 Il fallimento del Doha Round prelude a quello del WTO, e dietro c’è il fallimento americano – Paolo Ferrero e la strage degli immigrati – Cristiani armati in Iraq – Tra poco il 2 agosto a Bologna - Attacco ai salari e militarizzazione delle citta’- Io malate terminale piu’ viva di tanti – Un orrore di Bologna: le Caserme Rosse
“Solo quando e’ molto buio si possono vedere le stelle”
Martin Luther King
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Il fallimento del Doha Round
Viviana Vivarelli
Il Doha Round era nato dopo l’11 settembre per liberalizzare il commercio mondiale e combattere gli stati che Bush decretava “canaglia”, alla luce della grande affermazione dell’imperialismo americano.
Dopo 5 anni di tentativi, il Doha Round chiude per fallimento. Il 1° tassello del neoliberismo mondiale imposto da Bush e’ fallito. Doveva rappresentare l’imposizione sul mercato del modo americano di fare economia e di fare finanza. In un certo senso la Costituzione Europea e la Banca Europea sono le figlie di questo sistema e dovrebbero fallire con esso.
Il Doha Round doveva essere uno dei mezzi con cui gli USA confermavano la loro egemonia sul mondo, la vittoria della speculazione finanziaria a scapito dei diritti dei piu’ deboli. E ora chiude, mentre il deficit americano diventa gigantesco e il dollaro sempre piu’ fragile, con un’onda di fallimenti e di nuove poverta’ che sconvolge il paese che voleva essere il piu’ forte del mondo.
Perche’ di fronte a questo fallimento, non dovremmo riconoscere che la strada neoliberista imboccata dall’UE e’ fallimentare anch’essa? Perche’ dovremmo essere costretti anche noi a un vicolo cieco?
Le grandi multinazionali hanno creato un mercato condizionato fortemente dalla deregulation delle Banche e della Borsa e aiutato enormemente dai grandi organismi internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (la Banca Europea fa parte di quest’ordine mondiale).
Il neoliberismo era, con l’alibi della democrazia e del libero mercato e la scusa del terrorismo, il dominio sul mondo della grande oligarchia finanziaria internazionale, principalmente europea e statunitense che, ovunque abbia le sue sedi, si riconosce solo come la patria del capitale e della speculazione finanziaria. Lo stesso iter della globalizzazione ha concentrato sempre piu’ il capitale mondiale in sempre meno mani che intendono controllare tutte le risorse planetarie, in totale rinnegamento sia della sostenibilita’ del pianeta che dei diritti dei popoli.
Inizialmente il Doha Round era un club di pochi paesi industrializzati dominati da USA e UE (Gatt), ma le cose si sono complicate con l’arrivo di nuove potenze, Cina Brasile, India, unioni sudamericane… A un certo punto le imposizioni dei paesi occidentali ricchi hanno trovato una resistenza sempre piu’ aspra, anche perche’ la cosiddetta globalizzazione non ha affatto migliorato le condizioni dei paesi piu’ poveri aumentando miseria, dipendenza e guerra e impedendo di fatto le loro esportazioni. Il Doha Round, cosi’, ha cominciato a collezionare una serie di insuccessi (Cancu, Hong Kong…) fino al completo fallimento di oggi..
La debolezza del dollaro e la crisi della politica estera degli USA ha fatto fallire un sistema che voleva basarsi proprio sul dollaro e che colpiva come stato canaglia qualunque paese tentasse di sottrarsi al predominio americano, bloccandolo con la guerra o con le imposizioni commerciali e i dazi. Proprio i grandi fondi di investimento hanno diversificato gli investimenti in merci, metalli e titoli energetici, per sfiducia nel dollaro. La finanza infine si e’ arrotolata su stessa suicidandosi con gli stessi strumenti fuori controllo con cui aveva varcato ogni limite di sostenibilita’. I subprime, come la crisi dei mutui o il fallimento delle grandi banche americane, sono la conferma dell’implosione di un sistema corrotto che ha fondato sull’anarchia e sulla megalomania la sua stessa sopravvivenza.
Oggi non fallisce solo il Doha Round ma tutta la vecchia economia e la vecchia finanza.
Gli Usa hanno predicato al limite dell’ipocrisia di un mercato libero assolutamente inesistente, che loro stessi hanno incatenato con l’imposizione di sovvenzioni interne e di dazi ai paesi emergenti e con un’economia praticata con le armi.
Un vero libero mercato imporrebbe il divieto di sovvenzionare con soldi pubblici i produttori interni, ma gli Stati uniti hanno sempre sostenuto la propria agricoltura con sovvenzioni imponenti, i soli produttori texani di cotone hanno avuto in 4 anni 15 miliardi di dollari e hanno potuto vendere a prezzi concorrenziali distruggendo i produttori di cotone sub-sahariani. E la’ dove ci sono state concessioni all’export, sono state condizionate a massicce importazioni di merci americane.
Oggi questi ricatti vengono respinti.
La ricchezza degli USA si e’ costruita sulla miseria dei paesi del mondo. Il fallimento del Doha Round e’ il fallimento degli Stati uniti.
Il fallimento del Doha Round si aggiunge a quello di Seattle e segna anche il fallimento del WTO, la potente organizzazione del commercio che sta stritolando il mondo nella morsa neoliberista.
Ma sempre piu’ paesi sfuggono ai suoi ordini e stipulano accordi bilaterali o si uniscono (come i paesi sudamericani produttori di gas) in accordi scelti da loro stessi contro le strategie USA.
Oggi gli Stati uniti stanno sfiorando la bancarotta, non sono piu’ la maggiore potenza del mondo, altri paesi, come la Cina o l’India o le unioni sudamericane si fanno avanti con i loro diritti. E l’economia globale, il mercato del mondo, non puo’ essere piu’ solo cio’ che gli USA impongono.
