sia pur il semplice tran tran quotidiano di andare a scuola. La droga diventa così il suo unico sfogo, la sola piacevole evasione della grigia e difficile realtà, l’unico modo per vivere e fronteggiare le cose. Comincia così il lento ed inesorabile sentiero che porta all’eroina e a tutto ciò che ne consegue. Ed è con crudo realismo che Christiane ci racconta come la sua vita si sia trasformata in un angosciante declino fisico e psicologico, nell’ allontanamento dalla realtà, solitudine, crisi d’astinenza, degradazione, vagabondaggio, prostituzione, depressione. In questo sentiero vediamo Christiane andare al “Sound”, la discoteca più moderna della città, il ritrovo di tutti i giovanissimi (e non) drogati della zona, la vediamo fare amicizia con adolescenti sballati, futuri spacciatori ed eroinomani, giovani con alle spalle situazioni più o meno gravi in famiglia, senza una guida, senza sostegno né ideali, alla perenne ricerca di soldi, di sballo e di emozioni forti per evadere dalla dura realtà; la seguiamo nella sua storia d’amore con Detlef, e nelle sue nuove amicizie con Babsi, Stella, Bernd e Axel, i suoi giovanissimi “compagni di buco” con cui condivide i pomeriggi e le siringhe, le serate e i “clienti”, le dosi e i soldi. La osserviamo diventare presenza fissa al “Banhof Zoo”, la squallida stazione che diventa punto di ritrovo per drogati, spacciatori e prostitute, dove Cristiane e il suo giro di amici passano le giornate a racimolare in ogni modo soldi e droga. Un sentiero che è in realtà un vero e proprio vicolo cieco. Con il tempo infatti lo stress, il bisogno sempre più frequente di droga, la continua mancanza di soldi, il deterioramento fisico, lo sgretolamento dei rapporti con gli altri, lo dignità e l’orgoglio che vanno in frantumi di fronte alle crisi d’astinenza, il dolore di ingannare e far soffrire i genitori, il non potersi fidare di nessuno, il pericolo della polizia e del riformatorio, la paura di non risvegliarsi il giorno dopo, entrano lentamente a far parte della quotidianità della protagonista. Se prima lo sballo, la libertà, la droga, la discoteca, i nuovi amici “tosti” erano per lei un rifugio, una barriera contro gli altri, contro il mondo vero che lei chiama di “miseri piccoli borghesi”, ora diventano il vero problema. Se prima il suo essere diversa era motivo di orgoglio ora diventa motivo di vergogna. Se prima i suoi stati d’animo erano la convinzione di essere invulnerabile a tutto, di potersela cavare, la certezza di essere ancora una “dura” tra i “duri” ora comincia a serpeggiare la paura, il terrore, un profondo senso di vuoto e disagio, la mancanza di uno scopo, il continuo trascinarsi per le strade in cerca di un soldo, un posto dove dormire, un’altra dose. E per uscire da questo labirinto di orrori non sarà sufficiente ammettere il problema a se stessa e ai suoi genitori, né basteranno le innumerevoli disintossicazioni a cui si sottopone di sua volontà, ma sempre senza successo. Sarà necessario arrivare fino in fondo, perdere gli amici più cari (alcuni suoi compagni moriranno di overdose), non dirsi più bugie e guardare in faccia la realtà, capire fino in fondo lo squallore a cui si è arrivati e desiderare con tutta se stessa di uscirne viva e pulita e trovare la forza per farlo davvero. Sarà necessario chiudere i ponti con il passato, lasciare definitivamente non solo il “giro”, gli amici, ma forse la stessa Berlino, la città in fondo, con le sue luci e le emozionanti promesse, aveva ingannato Christiane fin dal suo arrivo. Scritto in prima persona, senza capitoli né paragrafi, con uno stile rigoroso e asciutto, “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, è una delle testimonianze più importanti non solo del problema della droga, ma di come possa essere la vita di un adolescente nella società di oggi. Vediamo infatti all’origine della tragica storia della protagonista il completo fallimento della famiglia, visto addirittura come un luogo da cui sfuggire, per noia, paura o disprezzo, e la conseguente e ricerca di ciò che manca nella propria vita in un gruppo di coetanei più forti e trasgressivi. La famiglia non solo non dà quel necessario punto di riferimento, quella certezza e quella stabilità essenziale ma neanche regole valide di comportamento, divieti o limiti, senza i quali, chiunque si sente spaesato e senza scopo. L’abbandono, se così vogliamo chiamarlo, nel nucleo famigliare deve essere fatto da ogni individuo con consapevolezza e giudizio, come dimostrazione di maturità e volontà di crescere. Qui, invece vediamo la protagonista sfuggire all’ambiente famigliare in età precocissima e soprattutto per i motivi sbagliati. Poi, nel corso del libro, assistiamo alla completa personificazione della persona: non si può parlare di adeguamento o crescita, ma di una trasformazione in tutto e per tutto, dell’abbandono di una personalità ancora giustamente acerba, in favore di un’altra, più ribelle, trasgressiva e vincente, ma fondamentalmente artificiale, già creata da altri, che Christiane si cuce addosso, al solo scopo di emergere, di avere una vita sociale, di essere osservata e ascoltata, quindi di sopravvivere. Solo con il tempo e con il susseguirsi di errori, riuscirà a capire che è stato questo il suo sbaglio più grande, e che per uscire dal tunnel della droga il suo vero obbiettivo sarà il ricominciare da capo, il ripartire da zero, con nuovi ideali, nuovi amici, nuovo ambiente famigliare e non. E sarà questo, più di ogni altra disintossicazione, a salvarla.

Aggiunto: February 6th 2005
Recensore: Marelli Alessia
Voto:
Hits: 1100
Lingua: italian

  

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Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino
Postato da Anonimo il 2005-07-18 23:45:34
Mio Voto:


questo libro è stupendo,il mio preferito e le persone leggendolo ci si rispecchiano e provano le stesse emozioni e stati d'animo della tredicenne.......mi sn sentita completamente coinvolta in quel vertice di paura,fragilità.........e ogni volta k lo leggo è sempre così.mentre il film ma ha molto deluso.......

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