 4° Governo Berlusconi. Governo lampo. Tutta casta, e mafia e lega che avanza. Nessuna apertura all’esterno. Nessun grande nome. Le solite facce stranote. 21 ministri, 4 meno di Prodi. 13 esordienti. Eta’ media 50 anni. Unica magra consolazione: abbiamo scansato Pera e Castelli. Ma e’ poco.
Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini. Interno: Roberto Maroni. Giustizia: Angelino Alfano. Economia Giulio Tremonti. Difesa: Ignazio La Russa. Sviluppo economico: Claudio Scajola. Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini. Politiche agricole Luca Zaia. Ambiente Stefania Prestigiacomo. Infrastrutture Altero Matteoli. Welfare Maurizio Sacconi. Beni culturali Sandro Bondi.
Ministri senza portafoglio Riforme: Umberto Bossi. Semplificazione leggi: Roberto Calderoli. Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi. Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi. Pari Opportunita’: Mara Carfagna. Affari regionali: Raffaele Fitto. Politiche giovanili Giorgia Meloni. Rapporti con parlamento Elio Vito. Innovazione Renato Brunetta.
Ma il Ministro della sanita’ che fine ha fatto? Lo diamo a Scapagnini ad honorem?
Sembra ci sia una delega per la Brambilla. E perche’ poi una delega? Forse perche’ Berlusconi aveva promesso solo 12 Ministeri? Ma poi si e’ allargato.
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L’imbalsamato agli Esteri. Sembra Santa Caterina da Vigri, la mummia. Ogni tanto gli cambiano il vestito e gli tagliano le unghie.
Ben 4 ministeri alla Lega che padanizza tutto quel che tocca.
Maroni, che azzanno’ un poliziotto e fu processato per resistenza alla forza pubblica diventa il ministro della polizia e puo’ azzannare chi gli pare.
Alla Giustizia un uomo della mafia, Alfano, il ministro piu’ giovane, 38 anni. Dopo Biondi, Mancuso, Castelli e Mastella, un mafioso ci voleva. Alla festa di nozze della figlia del capomafia di Palma di Montechiaro, lo si vede che bacia il capomafia. Da Mangano a Alfano, nella migliore tradizione.
Il solito Tremonti gia’ costretto alle dimissioni da Fini e reduce della voragine del deficit torna a far danno con svendite di beni pubblici agli amici, cessione delle coste, mostruose opere pubbliche e condoni.
Il focoso la Russa alla Difesa ci procurera’ come minimo un paio di guerre personali.
Scayola che ha gia’ fallito tutto quel che tocca riceve giustamente lo sviluppo economico, tanto peggio di cosi’.
Tosto il giovane Zaia alle politiche agricole, uno sgobbone.
Berlusconi sistema 4 delle sue bambine.
La Prestigiacomo ovunque la mettesse sarebbe una lagna senza costrutto. Si vede che il padrino dell’Utri conta, ma povero ambiente! Ce lo salutiamo il solare! Si passa direttamente allel lampade UV.
La Carfagna giura che smettera’ di fare la soubrette ed e’ l’unico programma che ci dispiace.
Nulla da dire sulla trentunenne Meloni. O sulla quarantenne Gelmini, speriamo non sia un’altra Moratti.
Con Sacconi il Welfare ce lo salutiamo. Ha il vezzo di essere sordo alle domande. Perfetto coi sindacati. I precari esulteranno.
Bondi che fara’? Diffondera’ i suoi versetti angelici? Festival poetici su Berlusconi? Si occupera’ direttamente di San Remo? Lo chiamera’ San Silvio?
Bossi era giocoforza infilarlo da qualche parte. E Calderoli pure. E saremo sicuri che le leggi che danno noia a Berlusconi subiranno semplificazioni porcate.
Le infrastrutture da Di Pietro a Matteoli fanno un bel capitombolo, un yes man buono per il Ponte di Messina. Avanti nucleare!
Rotondi strepitava tanto che un nanoministero al nanetto hanno dovuto inventarlo.
Ronchi e’ il portavoce di AN e il piu’ presentabile.
Il giovane e spregiudicato Fitto che ha rovinato la Puglia ora rovinera’ tutte le regioni.
Vito scelto ai rapporti bicamerali giustamente per lo sguardo bypartisan.
Per Brunetta una nuova sediolina da ministrino con le gambe corte corte.
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Le donne sono 4 su 21. Dov’e’ finito quel Berlusconi che nel confronto con Prodi prometteva fifty fifty e persino la vicepresidenza a una donna? Morto, come ogni promessa, ma FI stava insorgendo anche su quelle 4 e reclamava quote azzurre. La parita’ e’ morta, come il confronto. Ora si vince senza confrontarsi con nessuno, praticamente a mani basse. Il programma e’ un optional. Il csx si e’ suicidato da solo. Non glielo aveva ordinato il dottore di rinnegare se stesso.
Ora l’opposizione fantasmatica fa il governo ombra, in cui figure fantasmatiche riescono ancora a litigarsi per cariche fantasmatiche. L’ombra di D’Alema persiste cupa avvelenando i fantasmi superstiti. I resti di quello che fu un fiero partito della sx europea risale in disordine e senza speranza le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza.