Al Doha Round e’ stato chiesto agli USA di aprire le frontiere doganali e incentivare l’import/export dei paesi in via di sviluppo. Bush ha rifiutato ma nessuno ha ceduto, in particolare l’India, che vuol difendere i suoi prodotti agricoli, e il Doha Round ha chiuso i battenti.
La realta’ e’ che il libero mercato mondiale non era un’utopia ma una balla che serviva solo a favorire gli interessi dei paesi militarmente piu’ forti. La verita’ e’ che ogni paese occidentale sarebbe stroncato dall’arrivo di merci africane o cinesi a prezzi ridicoli e l’Europa un vero mercato libero non lo vorrebbe mai.
Oggi le cose vanno molto male per l’impero di Bush. Il Pil americano e’ sceso dal 5,6 al 2,5 e si profila una pesante recessione che potrebbe essere il piu’ grande crack economico dell’economia mondiale. Se poi la Cina mettesse fuori le sue riserve enormi di dollari americani, del grande imperialismo americano non resterebbe tanto da raccoglierlo in un cucchiaino.
E’ ovvio che la liberalizzazione degli scambi commerciali darebbe un potere enorme alla Cina che produce a costi bassissimi e che cresce del 12% tanto da poter mettere fuori gioco il mercato del mondo. Ma l’America e’ un paese sempre piu’ dipendente dalla Cina: la Cina possiede riserve valutarie in dollari pari a 925 miliardi, e il deficit commerciale statunitense verso la Cina sta arrivando a 220 miliardi. Lo scenario e’ apocalittico.
La vecchia economia cinese “comunista” e’ diventata la piu’ grande economia “capitalista” del mondo e la’ si dirigeranno gli investimenti dei grandi fondi di investimento, disertando l’America.
Ma il sistema della finanza mondiale e’ interconnesso, se crolla uno, crolla anche l’altro. Se crolla il sistema americano, le conseguenze non sono prevedibili.
Stiamo assistendo a gigantesche manovre su uno scenario internazionale di grande potenza che potrebbero cambiare il peso di quelli che sono ora i burattinai del mondo.
E’ ora di interpretare l’Apocalisse in modo nuovo.
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Prove eversive di governo
Viviana Vivarelli
Che sta succedendo a questo sciagurato paese?
Perche’ si diffonde solo l'odio verso l'altro e si annega la coscienza nella cattiveria, nel desiderio di fare del male al piu’ debole? Cos'e’ questa depravazione che si e’ diffusa in molti strati del paese? Cosa fanno preti e frati, suore e parroci per arginarla? Cosa fanno gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti, i registi, le persone di buona volonta’ per riportare l'Italia alla civilta’?
Siamo caduti sotto il dominio di bestie che corrompono anche il senso comune?
Gli operai oggi, in Italia, per volere di una banda di disumani, sono come i migranti, non uomini, non persone..
Le mosse maldestre di questo governo di ‘disabili morali’ indica che anche gli anziani poveri non sono uomini, i malati, le vittime di reati, le persone in attesa di giustizia, i pacifici.
Che anche i cittadini delle zone a rischio non sono persone.
Che anche i bambini a minaccia di tumore per l'inquinamento ambientale sono meno di niente.
Che le donne violentate non sono che cose gettate la’ e dimenticate.
E questo accade in un paese che a parole si vanta di essere cristiano, ma che a fatti sta rinnegando pesantemente il comandamento primo del Cristo: amami nel rispetto dell'altro, fai all'altro cio’ che vorresti fosse fatto a te, io sono il tuo prossimo. E di giorno in giorno questa negazione del Vangelo e della compassione e della solidarieta’ diventa sempre piu’ intollerabile.
Quale perversione ci ha condotto a questi livelli di disumanita’?
Da quando leghisti e fascisti spopolano in Parlamento e al Governo, l'Italia ha preso a scendere vergognosamente nella scala dei valori sociali, dei valori umani.
E' possibile che il lucro, il potere, l'interesse egoistico, l'apparenza, la futilita’, la volgarita’, l'insulto alla vita, la disumanita’ stiano annegando interamente l'anima?
Mi rivolgo ai cattolici, a chi ha una fede religiosa, a chi ha una fede civile, a chi conserva ancora un briciolo di etica. Come si pua’ permettere che questo continui?
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Paolo Ferrero e la strage degli immigrati
Delle due l’una: o ha ragione il ministro dell’Interno Roberto Maroni e la logica di una legge che si chiama, non a caso, “Bossi-Fini” e che questo governo sta applicando integralmente, e dunque e’ “giusto” che gli immigrati continuino a morire come mosche (e’ successo anche oggi nel canale di Sicilia), oppure hanno ragione - nell’ordine con cui si sono fatti sentire - Amnesty International, l’Alto commissariato per i rifugiati, le Nazioni Unite, il Parlamento e la Commissione Europea, che ieri, per bocca del commissario ai diritti umani, Thomas Hammarberg, che ha parlato di “raid violenti” contro i rom e gli immigrati, da parte della polizia e dello Stato italiano. Ormai, siamo degli isolati, in Europa e nel mondo.
Per fortuna, oggi, durante l’audizione del ministro dell’Interno, l’opposizione – compresa quella che fa capo del Pd – ha avuto un rigurgito d’indignazione, dandogli, senza troppi giri di parole, del “fascista”. Non avrei detto, se fossi stato li’, diversamente.
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Cristiani: i fragili principi
Paolo De Gregorio
Prima della aggressione americana i cristiani in Iraq erano 800.000 (divisi in caldei, siro-ortodossi, assiri e armeni), ora sono 400.000 (l’1,5% della popolazione irakena) perche’ molti sono scappati dalle violenze a sfondo religioso dal mattatoio irakeno.
