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Lettere: MASADA n° 338. 18-7-2006. Migranti e razzismo _CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Friday, 21 July @ 16:04:00 CEST
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L'uomo vero non riesce nemmeno a essere razzista o xenofobo o misogino o nemico a qualunque altro essere umano, perche’ vive nell'universale, appartiene a un'unica patria che e' l'umanita'.
Solo l'uomo parziale, per esistere, ha bisogno di staccarsi dall'altro, negandolo, defraudandolo, schiacciandolo, innalzando attorno a se' barriere e confini.
Ma chi non riesce a immedesimarsi nell'altro non possiede nemmeno se stesso.
O ci salveremo tutti insieme o non si salvera' nessuno.
L'egoismo genera solo la morte, ma la morte e' un virus che si attacca anche a quelli che vogliono darla agli altri per difendere qualche loro privilegio.
Il razzismo e’ un male antico dell'umanita’ che ha inventato mille giustificazioni per tenersi in vita, quando esso non ha altra causa che l’odio e l'egoismo piu’ vile.
Per questo possiamo solo opporci a qualunque razzismo da qualunque parte provenga.
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In questo brano, Shakespeare usa la parola 'ebreo', ma possiamo sostituirla con qualunque termine usato per denigrare pregiudizialmente un nostro simile: nero, islamico, africano, zingaro, terrone, italiano, pagano, gay, donna...
Non ci sono razze superiori, colori superiori, etnie superiori, classi superiori, nazioni superiori, religioni superiori o sessi superiori... Ricordiamo che ognuno di noi non e’ che l'ebreo di qualcun altro.
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Monologo di Shylock
Dal Mercante di Venezia di William Shakespeare
Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;
ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione,
reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici.
E qual e’ il motivo? Sono un ebreo.
Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non e’ soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?
Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.
Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual e’ la sua umilta’? Vendetta.
La cattiveria che tu mi insegni io la mettero’ in pratica;
e sara’ duro
ma eseguiro’ meglio le vostre istruzioni
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IL BLUES DEL RIFUGIATO
Auden
Si dice che questa citta’ abbia diecimilioni di anime
alcune vivono in ville lussuose, altre in buchi
tuttavia non c'e’ posto per noi, mia cara tuttavia non c'e’ posto per noi
Una volta avevamo una nazione e pensavamo che fosse giusto
guarda nell'atlante e la troverai la’
non possiamo piu’ andarci adesso, mia cara, non possiamo piu’ andarci adesso
La’ nel cimitero del paese cresce un vecchio Tasso
ogni primavera sboccia di nuovo
i vecchi passaporti non possono farlo, mia cara,
i vecchi passaporti non possono farlo
Il console batte’ un pugno sulla tavola e disse:
"Se voi non avete un passaporto siete ufficialmente morti" ma noi siamo
ancora vivi, mia cara, noi siamo ancora vivi
Andai in un comitato; e mi offrirono una sedia mi chiesero gentilmente di
tornare l'anno prossimo: ma dove andremo oggi mia cara, dove andremo oggi?
Andai ad un comizio l'oratore si alzo’ e disse: "Se li lasciamo entrare ci
ruberanno il nostro pane quotidiano", stava parlando di te e di me, mia cara,
stava parlando di te e di me
Credetti di sentire il tuono rombare nel cielo era Hitler sull'Europa, diceva
"Devono morire", oh, noi eravamo nella sua mente, mia cara, noi eravamo nella
sua mente
Andai giu’ al porto e rimasi sul molo, vidi i pesci nuotare come se fossero
liberi: solo dieci piedi sotto di me, mia cara, solo dieci piedi sotto di me
Camminai per il bosco vidi gli uccelli sugli alberi; non avevano politici e
cantavano per conto loro, loro non erano la razza umana, mia cara, loro non
erano la razza umana
Sognai di vedere un palazzo con mille piani mille finestre e mille porte: ma
nessuna di loro era nostra, mia cara, nessuna di loro era nostra
Stavo su una grande pianura con la neve che cadeva; diecimila soldati
marciavano avanti e indietro: cercavano me e te, mia cara, cercavano me e te.
Marzo 1939
…
Ma davvero qualcuno vuole che tutto ricominci ancora?
Non abbiamo vergogna?
