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Lettere: MASADA n° 330. 8-7-2006. Dov’e’ l’Angelo?

_CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Tuesday, 11 July @ 12:43:39 CEST

Curiosità sparse per la rete e non...Crescita e/e coerenza. (Francesco Gesualdi)- Il Sacro e la laicita’ (don Aldo)- Il senso della crescita (Laboratorio Eudemonia)- Dov’e’ l’Angelo?
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“Chi mai non resta, / chi col cuore e col sangue/ medita cose impossibili/ vince”
(I Ching)


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“…un tempo in cui la cura del corpo viene prima di quella dello spirito”
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Crescita e/o coerenza?- Francesco Gesualdi (da Carta)

Leggo di Unipol penso al commercio equo, alla finanza etica e a tutte le altre iniziative di economia alternativa. Un'idea mi tormenta: "Ecco cosa puo’ succedere alle migliori iniziative se perdono l'anima e si lasciano vincere dalla tentazione del potere". Davanti agli occhi non ho solo la fine miserabile di gran parte del movimento cooperativistico, ma di esperienze ben piu’ gloriose che hanno rappresentato la speranza per milioni di persone.
Francesco Gesualdi (Centro Nuovo Modello di Sviluppo)
Penso al socialismo morto di nome e di fatto. Penso alla Chiesa, salda nella struttura, ma svilita nei contenuti.
L'affare Unipol presenta due aspetti che vanno tenuti distinti. Il primo di carattere penale, a carico di Consorte, che secondo l'accusa cercava di arricchirsi attraverso torbide operazioni di Borsa e ruberie, in combutta con Fiorani, Ricucci e altri degni compari. Il secondo di carattere politico, a carico di D'Alema, Fassino e molti altri dirigenti della sinistra, convinti che le cooperative devono appendere al chiodo la giacca della solidarieta’ per indossare quella del business piu’ spinto. La disonesta’ di Consorte non mi scandalizza perche’ nelle migliori famiglie possono capitare dirigenti farabutti che prima o poi sono scoperti. Invece mi preoccupa la disinvoltura con la quale i Ds e il mondo delle cooperative hanno abbracciato il mercato. Una svolta che avra’ ripercussioni sociali e ambientali, locali e mondiali, per decenni a venire. La trasformazione dei Ds e’ un fenomeno complesso riconducibile alla caduta del socialismo reale, all'imborghesimento della classe dirigente, ai calcoli elettorali. Ma la metamorfosi puo’ coinvolgere anche noi dell'economia solidale, addirittura per troppo attaccamento alle nostre iniziative. La voglia di crescere e’ la ragione piu’ frequente che ci spinge ad abbandonare l'inflessibilita’ dei nostri principi.
Ogni realta’ conosce i propri compromessi. Le associazioni di solidarieta’ accettano i soldi delle imprese pensando ai bisogni dei loro assistiti. Le riviste alternative accettano la pubblicita’ per fare quadrate i bilanci. Le botteghe del mondo si inseriscono nella corrente del consumismo natalizio per vendere. Le cooperative di importazione si alleano con i supermercati, non sempre virtuosi, per ampliare gli sbocchi di mercato. La finanza etica istituisce fondi di investimento, comprendenti anche titoli di multinazionali, per attrarre qualche risparmiatore in piu’. Per la voglia di crescere Unipol ha messo gli occhi su bnl, banca di pessima reputazione, e si e’ infilata in un letamaio fatto di intrighi, opacita’, connivenze. Forse per la stessa ragione, il commercio equo inglese ha commesso un atto stupido e suicida, annoverando Nestle’ fra le imprese che praticano fair trade.
Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario voglio che conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi interessano solo come strumenti di cambiamento. Non mi interessa che il palazzo di Banca Etica diventi piu’ alto o che il fatturato del commercio equo si moltiplichi.
Mi interessa che si affermi un altro modo di fare economia ispirato a diritti, equita’, solidarieta’, sostenibilita’. Per questo la nostra stella polare non puo’ essere la crescita, ma la coerenza. In questa prospettiva qualsiasi strategia puo’ essere presa in considerazione, ma deve essere valutata non in base ai numeri, ma ai risvolti educativi, sociali, politici.
Perseguendo la coerenza puo’ anche arrivare la crescita, ma guai se per la crescita svendessimo i nostri valori. In tal caso saremmo solo dei grandi sconfitti.
Fonte: Peacelink
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Il sacro e la laicita’- Don Aldo Antonelli

Risposta alla domanda “Di fronte a te, prete, che ti muovi su dimensioni laiche, mi chiedo sempre piu’ perche’ hai bisogno di giocare la partita laica, mentre sai e conosci i confini e l’identita’ del sacro”.

