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Rubrica di BAIRO: Notiziario animalista

_CONTRIBUTEDBY winny il Thursday, 25 May @ 12:46:47 CEST

Comunicati e iniziative di lottaFonte: mailing list Gruppo Bairo
http://www.bairo.info/cinquepermille.html
Per la prima volta, con la disciplina introdotta dalla legge Finanziaria per il 2006, puoi scegliere a chi destinare il cinque per mille delle proprie imposte.
Da oggi puoi dare in modo semplice e che non costa nulla un sostegno concreto al GRUPPO BAIRO onlus che da anni si prende cura di animali sfortunati.
Con il 730, con il Modello Unico (ex 740) e con il CUD 2006 puoi scegliere di destinare il 5 per mille dell’Irpef al Gruppo Bairo Onlus
Questi modelli contengono uno spazio dedicato al cinque per mille, in cui firmare ed indicare il codice fiscale di GRUPPO BAIRO che è il n. 92007190199 nella sezione relativa al “Sostegno del volontariato”
Per ulteriori informazioni telefona al direttivo del GRUPPO BAIRO Onlus al n. 329-2162350.
Ci auguriamo che quanti apprezzano le attività dell’associazione Gruppo Bairo Onlus vogliano, esprimere questa loro preferenza.
5000 volte grazie
Bairo & staff
Ricordati il nostro codice fiscale: 92007190199
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Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Partecipate al sondaggio sulla vivisezione su SKY news all'indirizzo:
http://www.sky.com/skynews/polls/displayresults/1,,91153-1003444,00.html
Domanda: Siete favorevoli ai test sugli animali ?
cliccare su NO e poi su "Vote now"
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TELLUS folio.it
Ancora traffici di animali. La vicenda di Altichiero e gli insegnamenti da trarre
Ne hanno parlato un po’ tutti i media: 39 cuccioli di cane sono stati fermati dalla polizia ai primi di aprile ad Altichiero, vicino a Padova. Gli animali provenivano dalla Grecia ed erano diretti in Germania. I cuccioli, quasi tutti meticci di pochi mesi, erano stipati in contenitori che non consentivano loro il minimo movimento. La maggior parte degli animali era dotata di microchip. Nell'abitacolo, sporco di escrementi, i volontari dell'Enpa non hanno trovato nemmeno ciotole d'acqua, anche se i conducenti del veicolo, un uomo e una donna tedeschi, avevano dichiarato di essersi fermati per ristorare i quattrozampe, come la legge prevede sia fatto circa ogni sei ore durante il trasporto. Al momento il giudice ha convalidato il sequestro e gli animali sono ospiti di alcuni canili vicino a Padova.
Vi invitiamo a visitare il link http://www.bairo.info/traffici.html è una corposa raccolta di articoli sull’argomento, c’è di che rabbrividire.
Sono migliaia gli animali che dall'Italia, ma anche dagli altri paesi europei finiscono ogni anno in Germania, Svizzera ed Austria. Questi animali vengono prelevati dai canili con la compiacenza dei gestori o rubati da proprietà o dalle auto. I trafficanti si servono anche di prestanome per entrare in possesso del maggior numero di cani, gatti, conigli etc. etc. da esportare.
Non lasciate mai i vostri animali incustoditi, non affidate animali on-line o attraverso annunci su giornali. Cercate sempre di fare affidi nel vostro territorio, affinché possiate sempre controllare nel tempo lo stato dell'animale. Diffidate di chi si dichiara disponibile ad aiutarvi nella sistemazione di animali. I trafficanti si nascondono in ogni dove.
Spesso gli animali vengono sedati prima di affrontare il viaggio, per cui riescono a passare i vari confini senza problemi nella più completa omertà.
Circa la situazione degli animali randagi in Germania possiamo ricordare che il canile di Monaco ha in media dai 600 agli 800 cani che aspettano di essere adottati, per cui è quanto mai fuori da ogni logica importare cani da altri paesi; lo stesso vale per i gatti. Un’associazione animalista tedesca ha offerto 1.700 euro a chi riuscirà a fare catturare questi rapitori di animali.
Di fronte a tutte queste prove e testimonianze occorre porre la massima attenzione nella custodia dei propri animali e fare attenzione a presenze sospette in zona, tipo furgoni o persone che cercano animali etc. La collaborazione di tutti è essenziale per smascherare questi criminali trafficanti di vite.
LEAL – Sezione di Sondrio
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.html&cmd=v&id=1017
http://www.tiermord.de/Tv.html
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Fonte: mailing list Gruppo Bairo
la tragica fine di Rodney
L'orrore nei laboratori

Ogni anno soffrono e muoiono oltre 1 milione e mezzo di animali nei laboratori tedeschi. Le cifre pubblicate ogni anno dal Ministero dell'Agricoltura si riferiscono alla specie ed alla quantità degli animali da laboratorio usati e lo scopo dell'utilizzo. Ma queste statistiche flebili rispecchiano solo una facciata non precisa dell'effettiva situazione. Da una parte viene presa in considerazione solo una parte degli animali uccisi per scopi scientifici. Animali a cui vengono tolti organi o che servono per sieri o per ottenere vaccini, dal 2001 per la prima volta vengono conteggiati, mentre tutti gli invertebrati ed animali che muoiono o vengono uccisi all'allevamento, durante il trasporto o dove vengono mantenuti, non rientrano ancora nelle statistiche ufficiali. Tra l'altro, molte domande restano senza risposta. Cosa accade agli animali nella ricerca? Chi c'è dietro? Dove vengono effettuate le ricerche? Per quali settori scientifici muore la maggior parte degli animali? Le ricerche su animali sono veramente così poco dolorosi come afferma la Lobby dei laboratori di ricerca con animali?
Il destino di Rodney
di Peter M. Henricksen
L'abbiamo chiamato Rodney. Era un grande meticcio di pastore tedesco.
Un orecchio l'aveva dritto,l'altro lo faceva penzolare quando camminava. Era, solo esteticamente, nulla di particolare , uno come tanti delle migliaia di cani che sono al mondo. Allora ero nella specializzazione veterinaria e lui proveniva da un rifugio locale. Nei tre mesi successivi quattro di noi hanno fatto interventi chirurgici su di lui.. Era sempre felice quando ci vedeva e sbatteva la sua coda contro la grata della sua piccola gabbia.
La vita di Rodney non era granché: una pacca gentile sul sedere ed una breve passeggiata erano i momenti salienti della sua giornata.
Come prima cosa l'abbiamo castrato. Normalmente in 20 minuti lo si faceva ma per lui c'è voluto mezz'ora, ed a causa di un'eccessiva dose di narcotico, si è risvegliato solo dopo 36 ore.
Due settimane dopo, per scopi di ricerca, l'abbiamo operato all'intestino, l'abbiamo aperto e richiuso. Ma non bene, perché il giorno dopo la cucitura si era aperta e lui sedeva sul suo intestino tenue. In tutta fretta l'abbiamo ricucito. Ed è sopravvissuto.