Dunque siamo tutti morti e non lo sappiamo?
..
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I MIGRANTI
I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
Li accompagnano venti diversi
che soffiano con dolcezza o rabbiosamente
mentre il respiro e’ affannoso
le mani protese verso radici profonde e millenarie
lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi.
….I migranti si muovono su un palco
dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica
che non vuole protagonisti ma solo comparse
smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli
ma sostenute da ponteggi d’argilla.
….I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura:
come il sorgere ed il tramontare del sole
il cielo stellato
il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine.
….I migranti sono i nomadi.
Io, come te, sono un migrante
o lo erano i tuoi avi
i miei avi
o lo saranno generazioni future.
Sono la gente che supera le colonne d’Ercole.
Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli
che non divennero migranti perche’ furono derubati, umiliati, assassinati.
….I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra
gocce d’acqua che inventano gli oceani
e le lagrime
e il sudore
e sorgenti
e fiumi e laghi che nessuna diga puo’ contenere.
Il filo spinato eretto dai nemici dell’umanita’ e i loro lager
sono solo l’impotenza dei vigliacchi.
....I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli.
I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci
che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrita’:
sciacalli senza onore
avvoltoi senza ali e senza coscienza
codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro.
….Niente e’ piu’ meraviglioso di un migrante:
ha la potenza di camminare
sa digiunare
sa aspettare
nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi
in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze
la leggenda e la storia.
….Un migrante ha i valori di tutto l’universo
dell’immenso mondo esteriore ed interiore.
I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti
esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta
e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati.
Occhi che comunicano i segreti di questa umanita’ confusa:
occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri
anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto
bestie feroci li osservano furtivamente
per renderli perseguibili per legge.
….I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
I ladri di storia, di potere, di dignita’ ed emozioni invece
uccidono anche i miraggi
e non sapranno mai che la pace come l’amore
un abbraccio come il contaminarsi
sono frutti oltre il tempo
maturati tra i raggi della ribellione
della rivoluzione
della liberazione
dell’emancipazione.
Non sapranno mai che le nostre strade
sono composte da una miriade di piccoli sassi
che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse.
….I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti
le avversita’ e la miseria
nonostante siano nati ricchi
nonostante siano la fonte del diritto.
….I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere.
Sono un faro su percorsi stranieri.
Sono le nostre metropoli per non essere soli
la nostra eredita’.
….I migranti sono energia a volte dispersa
o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualita’.
….L’umanita’ e’ migrante!
Migrante e’ tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro.
E’ davvero una grande fortuna
che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese
come cambiano le stagioni.
….Siamo tutti migranti
ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini:
quando verra’ il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini
e la nostra patria il mondo intero?
….Pensavamo e dicevamo queste cose
in mille lingue
incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale.
Non sapevamo i nomi gli uni degli altri
e tante altre cose
ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori
le nostre idee
la nostra semplicita’
trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo:
in marcia.
(Menene)
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Africa dimmi Africa
Sei dunque tu quel dorso che si piega
E si prostra al peso dell’umilta’
Dorso tremante striato di rosso
Che acconsente alla frusta sulle vie del Sud
Allora mi rispose grave una voce
Figlio impetuoso il forte giovane albero
Quell’albero laggiu’
Splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti
E’ l’Africa l’Africa tua che di nuovo germoglia
Pazientemente ostinatamente
E i cui frutti a poco a poco acquistano
L’amaro sapore della liberta’.
..
uomo contro donna
colore contro colore
religione contro religione
nazione contro nazione...
Ma quando cresceremo?
….
Borges racconta questa storia:
Un feroce inquisitore catturo’ un musulmano e lo mise al rogo. Mentre tornava a casa sul suo cavallo, scoppio’ uno spaventoso temporale e un fulmine lo inceneri’.
Dio si vide arrivare questi due che sembravano due carboncini
.. e non riusci’ a distinguerli
..
T.S. Eliot
“Il grande serpe e’ sempre mezzo sveglio
Disteso in fondo all’abisso del mondo, attorcigliato”
..
"Dicono che c'e’ un tempo per seminare e uno piu’ lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare..."