“La categoria del “Sacro” fa parte si’ della religione, ma non della “Fede Cristiana”, in cio’ marcando una sostanziale differenza tra “Religione” e “Fede Cristiana”.
E in questo senso rivendico, la mia vocazione di “Cristiano credente non-religioso”!
Se per sacro intendiamo il sottrarre all’uso comune dell’uomo persone, oggetti e tempi e riservarli alla divinita’, bisogna dire che il cristianesimo e’ la contestazione piu’ radicale di questo processo.
Nel Cristianesimo abbiamo il movimento opposto al movimento sacrale: noi crediamo che Dio stesso, nell’Incarnazione, si e’ fatto oggetto nelle mani dell’uomo. Dio si e’ sottratto alla sua solitudine e si e’ coinvolto nella storia dell’uomo fino a identificarsi con l’uomo piu’ laico, quello piu’ lontano dal potere che in qualche modo “sacralizza” le persone: il povero, l’emarginato, il calpestato.
Nell’Eucarestia (“Gesu’ prese il pane, lo spezzo’, lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate questo sono Io”!) Dio diventa oggetto comune dell’uomo, cibo e alimento, carne della carne.
Nei Vangeli si narra che alla morte di Gesu’ “il velo del tempio si strappo’”. Ora il velo del tempio era il drappo che divideva lo spazio profano in cui era riunito il popolo dallo spazio “Sacro”, il “sancta sanctorum” in cui solo il sommo sacerdote e solo una volta l’anno poteva entrare!
Con la venuta di Cristo, nato fuori della “citta’ santa”, non appartenente a nessuna “casta sacerdotale”, morto fuori della Gerusalemme e non su un altare ma sul patibolo dei derelitti, il “Sacro” non ha piu’ diritto di cittadinanza nell’orizzonte del credente.
Da allora in poi la laicita’ non si oppone ai cattolici o ai credenti, bensi’ al clericalismo e ai clericali.
Diro’ di piu’.
Personalmente ritengo che la laicita’ non appartenga alla categoria delle “modalita’” nelle quali coniugare la fede, ma faccia parte essa stessa, in quanto tale, dell’oggetto della fede.
La Laicita’ non e’ una “furbizia comportamentale” con cui accattivarsi la benevolenza dell’“altro”, del “diverso”, dell’“ateo”, ai fini di una possibile, reciproca, intesa; non fa parte, insomma, del galateo del “cristiano moderno e aperto”. La Laicita’ fa parte del cuore stesso della fede che riconosce il valore oggettivo delle cose (“E Dio vide che era buono”, si legge nella narrazione biblica della creazione), e ne rispetta le esigenze e le leggi che le regolano, senza la mania, questa si’ tutta clericale, di doverle “battezzare”. La laicita’ e’ essenziale alla fede perche’ Dio stesso e’ laico. «Dio non distingue tra sacro e profano, non di¬scrimina tra puro ed impuro, non si veste da prete, non abita nei templi e nei san¬tuari ma nello spirito e nella verita’, non sbraita dai pulpiti ma parla nel sussurro di un vento leggero» (Raniero La Valle).