La differenza sara’ se appoggiare le riforme antidemocratiche di B insieme a Di Pietro o, nicchiare in qualcosa, contro Di Pietro, nella solita opposizione interna. Nei riguardi di Berlusconi il solito inciucio alla grande, tutti insieme appassionatamente. D’Alema del resto e’ il suo 1° promoter. Per il resto la deriva e’ sicura. La sx e’ morta, ma dalle prediche di Veltroni e dall’assenteismo dei finti arcobaleni o dagli abbandoni di falci e martelli lo sapevamo gia’.
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Napolitano si dice contento. Beato lui! Infatti il suo posto non si tocca, vita natural durante.
Ora si completera’ il giro. Berlusconi ha promesso un Governo di 60 persone, contro le 103 del governo elefante di Prodi, ma qui il totalitarismo ha sfrondato i partitini e l’autarchia di B ha fatto il resto.
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Ma davvero sono buoni i tempi rapidi? Questo vuol dire che la distruzione della Repubblica avverra’ rapida come un lampo?
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Tremonti dice che gli piace di piu’ D’Alema di Veltroni. Non avevamo dubbi. La Torre ci aggiunge che Tremonti e’ una costola della sx. Se questa e’ la costola, figuriamoci il resto! Ci manca che si chiamino popolo delle liberta’ di sx. Ma non sara’ cosi’, perche’ la parola ‘sinistra’ Veltroni l’ha epurata. Sara’ il ‘popolo delle liberta’ ma-anche”, e basta.
Intanto Libero si porta avanti pubblicando un vademe***** per frodare il fisco e non pagare le tasse. E’ il primo atto del popolo delle liberta’, che a questo infatti pensava.
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Luigi, da l’Espresso
Calogero Mannino, antico ministro democristiano e padre putativo di Cuffaro e di
Raffaele Lombardo, fratelli siamesi allevati dai Salesiani, giudica Berlusconi «il ventriloquo
di Dell’Utri», ma questa volta l’ex boss di Publitalia e inventore di Forza Italia non e’ riuscito a far passare il suo pupillo, ne’ la soluzione muliebre di ripiego, la «Fatina»
col volto dolce da Stefania Prestigiacomo versus la «Leonessa» di Catania, che per un
anno e mezzo con Luigi Zanda ha miracolosamente tenuto a bada la volatile pseudo
maggioranza di centrosinistra al Senato ……
Erano mesi, ben prima della condanna del governatore Toto’ Cuffaro per aver favorito
mafiosi, che Gianfranco Micciche’, proconsole di Marcello Dell’Utri, dal suo scranno di presidente dell’Assemblea regionale siciliana, sul suo blog, nel buen retiro di Sant’Ambrogio sulle colline di Cefalu’ o sul panfilo battezzato «Drink Water» del presidente dell’Autorita’ portuale Nino Bevilacqua, lanciava i suoi anatemi: «Basta
con le logiche di losco potere, il cuffarismo e’ una piaga da cancellare, bisogna liberare
l’isola, ci vuole una rivoluzione siciliana». E Dell’Utri: «Non si puo’ governare baciando
tutti». Poi Toto’ fu spazzato via dai cannoli, anche se non li aveva acquistati per «festeggiare » la condanna, ma quando fu immortalato li aveva appena ricevuti da un pasticciere suo elettore di Castronovo di Sicilia…
E…Angelino ALFANO? …bravo ragazzo…cresciuto all’ombra di Calogero MANNINO e…Salvatore CUFFARO !
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… l’Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt’ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d’appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo ‘Alta Mafia’, alcuni atti che la riguardano alla procura.
Dopo Cuffaro ritorna anche Calogero Mannino…
Ora lo vediamo riportare in Parlamento anche il “padrino” di Cuffaro, il redivivo Calogero Mannino! D’altronde Carnevale era impegnato nel suo vecchio ufficio di “ammazzasentenze” in Cassazione. Raffaele Lombardo, uomo nuovo della politica siciliana, nasce nella Democrazia Cristiana, sotto l’ala protettiva di Calogero Mannino, di cui viene definito il delfino.
“Cu tuttu ca sugnu orbu, la viu niura», direbbe Leonardo Sciascia.
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La giustizia
Fiorenza
La giustizia restera’ cosi’ come e’: palese ingiustizia, forte con i deboli e debole con i forti!
Di certo e’ la pessima amministrazione della giustizia alla base dell’insicurezza di tutti, non gli immigrati!
La incongruita’ di un sistema che prevede al massimo 4 anni di carcere per il falso in bilancio e 14 anni se si vendono false borse Prada la capisce anche un bambino!
Gia’ gli italiani sono come bambini, poco istruiti, poco scolarizzati.
Come ha scritto un avventore del blog, nel nostro paese oltre il 50% della popolazione che ha piu’ di 25 anni e meno di 64 ha fatto, al massimo, la terza media.