…
Don Aldo manda
Ebraismo e Israele
(Ettore Masina – Lettera 116/2006)
Sessant’anni - e piu’ – di passione per la politica mi hanno insegnato che nessuna persona, per quanto proba e intelligente essa sia, ha sempre e comunque ragione; e anche mi hanno insegnato che i simboli evocano emozioni altrettanto importanti delle idee, e realta’ generalmente molto complesse. Dunque, io ho alcune volte votato Romano Prodi e io, anche, non brucerei mai una bandiera; e tanto meno una bandiera israeliana che racchiude simbolicamente la storia di un popolo, per tre millenni fedele, con eroica ostinazione, a una quasi prodigiosa identita’. Ma, detto questo, aggiungo che odiosissimo mi e’ sembrato l’accenno che il presidente del Consiglio ha fatto alla bandiera israeliana, parlando, qualche giorno fa, al Congresso delle Comunita’ israelitiche italiane. “La bandiera di Israele – ha detto Prodi – contiene un simbolo, la stella di Davide, che esprime il contributo fondamentale dato dall’ebraismo alle radici della cultura europea”.
Non mi meraviglia che un professionista della politica adoperi disinvoltamente richiami e lusinghe capaci di procurargli il favore di un’assemblea; ma le parole di Prodi mi sono sembrate intollerabili perche’ consentivano a uno dei fenomeni piu’ tragici della nostra epoca: la quasi automatica equiparazione che la maggior parte delle comunita’ israelitiche della diaspora fa tra ebraismo e Stato di Israele. Questa equiparazione finisce per essere un fattore di enorme importanza nella vicenda mediorientale e nella situazione di continua violenza oppressiva cui e’ soggetta la popolazione palestinese. Pare a me (ma grazie al Cielo anche a non pochi ebrei, fuori e dentro Israele) che non ci sia invece piu’ che un’esile legame storico fra uno stato razzista, teocratico e militarista e la splendida testimonianza di Giusti e di profeti, di filosofi della liberta’ e di scrittori che non soltanto in Europa ma in tutta la Terra animarono, con la loro fede e il loro intelletto, la causa della dignita’ dell’uomo; e percio’ rifiutarono ogni frontiera e ogni intolleranza. Non v’e’ dubbio, dicono i saggi di Israele, che la ottusa brutalita’ dello stato “ebraico” nei confronti della gente dei territori occupati corroda innanzi tutto l’anima ebraica dello stato sorto per essere specchio dell’ebraismo; e non v’e’ dubbio, diciamo in molti, che l’equiparazione “stato di Israele = ebraismo” sia la causa piu’ importante della crescente diffusione della mala pianta dell’antigiudaismo.
Ma c’e’ di piu’. Proprio mentre Romano Prodi si inchinava davanti alla bandiera israeliana, essa sventolava, ancora una volta, su un massacro. Stava sui carri armati che devastavano strade e coltivazioni della Striscia di Gaza e abbattevano case con la ferocia delle grandi calamita’ naturali; era piantata accanto ai pezzi d’artiglieria che distruggevano la centrale elettrica di Gaza, condannando a morte i ricoverati nelle sale di rianimazione, i malati gravi in attesa di essere operati, i pazienti in attesa di dialisi; e facevano marcire farmaci e viveri bisognosi di refrigerazione; era dipinta sugli elicotteri che uccidevano decine e decine di vecchi, donne e bambini; e sugli elmetti di soldati che portavano via, ammanettati e incappucciati ministri e deputati palestinesi democraticamente eletti. Quella bandiera, insomma, in quei giorni, era il simbolo di uno scontro talmente impari (il piu’ moderno e armato esercito dell’area mediterranea contro alcuni poliziotti e qualche centinaio di adepti di formazioni “irregolari”) da ricordare la ferocia di certi persecutori degli ebrei. Non era possibile, naturalmente, che Romano Prodi ignorasse, che in quei giorni la bandiera israeliana era trascinata dai suoi stessi alfieri nella polvere del disonore.