Per troppo tempo si e’ pensato Dio in opposizione al mondo e, di conseguenza, la Chiesa in opposizione alla societa’, in un rapporto sbilanciato e a senso unico nel quale il mondo acquistava valore in riferimento a Dio e la societa’ si rivestiva di dignita’ in riferimento alla Chiesa.
Un rapporto doppiamente mortifero, nel quale l’immagine del Dio-Padre, amante della vita, veniva ipostatizzata nella figura del Dio-Padrone, possessore di ogni legittima autorita’ ed il mondo degli uomini veniva retrocesso allo stadio infantile dell’incapace bisognoso di tutela.
Solo con il Concilio Vaticano II, provocata dalla crescita di maturita’ della societa’ civile, la Chiesa si e’ ritrovata compagna di strada del mondo degli uomini; ed e’ stata una conversione: abbandonato il piedistallo delle sue presuntuose certezze si e’ fatta “umile pellegrina” sui sentieri della storia. A questa sua nuova dislocazione e’ seguita anche una nuova, piu’ profonda ed evangelica autocomprensione: la Maestra si e’ riscoperta anche Discepola e all’insegnamento si sono aggiunti la ricerca e l’apprendimento, e il dialogo e la collaborazione hanno sostituito l’arroganza e l’anatema. Questo processo, purtroppo, e’ stato bruscamente interrotto dal progetto restauratore dell’attuale pontificato, marcatamente segnato da una religiosita’ tutta interna ad un clericalismo autoreferenziale come e’ quello polacco. Abbiamo avuto un papa troppo regionale e affatto “cattolico”, a dispetto degli innumerevoli viaggi percorsi. Ma alla restaurazione ha contribuito anche una gran parte della gerarchia che ha sempre sentito il clericalismo come elemento costitutivo e fondante della fede.
Anche grazie a loro, ci tocca assistere, oggi, alla rinascita di un nuovo integralismo per il quale non pochi cristiani sono tentati di gestire mondanamente il lievito evangelico, col risultato di quello che Italo Mancini amava chiamare il “cortocircuito” «che brucia sia i sostantivi mondani (le cose e i valori della terra) catturandoli religionisticamente, sia la qualificazione cristiana che viene resa innocua da questo allineamento mondano».
Oggi siamo di fronte ad una sfida. Gli avvenimenti tumultuosi di questi ultimi decenni hanno favorito un recupero della religione spesso accompagnato da una crescita di conflittualita’, quasi che il “ritorno del sacro” sia condannato ad andare di pari passo con un “ritorno dell’intolleranza”.
E’ possibile spezzare questo binomio?
..
Laboratorio Eudemonia- eulab@hyperlinker.com

