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Rubrica di BAIRO: Notiziario animalista _CONTRIBUTEDBY winny il Thursday, 27 April @ 21:23:58 CEST
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Fonte: http://www.bairo.info/cinquepermille.html
Per la prima volta, con la disciplina introdotta dalla legge Finanziaria per il
2006, puoi scegliere a chi destinare il cinque per mille delle proprie imposte.
Da oggi puoi dare in modo semplice e che non costa nulla un sostegno concreto
al GRUPPO BAIRO onlus che da anni si prende cura di animali sfortunati.
Con il 730, con il Modello Unico (ex 740) e con il CUD 2006 puoi scegliere di
destinare il 5 per mille dell’Irpef al Gruppo Bairo Onlus
Questi modelli contengono uno spazio dedicato al cinque per mille, in cui firmare
ed indicare il codice fiscale di GRUPPO BAIRO che è il n. 92007190199 nella
sezione relativa al “Sostegno del volontariato”
Per ulteriori informazioni telefona al direttivo del GRUPPO BAIRO Onlus al n.
329-2162350.
Ci auguriamo che quanti apprezzano le attività dell’associazione Gruppo
Bairo Onlus vogliano, esprimere questa loro preferenza.
5000 volte grazie
Bairo & staff
Ricordati il nostro codice fiscale: 92007190199
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Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Subject: reazioni nell'anonimato.....l'informazione che infastidisce
Il traffico di animali verso il nord Europa è un argomento che da sempre
occupa un posto importante nella nostra informazione. Con il fermo dei 39 cuccioli
provenienti dalla Grecia direzione Germania, questo tema è stato giornalmente
riproposto in lista, proprio perchè l'attenzione non debba mai passare
in second'ordine.
Ma a qualcuno tutto questo infastidisce.
E' quindi più che evidente che l'informazione che offriamo a riguardo,
disturba molto chi nel settore "ci lavora".
Stiamo ricevando infatti, messaggi molto pesanti i cui contenuti non sono mai
firmati - un chiaro segno di vigliaccheria - in cui ci tacciano di non aver capito
niente dell'opera "misericordiosa" da loro messa in atto nei riguardi
dei poveri cani italiani e non solo. Un'opera che, asseriscono gli esportatori
stessi, non viene fatta alla luce del sole perchè "disturbati"
dalle nostre persecuzioni. Una riflessione....se tutto fosse davvero trasparente,
perchè nascondersi?
Ci descrivono la solita meravigliosa storia di posti da favola dove tutto funziona
alla perfezione: animali amati, coccolati, curati, che stanno sempre in casa e
non conoscono nessun tipo di sofferenza.....praticamente un paradiso.
Ci minacciano alla grande "invitandoci" a stare alla larga dall'argomento.
Asseriscono che le nostre parole sono veleno e non siamo in grado di provare ciò
che asseriamo. Forse i cari signori non hanno letto, o fingono di non aver letto,
nulla del link http://www.bairo.info/traffici.html
del sito di Bairo, dove la documentazione di cattiverie straniere è ben
evidente.
Dall'altra parte delle Alpi arrivano testimonianze che con il paradiso non hanno
nulla a che fare, ma piuttosto confermano ancora una volta che tutto il mondo
è paese e la crudeltà è anche al di fuori dell'Italia.
Cari importatori, perchè non vi guardate in casa e non cominciate a porre
rimedio alle vostre casalinghe vergogne in materia animale?
Perchè non cominciate per esempio ad occuparvi dei vostri randagi CHE ESISTONO
e sono migliaia?
Perchè non fate adottare i cani che riempiono i vostri canili e sono vittime
di abbandoni e maltrattamenti dei VOSTRI concittadini?
Vi lamentate di spendere tanti soldi per salvare cani stranieri e non muovete
un dito per i vostri animali. Un vero controsenso non trovate?
E per quanto riguarda gli esportatori del nostro bel Paese e compagnia bella..........
invece di spendere tante energie e denaro in affidi che non risolveranno mai il
problema randagismo, perchè non vi concentrate nella ricerca del benessere
degli animali a casa vostra?