Ma c'è voluta una settimana affinché potesse rincamminare. Ma comunque lui ci scodinzolava con la sua coda e ci salutava così contento, per quanto le sue forze glielo permettevano.
La settimana dopo, di nuovo narcotizzato, gli abbiamo rotto una gamba e gliel'abbiamo riparata con una matita di metallo. Dopo questo intervento sembrava che Rodney avesse dolori in continuazione. La sua temperatura è aumentata e non era più lo stesso. Nonostante gli antibiotici, non si è ripreso. Non poteva più camminare e quando lo andavamo a trovare, scodinzolava pochissimo. La sua gamba era rimasta tesa e gonfia. Un pomeriggio l'abbiamo poi soppresso. Con la vita che uscì dal suo corpo, la mia posizione sulla ricerca con animali cominciò a cambiare.
Ora sono dell'opinione che ci sono riflessioni morali ed etiche che superano una possibile utilità.
Solo per il fatto che, per caso , siamo la specie più potente sulla terra , abbiamo sì il potere, ma non il diritto di maltrattare i cosiddetti "animali inferiori". Lo scopo non santifica i mezzi.
Peter M. Henricksen
http://www.tiermord.de/Tv.html
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http://www.vitadamarionette.com/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=11000&mode=thread&order=0&thold=0
VITA DA MARIONETTE
Rapimenti di gatti e cani in Germania
Agghiacciante la sorte degli animali rubati: i più fortunati sono di certo i morti ammazzati sulle strade....
Per gli altri le prospettive sono spaventose: vivisezione, sia nella stessa Germania che all'estero, combattimenti o addirittura trasformati in coperte contro i reumatismi....
Tutti gli anni in Germania vengono rubati migliaia e migliaia di animali – soprattutto gatti- e pare spariscano nel nulla in modo misterioso. Sebbene una gran parte di animali muoia nel traffico stradale o uccisa dai cacciatori, molti animali domestici vannoa finire nelle mani di acchiappa-animali senza scrupoli.
Attraverso trafficanti (commercianti illegali) vengono venduti a laboratori di vivisezione sia nel paese sia all’estero; le pelli vengono trasformate in coperte reumatiche; diventano fornitori di grassi animali, vengono usati nei culti satanici o da proprietari di cani da combattimento, nell’addestramento dei loro cani, come esche.
Il modo di operare dei rapitori di animali è incredibile. Osservano interi quartieri cittadini e paesini per verificare in quale casa o appezzamento di terreno ci sono cani – ma soprattutto gatti. Questi appezzamenti vengono spesso da loro marcati con dei simboli, affinché nelle loro azioni notturne abbiano i loro frutti. I gatti vengono presi attraverso del cibo messo in trappole o con sostanze odorose che li attiri. Nella parte inferiore dei furgoni vengono fatte delle aperture, attraverso le quali gli animali vanno a finire nella rete dei loro aguzzini. Intere zone e vie vengono “ripulite” in questo modo.
Questo orrendo commercio attraverso il rapimento di animali è fonte di guadagni! L’acchiappagatti guadagna dai 100 ai 150 DM; poiché però deve guadagnarci anche il trafficante, i laboratori pagano per un gatto ca. 400 DM, che per vie traverse dall’estero (soprattutto Olanda e Francia) vengono riportati con documenti falsi in Germania.
Purtroppo i tatuaggi non danno sicurezza. Come da verifiche, i delinquenti tagliano via agli animali l’orecchio dove c’è il tatuaggio. E’ più sicuro il Microchip che viene messo all’animale anestetizzato. Il numero di tatuaggio o il numero identificativo viene registrato – insieme ai dati del proprietario – in un apposito registro.
Consigli a tutti i proprietari di animali:
- Non lasciate gli animali senza controllo. I cani non devono essere nemmeno lasciati legati davanti ai negozi senza che qualcuno li tenga d’occhio.
- Gatti e cani non devono restare in casa solo quando è brutto tempo, bensì anche la notte.
- E’ sia per la sicurezza vostra sia per quella degli animali
- Buttate giù una descrizione precisa del vostro animale ed insieme ad una foto, mettete tutto nel libretto sanitario. Ciò vi è d’aiuto per dimostrarne chiaramente il vostro possesso.
- Fate tatuare o ancor meglio, microchippare il vostro animale. Non evita naturalmente il rapimento, ma facilita l’identificazione dell’animale e scoraggia il rapitore ed il trafficante.
Cosa potete fare se non ritrovate il vostro cane o gatto?
- Fate attenzione a segnali/movimenti sospetti!
Segnatevi la targa, la vettura e la descrizione del tipo!
Informate subito la Polizia più vicina di quanto avete visto e fate denuncia contro ignoti per sospetto di rapimento di animali.
Richiedeteci moduli di denuncia, che riceverete gratuitamente.

MENSCHEN FUER TIERRECTHE
Tierversuchsgegner Baden-Wuerttemberg e V
Alexanderstr. 13 –70184 Stuttgart
Note: da anarcotico-net e bairo.info
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"la Nazione"
dalla rubrica
CALCI DI MULO di Vincenzo Pardini

GERMANIA
Caro Pardini, giorni fa, a una trasmissione televisiva del mattino, si è discusso un argomento che mi sconcertato: da Ischia, alla volta della Germania, stivati in un furgone dentro delle gabbie,la Polizia ha bloccato diversi cani e gatti. Il responsabile di un Asl sosteneva che andavano nei canili tedeschi per essere adottati. Qualcun altro era invece del parere che fossero destinati alla vivisezione o a qualche industria di mangimi per bestie. Ma nessuno di quei signori ha risposto alla domanda che poneva la esponente di una nota associazione animalista: se i cuccioli di razza potevano ,forse, essere adottati o acquistati, quelli meticci dove finivano? E’ quanto vorrei sapere anch’io. Per il resto non crede che la Comunità Europea dovrebbe vietare l’esportazione di animali in condizioni come queste?
Eleonora C. Siena Gentile Eleonora, la Comunità Europea credo che non solo dovrebbe vietare ciò, ma dovrebbe anche farci sapere dove realmente finiscono cani e gatti che ogni giorno, stando ai bene informati, partono dall’Italia, e da altri paesi del sud del Mondo, per sparire nel nulla. Una vicenda triste, dai risvolti oscuri, in cui una sola cosa è certa: alla stregua di merce, come accaduto a Ischia, cani e gatti viaggiano stivati dentro automezzi per lunghe distanze, in condizioni di autentica tortura. Personalmente, non credo che vengano adottati. In ogni paese d’Europa gli animali d’affezione abbondano e, i loro abitanti, non hanno senz’altro bisogno dei nostri trovatelli. Siamo, dunque, di fronte a una sorta di giallo, che indigna e preoccupa. Ma, se così non fosse, chi di dovere ci dimostri l’opposto. E subito.
