“L'uomo che pensa e’ un rischio per ogni regime”
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Viviana Vivarelli
Possiamo definire il fascismo come un regime totalitario di massa, in cui la sovranita’ popolare e’ stata espropriata e non si manifesta piu’ ne’ col sistema elettorale (che si riduce ad atto rituale senza effettiva scelta dei candidati o garanzia da brogli), ne’ con strumenti di democrazia diretta come il referendum. La societa’ civile non ha piu’ modo di pronunziarsi contro il potere e di esercitare una funzione di controllo, scelta o limite, cosi’ che i vertici esercitano un potere assoluto senza ricambio o responsabilita’ penale o politica, costituendo una casta fissa a parte, dotata di privilegi e impunita’, il cui potere non ha piu’ alcun contrappeso in altre istituzioni dello Stato come Parlamento o Magistratura, mentre i mezzi di comunicazione sono coartati e si piegano ad una censura autoindotta o eteroindotta che falsa l'informazione e inibisce la critica
In un regime fascista o pre-fascista non solo il potere elimina qualunque dialettica politica interna ed esterna, ma agisce con intimidazione e violenza sulle piazze o ricatta chi lavora o plagia i sindacati fino alla loro estinzione
La casta dominante e’ espressione dell'alta borghesia e del capitale e porta avanti un neoliberismo esasperato che annienta i diritti dei lavoratori e le loro sicurezze economiche e rispetta le garanzie e i diritti solo di chi comanda, nella distruzione dello stato sociale.
Ogni fascismo e’ appoggiato dalla Chiesa piu’ reazionaria, prevarica le liberta’ fondamentali del cittadino, fa scomparire i partiti o moltiplicandoli formalmente fino all'impotenza ma assorbendoli in una linea dominante con 2 partiti apparentemente distinti ma di programma simile che fingono uno scontro elettorale mentre si autosostengono. Ogni fascismo si accompagna alla guerra come strumento di attivita’ politica ed economica e a un rafforzamento deciso della spesa in armi per interventi militari in paesi terzi.
Ora qualcuno puo’ anche credere che in Italia questo non stia avvenendo, ma i fatti provano il contrario.
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Nelle 278 pagine del programma di Prodi la parola pace non compare nemmeno una volta.
Invece viene detto: “Reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitu’ militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitu’ militari, coinvolgendo l’Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali”.
Ma le servitu’ militari non sono state ridefinite, le spese militari sono state aumentate fino a 23 miliardi di euro, e’ stata riconfermata la base americana di Vicenza che con Sigonella e Camp Derby costituira’ il triangolo strategico statunitense di caccia e bombe nucleari dall’Europa contro il medio Oriente, e’ stata riconfermata la missione afgana ed e’ stata iniziata quella libanese.
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Il Comitato promotore nazionale della Legge di Iniziativa Popolare sui trattati internazionali, basi e servitu’ militari propone
10 - 17 MARZO 2008
SETTIMANA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA
RILANCIAMO IN TUTTO IL PAESE LA RACCOLTA FIRME SULLA LEGGE CONTRO ACCORDI MILITARI, BASI E SERVITU' MILITARI
Il recente decreto "milleproroghe", giustamente definito di guerra, pare abbia messo una pietra tombale sull'argomento. Di missioni militari, delle enormi spese per il sistema militare - industriale italiano, del ruolo centrale giocato dalla diplomazia italiana nel processo di secessione del Kosovo dalla Serbia, della situazione esplosiva in Libano, della guerra in Afghanistan e Iraq non v'e’ traccia nella campagna elettorale in corso.
L'ultimo decreto-legge di un governo morto servira’ a produrre altra morte. Il Parlamento con voto bipartisan ha varato il rinnovo delle truppe in tutte le missioni militari e relativo finanziamento. Solo 50 parlamentari hanno votato contro ma non sara’ facile far dimenticare al loro elettorato 20 mesi di scelte belliciste ed aggressive che hanno
trasformato la nostra penisola in un avamposto della guerra infinita e la nostra economia in un apparato bellico industriale foraggiato dall'enorme aumento delle spese militari.
Il decreto milleproroghe, votato il 20 febbraio alla Camera e nei prossimi giorni al Senato prevede:
279 milioni di € per l'operazione UNIFIL in Libano
18 milioni per l'operazione EUROMARFOR per le navi da guerra di fronte al Libano
337 milioni per le truppe in Afghanistan
94 milioni per gli aiuti "umanitari” portati dalle truppe italiane nei vari fronti di guerra
8 milioni per la proroga della partecipazione di personale militare impiegato in Iraq in attivita’ di consulenza, formazione e addestramento delle Forze armate e di polizia irachene.
L'ultima voce di spesa - oltre 8 milioni di euro - ci ricorda il coinvolgimento diretto dell'Italia anche nel massacro iracheno, nonostante la strombazzata decisione di "ritiro" ad inizio legislatura. Militari italiani addestrano un esercito, quello iracheno, notoriamente coinvolto in massacri, torture, operazioni di pulizia etnica contro sunniti e palestinesi.