Dichiarazione di presa coscienza sul Senso della Crescita
Proposta per le Autorita’ di Governo Locale

Analizzate le informazioni raccolte, considerate le nostre personali osservazioni, dichiariamo che esiste una questione importante ed urgente che e’ rimasta finora ignorata dai mezzi di informazione e disattesa dalle autorita’ centrali di Governo.
Dichiariamo che e’ richiesta una sua considerazione urgente e che il firmare questa dichiarazione e’ il nostro primo passo.
Noi verifichiamo che
- esiste una generalizzata ed incessante pulsione alla crescita da parte delle autorita’ di Governo centrale del nostro come degli altri Paesi del mondo;
- tale pulsione conduce al mantenimento di una elevata densita’ demografica e ad una abnorme crescita economica, nonche’ ad una frenetica e pericolosa rincorsa tecnologica;
- questa crescita ipertrofica, questo sviluppo forsennato, spinti artificiosamente oltre misura, stanno conducendo a distruzione individui, societa’ ed ambiente naturale.
Verifichiamo infatti che
- l’elevata densita’ demografica che ad esempio caratterizza l'Italia (ogni italiano, ripartendo idealmente il nostro territorio, dispone di una area di sole 0,50 parti di ettaro dalla quale trarre il fabbisogno alla sua vita e sulla quale godere della sua individualita’ ed esprimere il suo potere creativo) affligge tanto l’ecosistema quanto ogni persona che vi vive (la qualita’, oltre che il costo stesso, della vita venendo entrambi pesantemente affetti dallo sfavorevole rapporto tra territorio e popolazione), e cosi’ pure il nostro organismo sociale, che vede indebolita la sua stabilita’ e forza, e compromessa la sua sicurezza.
- l'incessante crescita economica sta anch'essa velocemente rovinando ogni angolo del nostro Paese, del territorio stesso che ci permette la vita, e deteriora la salute psicofisica delle persone nonche’ la nostra coesione sociale, in quanto la competizione spinta agli attuali livelli non fa che schierare ogni individuo e gruppo apertamente l'uno contro l'altro, allo stesso tempo essendo ampiamente evidente che scopo ed effetto primario di tale economia non e’ quello della soddisfazione dei reali bisogni della societa’.
- la frenetica rincorsa per la supremazia tecnologica non ci permette di discernere cio’ che e’ bene da cio’ che e’ male ricercare e produrre, e spesso le conseguenze negative sovrastano ed annullano i benefici che se ne ottengono, la scienza venendo ridotta a mera furbizia per cercare di truffare la natura e ad accondiscendente schiava di interessi di parte.
Al contempo riconosciamo che
- esiste effettivamente una ed una sola ragione realmente valida per continuare lungo la strada di una crescita demografica, economica e tecnologica ad oltranza, e questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare il pericolo reale di una invasione foss'anche dapprima solo commerciale e di una successiva sopraffazione totale del nostro Paese, o della nostra confederazione di Paesi, da parte di qualsiasi altro, od altra confederazione, del mondo che sia in grado di crescere maggiormente e piu’ velocemente.
- trattasi di un pericolo concreto, estremamente attuale, che proviene tanto dall'Occidente quanto dall'Oriente, che spiega perfettamente il perche’ di questo caparbio perseguire una crescita di stampo tradizionale, numerica e non qualitativa, ben oltre il limite che sarebbe consigliabile, trovandoci presi da un vero e proprio conflitto globale, non dichiarato ma gia’ da tempo serratamente in corso.
Parimenti riconosciamo che
-i nostri ed altrui problemi locali sono causati in larga misura da questo stato di cose a livello globale, non da fatti contingenti locali o nazionali, e non sono quindi realmente, definitivamente risolvibili senza un preliminare mutamento della situazione globale, quest'ultima trovandosi a disciplinare a suo piacere, ad ordinare a suo barbaro modo, a sottomettere totalmente alle sue esigenze, ogni singola realta’ locale.
Per tutto cio’, noi decidiamo di impegnarci
- affinche’ si diffonda la consapevolezza del vero senso, del reale significato e scopo della nostra crescita: il dover far fronte alla situazione di conflitto globale in cui ci troviamo tutti invischiati;
- affinche’ si diffonda la consapevolezza della necessita’ di nuovi patti di responsabilita’ sociale, tra individui di uno stesso popolo, e globale, tra Paesi e confederazioni di Paesi, patti che siano quindi tesi all'autocontenimento della propria crescita demografica, economica e tecnologica.
Ci dichiariamo favorevoli riguardo al fatto che
- il nostro ed ogni altro Paese del mondo, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo che venga impedito, il proprio potenziale straripamento, di qualsiasi tipo, nei territori altrui.
- vengano istituite apposite norme e commissioni internazionali che con obiettivita’ ed efficacia sorveglino e tengano sotto controllo i livelli dei vari tipi di crescita raggiunti e raggiungibili da ogni Paese e confederazione del mondo.
- si attui un generale ridimensionamento, una decrescita, tanto in ambito demografico quanto economico, e che lo sviluppo tecnologico divenga stabilmente un fatto di cooperazione e non di competizione, ne’ commerciale e tantomeno militare, con una revisione del nostro progetto di evoluzione locale, nazionale e globale in tutte e tre queste fondamentali espressioni umane.
Noi dichiariamo che questa e’ la nostra visione e volonta’.

Danilo D'Antonio. Laboratorio Eudemonia-Via Fonte Regina, 23-64100 Teramo – Italy
..
Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventera’ una pianta
che ti coprira’ con le sue foglie.
Fa' delle tue mani due bianche colombe
e portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati
nell'acqua del sentimento."

(Alda Merini)

Dov’e’ l’Angelo?