Ci spiace ma alle favole abbiamo smesso di crederci da molto tempo e confermiamo
ciò che da sempre abbiamo sempre sostenuto: cani e gatti italiani devono
rimanere in Italia e le autorità competenti hanno il dovere di sovrintendere
al loro benessere. Oltre confine tutto può essere rigirato come meglio
si vuole, tanto gli animali non parlano e col tempo ci si dimentica di loro. E'
così facile..............
Enrica
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Fonte: IL MATTINO (CIRC_NORD)
27/04/2006
«Non uccidete i cani malati» Scontro a Ischia
Sospendere la procedura di eutanasia per dodici cani ammalati di lehismaniosi.
Lo chiedono gli animalisti della Lega del Cane, che parlano di «esecuzione
sommaria» e protestano contro la decisione dei veterinari della Asl di eliminare
una dozzina di randagi che da anni sono ospitati presso il canile di Panza. L'ultimatum
scade a giorni, e gli animalisti fanno sapere di essere pronti ad inscenare proteste
clamorose. «Quei cani sono diventati troppo pericolosi perché portatori
di possibili contagi agli esseri umani», dice Ciro Di Sarno del servizio
veterinario del Distretto 57 di Ischia, che ha chiesto e ottenuto dal sindaco
di Forio un’ordinanza di abbattimento per le bestiole malate. Di iniziativa
«inutilmente zelante» parla invece la presidente degli animalisti,
Arnalda Iacono, che accusa l’Asl «di accanirsi contro animali regolarmente
curati e tenuti sotto controllo sanitario». «Io purtroppo devo attenermi
alle disposizioni della Asl, ed è per questo che ho firmato l'ordinanza»,
sostiene da parte sua il sindaco di Forio, Franco Regine, che questa sera riceverà
in municipio i rappresentanti degli animalisti. ma.zi.
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Fonte: IL SECOLO XIX
27/04/2006
NOTIZIE in breve
Ritrovato un cane breton
Imperia Un cane breton femmina di colore bianco e nero è stato ritrovato
in via Littardi. L'animale, consegnato agli ispettori veterinari dell'Asl, è
stato poi traferito al canile di Dolceacqua convenzionato con il Comune di Imperia.
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Fonte: IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
27/04/2006
Rione ostaggio del randagismo nel dispregio della normativa
Da circa quindici giorni, per le vie del quartiere marinaro, si aggirano "indisturbati"
una quindicina di cani randagi. Sale, dunque, il timore dei residenti anche alla
luce dell'episodio di un paio di settimane fa che ha visto i carabinieri costretti,
all'interno del parcheggio dell'ospedale Pugliese ad abbattere un cane, che aveva
aggredito un anziano nelle vicinanze. In Italia la gestione del randagismo canino
è regolata dalla legge 14 agosto 1991, n. 281 che prevede, come tecnica
di controllo delle popolazioni, la limitazione delle nascite e prescrive che i
cani vaganti non possano essere abbattuti, ma solo catturati e successivamente
mantenuti in strutture pubbliche o private, ove possono essere soppressi solo
se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. Eppire,
almeno a Lido, si continua ad ignorare il problema, alimentando la paura che questi
animali possano fare del male.
Filippo Marra Cutrupi
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Fonte: IL GAZZETTINO DI NORD EST
Giovedì, 27 Aprile 2006
LE BREVI
CAVALLINO-TREPORTI
ABBANDONO DI RIFIUTI SPECIALI
NEI GUAI PER IL CANE NEL SILE
Avrebbe chiuso in un sacco la carcassa del suo cane, un Basset Hound, e poi l'avrebbe
gettata nel Sile. Da lì, per le correnti, sarebbe arrivata fino alla spiaggia
di Cavallino Treporti dove è stata ritrovata il 20 aprile. Deve rispondere
di abbandono di rifiuti speciali il padrone dell'animale, P.M. di Casale. Il mancato
rispetto del decreto Ronchi è un reato. Il cane era stato soppresso dal
veterinario perché malato.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI NORD EST
Giovedì, 27 Aprile 2006
UOMINI & CANI
A vincere un mastino dei Pirenei dal peso quasi record di 88 chili. Alle sue spalle
un chow chow color miele. Tra i primi un bassottino, un cane da pastore tedesco,
uno shi-tzu. Cronache cinofile di un martedì un po' speciale nella campagna
trevigiana. Un 25 aprile come lo è ormai da un lustro a Tezze di Piave.