L'attuale muro di silenzio bipartisan su guerre di aggressioni ed occupazioni militari e’ indicativo della cattiva coscienza di tutte le forze politiche sul tema.
In politica estera esiste un tacito accordo tra tutte le forze politiche di centro destra e di centro sinistra. La guerra non e’ tema di campagna elettorale. Perche’ parlarne ai potenziali elettori?
Per rompere questo muro di complice silenzio promuoveremo dal 10 al 17 marzo (anniversario dell'aggressione all'Iraq) una "SETTIMANA CONTRO LA GUERRA", durante la quale sollecitiamo tutte le realta’ coinvolte nella raccolta firme sulla Legge di Iniziativa Popolare sui trattati internazionali, basi e servitu’ militari a scendere in piazza con
banchetti, iniziative, dibattiti, volantinaggi ecc.
L'obiettivo e’ quello delle 20.000 firme in 7 giorni, che ci permetteranno di fare un balzo in avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo di PORTARE NEL NUOVO PARLAMENTO LA LOTTA CONTRO LA GUERRA.
Ci auspichiamo che la proposta della "SETTIMANA CONTRO LA GUERRA" venga
raccolta da tutto il movimento italiano, da coloro che in questi anni hanno mantenuto salda la barra sulla parola d'ordine del "NO ALLA GUERRA SENZA SE E SENZA MA"
Pretendiamo che si affronti in questa campagna elettorale omologata sull'ipotesi bipolarista il tema del NO ALLA GUERRA , ALLE SUE BASI, ALLE SPESE MILITARI ED ALLE MISSIONI MILITARI ALL'ESTERO
Il Comitato promotore nazionale della Legge di Iniziativa Popolare sui trattati internazionali, basi e servitu’ militari
/legge-basi@googlegroups.com
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Da peacelink
Veltroni scrive alla Tavola della pace
in questi anni la Tavola della Pace ha saputo trovare nelle contraddizioni e nelle pieghe della societa’ il bisogno senza voce di giustizia e diritti ed ha suggerito il confronto per rispondere al conflitto, il dialogo per superare lo scontro.
Per tutto questo a voi e alla Tavola della Pace rivolgo la mia stima e la mia gratitudine per il lavoro che portate avanti, come ebbi a dirvi nel nostro incontro in Campidoglio lo scorso settembre.
Accolgo la sollecitazione che viene dalla vostra lettera, che ieri avete discusso nel vostro seminario con Lapo Pistelli, e condivido l'appello ad un rinnovato impegno della politica per la pace. L'urto cieco delle opinioni non trova altro modo per esprimersi se non la violenza. Ecco perche’ la "comunita’ aperta" che sognava Aldo Capitini non e’ soltanto possibile, ma e’ urgente.
Io credo che il nodo cruciale del nostro secolo sia lo scontro non tra civilta’, ma tra tolleranza e fanatismo. E questo e’ vero per le grandi tensioni che attraversano il mondo come anche per le vicende gridate del nostro Paese: spesso la distanza incolmabile non e’ tanto tra chi e’ portatore di questa o quella identita’, ma tra chi sceglie di stare in trincea e chi discute, tra chi ha messo l'elmetto e chi cerca sintesi virtuose. Amos Oz scrive che il compromesso e’ considerato da alcuni come una mancanza di dirittura morale, ma che nel suo mondo - quella parte di mondo segnata da troppe cicatrici aperte che anche in queste ore continuano a sanguinare - la parola compromesso e’ sinonimo di vita. L'impegno per la pace se non vuole restare enunciazione parte da queste considerazioni. E cosi’ e’ per l'impegno che la politica deve prendere nei confronti delle donne e degli uomini che aspirano a vivere serenamente.
Avete fatto bene in questi anni a richiamare piu’ volte al realismo, avete fato bene a pretendere piu’ della retorica e chiedere una politica che abbia forza. Ma per dimostrare di essere forte la politica deve ritrovare la propria credibilita’. E sono convinto che per essere credibile la politica deve farsi carico di responsabilita’ che non restino eluse. Non e’ una posizione di comodo: il ritiro dei nostri militari dall'Iraq, la battaglia per la moratoria della pena di morte e l'impegno di pace in Medio Oriente sono ad esempio tra le responsabilita’ che il centrosinistra al governo ha scelto di assumersi e che oggi noi rivendichiamo con orgoglio.
Abbiamo dimostrato di credere che l'impegno per la pace si dimostra con il coraggio delle proprie scelte, incontrando accordi e disaccordi. Ma nuovi fronti si aprono ogni giorno, dal Darfur al Kenya, dalla Somalia ai Balcani, e la politica non puo’ e non deve restare cieca e sorda. Vedete, anche in questa campagna elettorale che mi porta in giro per il Paese ad incontrare le straordinarie risorse e gli entusiasmi sinceri dell'Italia, non stiamo eludendo questi temi. E vedo una comunita’ che non vuole restarsene chiusa in se stessa, ma che si interessa, che si vuole occupare della societa’ e del mondo in cui vive.
