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Linguistica: PARLATE DIALETTALI IN SICILIA: evoluzione e tentativi di classificazione

_CONTRIBUTEDBY rosalba il Sunday, 13 June @ 03:17:24 CEST

Cultura & Teatro3-Le considerazioni fatte in precedenza ci portano da un lato ad affermare che una lingua vive dentro le società e non al di fuori o al di sopra di esse; dall'altro possiamo ancora verificare tale affermazione oltre che nel tempo anche nello spazio.


Ora mentre sembra risultare scontato che il «siciliano» antico non è più il siciliano di oggi (es. fazzoletto = muccaturi), né l'italiano risulta una struttura statica (esempio: lavamano, acquaio, lavandino, lavabo, lavello) risulta meno evidente la pacifica convivenza di realtà linguistiche diverse, come nel caso, citato dal Piccitto, di Terrasini (5), da noi verificato concretamente, che portano quasi a negare che in Sicilia si parli un unico dialetto. Anzi l'uso della stessa parola «dialetto» al singolare, ma anche al plurale, viene messo in discussione e si preferisce discutere sulle «parlate», occidentali ed orientali, dell'isola, le prime (Palermo. Trapani, Agrigento centro-occidentale) con vocalismo arcaico senza dittongo metafonico (bbonu, bbona, pédi), le seconde (Agrigento orientale, CL. EN e poi Ct, Sr, Rg ) con vocalismo metafonetico (piédi, pìedi, fieri e fidi).
Le prime sarebbero collegate a territori più isolati e aree conservatrici, le seconde a realtà più mobili ove la metafonesi è comunque in regressione poiché percepito come fenomeno di provincialismo.
Una vera peculiarità dei dialetti del messinese occidentale è la presenza di due pronunce, una maschile e di una femminile, per i medesimi termini (Caronia e Mistretta: capelli - capiddi-capitri, vitello-viteddu-vitietru anello anieddu-anietru), anche se si tende ad avvicinarsi alla pronuncia maschile.
Sono da sottolineare le peculiarità fonetiche del dialetto galloitalico che a Francavilla di Sicilia (tra Catania e Messina) sono quasi scomparse mentre si conservano a San Fratello e a Piazza Armerina , ad Aidone. A Novara di Sicilia la 2^ lingua è ancora l'italiano e il siciliano classico può dirsi sconosciuto per il rotacismo della L che diventa R (rippu-lippu, rinzoru-linzolu, rettu-lettu, rana-lana, rama-lama, ratti-latti, rattuca-lattuca, rupu-lupu).
Nelle isole alloglotte albanesi (S, Cristina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Contessa Entellina e soprattutto Piazza Armerina) si è conservata la struttura fonetica, nonostante l'arricchimento del lessico come esito di scambi e contatti con altri centri viciniori.
La sopravvivenza più o meno prolungata di certe peculiarità, dobbiamo proprio sottolinearlo, è spesso dovuta alla collocazione geografica costiera o interna, all'opportunità o meno di confronto e di scambi, alla vivacità degli abitanti e ai loro atteggiamenti dinanzi alla lingua considerata come strumento di pensiero e come oggetto culturale. Giovanni Ruffino nel suo "Dialetto siciliano e varietà locali" (6), nel descrivere la situazione estremamente fluida e frastagliata dei dialetti di Sicilia, nota come la stessa definizione di "Dialetto siciliano" potrebbe essere considerata una astrazione senza l'autocoscienza comunitaria dei parlanti nativi e residenti nell'isola. Inoltre, egli nota, come alcuni dialetti messinesi presentino più affinità con i dialetti della Calabria meridionale piuttosto che con altri dialetti ennesi, nisseni, agrigentini, palermitani o trapanesi.
L'azione della scuola può e deve scoprire la ricchezza di queste convivenze e queste diversità utilizzandole produttivamente.
Uno studio che approfondisca le origini di alcuni termini dialettali ci riporta senza ombra di dubbio alla nostra ricca storia ove si ritrovano le nostre radici greche, francesi, spagnole, arabe, ecc. (7)
Occorre comunque precisare che l'interesse a studiare lingue e culture locali non può certo mai tramutarsi, indipendentemente dai mezzi che usa, in fatto puramente folcloristico o in una operazione accademica per pochi eletti; e non può risolversi nella mitizzazione della cultura popolare o in una non ben consapevole nostalgia per false Arcadie. In un momento storico come il nostro l'integrarsi, a livello individuale o di gruppi organizzati, deriva dalla necessità storico-esistenziale di riscoprire e ricostruire la propria identità per riappropriarsene con sicurezza, affermando se stessi dinanzi al fenomeno della globalizzazione e della frantumazione delle coscienze e della altrettanto chiara necessità rionale di identificare le nuove strutture sociali su cui far perno per le scelte di sviluppo futuro.(8)

Da L'Amico del popolo,18 maggio 2003

 
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