Invece di organizzare l’evacuazione di una religione residuale in Iraq e quindi eliminare una contraddizione in un paese per il 98,5% musulmano, ecco un prete, Yasuf Yohannes supportato dagli americani, che mette in piedi una milizia armata, dotata di mitra e fucili d’assalto, formata da civili cristiani, 250 per ora, stipendiati a 150 euro al mese presenti nelle zone di Mosul e Kirkuk. Strana decisione per chi afferma di rispettare i principi del “non uccidere” e “porgere l’altra guancia”, e la decisione viene dall’alto, dall’arcivescovo di Kirkuk, Luis Saku, che teme che i cristiani possano sparire dall’Iraq.
Dal mio punto di vista, se i cristiani residui se ne andassero per sempre dall’Iraq sarebbe solo un passo avanti, e saggiamente la Chiesa dovrebbe appoggiare questo esodo da una terra in cui per la religione cristiana non vi e’ alcuna prospettiva di espansione, ma si preferisce mettersi con piu’ forti, gli americani, nella zona che e’ maggiormente ricca di petrolio, per sperare di arricchirsi nel caso la guerra fosse vinta dagli occidentali e dai loro fantocci al governo.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il “pastore tedesco” che bacchetta i laici che vogliono il testamento biologico, l’eutanasia,la fine degli accanimento terapeutici, e che vuole “difendere la vita” ad ogni costo, di fronte ad un arcivescovo cristiano che organizza bande armate pronte a sparare, in combutta con gli americani. Ma so benissimo come andrebbe a finire: sarebbe un bel discorso colto e raffinato, in cui naufraga la nostra illusione di avere dai preti una qualsivoglia risposta chiara e razionale, lasciandoci la sensazione di aver incontrato un branco di anguille che si cerca di prendere con le mani.
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Ignoranza sociale
Mariapia
Ma quanti poveri disperati ci sono in Italia! Non pensavo che in questo paese l'ignoranza sociale fosse al livello in cui e' e che per tale ragione saremmo finiti dove ora siamo.
Tiriamo avanti senza mollare, mica durano in eterno certe condizioni, basta tenere un minuto in piu’.
Ho avuto la fortuna di vivere in nicchie di persone interessate alla politica e non mi sono resa conto della realta' sociale italiana e della scarsa cultura media in questo campo. Padre e madre, anarchici romagnoli, di quelli tosti.....picchiati, confinati, licenziati...poi comunisti.... e ora io senza una strada.
Ricominciamo, come fa la vera Vita, via il vecchio e avanti il nuovo, via il genitore e avanti il figlio..... da migliaia di anni e anche per noi c'e' la stessa strada; si’, ricominciamo.
Con il bastone d'appoggio, le stampelle, la carrozzella elettrica e un computer, oltre i settanta si puo' ancora vivere abbastanza bene, purche' si sia liberi di potere scegliere e non dovere lottare dolorosamente come Piergiorgio Welby nel caso un cui la vita non possa piu’ essere definita tale.
L'indecente (l'urribil!!) di plastica riciclata crede di essere eterno! Una cosa sicuramente sara' a lungo ricordata, quasi eternamente, come Sua bassezza, mica e' alto, no?
Che bello Sinonimi Master!
Sinonimi: indegnita’, meschinita’, azionaccia, partaccia, canagliata, cattiveria, fango, ignominia, iniquita’, sporcizia, vilta’, umilta’, volgarita’ || Vedi anche: mascalzonata, maialata, porcata, porcheria, schifezza, troiata, immoralita’, indecenza, vigliaccheria, abiezione, bestialita’, turpitudine azionaccia, partaccia, canagliata, cattiveria, fango, ignominia, iniquita’, sporcizia, vilta’, umilta’, volgarita’ ||
A me il computer e Internet e il Web fanno molto bene! Ci faccio all'amore come la prima volta.
Ricordo l'emozione della prima e-mail che t'inviai nel giugno 2006.
Pensa alla mia follia, vorrei avere un portatile da usare quando mi sveglio durante la notte. Spesso ho sonni brevi, ristoratori ma brevi, a volte quattro ore sono sufficienti.
Ma il Cipi', amore mio, lo tengo sempre acceso e in standby ma con la clip del modem staccata, come mi ha insegnato un giovane genietto dell'informatica, cosi' nessun dialer puo' entrare. Brutto questo genietto, magro, con i ciuffetti, ma parecchie marce in piu’. Chissa'.....
Appena fatta la connessione, nel maggio 2006, mi entro' una dialer e spesi 58 euro di un numero sconosciuto. Telefonai a Telecom, mi spiegarono che dovevo andare alla Polizia e fare la denuncia, blablabla, tutte cose che non servono a niente..... ma i furboni, che ci guadagnano insieme ai dialer di queste connessioni pirata, non mi dissero questa cosa semplice semplice che e': quando si lascia il computer in standbay staccare la clip dal modem e andarsene per i fatti propri.
Andate in bagno, andate a dare la spesa, andate dove volete e dormiteci sopra.
La linea adsl viene interrotta e il telefono funziona poiche' ci sono due strade diverse dentro al doppino telefonico e se si stacca la clip del modem il gioco e' fatto!
Fuori tutti.
Semplice, come la spilla da balia, ma e' semplice dopo che qualcuno ha capito un poco di piu’ di milioni di persone, basta uno.
baci per te.
mp
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Un dialer e’ un programma che altera i parametri della vostra connessione a Internet, cambiandone soprattutto il numero telefonico e sostituendolo con un numero a pagamento maggiorato su prefissi come il costosissimo 899 (in Italia) o prefissi internazionali, dove parte di quello che si paga per la telefonata viene girato dall'operatore telefonico (Telecom Italia, Albacom, eccetera) a una terza persona o societa’: quella che appunto dissemina i dialer.