Vincenzo Pardini
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NEWTON
http://newton.corriere.it/PrimoPiano/News/2003/06_Giugno/09/Mulo.shtml
Nato in Usa il primo mulo 'fotocopia'
Si chiama Idhao Gem ed è il primo mulo fotocopia, oltre che il primo equino mai clonato e la prima copia di un animale altrimenti sterile. Sarà utile per studiare i tumori umani
Annunciata sulla rivista Science, la clonazione del mulo rappresenta il primo successo ottenuto in una specie considerata tra le più difficili da clonare. Una delle maggiori speranze dei ricercatori ' che dalla clonazione del primo equino possa derivare un nuovo modello animale per comprendere meglio i meccanismi che scatenano i tumori nell'uomo.
Idhao Gem è una femmina che ora ha oltre un mese, è in buona salute e deve il suo nome al fatto di essere nata nell'università statunitense dell'Idaho, ad opera del gruppo diretto dall'esperto di scienze animali e veterinarie Gordon Woods.
Nell'esperimento, annunciato con clamorein una conferenza stampa negli Stati Uniti, sono stati impiantati 305 ovociti in altrettante madri surrogate. 'Abbiamo ottenuto 19 gravidanze; il primo piccolo è nato e altre due gravidanze sono in stato avanzato', ha detto Woods.
Negli ovociti, precedentemente privati del loro nucleo, erano state introdotte cellule fetali. Subito dopo il trasferimento nucleare, gli ovociti così modificati sono stati immediatamente trasferiti in utero, senza attendere la formazione dell'embrione in provetta. Idaho Gem è anche il primo clone di un animale ibrido ed è la copia perfetta di un campione di proprietà di un uomo d'affari dell'Idaho. Con i loro 63 cromosomi, i muli sono infatti il frutto dell'incrocio tra un asino (il cui patrimonio genetico ha 62 cromosomi) con una cavalla (64 cromosomi).
Finora ottenere ogni specie equina in laboratorio era considerato un sogno dai ricercatori, ma a mettere gli studiosi sulla buona strada è stata innanzitutto l'osservazione che il processo riproduttivo degli equini richiede grandi concentrazioni di calcio. Di conseguenza, il gruppo di Woods ha deciso di immergere sia gli ovociti sia gli embrioni clonati in un ambiente ricco di calcio. Prima di utilizzare questa tecnica, i ricercatori avevano lavorato per tre anni consecutivi, dal 1998 al 2000, senza ottenere alcun risultato di rilievo. Adesso le concentrazioni di calcio sembrano essere la chiave non solo per clonare gli equini, ma per mettere a confronto la biologia cellulare di equini e uomini, allo scopo di comprendere meglio l'origine dei tumori. Woods è infatti convinto che il metabolismo cellulare degli equini, così lento se confrontato con quello degli uomini, possa giocare un ruolo di primo piano nella comprensione dei meccanismi che influenzano la crescita e lo sviluppo delle cellule. Per lavorare in questa direzione, ha già fondato un'azienda, chiamata Cancer2.
giugno 2003
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ITALIA SALUTE
Il maiale aiuta l'uomo ad ingrandire il pene
Il derma del maiale sarà utilizzato anche in Italia per rendere meglio praticabili interventi di falloplastica, vale a dire l'ingrandimento del pene. La tecnica, all'avanguardia nel mondo, si serve del derma di suino al posto di quello dell'uomo, essendo quest'ultimo difficilmente reperibile ed è destinata a sostituire la tecnica tradizionale, che va impiantato tra la cute e la parete dei corpi cavernosi.
Il costo del materiale da impiantare si aggira tra i 1000 e i 2000 euro a seconda dello spessore del derma necessario. L'intervento può consentire un aumento medio del 25% della circonferenza del pene.
La notizia è stata diffusa a Roma nel corso del settimo Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Chirurgia Genitale Maschile, dall'urologo dell'Università La Sapienza di Roma Giovanni Alei, presidente del congresso, già autore da poche settimane di un intervento simile. Il derma di maiale, secondo l'esperto, è anche migliore di quello umano in quanto ha uno spessore maggiore ed inoltre non dà problemi di rigetto.
Solo nel 60-70% di quanti ne fanno richiesta questo tipo di intervento è consigliabile. Il 30-40% degli uomini che chiedono di ingrandire il pene in realtà non ne hanno bisogno. Accade purtroppo che il paziente sia spinto a chiedere l'intervento dall'andrologo stesso, dalla partner o da un impulso psicologico che va sotto il nome di dismorfofobia, in virtù del quale il paziente è destinato, anche dopo l'intervento, a rimanere insoddisfatto delle dimensioni del pene, in quanto il disagio non è fisico, bensì psicologico.
Al congresso è stato anche annunciato un intervento innovativo per chi è colpito da tumore alla prostata: l'impianto di una protesi idraulica in grado di garantire, anche agli uomini senza prostata e con disfunzione erettile, una normale attività sessuale. L'intervento si articola in due tempi: al momento dell'asportazione della prostata malata si inserisce il serbatoio e in un secondo tempo il resto della protesi idraulica. Si tratta di una tecnica eseguibile in anestesia locale, è meno costosa, richiede meno giorni di degenza e offre risultati ottimali a lungo termine per 9 pazienti su 10.
Le protesi hanno un costo che varia dai 6 agli 8 mila euro.
Non esistono ancora tecniche chirurgiche in grado di migliorare la sessualità dei pazienti, ma solo nuovi strumenti in grado di studiare problemi di eccitazione e anorgasmia nella donna ed eiaculazione precoce nell'uomo e stabilire se le cause dei disturbi siano organiche o psicogene ed intervenire caso per caso nella maniera più mirata.
http://www.italiasalute.it/benessere/sessualita.asp?id=6642
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UNIMONDO.ORG
Vivisezione: ma il gioco vale la candela?
Intervista a Roberta Bartocci-Responsabile LAV per la vivisezione

di Emiliano Angelelli
In base ai dati messi a disposizione dal Ministero della Salute – aggiornati al 2003 – si nota una tendenza alla diminuzione nell’utilizzo di animali a scopo di ricerca, anche se le cifre non sono proprio esaltanti e la tendenza all’utilizzo della sperimentazione animale sembra consolidata.
Si tratta di una flessione, ma non assolutamente significativa. Si passa infatti da una media di circa 988 mila animali utilizzati nel triennio 1998-2000 ad una media di 912.000 nel triennio successivo, ma se andiamo a verificare i dati anno per anno notiamo fluttuazioni in alto e in basso nel corso dei tre anni.
Il precedente governo ha già dimostrato la sua posizione sulla vivisezione intervenendo decisamente nel 2004 contro il tentativo della Regione Emilia Romagna di far passare una legge regionale contro la vivisezione. Cosa mi può dire in merito?