La politica deve parlare a questa comunita’ con chiarezza, deve ascoltare e poi deve saper offire risposte ma anche partecipazione. Non possiamo sottrarci: fin dalla sua nascita il Partito Democratico si e’ proposto come offerta di partecipazione ed oggi con il contributo di tutte e tutti e’ pronto a dare risposte efficaci a chi pone una domanda di futuro per se’ e per gli altri.
Il movimento per la pace deve continuare a far sentire la propria voce. Deve continuare a marciare da Perugia ad Assisi e anche noi lo faremo come abbiamo fatto in questi anni. Verso chi ci pone domande sulla pace e la giustizia, verso chi chiede risorse per i diritti umani e la lotta alla poverta’, l'impegno del Partito Democratico comincia camminando insieme fino ad Assisi e proseguira’ nella pratica politica, nella volonta’ sincera di superare l'abitudine al litigio della politica italiana per affrontare con serieta’ le questioni reali che interessano davvero la nostra societa’.
Con affetto
Walter Veltroni
Dopo lo scambio di lettere tra Veltroni e la "Tavola della Pace" l'associazione PeaceLink presenta il conto e chiede impegni concreti:
riduzione delle spese militari, iniziative di "peacekeeping" realizzate da civili non armati, diritto all'obiezione fiscale, promozione della cooperazione internazionale.
Nel testo della lettera indirizzata a Veltroni l'Associazione Peacelink solleva alcuni nodi cruciali sulla direzione che il candidato del PD intende dare al suo programma politico.
"In che modo le tue 'politiche di Pace' si distingueranno dall'agenda politica degli altri partiti? - chiede PeaceLink - Per la riduzione delle spese militari? Finora anche i governi di centrosinistra le hanno aumentate. Per la riconversione dell'industria bellica e il blocco del commercio di armi verso paesi che violano i diritti umani?
Improbabile, visto che Romano Prodi ha dichiarato a nome dell'Italia di voler rompere l'embargo con la Cina. Allora, caro Walter, quali sono le politiche di pace che hai in mente? Che cosa 'si puo' fare' per far valere il diritto internazionale in un mondo che cerca
giustizia con le armi?"
Peacelink e' una associazione di volontariato dell' informazione che dal 1992 offre una alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi. PeaceLink collabora con associazioni di volontariato, insegnanti, educatori ed operatori sociali che si
occupano di Pace, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi, rispetto dell'ambiente e liberta' di espressione. Tutti i volontari di PeaceLink svolgono il loro lavoro a titolo puramente gratuito, per dare voce a chi non ha voce.
Per maggiori informazioni:
Associazione PeaceLink
www.peacelink.it
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http://www.peacelink.it/editoriale/a/25328.html
Caro Veltroni,
Mi chiamo Carlo Gubitosa, e faccio parte dell'associazione PeaceLink ( www.peacelink.it), una delle tante realta' associative che danno il proprio contributo a quella significativa esperienza di aggregazione culturale, politica e sociale che prende il nome di "Tavola della
Pace".
Nella lettera che hai indirizzato il primo marzo ai responsabili della "Tavola" e' contenuta una frase molto incoraggiante: "condivido l'appello ad un rinnovato impegno della politica per la pace".
Non sono sicuro di aver capito bene la natura dell'impegno a cui ti riferisci, ma le tue parole mi fanno sperare che tu sia favorevole al fatto che le truppe italiane presenti all'estero in zone di guerra vadano sostituite (o quantomeno affiancate) da corpi civili di pace in zone di conflitto, per prevenire l'innescarsi di spirali di violenza prima che i conflitti latenti degenerino in scontri armati.
Se la mia speranza corrisponde al vero, mi piacerebbe sapere da te quali iniziative concrete hai intenzione di intraprendere per fare in modo che nessun soldato italiano debba mai piu' uccidere o morire fuori dal territorio nazionale, e al tempo stesso quali sono le tue proposte a sostegno della sperimentazione di iniziative di Difesa Popolare Nonviolenta nell'ambito del Servizio Civile Nazionale.
Sai meglio di me che il 18 febbraio 2004 un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha istituito un Comitato di consulenza per la Difesa Civile non armata e nonviolenta, e quindi sarebbe opportuno cominciare a far fruttare concretamente il denaro pubblico investito in questa iniziativa, passando dalla fase del dibattito all'avvio di
iniziative concrete e tangibili. Iniziative che sarebbero pionieristiche piu' che sperimentali, e trasformerebbero l'Italia nel paese piu' avanzato del mondo in materia di risoluzione non armata e nonviolenta dei conflitti. Questo potrebbe giovare anche alla vita accademica e scientifica del Paese, perche' tutto il mondo sarebbe costretto a guardare all'Italia e alle sue iniziative per cercare di capire e risolvere quelle situazioni che non possono essere risolte con un invio di truppe armate.