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Il 2 agosto e’ tra poco
Viviana
Il 2 agosto, il Ministro Alfano, quelo che chiamano lo scendiletto di Berlusconi, sara’ a Bologna per la sua comparsata con altre marionette sue pari. Fingera’ di commemorare la strage della stazione che dopo 28 anni resta impunita.
Che dovremmo fare, noi popolo di Bologna ancora libero, ancora con la fede in una giustizia che non c'e’, in una democrazia che non c'e’?
Mariapa risponde:
"Per Alfano vorrei una grande manifestazione silenziosa, con la gente che occupa lo spazio davanti al sacrario dei caduti, girata dando di spalle ai rappresentanti pubblici.
Le parole oggi non hanno piu’ valore poiche’ non c'e’ piu’ dialogo tra subalterni e dominanti.
La democrazia conquistata in 3 secoli di lotte e’ stata azzerata completamente dai dominanti e cosa propone la Vita oggi alle masse subalterne non lo vedo. Cio’ non mi consente nessuna azione verso una nuova proposta di avanzamento o ricostruzione della democrazia. Ma 300 anni di conquiste incredibili dei subalterni non si cancelleranno mai piu’.
Il pensiero che mi consente di aver fiducia nella Vita e’ che, in 300 anni, sono accadute cose mai accadute nelle migliaia di anni precedenti. Solo vedere i meravigliosi bambini di oggi e ripensare invece a quelli che vidi quando andai sfollata a Imola, che era gia’ una zona molto civilizzata nel 43, mi da’ una grande speranza. Quei bambini magri, brutti, tristi, violenti e io, in 1° elementare, pensavo fossero scemi perche’ non sapevano parlare in italiano. La scuola fu bombardata e loro erano molto contenti di non doverci piu’ andare
Ne ho rivisti alcuni. Giovani uomini e donne che erano andati alla scuola serale, come me, che erano riusciti ad uscire dalla miseria,che avevano facce umane e non mi ricordavano i bambini violenti e tristi che erano stati.
Ora quel tempo di evoluzione e’ terminato e si presenta una sfida feroce tra i pochi che hanno potenza, danaro, conoscenza e i tanti, meno dotati, che esigono il rispetto per ogni vita umana e il diritto di avere accesso alle risorse senza dover sputare sangue...
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LA PULITRICE DI VETRI
Silvano Agosti- dal Diario azzurro
Ieri per la prima volta ho trovato un inspiegabile traffico al crocicchio di via Baldo degli Ubaldi e via Candia.
Innanzitutto va detto che nei mesi di luglio e agosto Roma diviene per incanto una citta’ non solo vivibile ma graziosa e i suoi millenari misteri sgorgano innumerevoli tra le vecchie mura e i monumenti, come fiori notturni, invisibili, dei quali si avverte solo il colore antico e la magia.
Durante l’estate il viavai delle automobili diviene civile e proporzionato.
Ma ieri, d’improvviso un ingorgo inspiegabile, tanto piu’ che nessuno protestava, i clacson tacevano e la fila si muoveva lenta ma in dolce armonia.
Quando e’ stato il mio turno ho capito. Una ragazza la cui bellezza rimane indescrivibile, con gesti di rara eleganza, offriva agli automobilisti di pulire il vetro anteriore delle macchine.
Un camicetta di seta azzurra, svolazzante al soffio del ponentino. Lasciava ogni tanto intravedere il bellissimo seno e gli sguardi. Di tutti, compreso il mio, si posavano con delicatezza sul suo straordinario corpo.
D’improvviso, mentre con grande abilita’ la ragazza si occupava del mio vetro, mi e’ venuto spontaneo parlarle in russo. Infatti si trattava di un’ucraina e il nostro dialogo, durato pochi minuti, e’ stato come una fresca ondata di sollievo.
“Come mai pulisci i vetri?”
“Sono la cosa piu’ facile da pulire. Io sono laureata in biologia ma qui da voi la mia laurea non conta nulla.”
“Perche’ sei partita dal tuo Paese?”
“Il mio uomo e’ stato ucciso dalla mafia russa il giorno del matrimonio e io non sopportavo piu’ di vivere nella stessa citta’.”
Noto che rallenta i gesti e che sta cospargendo di acqua per la terza volta il mio vetro.
Vorrei proporle di lavorare al mio cinema Azzurro Scipioni ma qualsiasi tentativo di prolungare la conversazione mi risulta blasfemo.
Cosi’, da vicino la sua bellezza e’ incomparabile, credo di non aver mai visto un volto tanto soave e perfetto.
Gli altri automobilisti, pazienti, guardano e aspettano il loro turno.
I sorrisi della ragazza sono ormai patrimonio comune.
Tolgo di tasca un biglietto da cinque euro e glielo porgo.
La ragazza fruga in una sorta di piccola borsa ed estrae quattro monete da 1 euro e me le mette in mano. Mi ha dato il resto mormorando un antico proverbio russo “La bellezza non si paga.”
Questo senso delle proporzioni e l’infinita dignita’ mi ricordano i due anni vissuti a Mosca, dove ho conosciuto un popolo oppresso dalla dittatura, che conservava in ogni suo comportamento il senso della misura e di una inesauribile onesta’.
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(Ndv: ma se non fosse stata cosi’ bella?)
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Sto conducendo ogni lunedi’ al cinema Azzurro Scipioni un breve seminario di appena un’ora dal titolo DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’.