L’allora ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia ci disse che, essendo la sperimentazione animale una materia di interesse nazionale e sovranazionale, le regioni non avevano il diritto di legiferare. Almeno questa era la versione ufficiale. Anche se la realtà è ben diversa perché quando fa comodo le regioni possono dire la loro, mentre in situazione scomode - come era quella della vivisezione in cui erano coinvolti gli interessi delle grandi case farmaceutiche ndr - veniva contraddetto questo principio. Noi ci appellammo alla Corte Costituzionale, ma non riuscimmo a cambiare la decisione presa.
Vista la situazione di stallo a livello di finanziamenti per la ricerca in Italia, realtà come Telethon o "30 ore per la vita" diventano i maggiori finanziatori in questo campo a livello nazionale, ma nessuno parla mai del fatto che buona parte di questi soldi finiscono per contribuire a una ricerca che fa uso di sperimentazione animale.
Purtroppo è vero, la maggior parte di queste fondazioni ricorre alla sperimentazione animale. Noi come LAV cerchiamo di dialogare con questi interlocutori, ma allo stato attuale la situazione è questa. E la cosa preoccupante è che la maggior parte di coloro che danno i loro soldi a Telethon o ad altre fondazioni non sa come vanno le cose. Inoltre spesso ci si trova di fronte al ricatto morale del tipo: preferisci salvare la vita del topo o quella del bambino? Dando per scontato che la ricerca serva effettivamente alla salute umana, cosa sulla cui fondatezza potremmo discutere a lungo.
Ci può spiegare meglio?
Innanzitutto bisogna ricordare che solo il 30% degli animali sono impiegati nella ricerca di base mentre la restante percentuale viene utilizzata per la ricerca applicata, rivolta essenzialmente all’immissione di prodotti sul mercato. Parlo naturalmente di prodotti dell’industria chimica, che comprendono farmaci, cosmetici, pesticidi, vernici, colle e plastiche. La presenza dei farmaci in questa lista può far credere che una qualche utilità esista nella vivisezione, ma in base a uno studio pubblicato l’anno scorso dalla Pfizer, è emerso che 4 farmaci su 5 precedentemente testati su animali e poi provati sull’uomo vengono scartati. Questo perché sugli esseri umani si rilevano degli effetti non riscontrati sugli animali. Quindi aldilà della prescindibilità di un prodotto – come possono i essere cosmetici, ad esempio, per i quali è legittimo chiedersi se vale la pena di sacrificare la vita di un animale – abbiamo a che fare con un metodo per niente affidabile.
A questo proposito cosa ne pensa dei metodi alternativi come le colture cellulari, l’epidemiologia o l’uso di dati statistici? Crede che possano sostituire degnamente la sperimentazione animale?
Certo che sì, anche se attualmente coloro che sostengono la sperimentazione animale tendono a cercare la “pagliuzza” nell’occhio dei metodi alternativi mentre evitano di guardare la “trave” che la vivisezione si porta dietro da almeno due secoli. Bisogna chiarire che in entrambi i casi abbiamo a che fare con dei modelli che, in quanto tali, presentano dei limiti di attendibilità rispetto all’oggetto di studio. Limiti che possiamo riscontrare anche nei metodi alternativi, ma che, a parità di margine di errore, permettono di evitare di sacrificare migliaia di vite animali.
Approfondiamo il discorso dei modelli sperimentali. Quali differenze esistono, ad esempio, tra la sperimentazione animale e le colture cellulari?
La questione principale è che l’animale non risponde alla definizione di modello sperimentale per l’uomo mentre un metodo alternativo come la coltura di cellule umane sì. Infatti il modello sperimentale usato attualmente in biologia, ad esempio, è quello preso in prestito dalla fisica sperimentale dell’800, il quale non è altro che l’oggetto di studio semplificato da cui si eliminano una serie di variabili. In pratica una sorta di “uomo semplificato” a cui la coltura cellulare si avvicina molto più dell’animale, poiché si tratta di una parte di uomo isolata. Un uomo dal quale si prelevano e poi coltivano le cellule, prescindendo da tutto il resto. Per l’animale invece, non è lo stesso perché se tolgo un gene a un uomo non ottengo un cane oppure se ne tolgo due non ottengo un topo. Questo è un modo di pensare la biologia privo di criteri scientifici. E’ come credere che l’animale sia un qualcosa che tende alla specie umana, quindi un cane o un topo fra 10 milioni di anni dovrebbero diventare esseri umani.
E inoltre l’esistenza di un modello ufficialmente accettato pone dei problemi di convalida per i metodi alternativi. E’ vero?
E’ verissimo. Le faccio un esempio: il test di irritazione oculare per verificare l’irritazione da sostanze chimiche viene condotto sui conigli mentre esiste un metodo messo a punto ormai da anni che viene effettuato su campioni di lacrima umana. Questo test da dei risultati molto più attendibili di quello effettuato sui conigli, ma paradossalmente non può essere convalidato perché i risultati sono differenti rispetto a quello che ormai è considerato uno standard di valutazione. Quasi che il paramentro debba essere la conformità rispetto alla regola consolidata – verrebbe da dire calcificata ndr - e non l’attendibilità reale di un metodo scientifico. E proprio su questo stiamo cercando di lavorare come LAV, affinché vengano modificati i criteri di valutazione e soprattutto velocizzati i tempi che richiedono per validare un metodo. Attualmente infatti ci vogliono dai 10 ai 12 anni. La questione imprescindibile rimane comunque la modifica del criterio di valutazione che non può essere certo quello del confronto con i risultati ottenuti attraverso la sperimentazione animale. Questo metodo infatti non è mai stato validato e vive solo ed esclusivamente di consuetudine e di interessi consolidati. Non vedo perciò il motivo per cui il parametro debba essere questo quando i risultati di cui parlavamo prima dimostrano tutto il contrario.
Per concludere, da cosa dipende secondo lei questa incapacità di acquisire un nuovo metodo?
Fondamentalmente credo sia un problema di inerzia culturale e inoltre in duecento anni di sperimentazione animale sono sorte numerosissime attività indotte legate a questo modo di fare scienza. Penso solamente ai numerosissimi allevamenti di animali da laboratorio fioriti negli ultimi anni, il cui monopolio è detenuto da due grandi multinazionali: la Charles River e la Harlan. La Harlan è presente anche in Italia con ben due sedi: una in Friuli e l’altra in Lombardia.
Quindi esistono grandi interessi economici dietro la sperimentazione animale?