Tu parli dell'urgenza di costruire una "Comunita' Aperta" facendo riferimento ad Aldo Capitini, ma Capitini sognava anche una "religione aperta". Mi piacerebbe sapere come pensi di conciliare con l'esigenza di aprirsi ad altre religioni e culture, sempre piu' presenti nel territorio italiano, con la presenza nel Partito Democratico di una significativa componente che non e' "solo" cristiana o cattolica, come possono esserlo le comunita' cristiane di Base o gli scout dell'Agesci, da sempre portatori di una cultura di Pace.
Mi riferisco a quei parlamentari ed esponenti del PD chiaramente ed apertamente ortodossi con la visione della societa' e dei rapporti tra lo stato e i cittadini promossa da quelle gerarchie ecclesiastiche del Vaticano che hanno scelto di affidare il generale Augusto Pinochet al giudizio insondabile di Dio con un funerale religioso, ma hanno
condannato Piergiorgio Welby, al giudizio sprezzante degli uomini di chiesa rifiutando alla sua famiglia qualunque tipo di cerimonia. Come pensi di mantenere di fronte a queste posizioni, che hanno avuto una risonanza profonda in Parlamento e nel tuo partito, quella tolleranza e quella apertura al dialogo interreligioso che hanno segnato tutto il percorso umano, intellettuale e filosofico di Aldo Capitini?
Nella tua lettera hai fatto riferimento ad Amos Oz nell'affermare che "la parola compromesso e' sinonimo di vita". Un concetto ripreso anche da Mohandas Gandhi nell'affermare che "E' proprio la mia insistenza sulla verita' che mi ha portato ad apprezzare la bellezza del compromesso". Gandhi aggiungeva che "Sono essenzialmente un uomo incline al compromesso perche' non sono mai sicuro di essere nel vero", ma i suoi dubbi e la sua accettazione del compromesso non gli hanno impedito di affermare, ad esempio, che "la democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche, e' una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al piu' e' un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo. Perche' oggi vi e' la guerra, se non per la brama di spartizione delle spoglie del mondo?"
Questo e' quello che scriveva Gandhi, un uomo sempre in dubbio e che apprezzava i compromessi, il 18 maggio 1940. Ma nel frattempo le cose sono cambiate, le guerre non le fanno piu' i nazisti, ma i partiti democratici come quello di Clinton, e tu hai ricoperto ruoli di responsabilita' in un partito "democratico di sinistra" che nel 1999 ha appoggiato quella che e' stata definita una "guerra umanitaria".
Per questo motivo vorrei chiederti di attualizzare il pensiero di Gandhi del 1940 spiegandomi se tu oggi pensi che le guerre, umanitarie o meno, si facciano o si possano fare per altre ragioni piu' nobili e meritorie di quella "brama di spartizione delle spoglie del mondo" denunciata da Gandhi. In caso di risposta affermativa mi piacerebbe sapere da te quali sono le guerre giuste di cui tu sei a conoscenza, e quali sono stati i loro effetti positivi.
Nella tua lettera hai affermato che "il ritiro dei nostri militari dall'Iraq, la battaglia per la moratoria della pena di morte e l'impegno di pace in Medio Oriente sono ad esempio tra le
responsabilita' che il centrosinistra al governo ha scelto di assumersi e che oggi noi rivendichiamo con orgoglio".
Ti chiedo quindi se pensi che per il nostro paese sarebbe un orgoglio o una vergogna favorire nelle zone di conflitto una presenza civile non armata e nonviolenta orientata alla cooperazione per lo sviluppo umano, che potrebbe rimpiazzare la presenza militare e armata di soldati italiani in Afghanistan, Albania, Bosnia Erzegovina, Congo, Egitto, Macedonia, Cisgiordania (Hebron), India, Pakistan, Kosovo, Libano, Malta, Marocco, Repubblica di Cipro, Somalia e Sudan.
Questo elenco di paesi e' quello che compare sul sito del Ministero della Difesa alla voce "Operazioni in atto". Non credi che possa essere piu' utile alla causa della pace se questi soldi (e sono tanti) comparissero nel bilancio del Ministero degli Esteri alla voce
"Iniziative di cooperazione internazionale"?
Se non sei d'accordo con la visione del "peacekeeping" che ho illustrato finora, potresti spiegarmi in che modo le tue "politiche di Pace" si distingueranno dall'agenda politica degli altri partiti? Per la riduzione delle spese militari? Non credo, visto che finora anche i
governi di centrosinistra le hanno aumentate. Per la riconversione dell'industria bellica e il blocco del commercio di armi verso paesi che violano i diritti umani? Improbabile, visto che Romano Prodi ha dichiarato di voler rompere l'embargo con la Cina per consentire di
vendere anche a loro armi europee, e nel frattempo tutti i progetti e le agenzie di riconversione delle nostre industrie belliche sono ormai coperti da strati decennali di polvere. Allora, caro Walter, quali sono le politiche di pace che hai in mente? Che cosa "si puo' fare" per far valere il diritto internazionale in un mondo che cerca giustizia con le armi?