Che tutto venga permesso, di fatto allo stato di Israele, con l’atroce memoria del genocidio usata come licenza di oppressione degli untermenschen palestinesi, come terribile ombra storica che allontana i riflettori sul qui e sull’oggi, tutto cio’ minaccia allo stesso modo la nostra civilta’. Ha scritto una volta Franco Fornari, forse il piu’ grande degli psicoanalisti italiani, che trattare Israele come uno stato-bambino (per la sua “recente” nascita o per la sua piccolezza in mezzo alla “marea degli stati arabi), e quindi concedergli una liberta’ d’azione che a nessun altro popolo sarebbe concessa, potrebbe essere una forma di razzismo: “Se e’ vero che Israele e’ simbolizzabile come bambino, e’ anche vero che si tratta di un bambino “viziato”, proprio nel significato infantile che ha questo termine, nel senso che e’ un bambino superaiutato, supervezzeggiato e ricoperto di doni. Questo ci permetterebbe di evidenziare un altro fatto importante: quello per cui i bambini viziati sono amati solo in apparenza, ma in realta’ sono odiati. Mi sembra fondata l’ipotesi che gli occidentali, nella loro ammirazione per Israele, non abbiano ancora superato l’antisemitismo. E l’ipotesi potrebbe essere valida, in altra forma, anche per quegli ebrei che, restando nei paesi della diaspora, mandano aiuti a Israele. L’autentico amore per Israele sarebbe quindi quello che e’ espresso dal considerare Israele come tutti gli altri popoli, nel senso, cioe’, di non vituperarlo ne’ di idealizzarlo, di non perseguitarlo ne’ di “viziarlo”.
Fornari scriveva questa pagina nel 1971. Da allora la comunita’ internazionale ha concesso a Israele di gettare nel cestino della carta straccia decine e decine di risoluzioni dell’ONU e di opprimere un popolo, oltre a tutto (a proposito di antisemitismo) anch’esso “semita”.
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«Non incontrerai mai due volti assolutamente identici.
Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative.
Ciascun volto e’ simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto.
E’ trattando gli altri con dignita’ che si guadagna il rispetto per se stessi.»
(Tahar Ben Jelloun)
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RIDERE
Sauro manda:
di Riccardo Venturi
Uropa
Gli Uropei, come tutti sanno, sono gli abitanti dell’Uropa. E l’Uropa, come e’ arcinoto, e’ “unita”. Talmente unita, che c’e’ pure l’Unione Uropea (UU), quella del parlamento di Strasburgo, delle elezioni uropee, della Commissione Uropea, del trattato di Maastricht e via discorrendo. In questi giorni e’ possibile toccare con mano quanto l’Uropa sia unita; mi
riferisco naturalmente agli importantissimi avvenimenti avvenuti dopo i mondiali di calcio svoltisi, per l’appunto, in un paese dell’Unione Uropea (che chiameremo “Deutschland”) e che hanno visto, ai primi quattro posti, quattro squadre tutte provenienti da paesi della medesima Unione: le chiameremo, nell’ordine d’arrivo, Italia, France, Deutschland e Portugal.
Buffissimi nomi per delle squadre di calcio, sono d’accordo; quanto sono migliori, che so io, “Unione Sportiva Pavullese” o “Club e Deportivo Angra do Heroísmo”.
L’unitissima unita’ che unisce l’Unione Uropea si esplica al meglio in queste occasioni, quando i popoli possono finalmente confrontarsi serenamente sugli eventi e sugli argomenti che piu’ rivestono importanza in questo inizio di millennio. Il calcio e’ uno di questi. In questo maschio e virile giuoco, negazione dell’horribilis ambiguita’ sessuale che imperversa ultimamente nella cattolica España del perfido primo ministro Zapatero (e,
come inevitabile nemesi, l’España traidora e’ stata eliminata nei quarti di finale: Dio e’ intervenuto per intercessione di Sant’Escriva’ de Balaguer), pulsano le radici giudaico-cristiane dell’Uropa, come ricordato anche dall’allenatore del Sodalicium odosphaeristicum Vaticanum, Ratzinger (possibile candidato alla successione di Klinsmann sulla panchina del Deutschland).
I popoli uropei, affratellati nel giuoco e nell’agone, si scambiano messaggi di concordia e marciano uniti verso un futuro dove non ci saranno piu’ frontiere. Liberi finalmente dalle pastoie dell’ufficialita’, mostrano al mondo il grado di superiore civilta’ cui sono arrivati.