I partecipanti propongono un progetto che da tempo vorrebbero realizzare senza riuscirci e i presenti, coordinati da me, cercano e quasi sempre suggeriscono una soluzione. L’intervento piu’ sorprendente e’ stato quello di un ragazzo poco piu’ che ventenne che, quando e’ stato il suo turno, con un filo di voce ha espresso il suo progetto mormorando “Io vorrei riuscire a volare.” Lo ha detto con tale spontaneita’ e convinzione che a tutti noi il progetto e’ parso assolutamente plausibile e a me ha ricordato un gioco che faccio sin dall’infanzia e che ho descritto nel finale del mio romanzo LA RAGION PURA.
“Nessuno sa che ogni giorno vado a visitare le piu lontane provincie dell’universo. Chiudo gli occhi. La mente si vuota.
Vedo me stesso da fuori. Poi mi allontano. Mi sento leggero, esco dalla finestra e salgo verso l’alto. Ecco i tetti delle case.
Il quartiere, le vie che percorro ogni giorno, la citta’. Un tepore umido mi avvolge. Sfioro le prime nubi. La campagna e la periferia. Case e case. Automobili ormai piccole come insetti. Avverto la sfericita’ del pianeta e l’azzurro tenue che lo avvolge. Azzurro, la tonalita’ della vita. Il pianeta’ azzurro. Salgo ancora. Oltre le periferie dei mondi abitati, dove giacciono i detriti di civilta’ gia morte. Cataste di divinita’ pagane, tavole di leggi sociali disumane e corrotte.
Genocidi.
Monoteismi infiacchiti dall’ipocrisia. Simulacri di imperi trascorsi.
Volo.
Mi inoltro con l’immaginazione in praterie vorticose di luce.
I colori sono densi al di la’ del sole, le oscurita’ inaccessibili. Blocchi di meteoriti mi attraversano il corpo senza ferirlo.
Le immagini sono definitive, i silenzi abissali.
Mi abbandono al gorgo del tempo e lascio che il mio corpo si estenda agli spazi del cosmo.
Come se sapessi che oltre l’infinito raggiungero’ finalmente l’oceano del pensiero, nel quale la materia va da sempre alla deriva. Se cio’ accadra la mia vita diventera’ ogni cosa, saro’ al tempo stesso lo spazio che attraverso e l’energia che lacera l’infinito, saro’ sia l’atto che il ricordo. Percorro zone vastissime, ognuna di colore diverso. Vedo me stesso irradiare i colori che attraverso. In questa immensita’ provo a pensare di non essere mai nato e di abitare nel nulla.
Sempre avverto a questo punto il richiamo della terra, al mio essere qui e umano.
Vagabondare negli spazi infiniti, il gioco iniziato nell’adolescenza e’ divenuto la dimensione stessa della fantasia.
Ora mi sento equidistante da ogni momento della vita.
Vagare nell’infinito senza il peso del corpo e del tempo, libera le emozioni dalla gabbia del presente e le placa.”
…
Attacco ai salari e militarizzazione delle citta’
Nicolai Caiazza
Due misure del governo stanno per essere imposte parallelamente. Da un lato, misure di attacco diretto alle condizioni salariali e di lavoro dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, degli immigrati, delle minoranze etniche povere e dall'altro l'occupazione delle principali citta’ da parte dell'esercito.
L'occupazione militare era gia’ iniziata a Chiaiano. Si va ora verso una estensione nei punti nevralgici del Paese.
Milano che ha una composizione proletaria piu’ massiccia avra’ anche il maggior numero di militari. Il governo prevede lo scoppio di insurrezioni in vari centri e ricorre a misure preventive allo scopo di intimorire la popolazione.
Le scuse sono tante: la spazzatura per le strade, gli immigrati "clandestini", il rumeno di turno, etc. Il fatto e’ che il governo ha deciso di usare la maniera forte.
Gia’ la nomina di Bertolaso, che era stato uno dei principali responsabili del malaffare della spazzatura in Campania, ebbe tra l'altro la funzione di farsi considerare un affronto, una dimostrazione di prepotenza nei confronti della popolazione. Se il paragone non e’ troppo ardito, si potrebbe dire che e’ analogo alla reazione di Mussolini quando promulgo’ le leggi speciali come risposta alle critiche per l'assassinio di Matteotti: affermare il diritto della violenza contro il diritto alla giustizia.
Il governo e’ impegnato a sottrarre il massimo possibile di reddito agli operai, ai pensionati, alla classe media, per trasferirlo nelle casse dei capitalisti. Nei tempi passati questo avveniva con una trattativa con le organizzazioni dei lavoratori e dei partiti "di sinistra" allo scopo di rendere digeribile le misure per la massa e contenere le possibili proteste. Attualmente il capitalismo sta giocando la carta pesante. Ha scaricato tutti i partiti moderati e le organizzazioni sindacali e sta puntando a imporre la sua linea di sfruttamento globale usando se necessario anche la forza. Non e’ difficile prevedere che nel prossimo periodo la reazione delle masse prendera’ la forma di sommosse, di insurrezioni. E l'esercito e’ gia’ pronto stazionato sul territorio. I contorni di classe dello scontro diventano sempre piu’ chiari ed e’ proprio perche’ la classe capitalista gioca ormai a carte scoperte.
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Mariapia
Cara Viviana, ti mando uno scritto di Marina Garaventa. Questa donna che, come me ama la vita, ha coscienza di quando chi ama la Vita umana veramente e non solo la beatitudine primitiva della carne di vivere nel sonno, dice si’ alla Vita ma si’ anche a scelte che, proprio in nome della Vita, devono potere essere fatte in nome del diritto alla Vita stessa di chi comprende che quel suo esistere non e’ piu’ VITA.
No per sempre a tutti i poteri violenti che vogliono costringere gli uomini nella morsa dei loro voleri per tenerli in pugno e sfruttarli, dominarli, colpevolizzarli, poi anche crudelmente ucciderli per il loro esclusivo piacere disumano.
Tieni duro, che la vita e’ ancora bella!
