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Horror: nella bara

_CONTRIBUTEDBY marco il Tuesday, 02 May @ 20:34:26 CEST

I racconti di fuoriradioSono nella bara.
Non riesco a vedere di quale legno sia fatta, ma a giudicare dall’interno deve costare molto.
Sono circondato da un rivestimento in seta preziosa di color perla e la mia testa è sopra un cuscino con un bordo ricamato in oro.
Davvero molto raffinato. Credo proprio non abbiano risparmiato nello scegliere il modello.


Quello che mi sorprende di più è il vestito, nero, con taglio giovanile a due bottoni, pantaloni attillati che mi posso permettere ancora, camicia e calzini bianchi, cravatta e cintura nera, occhiali da sole neri: La montura dei Blues Brothers, escluso il cappello per ovvi motivi. Non ho mai indossato abiti del genere ma chi mi conosceva, sapeva quanto adoravo quei personaggi e quante volte avevo detto se muoio voglio essere vestito come loro. Oh, l’hanno fatto davvero. Invece del Requiem, già che c’erano, potevano mettere Every body needs somebody.
Sento delle voci. Meglio, dei brusii, visto che in questa situazione il mio apparato fonetico non funziona al meglio. Mi scoccia un po’ non capire chi è che parla, anche perché sono, no, ero… no, sono estremamente curioso.
Ahhh, Maremma bòna che paura, tu mi sei apparsa all’improvviso!
Non piangere! Dai, sennò m’emoziono anch’io.
Te l’ho sempre detto, tu mi diventi brutta quando fai quelle smorfie di tristezza e io ti voglio bella come sei sempre stata.
Ho ancora il sorriso sulle labbra? Davvero?
Ma guarda! Mi son sempre detto Un t’incazzare, a che serve?, ridi a questa vita che ce n’è una sola, bischero! Non si può dire che non l’ho fatto fino alla fine.
Bada chi c’è! O te che ci fai? Non ci siamo mai visti negli ultimi dodici anni tu ti fai vivo ora? Ma vai a cacare, va! Si poteva fare un sacco di cose ganze insieme e invece, bindolo che un tu sei altro, ti sei messo con quella rumena e non ti sei più fatto vedere. E non ti sporgere tanto che mi sembra tu puzzi… certo che a pensarlo io ho un bel coraggio.

Non li avevo visti. I quattro ceri ad ogni angolo, dico. Vedo solo la parte superiore con quella fiammellina a sega che li consuma lentamente. Mamma mia che tristezza! Se mi levassero gli occhiali capirebbero che forse sarebbe meglio un party alla George Clooney per il mio addio.
Il problema è che pensano che me ne prenda a male, che m’incazzi.
Ma un s’ha da morire tutti? E allora affittate una decina di donnine disponibili e di tangani iperdotati e trombate alla mia salute, insomma, salute… avete capito.

Questa manina che si agita lì sul bordo la conosco. Eh, ciccia, alle novelle ci penserà la tu’ nonna, gliele ho lasciate scritte. Ho sempre pensato che tu sia nata perché me ne dovevo andare io e sapere di essere sostituito da un gioiello come te era molto meglio che avere Adriano, in panchina.

Niente mal di schiena o formicolio ai piedi. Sono ore che son qui e devo apprezzare i pochi vantaggi della situazione. Dev’essere tardi, il via vai di gente si è progressivamente rarefatto ed ora c’è un silenzio assoluto.
Altro vantaggio, noia zero.
Sento dei passi, vellutati ma li sento.
Come un soffio di vento appare un viso disegnato dalla grazia del tempo.
Ha quanto me, ma la bellezza, quella che ti spezza il cuore, non ha età.
Mi guarda per un po’, poi una lacrima le esce da quegli occhi verdi che per un attimo avevano cancellato il mio mondo.
Mi aveva lasciato per un giocatore di calcio. Bello, eh, ma mi aveva sempre detto che era innamoratissima di me.
Valle a capire le donne. Anche adesso.
“Ti ho sempre amato e non ti ho più cercato per la vergogna. Perdonami se puoi.”
Sussurra, si vede che si vergogna anche degli altri.
Ti perdono, ti perdono, d’altronde ho trovato una donna altrettanto bella.
Mi dispiace non potertelo comunicare, vorrà dire che vivrai nei rimpianti.
Ora levati dai coglioni che voglio stare in pace.

E’ l’alba. Ne sono certo perché è arrivata la mia vecchia per il trasporto.
Ha gli occhi ancora pieni di lacrime.
E mi vede ancora sorridente.

Smetti di piangere, Amore mio.
Sono stato bene!

 
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