Cosi’, mentre nelle barbare, misteriose e lascive plaghe africane, una volta eliminate dai gironi iniziali tutte le squadre meno una, che chiameremo “Ghana”, il continente intero si stringe attorno a quell’unica compagine superstite senza distinzione alcuna (fenomeno tipico della piu’ feroce africanita’), in Uropa si verificano episodi che fanno ben
comprendere quali siano, e quanto stretti, i legami che uniscono i nostri popoli assai uropei.
Un giornale diffusissimo in Deutschland, interamente redatto in latino e recante il titolo di “Speculum”, alla vigilia del decisivo match con l’Italia pubblica un articolo, evidentemente ispirato alle concezioni piu’ profonde della Kultur di quel paese, dove si enumerano le caratteristiche del popolo italiano (Italicae gentes) servendosi delle gesta di tale ed
ipotetico Ludovicus Phorellus. L’articolo, pungente ma civile come ovviamente si confa’ alla civilta’ uropea, suscita reazioni ferme, ma calme e manierate in Italia, dove i coltissimi abitanti si lanciano in discussioni sui giornali inviando capolavori di argomentazione
sintetizzati nella seguente formula: “Crucchi maledetti nazisti di merda ve famo er bucio”. Quale unione si coglie in questa frase! Quale perfetta sintesi delle radici comuni!
Sorvoliamo ovviamente sull’esito della partita, che vede vittoriosa la squadra denominata “Italia”; quest’ultima accede alla finale, dove incontrera’ la France, a sua volta vittoriosa sul Portugal. E’ nota l’intima unione che lega, all’interno dell’Uropa, l’Italia alla France, unione che si esplica fino ai livelli piu’ riposti –come ad esempio il noto fumetto “Asterix” (genitivo: Asterigis), dove il “gallo”, simboleggiante la France, e’ in perenne lotta contro il Romanus”, simboleggiante l’Italia. Tralasciamo naturalmente il piccolo fatto che i francesi hanno, nel corso dei secoli, piu’ o meno sterminato culturalmente e linguisticamente i veri discendenti di Asterix, vale a dire i bretoni; questo e’ un altro discorso. Anche se bretone di nascita e’ del resto il capo di un certo movimentino tipicamente giudaico-cristiano, trale Front
National, che non per niente il 1° maggio festeggia Santa Giovanna d’Arco.
La France e’ composta in gran parte da giuocatori di purissima stirpe uropea, come si evince anche dai cognomi (Makelele, Boumsong, Abidal eccetera; pero’ c’e’ anche Gallas, che rimanda senz’altro alla stirpe gallica), tutti ragazzi che, se un ottimo destino non si fosse loro infilato nei piedi, forse avremmo ritrovato nelle banlieues a dar fuoco alle vetturette, e trascinati nei tribunali in nome della Legge e dell’Ordine di un immigrato ungherese, tale Sarkozy, che pero’ e’ un immigrato d’antica civilta’ uropea.
La stella della France e’ tale Zinedine Zidane, cabilo-marsigliese, che proprio quella sera abbandonera’ la carriera sportiva.
L’Italia e’ invece composta interamente da gladiatori di romana stirpe e d’afflato imperiale, come ad esempio il calabro Gennaro Gattuso, nei cui occhi riluce la fierezza de’ vincitori d’Annibale, oppure Marco Materazzi, sulle cui braccia sono tatuati notoriamente i motti piu’ profondi della Latinitas. Durante la decisiva partita, che assegnera’ il titolo di Campione del mondo, accade un episodio che e’ sintomatico dell’unione che regna tra le nazioni uropee. Nel secondo tempo supplementare, il prode Materazzi rivolge all’indirizzo di Zinedine Zidane delle frasi di fratellanza, o forse piuttosto di sorellanza; in segno di apprezzamento e di civile gratitudine, Zidane gli esterna il tipico saluto cabilo, che consiste nel piantargli nello sterno una capocciata che avrebbe quantomeno potuto arrovesciare un Ford Transit. In Cabilia si fa cosi’, paese che vai, usanza che trovi. Ma il gesto viene equivocato e il povero Zidane deve ignominiosamente lasciare il campo, espulso da un arbitro extracomunitario con un cognome basco.