Io, che posso parlare di Eluana e di Piergiorgio Welby
Caro Direttore,
sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, piu’ o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale. Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia opinione, ho seguito il caso, ben piu’ grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso cosi’ delicato e personale. Non avevo la benche’ minima intenzione di dire o scrivere alcunche’ fino all`altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero cosi’, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.
Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d`acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perche’ sia l`acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch`io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest`argomento, avesse la bonta’ di spiegarci perche’ a Welby e’ stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, e’ sepolto in una nota chiesa romana. A questo punto, pero’, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell`attesa di una risposta che non verra’ mai.
Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest`esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc...». A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa piu’ camminare, parlare, mangiare, scopare e quant`altro, amo questa schifezza di esistenza che mi e’ rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita. Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (www.laprincipessasulpisello.splinder.com), ho
un`intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari, Genova).
Sicuramente qualcuno pensera’ che voglio farmi pubblicita’ e, in un certo senso, e’ vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro. Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono gia’ morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l`abbuono, il regalo di un prolungamento dell`esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volonta’ puo’ sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale piu’ la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non puo’ arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio.
Eluana non puo’ piu’ decidere ma chi le e’ stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l`ha conosciuta e amata non puo’ dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse? Io sono pronta a chiedere umilmente perdono se questi signori mi diranno che, nella loro vita, si son trovati in situazioni come la mia o come quella di Eluana e delle nostre famiglie ma, francamente, non credo che la mia ammenda sara’ necessaria. Per chiarire meglio la mia situazione rinvio al link di un video: http://video.google. it/videop1ay?docid=-8906265010478046915 Concludo ringraziandola e sperando che voglia dare voce anche a me che parlo con cognizione di causa e non per fare della filosofia.
Marina Garaventa
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http://laprincipessasulpisello.splinder.com/
Una vita vissuta pericolosamente
Ovvero un tranquillo sabato di terrore!
Ore 15 – Le dame di compagnia, Edy e Wilma, procedono alla vestizione di Sua Altezza: abito rosso, pareo in tinta sulle gambe, gioielli del Tesoro della Corona;
Ore 15,30 – arrivo del pneumologo reale che provvede a preparare il respiratore, l’ossigeno, l’aspiratore, i vari ameniccoli e, ovviamente, non disdegna di sfottere la Principessa, dicendole: “Non mi far parlare sul palco, se no ti stacco il respiratore”;
Ore 16,00 – arrivo della carrozza ( pulmino per trasporto disabili). I due cocchieri sono terrorizzati al pensiero di portarmi a spasso: preferirebbero trasportare Riina;
Ore 16,15 – con tutto il trono vengo issata sul cocchio e legata come un salame. Al mio seguito ci sono, oltre il medico e le due dame, il Principe Consorte che non mi perde d’occhio, l’Infanta che filma, mia mamma che fa finta di sorridere e mio padre che invoca San Gennaro.
VIAGGIO 15 MINUTI MERAVIGLIOSI: VEDO IL PAESE E TUTTE LE COSE NUOVE DI QUESTI ANNI!
Ore 16,30 – arrivo davanti al teatro e, col poderoso aiuto del mio amore, i due imbranati “cocchieri” mi fanno scendere dal cocchio! Il mio seguito s’infoltisce: trovo il parroco, l’assessore, il caro super-genio informatico Daniele e Barbara, responsabile e organizzatrice dell’evento, che ha il viso di chi ha appena visto… la Madonna!
VARCO LA SOGLIA DEL TEATRO, MI TROVO SUL PALCO E…..
(continua)
© Marina Garaventa
Salve a tutti, carissimi amici, emergo finalmente da questi giorni sorprendentemente frenetici, come se uscissi da un tritacarne! Quando, di getto, ho scritto e spedito la lettera su Eluana, non immaginavo potesse suscitare tanto clamore mediatico e, in un certo senso, ne ho quasi avuto dispiacere perche’ avrei preferito non dover proprio intervenire.
In questi 3 giorni, ho ricevuto centinaia di lettere, messaggi e commenti: fino ad ora non ho potuto materialmente rispondere a nessuno ma prometto di farlo al piu’ presto. Abbiate solo un po’ di pazienza. Intanto, approfitto del blog, il cui contatore ha subito uno choc con piu’ di 2000 contatti al giorno, per ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto e anche chi e’ solo passato di qua. Il 95% di costoro si dicono d’accordo con me, e credo sia cosa sulla quale meditare, ma, per fortuna, in onore al dibattito piu’ libero, c’e’ anche qualche voce dissonante. In particolare vi segnalo il commento, al post precedente, n. 106 lasciato da un utente anonimo (mi spiace che lo sia!) circa la testimonianza di Salvatore Crisafulli. Queste sono le testimonianze che io accetto e che mi fanno ulteriormente riflettere. Cerchero’ di contattare Salvatore che ammiro e col quale condivido la voglia di vivere e di lottare. Io vorrei che a nessuno venisse in mente di staccare la spina e, col mio modo di vivere cerco, per quanto posso, di testimoniare la bellezza e la gioia di vivere anche cosi’ ma non posso pretendere che tutti la pensino come me. Sono certa che Welby abbia pensato e ripensato, meditato e vagliato prima di arrivare alla sua decisione e, a quel punto, nulla avrebbe potuto farlo recedere. Il caso di Eluana e’ ancora diverso: anch’io, per pochi giorni, per fortuna, ho provato le stesse sensazioni di Salvatore e, vi assicuro, non potrei sopportarle neppure per un’ora. Sono terrorizzata dall’idea di trovarmi in una situazione del genere e pensare che Eluana possa essere in quello stato di totale impotenza (impotenza e non incoscienza!) mi fa stare male. Per me, vivere e’ comunicare: col pc, con le mani, con gli occhi, con la penna e, quindi, il pensiero di non poterlo piu’ fare mi e’ intollerabile.