Nella tua lettera alla Tavola della Pace hai scritto che "La politica deve parlare a questa comunita' con chiarezza, deve ascoltare e poi deve saper offire risposte". La cosa mi fa piacere, perche' questa affermazione mi fa sperare che queste ed altre domande cruciali, da sempre nell'agenda dei movimenti per la pace, possano trovare finalmente una risposta.
Il fatto che i nodi critici delle politiche di pace siano stati elusi da sempre nelle stanze dei partiti non e' una semplice impressione: per rendersene conto basta leggere quello che ho scritto il 14 dicembre 1999, quando anche il tuo collega di partito Massimo D'Alema ha voluto incontrare i responsabili della Tavola della Pace a pochi mesi dalla conclusione della "guerra umanitaria" della NATO. Queste richieste, che non sono mie invenzioni, ma aspirazioni comuni a tutti gli amici della nonviolenza, non sono state solo disattese, ma
sistematicamente cancellate dal dibattito e dall'agenda politica dei partiti. Mi auguro che tu possa fare di meglio.
Ecco qui, caro Walter, alcune delle richieste che i pacifisti e gli amici della nonviolenza gridano al vento da piu' di un decennio. Ti assicuro che tutto questo "si puo' fare", ed e' un ragionevole compromesso tra i tempi lunghi della politica e la fretta di chi sogna un mondo che trova il coraggio necessario per abolire gli eserciti (cosi' come hanno gia' fatto il Costa Rica e molti altri paesi) per vincere con le armi dello sviluppo umano la guerra della fame che uccide 30mila persone al giorno.
Quello che abbiamo chiesto a D'Alema e che chiediamo anche a te e' molto semplice:
- Che venga destinata una quota pari allo 0,7% del PIL ad iniziative di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo dei paesi impoveriti, cosi' come e' previsto dal capitolo 33 dell'Agenda 21, il programma d'azione per lo sviluppo umano e ambientale concordato dalle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro in occasione del "Vertice della Terra". Tra i 170 paesi firmatari dell'"Agenda 21" c'e' anche l'Italia, che non ha mai raggiunto il tetto minimo fissato a Rio.
- Che il governo italiano legalizzi e tuteli il diritto di obiezione di coscienza alle spese militari, con forme di opzione fiscale che consentano ai cittadini di scegliere se finanziare attraverso le imposte la difesa armata o la difesa non armata. Un impegno in tal senso e' gia' stato assunto dal governo italiano il 14 aprile '98.
Ricordi, Walter? All'epoca tu eri vicepresidente del consiglio, ed e' stata approvata una raccomandazione con cui il governo (e quindi anche tu) si e' impegnato a "studiare forme per rendere possibile ai cittadini contribuenti, analogamente a quanto previsto per i cittadini sottoposti all'obbligo di leva, il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza, prevedendo forme di finanziamento al servizio civile e alla difesa non armata e nonviolenta previsto dalla nuova legge sull'obiezione di coscienza".
- Che nei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado vengano inserite delle attivita' di educazione alla Pace e alla Nonviolenza, in ottemperanza ad una risoluzione approvata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 novembre 1998, e ignorata da tutti i governi italiani che si sono succeduti a partire da allora. In questa risoluzione il decennio che va dal 2001 al 2010 e' stato proclamato "Decennio internazionale per la Cultura della Pace e della Nonviolenza per i bambini del mondo".
- Che si dia reale attuazione ad una attivita' continuativa e capillare di monitoraggio e di controllo del commercio, della produzione e dell'esportazione delle armi prodotte in Italia e che, in piena ottemperanza alla legge 185/90, non vengano vendute armi ai regimi che violano i diritti umani (es. Colombia, Cina, Turchia, Indonesia).
- Che venga data piena attuazione alla legge 230/98, con riferimento particolare all'articolo 8 della legge, in base al quale l'Ufficio nazionale per il servizio civile, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha l'impegno di "predisporre, d'intesa con il
Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta".
- Che venga rispettata la raccomandazione accolta dalla Camera dei Deputati il 14 aprile 1998, con la quale il governo si e' impegnato "a studiare forme atte alla creazione ed alla formazione operativa di un contingente italiano di caschi bianchi" da mettere a disposizione dell'ONU, un contingente che "potrebbe essere costituito anche da obiettori che lo richiedano".
- Sarebbe inoltre auspicabile la creazione di una commissione permanente di consulta tra il governo e i rappresentanti di tutte le organizzazioni e i movimenti per la Pace, con il compito di verificare l'attuazione di questi impegni nazionali ed internazionali, stabiliti
sulla carta gia' da diversi anni e mai tradotti in azioni concrete.