Se a quest’altissima percentuale aggiungiamo i somari di ritorno e il fatto che le nuove generazioni sono state plasmate da un sistema scolastico che atrofizza i cervelli e a casa i bambini cresciuti fin da piccolissimi davanti alla tv che funge da baby sitter e poi da agenzia educativa per gli adolescenti, con programmi come ,”Amici”, “Stranamore”,”Il grande fratello”,programmi. zeppi di contenuti bassi e stupidi per rimbecillire ….forse, alla fine di questa banalissima riflessione, comprendiamo perche’ la maggioranza degli italici concittadini abbia scelto di nuovo lo spergiuro piduista amico dei mafiosi come capo del governo!
Se queste semplici premesse sono condivisibili, allora i temi della FORMAZIONE E DELLA INFORMAZIONE devono essere il terreno della nuova resistenza.
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I fatti di Verona imperversano. Cinque balordi che massacrano un tizio per una sigaretta.
“Ma da adesso i leghisti veronesi faranno le ronde contro i nazi-fascisti?”
(Vota Barabba)
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“A Report chiedono a un politico olandese se un politico eletto in parlamento puo’ rivestire altre cariche, e lui risponde:”NO”. “Avete fatto una legge? “
“NO PERCHE’ NON E’ ETICO!”
(Giancarlo)
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“Ma dove c’e’ il pericolo cresce anche cio’ che salva”.
(Holderlin)
(sara’ poi vero? Guarda la Birmania)
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“Purtroppo il voto di uno stupido o di un ignorante e’ pari al voto di un Carlo Rubbia”.
(Benedetto Santino)
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Seconda carica dello stato, Schifani, presidente del Senato.
Schifani e la mafia
Marco Travaglio
Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia la’ dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non e’ omonimo di colui che insulto’ Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perche’ erano insorte quando Berlusconi defini’ i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: e’ proprio lui. Non e’ omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalo’ l’impunita’ alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioe’ a Berlusconi, e aggredi’ verbalmente Scalfaro in Senato perche’ osava dissentire: e’ sempre lui.
L’altroieri la sua elezione e’ stata salutata da un’ovazione bipartisan, da dx a sx. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Gia’, perche’ - come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici”, trent’anni prima di sedere sul piu’ alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una societa’ di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandala’ (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle societa’ dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984).
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Culturdestra
Viviana
La festa del cinema affidata al fascista Squitieri.
Sgarbi che inaugura il busto di Vanda Osiris e sbraita la sua “cultura idrofoba” in televisione, praticamente senza censura alcuna.
Fini che dichiara la difesa del popolo palestinese alla Fiera del libro di Torino piu’ grave dei morti ammazzati dai suoi fascistelli criminali.
Il fascista Ciarrapico come nuovo consigliori di Berlusconi a fianco del mafioso Dell’Utri.
Casini che si porta Cuffaro in Senato.
Berlusconi che rallegra Putin alla Certosa con due del Bagaglino,
e che ormai marcia sempre con la camicia nera,
e gli ci manca solo gli stivaloni e il passo dell’oca…
Fasci e littori che sventolano ovunque.
Raid omicidi di naziskin.
L’omofobia che avanza sorretta dai fascisti del Vaticano.
Alemanno che impone sul blog di Grillo i suoi scagnozzetti a paga fissa come guastatori.
I media come voce unica del padrone contro Grillo e Santoro per beatificare le cazzate di Veronesi e rinnegare la cacciata di Biagi, mentre si tace sui deliri di Sgarbi e sulle vigliaccate di Petruccioli.
La tv prona al nuovo duce, e anche rai3 e rainews24 e che altro?
Il buco nero Alitalia imposto ai contribuenti come tassa fissa da pagare.
300.000 € al giorno di multa europea sulle nostre tasche per mantenere Emilio Fede.
Ignorati referendum e leggi a proposta popolare.
Il Quirinale che si guarda bene dal dare i numeri di astenuti, schede nulle, bianche o protestate.
10 milioni e mezzo di elettori su 47 che non hanno votato.
La scomparsa della sinistra radicale e della sinistra moderata con un residuo di polpettone veltroniano ormai del tutto incolore.
Avanti con ponte di Messina, TAV, Mose ed Expo per pascere vecchie greppie.
Avanti deficit e chissenefrega!
D’Alema che difende il razzismo e l’islamofobia di Calderoli.
Veltroni che decide di collaborare allo sfascio della Costituzione e freme dalla voglia di votare le riforme di Berlusconi, prima fra tutte la trasformazione della repubblica parlamentare in regime presidenziale forte.
E’ la nuova cultura che avanza.
A quando il MINCULPOP, l’OVRA e il Gran Consiglio?
Se penso a come ci hanno imbrogliato dx e sx (siano maledette entrambe!) per farci votare il maggioritario con balle spudorate come che i partiti, cioe’ i magna-magna, sarebbero diminuiti in Italia! E poi in combutta tra loro come lestofanti incalliti non hanno fatto altro che votarsi nuove leggi con nuove prebende, nuovi aumenti, nuove liquidazioni, nuove regalie, nuovi abusi e nuove impunita’.
