UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA
DI TIZIANO TERZANI
Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo
Longanesi (pag. 578)
Milano 2004
18,50 euro
Descrizione:
Si sa, capita a tanta gente, ma non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Questo era sempre stato anche il mio atteggiamento. Così, quando capitò a me, ero impreparato come tutti e in un primo momento fu come se davvero succedesse a qualcun altro. " Signor Terzani, lei ha il cancro ", disse il medico, ma era come non parlasse a me, tanto è vero - e me ne accorsi subito, meravigliandomi - che non mi disperai, non mi commossi: come se in fondo la cosa non mi riguardasse.
Forse quella prima indifferenza fu solo un'istintiva forma di difesa, un modo per mantenere un contegno, per prendere le distanze, ma mi aiutò. Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre. Ed è un esercizio, questo, che si può imparare. Passai ancora una notte in ospedale, da solo, a riflettere. Pensai a quanti altri prima di me, in quelle stesse stanze, avevano avuto simili notizie e trovai quella compagnia in qualche modo incoraggiante.
Il 28 luglio, nella valle d’Orsigna, è scomparso, o come prediligeva dire lui, ha lasciato il suo corpo lo scrittore e giornalista, Tiziano Terzani. E’ stato autore d’insigni reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Nel 1971 era diventato corrispondente dall’Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel. Conosceva l’Oriente meglio della sua Firenze, città d’origine. In marzo era uscito il suo ultimo libro, « Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo».
Un libro diverso dagli altri. In questo non ci sono denunce, delazioni o accuse, ma descrive un cammino imprevisto, non voluto, iniziato dall’autore come risposta istintiva, alla notizia di essere ammalato di cancro.
L’itinerario intrapreso, lo porta ad interrogarsi sui rapporti fra oriente e occidente, fra ragione e follia, con la coscienza d’essere malato e l’aspettativa di trovare qualsiasi cura tradizionale o alternativa, in grado di assicurargli la guarigione. Passo dopo passo, fermata dopo fermata, Terzani impara a convivere con la morte, perché capisce che la vera malattia dell’uomo è la paura di morire, e che l’unico rimedio universale, va ricercato all’interno di se stessi. Il libro nasce dalla rielaborazione di una serie d’appunti che l’autore ha preso durante il suo viaggio.
Da un centro alternativo della California, nasce il ritratto inquietante dell’America. Molto belle e singolari le immagini descritte, viste e rivisitate dall’occhio attento e clinico del giornalista. Un altro giro di giostra è un portagioie, dove invece di custodire monili, contiene pagine di saggezza, che si snodano fra tolleranza, amore e spiritualità. Ogni cultura fronteggia la malattia e il dolore in modo diverso.
Così Terzani dopo essersi avvicinato all’omeopatia, si rivolge alle culture orientali, sperimentando sulla propria pelle benefici ed effetti collaterali di diete, pozioni d’erbe, e canti sacri. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura al suo male, si trasforma in un viaggio interiore che termina con l’incontro di un vecchio saggio nell’Himalaya.
Eppure qualche tempo fa, in un’intervista, alla domanda “Lei ha un sogno?” Terzani ha risposto: “No li ho realizzati tutti. Forse quello di morire in pace.[…]” Il libro di Terzani è bello, perché, per la prima volta, dopo trent’anni da corrispondente di guerra, ha fatto qualcosa di nuovo per lui: il corrispondente di se stesso.