Quando nel 1999 ho rivolto (invano) queste stesse richieste al tuo amico, compagno e collega Massimo D'Alema, ho dimostrato conti alla mano che tutto questo si poteva fare: all'epoca sarebbe bastato dirottare sulle politiche di pace il costo di costruzione della
portaerei Luigi Einaudi, stimato in 3.500-4.000 miliardi di vecchie lire.
Caro Walter, oggi quei soldi sono gia' spariti nelle sabbie mobili di varie leggi finanziarie, ma sono convinto che tu non abbia bisogno di questi suggerimenti contabili per passare all'azione. Ti basta sfogliare un attimo il bilancio della spesa militare italiana per scoprire tanti soldi che potrebbero essere spesi meglio, una quantita' spropositata di risorse che ti faranno saltare dalla sedia pensando alle politiche di pace che ti ho illustrato in questa lettera, per gridare con entusiasmo "si puo' fare !!!"
In attesa di una tua gentile risposta, colgo l'occasione per porgerti i miei piu' cordiali saluti.
Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink
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Base USA in Kosovo? Per la Tv italiana non esiste
Paolo De Gregorio
-Kosovo indipendente? Giudicate voi la ennesima provocazione Usa contro l’Europa.
Camp Bond Steel, in Kosovo, e’ forse la piu’ grande base militare americana in Europa, nei pressi del confine macedone, 500 ettari con un perimetro di 14 km, attraversata da 25 km di strade, 5000 soldati e grandi segreti sulle armi dispiegate.
La dichiarazione di indipendenza dalla Serbia parte da questa base, dal peso militare che gli USA mettono nella politica, lo stesso che usano in tutto il mondo, prepotenze e fatti compiuti, fregandosene degli interessi e delle opinioni degli europei.
Vorrei sapere perche’ gli europei, malgrado siano enormemente danneggiati dalle tensioni che gli americani stanno accuratamente creando con la Russia e dalla loro tradizionale politica aggressiva in Medio Oriente, continuino a considerare “alleata” una potenza che agisce spudoratamente contro la Unione Europea, la occupa militarmente, e pretende ancora di far esistere la Nato con la risibile motivazione che ci deve difendere dal “nemico”.
In questi giorni di campagna elettorale si parla di aborto, a freddo e in presenza di una diminuzione degli aborti praticati, e non entra nel dibattito il problema Kosovo ne’ quello dell’autonomia dell’Europa, dove la decisione di aprire nuove basi militari Usa non viene decisa dal Consiglio europeo, ma dai singoli Stati, come se la cosa non riguardasse l’Europa nel suo insieme.
Perche’ non parliamo invece di dare il potere di decidere ai cittadini europei chiedendo loro, tramite referendum, se desiderano basi USA e NATO nel territorio europeo o preferiscono difendersi da soli, soprattutto con una politica estera di pace e una integrazione economica con la Russia e il Medio Oriente?
Gli Usa sono nostri nemici, sanno benissimo che l’Europa e’ in grado di produrre qualsiasi manufatto, anche di altissima tecnologia, non ha bisogno del dollaro, al contrario e’ l’Euro la moneta piu’ forte del mondo ed e’ una delle cause della decadenza della moneta americana. Sanno benissimo che la pace e’ la condizione migliore per lo sviluppo della nostra area geopolitica, Russia, Mediterraneo, Medio Oriente, da dove sarebbero esclusi solo se si praticasse il “libero mercato”.
I nostri “alleati” sono dei colonialisti che vogliono comandare in tutto il mondo, non accettano che vi sia un mondo multipolare dove ognuno comanda solo a casa sua, e cercano di imporre questa egemonia con la forza e non con la democrazia.
-Propongo assistenza parzialmente gratuita a coloro che pensano che l’America e’ una nazione democratica e che a noi conviene essere suoi sudditi.
-Registro, da parte di quella che viene definita “cosa rossa”, e da parte dei pacifisti, un silenzio imbarazzante su questi temi, come se Usa e Nato avessero una qualche legittimita’ a comandare a casa nostra, e imporci le prossime guerre (il compagno D’Alema non si e’ vergognato di obbedire agli Usa bombardando la Serbia insieme a loro).
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Da bellaciao.org
Afghanistan: rinforzi italiani per combattere
Per soddisfare le pressanti richieste della Nato, il Comando operativo interforze (Coi) dello Stato maggiore della Difesa ha deciso che l’Italia inviera’ in Afghanistan nuove truppe da combattimento per rafforzare il dispositivo di difesa nelle sguarnite province occidentali, dove ad oggi sono schierati con funzioni ‘combat’ solo 450 soldati Nato: circa 250 fanti della Forza di reazione rapida (una compagnia e mezzo italiana e una compagnia spagnola) e circa 200 uomini delle forze speciali italiane (la Task Force 45 impegnata nell’operazione Sarissa).