Potevamo benissimo tenerci il proporzionale e sarebbe stato piu’ civile. Come sarebbe stato assolutamente democratico conservare le preferenze, diritto sovrano su cui perfino Veltroni o la sx estrema hanno elegantemente glissato.
Per ridurre la mangiatoia politica c’erano altri modi:
-accettare solo i partiti che presentavano un programma “nazionale”, escludendo tassativamente ogni localismo.
-mettere una soglia del 4% ma escludendo chiunque non la raggiungesse anche dentro apparentamenti vari.
-ma soprattutto escludere totalmente dai finanziamenti e dai rimborsi pubblici chi non fosse votato almeno dal 4% dell’elettorato. Cio’ avrebbe ridotto immediatamente il numero dei partiti. Ma e’ chiaro che non e’ a questo che la Casta mirava, essendo la ruberia politica sui denari pubblici la massima impresa italica, essendo questo reato impunito, di grosso ricavo e poca spesa energetica.
Finche’ le redini della borsa ce l’avranno loro, non c’e’ dx o sx che tenga, saremmo sempre in un regime spartitorio, continueranno a fare in modo bypartisan leggi che aumentano le loro ruberie, nella deriva costante di questo disgraziato paese sempre piu’ lontano da ogni democrazia.
Di questa deriva, lo Sgarbi che abbaia come un cane idrofobo mentre occupa un posto di assessore alla cultura a Milano, il Fini che esalta Israele mentre i suoi picchiatori ammazzano in nome di lugubri insegne naziste, il Calderoli che porta maiali sulle moschee mentre Berlusconi va nella tenda di Gheddafi a implorare il gas libico, il D’Alema che difende la Lega ma-anche il mondo islamico, i migliori PM d’Italia cacciati da dx e sx…
sono scene vergognose che non avremmo voluto vedere mai, ma a cui dovremo abituarci.
Niente avvilisce un popolo come la ripetizione impunita del delitto e dell’infamita’. Questa ripetizione crea un callo dove si dimenticano democrazia e giustizia.
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Attacco a Veronesi
Viviana
Il fatto che Veronesi sia un grandissimo oncologo e abbia salvato molte donne dal carcinoma mammaria non toglie che le sue dichiarazioni a favore degli OGM o degli incineritori “innocui” siano emerite cazzate, maggiormente dall’alto del carisma di cui si sente investito per pontificare su qualsiasi cosa, protetto dalla dx come dalla sx. E che i giornali di qualsiasi sponda su questo ci abbiano marciato, difendendolo a spada tratta, e’ allo stesso modo vergognoso e prova come per servilismo tanti si siano bevuti il cervello.
Sarebbe come dire che Scapagnini, siccome ha allungato miracolosamente la vita a Berlusconi, non puo’ essere criticato per aver accorciato le finanze di Catania mandandola in pieno deficit.
E non pare proprio che sia sulla validita’ di Veronesi come oncologo che Grillo ha fatto delle accuse, bensi’ su temi di cui il pur bravissimo medico Veronesi dimostra o di non sapere nulla o di fare dichiarazioni a scelta politica per compiacere la casta che lo supporta.
Qualcuno si ricorda che costui e’ anche il re della sanita’ privata mantenuta a spese pubbliche e che aveva proposto anche una catena di alberghi sempre privati da mettere accanto agli ospedali per ridurre le degenze?
Tra le altre cazzate di Veronesi c’e’ anche l’indulgenza verso il sole come causa di melanoma. Qualcuno sa che l’Australia che si trova proprio sotto un buco dell’ozono ha messo il divieto assoluto di prendere il sole con l’obbligo per tutti i bambini, anche quelli dell’asilo, di portare un cappello largo per difendersi dai rischi di tumore alla pelle?
Ma noi siamo il paese dei dementi, quelli che per giustificare i preti pedofili hanno vantato le opere buone della chiesa, come se grano e loglio non fossero, in natura, sempre mischiati!
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Verona e’ un sintomo
La malattia ci accerchia
Luca Cantagalli manda:
Figli di buona famiglia
Ilvo Diamanti
“Giovani di buona famiglia”. Cosi’ vengono definiti i 5 teppisti che hanno ammazzato Nicola Tommasoli. Colpevole di non aver voluto “consegnare” loro una sigaretta, dopo regolare intimazione. Giovani ultra’. Ultra’-giovani.
Occasionalmente di estrema dx. Neonazi oppure neofasci. Giovani ultra’. Abituati ad avere uno stadio a disposizione per esibire i loro muscoli, i loro slogan, i loro simboli contro gli altri. I nemici. Gli “altri”. Non solo quelli dell’altra parte politica.
Dell’altra parte. Ma “gli altri”, in generale. Gli stranieri, i nomadi. Gli ebrei. I deboli. Hanno in spregio le persone “comuni”. A cui la violenza non piace. Quelli che la sera, in citta’, tirano tardi con gli amici. E passeggiano in centro citta’. Immaginando che possa ancora essere una citta’. Luogo dove, appunto, passeggi con gli amici. Fumi la sigaretta. Chiacchieri. Luogo di relazioni, insomma. Rete di comunita’. Non un agguato politico. Ma un’aggressione “per caso”. Chissa’: gli aggrediti potevano essere leghisti, magari perfino fascisti. In quel momento erano solo persone comuni. Finite sulla strada di persone extra-ordinarie. Super-uomini in libera uscita.