Due passi dal fiume sacro alla Patria e da cui prende il nome questa piccola frazione
di Vazzola, terra di vino e di asparagi, quelli di Cimadolmo. Per un giorno all'anno,
però, terra di cani e di uccelli, e sotto gli alberi di falchi e rapaci.
Solito appuntamento di furgoncini e station wagon lungo l'anello che un tempo
era per i cavalli che vi correvano il Palio di San Gregorio. E nel campo sportivo,
in cui a calcio non si gioca quasi più, l'esibizione dell'Athos club di
Maerne di Martellago, cani addestrati, cani che corrono, cani che saltano, cani
che fanno slalom, cani che difendono, che se necessario azzannano, che si fermano
a un fischio del conduttore. Ad osservarli anche Giampaolo Dozzo, sottosegretario
alle Politiche agricole, ministero nelle cui competenze c'è anche l'Enci,
la casa madre della cinofilia ufficiale. Un modo come un altro per fare capire
a lui e a chi si assiepava lungo la rete del campo sportivo, che i cani cattivi,
compresi quelli delle razze finite nelle liste di proscrizione ministeriali, esistono
solo in quanto esistono pessimi padroni. Liberi, senza guinzaglio, a mostrare
quel che sanno fare: un paio di pastori tedeschi, un boxer, un rottweiler, un
paio di malinois, altrettanti groenendael, un tervueren, un dogo argentino, un
beagle, un cane misto mare, ma misto davvero! E quelli come lui erano tanti, caratteristica
tipica di Tezze, dove la razza più numerosa, da sempre, è rappresentata
da chi di razza non è. Bastardini, meticci, misto mare, chiamateli come
preferite: ce ne erano tanti, a decine, da invadere il ring al punto da costringere
gli organizzatori a svolgere il giudizio in due manche.
A decretare la vittoria, in una gara che era più gioco che altro, l'applauso
del pubblico: a beneficiarne soprattutto una bimba con il suo amico a quattrozampe
nel cui sangue deve davvero scorrere un po' di tutto, e poi proprio quel grosso,
enorme misto mare esibitosi nella squadra dell'Athos club. Adottare un meticcio
è segno di civiltà, portarlo in mostra anche a 9 o 11 anni come
successo a Tezze è segno di grande amore, sceglierlo così grande,
di quelli che pochi (o più spesso nessuno) vogliono è davvero bello.
Una piccola mostra, in una giornata di sole, in un piccolo paese, può anche
insegnare questo: cosa sia amore.
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Fonte: IL GIORNALE
n. 99 del 27-04-2006
Lunedì aggredì tre donne: ieri il pitbull si è rifatto
vivo - di Redazione -
Finisce quasi come nelle barzellette: «Lo prendo io, lo prendi tu»
e alla fine non lo prende nessuno. Stiamo parlando del grosso cane (un incrocio
tra pitbull e boxer) che lunedì aveva aggredito tre donne in via Savona
27 e che ieri, è tornato bellamente a visitare i condomini dello stabile.
Suscitando un certo qual comprensibile timore.
Il meticcio, che appartiene a un tossicodipendente pregiudicato di 35 anni, tre
giorni fa era uscito da un appartamento al pian terreno e aveva aggredito la portinaia
dello stabile, poi travolto e fatto cadere a terra una signora di 81 anni infine
morso Odette Gasparini, di 75 anni, al collo, a un orecchio e a una mano. L'anziana,
salvata dall'intervento di tre operai egiziani, fu poi visitata al Fatebenefratelli
e se la cavò con sette punti di sutura. E ieri dunque l'animale è
stato visto aggirarsi nuovamente libero e senza museruola per gli androni del
palazzo.