Sì, ma non è l’unico problema. La sperimentazione animale infatti rappresenta un importante paravento giuridico. Se una casa farmaceutica o un’industria cosmetica deve mettere un nuovo prodotto sul mercato ha interesse a dimostrare che questa sostanza non nuoce ai consumatori. Nella maggior parte dei casi gli animali usati nei test sono topi e ratti che, nel 50% dei casi, rispondono in modo totalmente opposto alle sostanze chimiche testate. Naturalmente chi intende mettere questi prodotti sul mercato avrà tutto l’interesse a presentare i risultati positivi riscontrati, evitando di parlare di quelli che hanno dato esito opposto. Quindi si tratta di metodi costosi e inaffidabili sotto molti aspetti che però garantiscono una giustificazione ufficialmente accettata nel caso qualcosa andasse storto una volta introdotti i prodotti sul mercato. Fonte: www.blognews24.it
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DARWIN WEB
Criceti che recuperano la vista
Arriva dal Massachussets Institute of Technology (MIT) la notizia del successo di un'equipe di ricercatori, guidati da Rutledge Ellis-Behnke, che sono riusciti a rigenerare il nervo ottico di un gruppo di criceti ridonando loro la vista. L'esperimento, effettuato dagli scienziati americani su un gruppo di ventisei criceti (dieci giovani e sedici adulti), consiste nell'asportare un tratto di nervo ottico pari a 2 mm e in seguito iniettare, in prossimità della fibra danneggiata, una soluzione contenente una miscela di nanoparticelle, peptidi sintetici la cui lunghezza non supera i 5 nm. Subito dopo l'iniezione, queste molecole, che hanno la capacità di assemblarsi spontaneamente, formano, in corrispondenza del nervo ottico, un network di nanofibre che fa da ponte tra un'estremità e l'altra della lesione rimarginandola. Dopo appena 24 ore gli scienziati osservano una parziale rigenerazione delle fibre nervose che, grazie alla guida fornita dal ponte peptidico, sono in grado di ristabilire correttamente i contatti sinaptici prima interrotti. E' interessante notare, inoltre, che la nuova fase di crescita delle cellule nervose non si riscontra solo nei criceti giovani, i cui circuiti cerebrali sono ancora in fase di modellamento, ma anche in quelli adulti, nei quali le fibre nervose hanno ormai cessato di crescere. Dopo sei settimane la maggior parte dei criceti mostra ben il 75% di recupero della vista. Il ponte di nanoparticelle viene infine degradato dall'organismo ed espulso senza lasciare alcuna cicatrice. L'importanza di questo esperimento nel campo delle neuroscienze è di un certo interesse, la neurorigenerazione è infatti un processo estremamente complesso e difficile da ottenere e, anche nei rari casi di successo, produce numerosi effetti collaterali come la formazione di cicatrici o la presenza di interruzioni all'interno del circuito neurale. Nel lavoro del gruppo di Ellis-Behnke, invece, non si riscontra nessuno di questi problemi. Il risultato potrebbe aprire la strada all'utilizzo delle nanotecnologie nella cura di molte malattie umane anche se saranno necessari ulteriori test su animali per verificarne l'efficacia e la sicurezza prima di arrivare alla sperimentazione sull'uomo.
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IL MESSAGGERO
Roberta, mamma cane di 4 micetti
di MARINA VERDENELLI
Provincia di Ancona
Li accudisce premurosamente come se fossero figli suoi. Una mamma un po' speciale per quattro gattini abbandonati in un cassonetto dopo essere venuti al mondo. Lei è Roberta , una cagnolina di 10 anni, bianca e rossiccia, simile a un volpino. Da una settimana è la mamma adottiva di quattro felini che le stanno attaccati alle mammelle per succhiare un latte che la cagnolina in realtà non ha. Ma Roberta non disdegna. Tutto è iniziato mercoledì scorso, quando un cittadino di Falconara ha trovato i quattro gattini buttati in un cassonetto lungo la via Flaminia. Quattro anime innocenti subito salvate e consegnate a un gruppo di animaliste di Marina di Montemarciano. I gattini sono stati subito ospitati in una casa rifugio privata, poco distante dal canile Anita . Per loro ci sono poppate quotidiane, assicurate da un biberon che Rica Giaccaglia , volontaria, fornisce giornalmente. E proprio all'interno del rifugio è accaduto l'imprevedibile. Roberta, tra agli ospiti più anziani, ha preso subito a cuore la vita di quei quattro batuffoli di pelo. Prima ha regalato loro morbide leccatine. Approfondita l'amicizia, si è accucciata vicino a loro e da quel giorno non li lascia più. I mici hanno subito apprezzato, al punto che l'hanno scambiata per la loro vera mamma. Roberta li pulisce, dà loro la sua morbida pancia e controlla il territorio attorno per difenderli dai pericoli. Finito lo svezzamento, i gatti saranno dati in adozione. C'è già chi si è fatto avanti per prenderli con sé. Ma quel giorno, chi lo spiegherà a Roberta?
Si segnala intanto una mostra curata dai bambini delle scuole elementari della provincia di Ancona dedicata al mondo animale. Le opere, oltre un centinaio tra cartelloni, disegni e acquari, saranno esposte venerdì e sabato prossimi all'interno dell'ex Crass di Ancona, in via Colombo. L'iniziativa è stata organizzata in collaborazione con il dipartimento di prevenzione della Zt 7.
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LA SICILIA (CATANIA)
Esposto dell'Aca in Procura
«Dal quartiere Rotolo spariti oltre 10 randagi»

Catania - L'Aca (associazione Catania eco animalista) ha presentato alla Procura di Catania un esposto contro ignoti allo scopo di fare luce sulla sparizione di una decina di cani, scomparsi all'improvviso dalla zona del Rotolo e di piazza Nettuno. L'associazione, attraverso il suo responsabile Alfio Lisi, ritiene di avere già individuato l'area dove sono stati portati questi animali, un canile lager che si troverebbe sul parco dell'Etna, in territorio di Nicolosi. Per l'Aca la sorte di questi animali è messa a rischio. L'associazione sarebbe inoltre risalita all'identità della persona che avrebbe messo in pratica il piano e che sarebbe stata supportata da altri complici.
L'Aca inoltre ha chiesto all'amministrazione la revoca della delega all'attuale assessore al progetto animali, Zappalà, e il trasfrimento dell'incarico «a persona che abbia un minimo di competenza e sensibilità». Lisi contesta in particolare l'idea dell'assessore «di escogitare in modo particolare una sorta di patentino animalista (come se i cani fossero un mezzo di trasporto da guidare) e che ha tentato di disfarsi dei 900 cani ricoverati nei canili convenzionati del consorzio zooservice al quale il Comune deve un anno di arretrati».
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Obiettivo psicologia
Ricerca: una cura per 'ringiovanire' il cervello
Una particolare sostanza, la Controitinasi ABC, curando il cosiddetto ''occhio pigro'', ovvero l' abbassamento della vista di un occhio, potrebbe ridare elasticita' al cervello riportandolo alla flessibilita' propria dell' infanzia.
E' quanto ha verificato, in esperimento su ratti, un gruppo del Dipartimento di Psicologia dell' Universita' di Firenze, della Scuola Normale di Pisa e dell' Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa.
I ricercatori spiegano pero' che, al momento, esistono difficolta' nell' applicare questi risultati all' uomo, ma le prospettive per rallentare l'invecchiamento del cervello sono promettenti.
La ricerca si riferisce ad esperimenti condotti su ratti.