Giovani di buona famiglia anche quelli che, a Torino, hanno costretto i vigili a ripiegare. Dopo averli circondati e aggrediti, qualche sera fa. La notte prima della festa. I vigili impudenti e imprudenti. Pretendevano di multare le auto in sosta dovunque, in Piazza Vittorio Veneto. In pieno centro. Perfino lungo le rotaie del tram. Tanto la notte non circola. Pretendevano, i vigili. Di interrompere la festa infinita. La “movida”, come la chiamano adesso. La notte bianca che si celebra ogni fine settimana.
Pretendevano di ostacolare il libero accesso alle auto e ai suv che, ovviamente, sono padroni della notte. (In realta’, anche del giorno). Ovvia la rivolta di questi giovani di buona famiglia contro tanta sfacciata arroganza. Cosi’, a centinaia, hanno costretto i vigili a fuggire. Non senza aver inferto loro qualche colpo, qualche botta. Cosi’, a futura memoria. Certo, in questo caso non li hanno massacrati. Non erano neonazi e neofasci. Solo ragazzi normali, di “buona famiglia”. Si sono limitati ad affermare la legge del controllo sul territorio. Filmando la scena, regolarmente diffusa su “You tube”. A scopo esemplare.
Questi “figli di” buona famiglia, tecnologicamente attrezzati ed esperti. Per fortuna: sono nati in tempi molto diversi e lontani da quel maledetto 1968, di cui si celebrano i nefasti, a 40 anni di distanza. L’eredita’ di illusioni mancate e di violenze mantenute.
Questi giovani di buona famiglia, invece, non guardano lontano. Non cercano figure e utopie di altri mondi. Il comunismo, Mao, Che Guevara… Semmai - alcuni di essi - guardano piu’ indietro. Riscrivono storie da cui isolano cio’ che interessa loro. Il mito della forza. Il seme della violenza. Che coltivano, quotidianamente, esercitando l’odio contro gli altri. Poveracci, accattoni, zingari e stranieri. Clandestini e non.
Perche’ non conta distinguere, ma categorizzare e colpire “l’altro”. Lo stesso che fa paura alla gente comune. Quella che mai si sognerebbe di bruciare un campo nomadi, tanto meno di ammazzare di botte un ragazzo perche’ non ti da’ una sigaretta. Potrebbe essere loro figlio, l’aggredito. E gli aggressori potrebbero essere loro figli.
Giovani di buona famiglia. Quelli abituati a sfogarsi il sabato sera, in discoteca, o nei bar del centro. Nelle piazze e nelle strade. Molti bicchieri e qualche pasticca per tenersi su di giri. Per ammazzare il tempo insieme alla noia. E l’angoscia che ti prende, in questa vita normale, in questa societa’ normale, in questa citta’ normale. Dove i divieti sono comunisti e le regole imposizioni inaccettabili. Dove dirsi “buoni” e’ un’ammissione di colpa. E la debolezza un vizio da punire.
Giovani di buona famiglia. Genitori che deprecano questa societa’ senza autorita’, senza divieti e senza punizioni. E poi si indignano: di fronte ai divieti e alle punizioni. Alle autorita’ autoritarie. Quando colpiscono loro e i loro figli. Sempre gli ultimi a sapere. Cadono dalle nuvole, se scoprono cosa combinano, quei loro figli, a cui hanno dato tutto. Senza chiedere nulla. Senza sapere nulla di loro.
Questi genitori di buona famiglia. Ce l’hanno contro questa scuola senza voti. Contro i professori che non si fanno rispettare. Contro i maestri che non sanno comandare. Non sanno punire. Questi genitori. Non capiscono e non accettano: i professori che impongono rispetto, comandano e puniscono. E magari bocciano. I loro figli.
Giovani di buona famiglia. Figli di buona famiglia. Figli di.
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Figli annoiati della Verona bene
*csoa la chimica*
*circolo pink*
Mercoledi’ alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non e’ cosi’. La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa citta’. Degli ultimi anni ma anche di trent’anni fa. Abel e furlan. Figli annoiati
della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a
presenze non conformi della nostra citta’.
Avevamo purtroppo ragione. 5 ragazzi. Giovanissimi. Chi piu’, chi meno figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei movimenti o dei partitucoli dell’estrema destra cittadina.
Vestiti bene, all’ultimamoda. Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo stadio. Perche’ la composizione sociale e il profilo caratteriale del neofascista
scaligero negli ultimi anni e’ cambiato. Una certa clima culturale e sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non limitarsi alle periferie, accantonare l’anima stradaiola e la “storica” attitudine “antiborghese” per rimpossessarsi del centro citta’. E con
esso ridefinire formalizzare rappresentare un’identita’. L’ossessione identitaria alla mia citta’, il mio territorio, la mia “forma di vita” si sostituisce all’appartenenza alla piccola compagnia, al bar, al quartiere, al giardino.
