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Divagazioni Folli: In nome del popolo bue

_CONTRIBUTEDBY gregnapola il Wednesday, 23 July @ 13:01:22 CEST

Le poesie di fuoriradio.
 
“Dio lo vuole!”, rode il tarlo,
dove Dio è la nostra gente
che vuol Silvio presidente
senza stare a processarlo.
 
Han capito fino in fondo
che è furbetto e malandrino,
poco meno che padrino,
uno squalo a tutto tondo.
 
E’ ben chiaro anche agli idioti,
che non sono mica pochi,
dove mirino i suoi giochi:
neanche in fondo ai più remoti
 
dei riposti suoi pensieri
giace il bene del Paese,
risanare le sue spese,
dare un taglio a quegli zeri
 
che ci fanno fanalino
dell’Europa in tinta unita.
Tosto è sorta e già è finita
l’illusion che l’omarino
 
cerchi il bene del Paese,
dia un futuro ai nostri figli,
anziché cercare appigli
per salvar sé e le sue imprese.
 
Si sapeva dal principio
che di fotter la Giustizia
è la cosa che lo sfizia.
Altro che l’elmo di Scipio!
 
Eppur l’han votato ancora,
l’han votato a più non posso,
perch’è vero il paradosso:
che da sempre s’innamora
 
di chi gli fracassa il culo
il bue popolo italiano,
sia dell’urbe che villano,
più testardo anche d’un mulo.
 
Resta solo un po’ il mistero
dei politici non Destri:
son corrotti o son maldestri?
Mi s’affaccia poi il pensiero,
 
sotto un sole che par fuoco,
che Berlusca in fin dei conti
piaccia ai furbi e pure ai tonti
perché speran dal suo gioco
 
cavar qualche bricioletta.
Poco importa se in tal modo
con l’ausilio di un bel lodo
in pensione poveretta
 
andrà la democrazia,
messa in una catapecchia
con badante, perch’è vecchia
e non c’è l’eutanasia.
 
Noi però che abbiam la tara
che il pensier non ci s’arresta,
continuiam,, la lancia in resta,
tener viva la caciara
 
per turbare il sonno a quanti
la coscienza han messo a nanna
perché sperano la manna
in compenso dai briganti.
 

 
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