Un ‘Battle Group’ italiano. L’offerta – che verra’ presentata al meeting informale dei ministri della Difesa dell’Alleanza che si terra’ a Vilnius, in Lituania, il 7 e 8 febbraio, ma che sara’ annunciata solo al vertice Nato di Bucarest, in Romania, il 2-4 aprile – prevede l’invio di almeno altre due compagnie di fanteria (2-300 uomini) che consentiranno la trasformazione della ‘Quick Reaction Force’ in un ‘Battle Group’ forte di circa cinquecento soldati impiegabili in combattimento. La Spagna pare non inviera’ alcun rinforzo. Dopo l’invio lo scorso dicembre di altri 250 alpini a Kabul, l’arrivo dei nuovi fanti – previsto per la primavera – porterebbe il contingente italiano in Afghanistan a quasi 3mila uomini, ben oltre il tetto massimo di 2.160 uomini autorizzato dal Parlamento. Limite sforato gia’ oggi, con la presenza di circa 2.600 uomini.
Gaiani: “La notizia e’ certa”. La notizia del piano di invio di rinforzi in Afghanistan, trapelata nei giorni scorsi, e’ stata subito smentita dallo Stato maggiore della Difesa, con un comunicato che parla di “normali avvicendamenti di reparti” escludendo “variazioni quantitative della consistenza del contingente nazionale”. Quantitative no, ma qualitative si’. “Non e’ da escludere – spiega a PeaceReporter l’esperto militare Gianandrea Gaiani – che l’invio delle truppe da combattimento venga compensato dal rientro di altri reparti, magari del genio militare che hanno portato a termine i loro lavori, senza quindi aumentare il totale del contingente, come si legge nel comunicato dello Stato maggiore”. “L’invio in primavera di nuove compagnie di fanteria per la creazione di un Battle Group da impiegare in combattimento e’ notizia assolutamente certa – conferma Gaiani – ma la Difesa non vuole divulgarla fino a quando non verra’ ufficializzata in sede Nato, a Bucarest”.
Nazisti brava gente. In questi giorni sta suscitando scalpore anche la pubblicazione di fotografie che mostrano un blindato italiano in Afghanistan, semidistrutto dallo scoppio di una mina. Sulle portiere del mezzo e’ dipinto l’inconfondibile stemma nazista degli Afrika Korps, la divisione tedesca comandata dal generale Rommel che combatte’ in Nordafrica durante la Seconda guerra mondiale. Rispetto allo stemma originale manca solo la svastica, ma non ci sono dubbi sul fatto che la palma sia quella. Le foto, ripubblicate da L’Espresso, erano apparse su un forum del sito Internet di informazione militare, Pagine di Difesa, che pare le abbia pescate da un sito spagnolo. Nonostante i cliche’ sugli “italiani brava gente”, non e’ la prima volta che le nostre truppe in missione all’estero sfoggiano stemmi e simbologie nazi-fasciste: il dovuto rispetto per le vittime dell’attentato di Nassiriya mise in ombra la notizia che nelle camerate della base Libeccio c’erano bandiere della Repubblica fascista di Salo’.
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IL MOSTRO E' USCITO DAL MARE
E i mercanti di pornografia
faccia a faccia ai portatori d'acqua santa
da una parte e dall'altra dello specchio
si sono guardati
ed il boia ha chiamato a raccolta
poliziotti e trafficanti d'eroina
per festeggiare le nozze di Stato
un altro zingaro hanno impiccato
E i bookmakers gli esattori della luce
ci hanno chiesto di avere speranze
solo il tempo di mettere un filo,
attaccare la spina
e poi potremo accomodarci in poltrona
in attesa dell'ultima scossa
e vedremo la’ oltre le inferriate
che l'inverno ha vinto ancora l'estate
Non aspettarti comprensione da lui
son troppi anni che non prende piu’ il tram
lui non ricorda com'e’ fatta una galera
o non c'e’ mai stato
e poi fa finta di litigare con quell'altro
solo quando la telecamera e’ sul rosso
no lui non sente nemmeno l'odore
del tuo bellissimo corpo che muore
Ed i lupi non sono piu’ in montagna
non son tempi da bestie cacciatrici
sono stati divorati dagli agnelli
piu’ tranquilli piu’ umani
piu’ propensi alla vita di gruppo
piu’ felici in folle confuse
assiepate alla curva di Lesmo
per vedere sfrecciare un orgasmo
Gli schedari sono stati puliti
aggiornati da uno del giro
le soffitte le han perquisite
e poi le cantine
mentre in piazza continuava la Festa
si esibiva il cantante di turno
e a un bambino che rubava un biglietto
hanno dato due calci nel petto
Il padrone ha riempito la vasca
si diverte coi suoi paperotti
e si toglie con il detergente
le sue ragnatele
ma qualcuno ha bussato alla porta
ed il vento ora squassa le tende
c'e’ del sangue la’ sulle piastrelle
e sull'acqua galleggia una pelle
Il ventriloquo lascia il fantoccio
la sua pancia non sa piu’ parlare
il fachiro divora spaghetti
e’ finito il digiuno
ed il mostro che e’ uscito dal mare
ha distrutto gli stabilimenti
e la spiaggia ora e’ piena di gente
che sorride vestita di niente
Gianfranco Manfredi - canzone 1976
..