Il gruppo ha dimostrato che questi animali, resi ambliopi in giovane eta' per occlusione di un occhio e che sviluppano una patologia visiva irreversibile, possono riacquistare una normale visione nell'occhio ambliope dopo trattamento con una particolare sostanza, appunto la Condroitinasi ABC, che inibisce la matrice cellulare, formata da un insieme di complesse catene molecolari che stanno tra i neuroni.
Se in giovane eta' l'animale, come anche l'uomo, non ha una vista ugualmente sviluppata nei due occhi, e se uno di essi ha un'anomalia, che puo' essere grave come una cataratta congenita o una opacizzazione della cornea, ma anche relativamente banale come un difetto di rifrazione solo in un occhio, i neuroni visivi finiscono progressivamente per rispondere solo all'occhio che funziona meglio.
Di conseguenza il soggetto perde progressivamente la vista nell'occhio piu' debole. Finora era accertata la possibilita' di intervenire efficacemente solo in giovane eta', allenando l'occhio piu' debole con l'occlusione dell'occhio sano per breve tempo.
Il nuovo esperimento 'condotto dai ricercatori toscani, prova invece il contrario: in animali adulti, dopo trattamento della corteccia visiva con Condroitinasi ABC, si hanno risultati positivi e la visione ritorna normale. Naturalmente esistono difficolta' nell'applicare i risultati ottenuti sugli animali all'uomo, ma le prospettive sembrano promettenti.
Articolo tratto da: www.toscanatv.com
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LIBERO
Pitone sequestrato era il premio di una lotteria
ROMA - È stato sequestrato ieri dalla polizia municipale un pitone reale messo in palio come premio per una lotteria di un bar di via Andrea Doria, nel quartiere Prati a Roma. L'operazione è partita grazie all'applicazione del Regolamento comunale che tutela gli animali. È quanto rende noto Monica Cirinnà, consigliere per i Diritti Animali. Dopo la quarantena e i dovuti controlli sanitari, il pitone sarà ospitato nel rettilario del Bioparco, e, visto che la struttura è quasi satura, sarà anche necessario individuare spazi alternativi per accogliere gli animali sequestrati.
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IL MESSAGGERO
Lotteria di Prati
Un pitone in palio salvato dai vigili: ora è in quarantena

Roma - L'avevano messo in palio come primo premio di una lotteria. Neanche fosse un tv color o un dvd. Un pitone reale dai centocinquanta centimetri di lunghezza, ieri, stava per essere regalato, durante una riffa, in un piccolo bar su via Andrea Doria, nel quartiere Prati. Salvato, in extremis, dall'intervento dei vigili del XVII gruppo della polizia municipale che lo hanno sequestrato e trasferito al Bioparco.
«Il rettile, premio di una lotteria di cui erano stati venduti 90 biglietti, - spiega Monica Cirinnà, consigliere delegato per i diritti degli animali - era stato acquistato dal titolare dell'esercizio commerciale che aveva organizzato la riffa». E che aveva deciso di mettere in palio il pitone come primo premio. Il serpente, un esemplare probabilmente acquistato in un negozio, era rimasto arrotolato per ore dentro un piccolo terrario. La testa nascosta sotto il corpo striato, gli occhietti spaventati. Una lotteria bizzarra, a cui, però, ieri, hanno posto fine i vigili del XVII gruppo della polizia Municipale, avvertiti da un signore, di passaggio nel bar, che si era incuriosito dell'animale. In seguito alla sua segnalazione, infatti, gli uomini della Municipale sono intervenuti immediatamente nel locale, accompagnati da un veterinario del Bioparco. Hanno sequestrato il serpente, portandolo nello zoo dei Parioli dove «dopo la quarantena e i dovuti controlli sanitari - assicurala Cirinnà, - il pitone sarà ospitato nel rettilario». «Questi animali, purtroppo, - continua - sono facilmente commercializzabili e soggetti a trattamenti del genere. Vengono venduti nei negozi a 80-90 euro ciascuno e, a seconda del tipo di colorazione della pelle, possono raggiungere punte di 2 mila euro». «La cosa che fa più paura, però, - afferma Roberta Pinto, direttore dell'ufficio diritti animali - è che nella gente non ci sia consapevolezza che questi animali sono esseri viventi. Vengono regalati ad una riffa come fossero oggetti qualsiasi e questa è una cosa davvero vergognosa».
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LA STAMPA
Misteri : L’Enpa lancia l’allarme : c’è il sospetto della vivisezione
Il triangolo dei cani spariti
Sono 20 gli animali spariti nell’Alessandrino

Gino Fortunato
Alessandria - Misteriose sparizioni di cani nei territori fra Novi Ligure, Tortona e Alessandria. Una specie di «triangolo delle Bermude» che sta creando inquietudine tra la popolazione, in particolare tra gli abitanti di cascine e paesi di campagna. Il grido d'allarme è stato lanciato dalla sezione Enpa di Tortona, in seguito ad allarmanti dati che denunciano la scomparsa prevalentemente di cani di grossa taglia. «Non ci siamo mai trovati di fronte ad una situazione simile - spiega la presidente Rita Livolsi – da dicembre ad oggi sono spariti una ventina di cani, se ne sono perse del tutto le tracce. Parliamo di esemplari come il pastore maremmano, il pastore tedesco o lo schnauzer. I loro padroni non si sono arresì e stanno ancora, setacciando le campagne, nelIa speranza di trovarli vivi».
Avvelenati? In effetti in provincia s'è registrato anche quest'anno il fenomeno dei bocconi alla stricnina lasciati maldestramente in giro per uccidere animali - come volpi e faine - da alcuni considerati «nocivi». Ma nell'area considerata , l'unico caso di avvelenamento è stato scoperto due giorni fa: un esemplare di Schnauzer gigante. Era sparito da una settimana insieme a un bracco che non è stato però ritrovato.
Trattandosi di cani di grandi dimensioni sembra strano che da oltre tre mesi a questa parte non siano più stati trovati neppure i corpi: «Il nostro timore - dicono all'Enpa - è che possano essere stati rapiti per compiere esperimenti di vivisezione in Germania, dove purtroppo è ancora ampiamente in uso questa terribile pratica da parte di alcune industrie farmaceutiche. In caso contrario, non sapremmo come spiegare queste sparizioni. Non ci resta che appellarci ai lettori, affinché segnalino alle associazioni animaliste, ai carabinieri e alle Asl, ogni movimento sospetto».
L'Enpa di Tortona ha redatto una mappa, seguendo le segnalazioni dei proprietari dei cani spariti: sembra seguire un percorso ben definito, attraverso un fitto collegamento tra strade secondarie nelle campagne novesi e tortonesi. Il primo caso (un pastore tedesco) è del 15 a Rivalt,a Scrivia, frazione di Tortona . Poi altre segnalazioni dal Tortonese (Torre Garofoli, Carbonara Scrivia, Momperone, Viguzzolo), ma anche dall'Alessandrino (Castelceriolo, San Giuliano vecchio),-fino al Novese (Pozzolo e la frazione Merella). In totale è stata denunciata la scomparsa di una ventina di cani, ma è probabile che siano di più.