La mia lettera e’ stata riportata da tantissimi media e da molti siti e blog che ringrazio e riporto. Vi prego, se ne conoscete altri di segnalarmeli.
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Un luogo di martirio di Bologna: le Caserme Rosse
Cara Mariapia
Ti ricordi che ti dicevo che quando andavo a insegnare al centro sociale delle Caserme Rosse e attraversavo il prato antistante, stavo male e mi girava la testa, e mi pareva che il luogo fosse pieno di sangue?
Ieri arlava sul tg regionale dell’Emilia Armando Sarti, convinto che alle Caserme Rosse ci siano delle fosse comuni e ci vuole scavare, sono saltate fuori delle foto aeree d'epoca che mostrano degli strani scavi quadrati.
Viviana
Pure io non amo le Caserme Rosse e nemmeno una parte del Parco Talon che e' sulla sinistra quando si entra dalla via Porrettana.
Ti metto sotto cosa e' accaduto alle Caserme Rosse che era una campo d'internamento per prigionieri da trasferire in Germania, come Fossoli.
Mariapia
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Caserme rosse". Il lager di Bologna. Armando Sarti
A Bologna, in via di Corticella al civico 147, si trova il portale di ingresso di cio’ che resta del “lager di Bologna” dopo il bombardamento aereo alleato del 12 ottobre 1944, che demoli’ oltre il 90% della cubatura dei fabbricati allora esistenti, dove erano rinchiusi migliaia di rastrellati in attesa della deportazione. Cinque dei sei imponenti fabbricati a forma di U, le palazzine comando, altri fabbricati minori, sotto il peso distruttivo di 750 ordigni da 100 libbre sganciati durante l’attacco aereo del 47° Bomb Wing dell’Air Force americana che avvenne dalle ore 12 alle ore 14, come si e’ appreso dall’apertura avvenuta qualche anno fa degli archivi dei servizi segreti americani riguardo i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, furono rasi al suolo. Gli americani pensavano di colpire un complesso militare nemico, non sapevano che Caserme Rosse era un campo di prigionia. Solo su Caserme Rosse quel giorno caddero oltre 34.000 kg di bombe costruite si’ per demolire, ma soprattutto per ferire ed uccidere gli uomini: ogni ordigno era in grado di colpire, con il suo effetto schegge, uomini allo scoperto nel raggio 60 metri dall’esplosione.
I reclusi nel lager di Caserme Rosse, oltre a temere la furia nazista ed il sempre presente pericolo dell’immediata deportazione nei campi di prigionia o di sterminio organizzati da Adolf Hitler, seguivano con l’udito, ogni volta con grande apprensione, il passaggio in cielo dei bombardieri. A loro non era permesso di fuggire al riparo di un rifugio. Se il bombardamento fosse avvenuto avrebbero dovuto subirne le conseguenze all’interno delle camerate rigurgitanti di prigionieri.
Padre Saccomano, un frate Barnabita, era stato condotto a piedi dall’Eremo di Tizzano, prigioniero dei tedeschi con altri 75 rastrellati, era l’8 ottobre 1944. Quel giorno a Caserme Rosse giunsero, meglio si aggiunsero altri 1500 prigionieri a quelli gia’ presenti, tant’e’ che non vi era angolo di camerata o giaciglio libero per i nuovi arrivati.
Anche quel 12 ottobre i fascisti avevano rassicurato ed andavano ripetendo che non c’era da avere paura, perche’ gia’ altre volte i nemici avevano sorvolato Caserme Rosse senza mai sganciare una bomba.
“Era da poco passato il mezzogiorno ed il cielo era solcato da innumerevoli fortezze volanti, sentimmo il caratteristico scroscio delle bombe sganciate sul nostro capo ed il loro esplodere nelle nostre immediate vicinanze. Le Caserme Rosse erano prese di mira”.
Cosi’, dai ricordi di Padre Saccomano, ci e’ dato di sapere come cesso’ l’esistenza di quel tremendo luogo di dolore che e’ stato Caserme Rosse per decine e decine di migliaia di rastrellati e deportati, punto di partenza di un viaggio spesso senza ritorno.
Il 12 ottobre 1944 Bologna subi’, dopo il 25 settembre 1943, il secondo piu’ grave bombardamento di tutta la guerra, che provoco’ oltre 400 morti e 600 feriti in citta’. A Caserme Rosse numerosi furono i morti ed i feriti; sotto le bombe i tedeschi ed i fascisti si erano subito eclissati, fu cosi’ facile fuggire anche per i rastrellati rimasti illesi.
Di Caserme Rosse conosciamo bene data e modalita’ di chiusura del campo di detenzione. Conosciamo meno bene cio’ che avvenne dopo l’8 settembre 1943. Sappiamo per precise testimonianze dirette che gia’ il 9 settembre 1943 i tedeschi ed i fascisti armati di fucile a baionetta montata conducevano a Caserme Rosse tutti i militari italiani che venivano rastrellati alla stazione ferroviaria, nelle strade e nelle piccole caserme. Nelle nostre zone la grande massa dei militari italiani non era, come si pensa, sbandata; bensi’ essi, tentarono di salvarsi, obbedendo ad un preciso ordine impartito dai superiori di fuggire dalle caserme e di togliersi la divisa per sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi. Il “tutti a casa” fu conseguenza della mancata organizzazione ed esecuzione di un piano di resistenza armata generalizzato ai tedeschi da parte del Re, di Badoglio e dei comandi superiori, che pensarono a mettersi in salvo lasciando l’esercito allo sbando.