Sandro Martis
Peacelink
Forse non ci facciamo piu’ caso, ed e’ pure peggio, ma siamo in guerra. Ce ne siamo accorti di tanto in tanto, quando, per dirla con Fabrizio de Andre’, "hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere legate strette perche’ sembrassero intere". Dei soldati italiani. Gli altri non contano. Di vecchi e bambini, di donne e di uomini, i civili - come li chiamano,
forse per ridurli a entita’ astratta, forse per distinguerli dagli incivili, che fanno la guerra -, che i soldati si trovano a massacrare piu’ o meno casualmente, non si fa quasi menzione. Sono esseri lontani, di costumi diversi, e sotto sotto, diciamocelo, per una curiosa mistura di maldigerito relativismo culturale e fondamentalismo occidental-cristiano, ci paiono pure
in qualche modo inferiori. In fondo, il loro dolore non e’ meno sopportabile di quello che ha dovuto patire quel pollo succulento che abbiamo divorato a pranzo, e che qualcuno ha ammazzato per noi.
Anche gli afghani o gli iracheni, qualcuno ammazza per noi.
Il capolavoro e’ stato quello di farci accettare supinamente la condizione di guerra perenne. Non ci indigniamo piu’.
Non ci indigniamo piu’ per i massacri.
Almeno finche’ non ci arrivano sotto casa.
Finche’ a morire sono gli altri.
Ci hanno spiegato che c'e’ il terrorismo internazionale.
Ci hanno spiegato che dopo l'11 settembre il mondo non era piu’ lo stesso.
Non che prima non ci fossero guerre e massacri. C'erano. Le guerre venivano combattute in remoti angoli di mondo qualche volta da fazioni o stati foraggiati dall'Occidente, qualche volta per assicurare petrolio o diamanti all'Occidente, qualche volta per consumare armi prodotte in Occidente. O cose del genere.
Non era sempre cosa’. Ma quand'era cosa’, e lo era spesso, le nostre responsabilita’ di occidentali con la pancia piena e gli occhi chiusi diventavano, diventano, ancor meno sopportabili.
In quest'ipotetico Occidente includeremmo l'Unione sovietica di allora, impegnata anch'essa a reperire risorse, e far crescere il suo bacino d'influenza. E per quella pax mafiosa che chiamavamo guerra fredda, per quell'equilibrio costruito sulla paura dell'apocalisse nucleare, i conflitti non si erano mai allontanati dalla dimensione regionale. Non ci toccavano. Altri si scannavano per noi.
Poi a Berlino e’ caduto il muro e a New York le Twin Towers.
L'equilibrio si e’ rotto, e i morti hanno preso a fioccare anche qui.
In questo senso, e solo in questo, il mondo non e’ piu’ lo stesso.
Non diro’, non mi interessa farlo, che "l'11 settembre" sia un complotto ordito da Bush per giustificare cio’ ch'e’ avvenuto dopo. Altri lo dicono.
Non diro’, non mi interessa farlo, che Bin Laden sia anima bella che si batte per difendere gli oppressi. Altri lo dicono. Io non lo so.
L'uno e l'altro - ammesso che il secondo esista e non sia un'invenzione del primo, come il Goldstein di "1984" -, sono facce della stessa medaglia. Medaglia che il demiurgo cesella con pazienza, in un percorso di decenni o secoli, passando attraverso la morte di Dio, o dell'Etica - "Se Dio non c'e’ tutto e’ permesso", (Karamazov) -, il consolidarsi di un utilitarismo rozzo, arraffone, individualista, violento con i deboli, servile coi potenti,
amorale, erede dei colonialismi e dei fascismi, degenerato in quella mutazione antropologica che, nel passaggio dalla cultura contadina, legata alla terra - ai suoi ritmi, lentezza silenzi solidarieta’ -, a quella industriale e postindustriale - velocita’ frastuono competizione alienazione -, ha avuto compimento.
La societa’ dei consumi, della televisione, e l'uomo ad una dimensione.
C'e’ una regia in tutto questo?
Non lo so.
Ma tutto questo e’.
..
"Forse sara’
perche’ la scelta
di andare e’ stata
una scelta di pochi
perche’ per missione di pace
hanno voluto farci intendere
qualcosa che pace non e’
e perche’ la definizione di eroe
e’ stata strautilizzata per avvallare
situazioni che nulla hanno di eroico
che rischiamo di perdere il senso della pieta’
anche quando si dovrebbe
… e si dovrebbe sempre
senza sfruttare il dolore
Paolina Carli
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