Nicola e’ in fin di vita non perche’ avversario politico, non perche’ rappresentava il nemico, nemmeno perche’ diverso : migrante, comunista, gay, zingaro, barbone..
Solo e “semplicemente” l’estraneo.non familiare.non compatibile. Parte di un gioco “perverso” , perche’ di questo si tratta, di un gioco contro la noia: “ripulire il centro” per ripulire la citta’, da chi non merita, non e’ all’altezza. La “veronesita’” e i suoi codici espressivi. Verona e’ una citta’ malata. E il virus sta proprio nel cuore, nel ventre
molle del suo dna. Il male, il pericolo e’ sempre un elemento esterno, sempre importato.
Come se ammettere cio’ che non va all’ interno e cercare nelle radici facesse traballare le fondamenta stesse di cio’ che siamo. Cosi’ e’ sempre stato in questi anni, ogni volta che Verona e’ finita sotto i riflettore nazionali per fatti di cronaca nera, che si trattasse di razzismo o di inquietanti fatti di cronaca (da maso a Stevanin ecc.) la citta’ e le sue
stesse istituzioni hanno fatto quadrato nella difesa di una presunta “forma di vita” che nulla avrebbe a che fare con i fatti in questione.
A che serve oggi raccontare per l’ennesima volta lo stillicidio di aggressioni?… Uno stillicidio di aggressioni motivate da “futili ragioni”, spesso nel pieno del centro citta’.
Come gli accoltellamenti dell’ estate 2005, come le sistematiche azioni contro i diversi (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab…) compiute da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la “cacciata” da piazza erbe, l’autunno scorso, l’episodio non piu’ violento ma piu’
emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l’applauso generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come l’ultimo fatto “marginale” in valpolicella (il paese di Nicola) la lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si
cercano testimoni di un’aggressione avvenuta in un bar, dove un ragazzo di colore giovanissimo e’ stato massacrato e ridotto in stampelle (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio, nell’imbarazzante omerta’ dei clienti..
Ad evitare che si ripeta. Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo.
Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario, la paranoia della paura, l’emergenza criminalita’ diffusa, il decoro. Da tempo e in maniera esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si e’ imposto.
Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra, sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare. Questo e’ il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di questa citta’.
Caro sindaco, alcune provocazioni….
Dovremmo immaginare che quest’ultima aggressione sia solo un effetto collaterale di una ronda autogestita? Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia
per presidiare la notte il Bronx di Piazza Erbe? Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa personale e suggerire a tutti i diversi di questa citta’ di girare armati?
Noi chiediamo le sue dimissioni perche’ simbolicamente lei e’ uno dei mandanti morali di questa tragedia. Perche’ riempiendosi la bocca della parola d’ordine sicurezza ha alimentato una forma di “insicurezza” che non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro citta’ e i quartieri dai nemici della presunta veronesita’. Perche’ il suo successo poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo.
Si deve vergognare per cio’ che ha detto e per i silenzi, perche’ l’acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina…
Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi?
A cosa e’ servita la tragedia di Nicola?
Quanto e’ successo a Nicola non puo’ “capitare”. Quanto e’ successo a Nicola non puo’ non insegnare. Quanto e’ successo a Nicola non puo’ ripetersi.
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Le dichiarazioni immonde di Fini
“Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci puo’ essere nessun tipo di solidarieta’». Pero’, rispetto a questo episodio, sono «molto piu’ gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sx radicale contro la Fiera del libro di Torino (durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane).
Lo ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante le registrazioni di “Porta a Porta”. «L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi - ha spiegato Fini - sono due fenomeni che non possono essere paragonati».
corriere.it
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“sciolti gli ultimi dubbi sulla squadra di governo:
pinco pallino alla giustizia e tizio alla difesa”.
(Robes Pierre)
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San precario
EuroMayDay 2008
Il bello e’ essere in ottantamila, migranti e precari, insieme, a Milano, per l’EuroMayDay 008, la parata del primo maggio dei precari europei. Da Piazza XXIV maggio fino a Piazza Castello, 30 carri hanno sfilato dalle tre del pomeriggio alle otto di sera, musica a palla, eta’ media meno di trent’anni. Sotto un sole caldo nel cielo limpido che ha sconfessato tutte le brutte previsioni, alla faccia di chi ci vuole male. Da Torino, da Bologna, da Vicenza, da Brescia, da Piacenza, da Feltre, da Bergamo, da tutta la Lombardia. Apre il carro dei migranti, affidato a San Precario, versione mediorientata, con in testa una kefiah, con gli striscioni che dicono “No border, no precarity”, “Liberta’ di movimento”. Il bello e’
essere in ottantamila a condividere queste rivendicazioni: regolarizzazione permanente, no al legame fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, chiusura dei cpt.