La partita termina con la roulette dei calci di rigore, che vedono trionfare la squadra denominata Italia. E si scatena un finimondo di fratellanza quale mai si era visto in Uropa, a parte certe scaramucce avvenute qualche anno fa nella squadra denominata “Jugoslavija” (il cui motto era infatti “Bratstvo i Jedinstvo”, ovvero “Unita’ e fratellanza”).
I francesi inondano l’Italia di appelli all’unione e alle comuni radici, pur difendendo a spada tratta il loro connazionale di cui non e’ stato compreso l’amichevole gesto in risposta ai coloriti, ma rispettosi e simpatici apprezzamenti di Materazzi sulla sorella (o sulla madre, o sulla sposa); tra questi appelli si segnalano quelli del succitato Gallas e quello della madre di Zidane contenente tra le altre cose una gustosa ricettina a base di frattaglie.
Nell’Italia trionfatrice, invece, l’amicizia del tutto uropea nei confronti della France si esplica in spiritosi coretti (“Chi non salta un francese e’”), in galli decapitati, in striscioni di sessanta metri contenenti la summa dell’italica civilta’ (“France de merde”), e in giudaico-cristiani messaggi SMS come quello che tutti abbiamo ricevuto:
“Vaffanculo a Napoleone, il Moulin Rouge, Platini, alla baguette, gli Champs-Elyse’es, la Bastiglia, Manet, Monet, quel frocio di Rimbaud, il gobbo di Notre Dame, la nouvelle cuisine, Alain Delon, il Roland Garros, Saint Vincent, Saint Tropez, rien ne va plus, le jeux sont faits, je suis Cathe’rine Deneuve!!!! FORZA AZZURRIIIIIIIIIII”
Tale messaggio di testo contiene veramente la “summa” della civilta’ italiana: in blocco vi si esplicano le nostre vere radici, quelle che piu’ piacciono alla Chiesa Cattolica. Vi si attaccano la dissolutezza (il Moulin Rouge), la storia (Napoleone), la perfida e anticristiana Rivoluzione Francese, l’arte (Manet, Monet), la poesia (Rimbaud, definito
“frocio” cosi’’ come tanto piace ai fautori della santa e naturale unione uomo-donna, e della famiglia tradizionale), la letteratura (il gobbo di Notre Dame), eccetera. Un messaggio di profonda civilta’ che riesce persino a infilare in Francia una cittadina (Saint Vincent) che appartiene alla Val d’Aosta, e quindi all’Italia. Davvero un esempio tipico dell’Unione
Uropea, come del resto ribadito anche dall’autorevole esponente politico Calderoli, quando ha affermato di avere in via eccezionale sostenuto la squadra denominata “Italia” (nella quale giocano pur sempre dei “padani”…) contro la France composta da “negri, islamici e comunisti”.
C’e’ davvero tutta l’Uropa in questi simbolici avvenimenti. E dobbiamo benedire i mondiali di calcio, altro che fare gli snobbini del cavolo e dire “uff, che ovvove, a me piacciono il cvicket e il nuoto sincvonizzato”. Non ci fossero, tutta l’unione e la fratellanza europea si
esplicherebbero come si son sempre esplicate, e come e’ possibile cogliere alla perfezione nei campi sportivi di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, di Jasenovac, di Oradour-sur-Glâne, di Verdun, di Dresda, di Coventry, di Guernica, di Stalingrado (anche se non si chiama piu’ cosi’’), di Treblinka, di Oswiecim.
(Tratto da: "Blog [Dissident*] - Autore: Venturi Riccardo - Svizzera – “Uropa”)
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Ottavio Olita
“Compiuta la missione politica, proseguiamo con quella culturale!”
“Il futuro dell’impegno culturale dovra’ servire a smontare la volgarita’ e la miseria dei salotti e dei divani televisivi fatti su misura, delle falsificazioni nell’informazione, dell’omologazione dei modelli, frutto del berlusconismo”.
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Moggi e’ stato assente ai suoi processi ma piangeva in tv, a Ballaro’.
Come avrebbe detto Eliot:
“ E’ questo il modo in cui finisce il mondo
Non gia’ con uno schianto
Ma in un piagnisteo”
“This is the way the world ends
Not with a bang but a whimper!”
…
http://www.masadaweb.org
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