Il Papa e’ a Valencia, dove, si dice, e’ custodito il Santo Graal.
L’uomo sta riscoprendo una cosa che aveva dimenticato: noi siamo immortali, noi siamo esseri spirituali solo momentaneamente incarnati, ed e’ giusto e logico che siamo molto attaccati a questo guscio provvisorio, ma una parte di noi sa che siamo infiniti, che la morte non esiste, che la vita e’ solo trasformazione e che dopo questa esistenza ne avremo altre forse in altri livelli dell’essere, che avremo paura della morte solo fino alla morte e dopo ci accorgeremo con stupore di essere ancora vivi, in modo diverso e migliore, ma finche’ siamo radicati a questo corpo continueremo ad avere paura, a sentirci smarriti, a non sapere a volte che fare. E allora l’Angelo puo’ aiutarci.
Piu’ grande sara’ la dimenticanza della nostra anima, piu’ grande sara’ la paura della malattia, dell’abbandono, della perdita, della morte. La paura si scioglie solo in due modi, con la conoscenza e con l’Amore. L’uomo che non vuole conoscere ne’ amare sara’ terrorizzato dal proprio niente.
Dobbiamo salire un gradino in su per riscoprire la nostra immortalita’ e la nostra infinita’. Noi soffriamo perche’ siamo poveri d’anima, l’anima è una marcia in piu’. Vivere senz’anima vuol dire vivere nel buio.
Chiedersi se esiste Dio, se esiste lo Spirito vuol dire gia’ trasformarsi nella luce. Io cambiero’ quando mi chiedero’ chi sono veramente, quando avro’ il coraggio di guardare oltre me stesso. C’e’ un grande mito nella storia europea, il GRAAL, il Graal e’ la coppa dell’Ultima Cena, e, si dice, e’ anche la coppa in cui Giovanni d’Arimatea raccolse il sangue del costato di Cristo sulla Croce. Nell’Ultima Cena Gesu’ istituisce l’Eucarestia. Il pane e il vino terreni si trasformano in corpo e sangue celesti, spirituali. La Comunione e’ la trasformazione della materia in luce. La Passione sul Golgota (tra poco siamo a Pasqua) e’ la trasformazione della materia umana in materia celeste, e’ la Resurrezione. Nell’Europa antica e in particolare in Inghilterra per secoli i poeti cantarono la ricerca del Graal; in un mondo che a poco a poco diventava sempre senz’anima, si favoleggiava di cavalieri che andavano a cercare la Sacra Coppa, che simboleggiava la trasformazione della materia nello Spirito. Nacque cosi’ il Ciclo dei Cavalieri della Tavola Rotonda, il Ciclo del Graal. Questa e’ una sua pagina:
"C'era una volta il Re Pescatore. Egli solo conosceva il segreto del Santo Graal. Ma una malattia misteriosa lo aveva colpito. Egli soffriva e attorno a lui tutto cadeva in rovina: il palazzo, le torri, il giardino, gli alberi non davano piu’ frutti, le sorgenti si prosciugavano.
Molti medici avevano tentato di curarlo ma invano. Giorno e notte arrivavano cavalieri al palazzo e, con prudenza, chiedevano come stava il re. Ma un giorno arrivo’ un uomo povero e ridicolo, franco e schietto, si chiamava Parsifal, non conosceva il cerimoniale, entro’ nel palazzo e ando’ direttamente verso il re e senza por tempo gli chiese: "Dov'e’ il Graal?" In quell'istante tutto si trasformo’: il re si alzo’ dal suo letto, le acque presero a scorrere, gli uccelli a cantare, il castello e il giardino tornarono piu’ belli di prima.
Quelle poche parole erano bastate a rigenerare tutto, esse costituivano l'unica domanda che interessava non solo il re Pescatore, ma l'intero mondo. Era come se Parsifal avesse chiesto: "Dov'e’ il Sacro, dov'e’ il centro di Tutto?" Nessuno prima di lui aveva pensato a formulare questa domanda centrale e il mondo periva a causa di tale indifferenza, metafisica e religiosa, a causa di tale mancanza di immaginazione e assenza di desiderio del reale.
Basta porsi il desiderio della salvezza perche’ la vita si rigeneri in perpetuo, che’ spesso la morte non e’ che il risultato della nostra indifferenza di fronte all'immortalita’. Dunque svegliamoci dal nostro sonno e dalla nostra malattia e chiediamoci: Dov’e’ l’anima? Dov’e’ l’Angelo? Dove sono le altre parti di me?
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“Avere un compito quotidiano e svolgerlo bene; e nello stesso tempo prestare attenzione a cio’ che avviene dentro di noi, oltre che all’esterno, essere coscienti della vita in tutte le sue forme, in tutte le sue espressioni. Seguire le grandi regole, ma anche dare libero corso agli aspetti meno conosciuti del nostro essere”

(Carl Gustav Jung)

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“Se questa bolla di esistenza che ci appartiene e’ il mondo dei vivi, tutto l’ignoto che la circonda e’ il mondo dei morti. Morto e’ cio’ che per noi non ha luogo o senso o vista. E tuttavia accade che, a volte, il mondo di fuori invada la nostra piccola bolla di coscienza. Molto poco allora di quello che entra e’ per noi comprensibile e tutto resta per noi oscuro ed inquietante, come un segno. Non si da’ in tal caso alcuna spiegazione possibile come all’eco confusa di un suono troppo lontano.”
(V.)
....
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