Rivendicazioni che parlano di precarizzione della vita e del lavoro e che quindi non riguardano solo i migranti ma tutti/e coloro che hanno invaso le strade di Milano. I tamburi tuonano mentre uomini e donne di nazionalita’ diversa portano, su un palmo di mano, vien da dire, lo striscione “patchwork” della catena transazionale delle realta’ di lotta dei migranti europei, ogni pezzo cucito vicino all’altro corrisponde a un nuovo appuntamento: adesso e’ qui, EuroMayDay 008. Subito dietro, il carro delle donne precarie che vogliono “partorire i loro diritti” e ballano arrabbiate dentro una gabbia, la gabbia della precarieta’ che deve saltare. Sfilano le realta’ di lavoro della rete Intelligence Precaria: i lavoratori dei call center, gli operatori sociali, le cassiere Esselunga e gli autorganizzati delle Scala, l’autobus delle autoproduzioni, i giornalisti freelance sul carro di City of Gods, la free-press precaria. E poi ancora i centri sociali e i sindacati di base: confederazione Cobas, cub, Sdl, Slai cobas. Ma non e’ festa solo per chi marcia, e’ festa di tutta la citta’, anche di chi sta ai bordi delle Parade e legge City of Gods, sorride, resta a guardare e commenta. Chi accusa la Mayday di essere “soltanto una festa” dimentica che “uno degli aspetti essenziali della Vera Festa consiste nella presa dello spazio, nel suo rovesciamento, nella risacralizzazione umanizzata” di una festa addomesticata, distante, senile come quella del
Primo maggio tradizionale. I precari festeggiano perche’ e’ in questo spazio che si risonoscono e perche’ e’ in questo tempo che la loro presa di parola, lasciandosi alle spalle autocommiserazioni e sfighe, si sta tramutando in forza Non ci sentiamo precari/e: lo siamo. Noi siamo precari e precarie, lavoratori e lavoratrici, uomini e donne, migranti e nativi. E siamo i piu’ incazzati Intanto su un balcone, in via Torino, appare una scritta: “Migranti abbiamo bisogno di voi, non lasciateci soli con gli italiani”. E dal camion rispondono le voci, al microfono, dei latinoamericani, dei magrebini, dei senegalesi, stanchi di veder appiattita la loro esistenza sul lavoro, ricchezza vitale di uomini e donne che non solo viene disconosciuta ma addirittura si trasforma in problema per una sx che ha smarrito il senso di se’ e a cui restano solo le politiche securitarie della dx.
….dal carro dei giornalisti precari di City of Gods vanno in onda i collegamenti in diretta/differita con le Mayday di Aachen, dove Sarkozy e Merkel vengono ricoperti di fischi; con i migranti di San Francisco e Washington; con le Euromayday sparse per tutta Europa, da Lisbona a Maribor. Ci si collega con Pomigliano d’Arco, dove ci si oppone alla deportazione di 316 “operai e precari” e con Roma dove precari e migranti hanno occupato un’ex sede del messaggero proprieta’ di Caltagirone.Una partecipazione, quest’anno, che non solo e’ cresciuta numericamente e si e’ allargata a nuovi soggetti precari, ma e’ maturata, si e’ fatta piu’ analitica, condivisa e rivendicativa. I giornali ovviamente non scrivono nulla sul perche’ della MayDay, sui suoi contenuti e sulle decine e decine di migliaia di uomini e donne che l’hanno attraversata.
…Il vandalismo per noi nono sono le scritte sui muri ma l’Expo, un mostro di precarieta’ e distruzione degli spazi pubblici di Milano. Cementificazioni, infrastrutture immense
che “utili” per poco diventeranno un attimo dopo cattedrali nel deserto. Si stanno abbattendo ora le brutture di Italia90. L’Expo attirera’ investimenti miliardari che per noi che viviamo qua in basso, nel mondo di sotto, si tradurranno in contratti precari, per i fortunati, in lavoro nero, per tutti gli altri addetti alla costruzione della metropoli vetrina
del 2015. Non lamentatevi delle scritte sui muri voi che sfregiate l’anima di una citta’ ! Nel silenzio assordante della politica che si ricorda della precarieta’ solo in campagna elettorale, i precari della EuroMayDay 008 mandano a dire che possono fare da se’. Non hanno solo cuore ma idee, creativita’, capacita’ comunicativa ma anche proposte sul reddito, sul welfare, la casa, l’ambiente.
Mentre la sx dei partiti e dei sindacati confederali si lamenta, e s’allontana dal paese reale, la Mayday s’incammina per darsi continuita’ e stringere nuove complicita’ precarie .
Da RK
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E la figurina del papa? Non c’e’.
C’e’, primo, il Dalai Lama.
C’e’ persino un patriarca ortodosso.
E Raztinger?
Non c’e’.
E se trovo la figurina, la butto?
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Sauro manda:
Povera Patria
Pino De Luca
Il Times ha stilato la classifica delle 100 persone piu’ influenti del mondo. Scarseggiano gli italiani. Come potrebbe essere altrimenti, visto che il nostro e’ un paese dove domina la (sub)cultura del reality show e dell’informazione-pettegolezzo?
Oggi …democrazia e globalizzazione hanno reso il Globo piu’ popoloso e meno impressionabile alle mancanze. Ma i giornali anglosassoni sono inclini alle gerarchie fatue. Insieme alla classifica delle coppie sportive piu’ sexy, degli scandali sportivi piu’ famosi, dei pescatori che lanciano piu’ lontano, dei bevitori di birra e dei mangiatori di pizza, ecco quella delle 100 persone piu’ influenti del mondo, autore il Times.