Gia’ la sera del 9 settembre 1943 Caserme Rosse rigurgitava di soldati di ogni arma dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, catturati con estrema facilita’ dai tedeschi nel momento in cui scendevano dai treni. Le Caserme Rosse raccolsero per mesi, sicuramente fino a novembre e dicembre 1943, decine di migliaia di militari. La quasi totalita’ di questi furono deportati in Germania con vagoni bestiame piombati. Durante la permanenza dei militari il tentativo di fuga veniva punito con l’immediata fucilazione: i tedeschi tiravano al bersaglio sui fuggitivi. Chi veniva solo ferito o catturato illeso veniva messo al muro ed immediatamente fucilato. Stessa sorte toccava a chi aiutava a fuggire: anch’essi, se individuati, venivano immediatamente fucilati, come ci ha testimoniato l’aviere scelto Luigi Lorenzato.
Lorenzato arrivo’ a Caserme Rosse il 9 settembre 1943, la caserma era gia’ piena zeppa di militari. Lorenzato ricorda: “nel breve periodo trascorso a Caserme Rosse sentivo tutti i giorni, spesso, colpi di arma da fuoco, che erano indirizzati verso chi tentava la fuga. Numerosi miei compagni di prigionia persero la vita per mano dei tedeschi, mentre tentavano di fuggire. In una occasione avevo aiutato alla fuga un prigioniero. Con altri fui messo in fila, per riconoscere chi aveva aiutato il fuggitivo. Rimasi terrorizzato di essere riconosciuto, fortunatamente i tedeschi mi scrutarono, ebbi un colpo di fortuna e passarono oltre”.
Nell’ottobre del 1943, come ci ha lasciato scritto Monsignor Giulio Salmi, “Arrivarono dapprima i Carabinieri, colpevoli di un solo giuramento”. I Carabinieri romani e laziali, come i commilitoni campani, si erano rifiutati di rastrellare gli ebrei. Per questo vennero considerati inaffidabili dai tedeschi e dal maresciallo Graziani ministro della difesa nazionale della "repubblica di Salo’", come ci e’ stato rivelato dalla recente apertura degli archivi della C.I.A. riferiti al 1943-44.
Ai primi del 1944, termino’ la fase del rastrellamento dei militari italiani gia’ in armi dopo l’8 settembre del '43. Anche per colpa e responsabilita’ della cosiddetta “repubblica di Salo’", un fortissimo accanimento fu rivolto verso i giovani in eta’ di leva, in particolare le classi 1924-1925, che vennero richiamate per essere al servizio, in realta’, dell’occupante tedesco. I tedeschi, piu’ che combattenti (essi giudicavano molto negativamente il soldato italiano), cercavano manodopera gratuita da avviare allo sfruttamento nel dispositivo di produzione bellica e nelle campagne della Germania, per sostituire a costo nullo i militari nazisti richiamati alle armi. Praticamente tutti i giovani abili per la "repubblica di Salo’" che giunsero a Caserme Rosse furono destinati in Germania, subendo anch’essi uno sfruttamento bestiale e disumano. Chi invece godeva di minore vigoria fisica e di minore salute era inviato, sempre come manodopera gratuita da sfruttare, alla Todt (*), per il consolidamento dei sistemi di difesa passiva tedeschi sul nostro territorio nazionale.
La ricerca affannosa di nuovi deportati per la Germania porto’ a meta’ del 1944 ai rastrellamenti a tappeto prima nelle Marche ed in Toscana, poi a settembre e ottobre in Emilia Romagna. Tutte le stragi nazifasciste erano accompagnate da feroci rastrellamenti verso la popolazione civile, con i molteplici scopi di fare terra bruciata attorno alla Resistenza, di seminare il terrore e di raccogliere quanti piu’ uomini e donne possibile da avviare ai luoghi di detenzione e di transito, in cui venivano selezionati e divisi i prigionieri per la Germania da coloro che sarebbero stati utilizzati nei lavori forzati in Italia. Fra questi centri di raccolta e’ ormai certo che il grande primato negativo per il numero dei transitati, spetti a Caserme Rosse. Secondo Don Giulio Salmi, che fu Cappellano dei rastrellati di Caserme Rosse, nel solo periodo maggio-ottobre 1944 essi furono almeno 36.000.
Dai dati dello storico tedesco Lutz Klinkhammer, nel suo libro "L’occupazione tedesca in Italia. 1943-1945”, risulta che nella citta’ e provincia di Bologna dal 15 luglio all’11 agosto 1944, furono rastrellati 3336 uomini e 47 donne. Di essi 1903 uomini e 38 donne vennero deportati in Germania; 1151 uomini passarono in forza alla Todt; 286 uomini e 9 donne risultarono inabili.
Sempre nel mese di agosto nella provincia di Bologna altri 7436 uomini e 139 donne vennero catturati, l'89% di essi erano civili rastrellati. Di questi, 5.600 furono deportati in Germania, 1500 restarono in Italia a disposizione della Todt; 500 i dichiarati inabili.
Questi ultimi dati danno l’idea del tremendo tributo pagato prima dai militari poi dalle popolazioni civili, alla deportazione nei lager nazisti e transitati da Caserme Rosse.
Armando Sarti
Segretario del Comitato Unitario Democratico ed Antifascista della Bolognina e Navile
Presidente dell'A.N.P.I Bolognina
La ricerca per fare luce sul tragico periodo della seconda guerra mondiale che coincise con la trasformazione delle Caserme Rosse in un lager, prosegue. Chi avesse notizie, scritti o testimonianze di fatti accaduti alle Caserme Rosse, puo’ scrivere o contattare il Sig. Armando Sarti presso il Comitato Unitario, via di Corticella 145, 40129 Bologna.
Foto storiche delle Caserme rosse sono visibili sul sito:
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Hattp://www.masadaweb.org
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