Fra gli scomparsi, almeno nove sarebbero di razza pastore tedesco. «Questa circostanza crea ancora più apprensione e sospetti - prosegue la presidente dell'Enpa - perché abbiamo saputo di aberranti esperimenti compiuti all'estero esclusivamente su animali di grossa taglia .
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Animali
20 cani meticci
Sperimentazione

I meticci vengono innanzitutto "Strumentati Cronicamente". Sotto narcosi viene aperta la parte sinistra del torace e vengono inseriti dei cateteri nell'aorta e nella parte sinistra del cuore. Ciò serve per iniettare in seguito sostanze e piccole palline e misurare la pressione del sangue. Sonde per verificare il flusso sanguigno vengono apposte nella coronaria sinistra. Un'altra sonda per misurare lo spessore del muscolo cardiaco viene cucito alla parete del cuore. Infine viene messo un attrezzino pneumatico intorno alla coronaria sinistra. Tutti i tubi vengono portati dal cuore sotto la pelle sino alla spalla, da dove fuoriescono. I cani hanno 7 - 10 giorni per riprendersi dall'intervento.
Gli animali vengono allenati giornalmente a rimanere tranquilli nelle loro gabbie, mentre i tubi sono collegati con gli attrezzi di misurazione ed effettuati i controlli. GLi esperimenti vengono fatti sugli animali coscienti, non narcotizzati. A tutti i cani viene stretto due volte, a distanza di 72 ore, l'arteria coronarica sinistra. Ciò genera un deficit nella circolazione del sangue della zona cardiaca e pesanti disfunzioni del cuore come se colpiti da infarto.
Dopo 10 minuti l'arteria viene riaperta per dare la possibilità al cuore di riprendersi.
Durante questa fase dell'esperimento vengono effettuate diverse misurazioni e al cane vengono fatte ingerire a dosi alterne delle sostanze chimiche.
Le misurazioni vengono ripetute nei giorni successivi fintanto che il cuore non si riprende totalmente.
Dopodiché i cani vengono uccisi.
Bereich Campo della ricerca
Ricerca circolazione cuore
motivo
Verifica dell'azione di certe sostanze nella guarigione a seguito problemi circolatori subiti dal cuore.
Titolo
Naloxone migliora il recupero funzionale di stordimento del miocardio nei cani coscienti con la relativa azione sul sistema nervoso centrale
Rivista dov'è pubblicato l'articolo
British Journal of Anaesthesia 2001: 86(4), 545-9
Autori
T.P. Weber (1), J. Stypmann (2), A. Meißner (1), M. Große Hartlage (1), H. Van Aken(1), N. Rolf (1)
Istituti dove vengono eseguiti gli esperimenti
(1) Klinik und Poliklinik für Anästhesiologie und operative Intensivmedizin, Westfälische Wilhelms-Universiät, 48145 Münster, (2) Klinik und Poliklinik für Kardiologie und Angiologie, Innere Medizin C, Westfälische Wilhelms-Universität, Münster
Tiere
20 Mischlingshunde
Experiment
Die Mischlingshunde werden zunächst "chronisch instrumentiert": Unter Narkose wird der linke Brustkorb eröffnet und zwei Katheter (Plastikschläuche) in die herznahe Aorta (Hauptschlagader) und in den linken Herzvorhof eingeführt. Diese dienen später der Blutdruckmessung sowie der Injektion von Substanzen und kleinen Kügelchen. Messsonden zur Bestimmung der Blutflussgeschwindigkeit werden an der linken Herzkranzarterie befestigt. Eine weitere Sonde zur Messung der Herzmuskeldicke wird an die Herzwand genäht. Schließlich wird eine von außen zu bedienende, pneumatische Manschette um die linke Herzkranzarterie gelegt. Alle Schläuche werden vom Herzen und die Haut bis zum Schulterblatt geführt, wo sie nach außen treten. Die Hunde dürfen sich 7-10 Tage von der Operation erholen.
Die Tiere werden täglich trainiert ruhig in ihrem Käfig zu liegen, während die Schläuche mit Messgeräten verbunden und Untersuchungen durchgeführt werden. Die Experimente erfolgen an den wachen, unbetäubten Tieren. Bei allen Hunden wird insgesamt zweimal im Abstand von mindestens 72 Stunden die linke Herzkranzarterie abgeklemmt. Dadurch kommt es zu einer Durchblutungsstörung eines Herzbereiches und schweren Funktionsausfällen des Herzens wie bei einem Herzinfarkt. Nach 10 Minuten wird die Arterie wieder geöffnet und das Herz kann sich erholen. Gleichzeitig werden diverse Messungen vorgenommen. Dieses Experiment wird bei jedem Hund einmal mit und einmal ohne die vorherige Gabe einer bestimmten Substanzen durchgeführt. Die Messungen werden in den nächsten Tagen fortgeführt, bis sich das Herz vollständig erholt hat. Dann werden die Hunde getötet.
Bereich Herz-Kreislauf-Forschung
Hintergrund
Untersuchung der Wirkung einer bestimmten Substanz auf den Heilprozess nach einer Durchblutungsstörung des Herzens.
Titel
Naloxone improves functional recovery of myocardial stunning in conscious dogs through its action on the central nervous system (Naloxon verbessert die funktionelle Wiederherstellung nach Herzmuskelbetäubung bei wachen Hunden durch seine Wirkung auf das Zentralnervensystem)
Zeitschrift
British Journal of Anaesthesia 2001: 86(4), 545-9
Autoren
T.P. Weber (1), J. Stypmann (2), A. Meißner (1), M. Große Hartlage (1), H. Van Aken(1), N. Rolf (1)
Institute
(1) Klinik und Poliklinik für Anästhesiologie und operative Intensivmedizin, Westfälische Wilhelms-Universiät, 48145 Münster, (2) Klinik und Poliklinik für Kardiologie und Angiologie, Innere Medizin C, Westfälische Wilhelms-Universität, Münster
http://aerzte-gegen-tierversuche.tierrechte.de/start.php4
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VEGETARIANI.IT
Io ho un sogno
L'intervento di Riccardo Trespidi alla manifestazione internazionale per una ricerca senza animali del 6 maggio scorso.