….ma non c’e’ il Papa e non ci sono italiani.
A parte che una italiana c’e’ ed e’ Sonia MAINO GANDHI, leader del Partito del Congresso dell’India. Non mi sembra cosi’ strano che il Times ci ignori, mi sembra addirittura naturale.
Veniamo al buon Jo Ratzinger, in arte Benedetto XVI. Ancora non ha avuto il tempo per affermarsi a parte alcune discutibili scritture su questioni erotico-sessuali e sui rapporti interpersonali. Poco o nulla sulle guerre, sulla corruzione, sulle poverta’, sulle mafie…per ora deve risolvere un sacco di problemi interni, tipo i rimborsi da pagare per i preti pedofili, per il resto questo Papa sembra abbastanza ininfluente. Anche i suoi vescovi danno l’impressione di considerarlo abbastanza poco.
L’Italia, sempre piu’ moscia, sono anni che prova a dare la sua immagine migliore con risultati scadenti: mandiamo soldati ovunque ma non veniamo a capo di nulla, qualcuno eroicamente ci lascia la pelle ed il resto del Paese fa finta di piangere un giorno, per poi pensare a cosa ci si puo’ ricavare. Quando lasciamo ai privati l’iniziativa, capita di rado che portiamo a casa qualcosa: efficienza solo nelle stragi di mafia, nel traffico di armi, di stupefacenti, di immondizia. L’unica cosa che siamo riusciti a cavare ultimamente e’ l’EXPO a Milano, ma il giorno dopo abbiamo cominciato a litigare. Lo sport preferito e’ che se va bene e’ merito mio e se va male e’ colpa altrui. E gli scribi riportano e colorano lo starnazzar da cortile di oche, tacchini, pavoni e lo squittio dei conigli. I professionisti dell’informazione in Italia non sono certo “vergin di servo encomio”!
L’Homo Anononimus che mi scrive lancia sfide: “fai i nomi se hai coraggio”, mi dice, ventilando ipotesi di codardia e certificando la propria vilta’. Stavolta lo rendo contento, ma non con i nomi, bastano i cognomi. Ab Exemplum. Masotti inviato del TG2 in Gran Bretagna. Ogni giorno si smandibola slinguando i reali d’Inghilterra e raccontando le avventure di principesse e principini alle prese con storie di droga e di alcool e conseguenti eccessi sessuali di vari natura, e il suo direttore, Mazza, ce li ammannisce ottenendo via etere quello che un tempo provocavano equine dosi di bromuro.
Prendete Riotta, Direttore del TG1, personaggio che ha attraversato l’intero quadro della servitu’ politica rimanendo cerebralmente intonso, l’assoluta assenza di idee ha impedito che fossero influenzate. La sua logica e’ stringente: e’ troppo faticoso elaborare un pensiero, se si assume quello dominante abbiamo garantito il posto e lo stipendio.
Prendete Petruccioli, Presidente della RAI. Ha trascorso la sua vita terrena dimostrando che la specializzazione e’ essenziale. Possiede da sempre un unico neurone assolutamente monocorde. Il neurone ha imparato benissimo solo una cosa: l’AIDS non si prende leccando il culo, ma se il culo e’ quello giusto si prende un eccellente stipendio e tanti privilegi.
Questi signori sono a carico nostro, del popolo appassionato di voyerismo fiscale, che si appassiona spiando le vergogne altrui e mentalmente misurandole con le proprie e invocando il garante della privacy quando, vergognandosi, si sente osservato. Ha fatto bene Visco a pubblicare i dati fiscali degli italiani su internet, e spero che presto vengano resi noti anche i consumi di Viagra e Cialis di ogni ultracinquantenne e quanto in ogni famiglia si investe in biancheria sexy.
Queste sono le informazioni importanti per fare dell’Italia un grande Paese. A chi volete che interessi che nel dipartimento di Chimica dell’Universita’ di Bari e’ stato messo a punto il primo Transistor organico? Figuriamoci poi di sapere a che serve? Che ci importa sapere che il videotelefono olografico (ovvero a 3 dimensioni) e’ nato a Foggia ma la NOKIA si e’ portata a casa gli inventori? E’ forse importante che l’italiano medio sappia che a Capo d’Orlando (ME) sta per andare a termine la sperimentazione per il Total House waste Recycling (THOR) tecnologia tutta italiana (CNR) per la risoluzione del problema dei rifiuti domestici, che costa due soldi e rende obsoleti e senza senso gli inceneritori, ed evita anche di mettersi a casa i cento contenitori per arancio, mela, pera, nespola e limone e che prima o poi dovranno essere smaltiti?
Speriamo che presto ci sia qualcuno che ci racconti come e’ andata a finire la vicenda di Fabrizio Corona e, soprattutto, come andra’ a finire il Grande Fratello. Vedrete come saliremo in classifica!
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’e’ il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.(Battiato)
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