22 maggio 2006 - Riccardo Trespidi (presidente del CMS di AVI)
Fonte: L'idea vegetariana 179 - giugno 2006
Mi piace pensare a Gandhi non solo come a una icona della nonviolenza, ma anche come simbolo dell'antivivisezionismo. Anche se aveva problemi ben diversi da affrontare, come cacciare gli inglesi dalla sua terra, Gandhi ebbe a dire parole durissime contro la sperimentazione animale. "Non sono contrario al progresso della scienza in quanto tale, al contrario, guardo con ammirazione allo spirito scientifico dell'Occidente e se questa ammirazione ha delle riserve è perché lo scienziato dell'Occidente non ha alcun riguardo per le creature più umili di Dio: io aborrisco la vivisezione con tutta l'anima. Detesto l'imperdonabile massacro nel nome della scienza e della cosiddetta umanità e considero tutte le scoperte scientifiche che si macchiano di sangue prive di valore. E credo con chiarezza che spunterà un giorno in cui lo scienziato onesto dell'Occidente porrà dei limiti ai metodi attuali di perseguimento della conoscenza. Verranno approntate misure che terranno conto non solamente della famiglia umana, ma di ogni creatura vivente." Il movimento antivivisezionista nacque ben prima di Gandhi: prese vita nello stesso momento in cui furono effettuati i primi esperimenti sugli animali.
Oggi ci ritroviamo ancora a protestare contro questa ripugnante metodica di sperimentazione, cosiddetta scientifica, come se il tempo non fosse passato.
Dobbiamo come movimento avere il coraggio di fare dei bilanci e di capire quali siano le strategie più adatte per porre fine a questa spietata violenza contro chi non ha nessuna colpa se non quella di essere nato non umano.
Dobbiamo, oltre che far valere le nostre ragioni di fornte a chi sostiene scientificamente questa metodica e persevera nell'attuarla, avere anche il coraggio di fare autocritica.
Se a oggi nulla è cambiato rispetto a molti anni fa, se oggi un laboratorio di sperimentazione è più protetto di una banca, se tutta la ricerca si svolge senza un minimo controllo, se il numero di animali utilizzati è sempre elevatissimo, se non siamo riusciti a coinvolgere il mondo scientifico nel dibattito e nell'accettazione delle nostre idee, ciò significa che non siamo riusciti a penetrare nel cuore della gente e nel cervello di chi fa ricerca.
Se da una parte non possiamo che essere felici quando leggiamo che anche un solo animale è stato liberato dai lager della vivisezione, dall'altra dobbiamo chiederci se questa strategia sia vincente.
Quanti laboratori sono stati chiusi dopo delle liberazioni?
Quanti sono stati finanziati ulteriormente e resi delle fortezze inaccessibili agli estranei?
Siamo sicuri che la sola motivazione dell'invalidità scientifica sia sufficiente a convincere gli altri, o che invece serva un concerto di posizioni e di comportamenti per porre la questione della sofferenza animale nel modo più convincente possibile?
Si può secondo voi essere antivivisezionisti e carnivori?
La soluzione di questo problema non si può fermare al solo aspetto scientifico.
Il movimento antivivisezionista deve progettare un metodo di lotta che affronti senza pregiudizi e senza paletti la questione animale, della quale fanno parte con gli stessi diritti e la stessa importanza la vivisezione, la scelta alimentare, la caccia, la pesca, le pellicce, gli zoo, i circhi, i canili e qualsiasi altra forma di sfruttamento degli animali non umani.
Certo la sperimentazione animale e la scelta alimentare (che per un antivivisezionista non può per coerenza essere differente da quella vegetariana) sono argomenti complessi che hanno bisogno del supporto di medici, veterinari, nutrizionisti, scienziati che sappiano fornire risposte scientifiche adeguate e che siano sostenitori dei principi morali dei diritti degli animali non umani.
Io credo che solo quando avremo l'abilità di mettere insieme le forze di ogni piccola realtà animalista che si trova nel nostro paese e nel mondo, quando riusciremo a trovare una comune linea di pensiero e di azione, quando sapremo capire che abbiamo la forza e la possibilità di cambiare il mondo, allora potremo cambiarlo veramente. Non ci sarà nel nostro paese né riposo né tranquillità fino a quando agli animali non umani non saranno concessi i loro diritti di esseri viventi. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c'è qualcosa che vi debbo dire. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell'anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità animalista non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità umana, perché molti dei nostri fratelli , come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino e con quello degli altri animali, e sono giunti a capire che la nostra libertà è inestricabilmente legata alla libertà di tutti gli esseri viventi. E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti degli animali : "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché gli animali saranno vittime degli indicibili orrori a cui vengono sottoposti dagli umani.
Non potremo mai essere soddisfatti finché anche un solo animale verrà torturato nei laboratori di vivisezione
Non potremo mai essere soddisfatti finché un solo animale verrà ucciso e mangiato
Non potremo mai essere soddisfatti finché vi saranno animali chiusi ingabbia, e finché verranno uccisi per sport.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E' un sogno, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini e tutti gli animali sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Queste incredibili parole sono state pronunciate da Martin Luther King a Washington il 28 agosto1963. L'unica differenza con il famoso discorso "I have a dream" è il soggetto: al posto di neri ho inserito "animali".
Questo è il mio sogno.
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IL SECOLO XIX
Ovada, abbandonati tre cuccioli uno non ce la fa e muore disidratato
la STORIA
Ovada (AL). Una storia di insensibilità umana, triste, che commuove e fa meditare. Protagonisti sono tre bellissimi cuccioli neri, abbandonati davanti al canile municipale del Campone. Erano stretti in una piccola gabbia, lasciata sotto il sole, senza acqua. Un "contenitore" senza possibilità di movimento per i tre piccoli, quasi da soffocare. Quando gli addetti al canile sono riusciti a soccorrerli per uno di loro era troppo tardi. Era morto disidradato. I due cuccioli rimasti li chiameranno "Flick" e "Flock". Con le cure appropriate si riprenderanno. «In quella specie di "contenitore" - racconta una responsabile dell'Enpa - erano strettissimi e sofferenti per il caldo. Li abbiamo liberati, portati all'ombra, rinfrescati, curati e aiutati a riprendersi. Uno non siamo riusciti a salvarlo».
Rimane la rabbia. Tanta. «Non riesco a esprimere il dolore - sottolinea Valeria Gaione del direttivo Enpa - che in questi momenti si prova. Quel dolore silenzioso che ti prende allo stomaco, che fa montare la rabbia». Chi ha portato a compimento l'abbandono forse avrà presto un nome. Qualcuno avrebbe visto l'auto usata per il trasporto. Valeria Gaione si rivolge così al responsabile, sperando che legga il giornale. «Perchè non sei venuto un pomeriggio a parlare con noi, a raccontarci che avevi dei cuccioli da sistemare, a chiedere il nostro aiuto che non ti avremmo negato? Il tuo comportamento ha ucciso un cucciolo che non aveva nessuna colpa. Se proprio dovevi fare la vigliaccata, che ti costerà cara, perchè almeno non hai usato una gabbia migliore e di giusta misura per i tre cuccioli? Avrebbero avuto la possibilità di sopravvivere tutti». Poi, ancora un appello all'autore affinchè si, faccia vivo, si penta. «Sappi - aggiunge la volontaria Enpa - che non aspetteremo molto. Ti diamo la possibilità di uscire da questa vicenda senza troppi guai. Altrimenti la denuncia nei tuoi confronti andrà avanti».
B. Ma.

 
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