Dopo l'aggressione infatti, erano intervenuti gli agenti del commissariato Porta
Genova e i vigili che, dopo aver soccorso la 75enne, si sono rivolti al proprietario.
I ghisa in un primo momento avevano sostenuto che il cane era stato prelevato
dalla polizia e poi accompagnato al canile municipale di via Lombroso. Dalla questura,
però, spiegano invece che il destino del cane è stato da subito
competenza della polizia locale e che, comunque, in un'annotazione che fa riferimento
all'intervento del 24 aprile in via Savona si legge che «il proprietario
si era allontanato in compagnia del cane». Di certo l'animale non è
mai stato portato al canile municipale.
«Qui non l'abbiamo mai visto - assicura preoccupato il responsabile della
struttura di via Lombroso -. Siamo in contatto con polizia e carabinieri per sapere
che fine ha fatto: tutte le procedure sono state attivate».
«Noi facciamo la segnalazione agli uffici sanitari competenti ma poi chiudiamo
l'intervento - precisano invece dal comando dei vigili -. Non è detto che
si debba per forza sequestrare l'animale. Il sequestro avviene solamente nel caso
in cui il proprietario risulti socialmente pericoloso e l'animale rientri nelle
razze considerate a rischio». Nel frattempo ieri, assicurano i condomini,
il cane sarebbe tornato nell'appartamento al piano terra di via Savona 27. «Avere
quel cane nel proprio edificio è come avere una bomba ad orologeria sotto
le scarpe» conclude un'inquilina preoccupata.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI PORDENONE
Giovedì, 27 Aprile 2006
WHISKY, IL CUCCIOLO NATO STANCO
Questa è la storia di Whisky, il cane "nato stanco". Sì,
proprio così, un cane nato stanco.
Whisky ha ormai quattro anni e a questo punto i suoi padroni hanno rinunciato
alla speranza di trovare una cura a questa strana "sindrome della stanchezza"
(così loro simpaticamente e scherzosamente la hanno definita!) che affligge
il cuccioletto. Il piccolo Mirko Pedron, allora di 8 anni, scelse il cagnolino
tra i tanti di un canile tra tanti proprio lui, perché fu amore al primo
sguardo. Era ancora piccino, aveva pochi mesi, un batuffolino bianco con gli occhi
che sembravano pronosticare un animaletto "tutto pepe"!
Ma, ahimè, da subito Whisky iniziò a rivelarsi un gran pigrone.
Dopo poche ora aveva già scelto il suo angolo preferito su una poltrona
in salotto e ancora oggi è il suo posticino prediletto, quello dove sai
di poterlo sempre trovare, ad ogni ora del giorno, allestito con tanto di cuscino
a fiori. Lì fa delle dormite che più lunghe non si può, con
tanto di sogni che lo fanno "parlare nel sonno" ("Dovreste sentirli
- dice Paolo, il papà di Mirko - i mugulii misti alle ronfate! E quelle
espressioni buffe che fanno sembrare che sia lì lì per dire qualcosa!").
e quando si sveglia impiega almeno cinque o sei minuti a stiracchiarsi; prima
le zampe davanti, poi quelle di dietro, poi inarca la schiena e sbadiglia e sbadiglia
fino a muovere piano i primi passi diretto verso la cucina, o meglio, la scodella
con la sua pappa che è in cucina. Anche a vederlo mangiare sembra il protagonista
di un film al rallenty: mastica con tutta la calma, facendo delle pause "di
riflessione" che lasciano stupefatto chi lo guarda.
Ogni cucciolo che si rispetti la mattina non vede l'ora di fare la sua prima uscita;
Whisky no. Lui non abbandona mai la sua tranquilla lentezza e di correre non se
ne parla, proprio, decisamente, nemmeno per sogno! Mirko ha insistito e insistito
col gioco del lancio del bastoncino: Whisky alza il musetto, guarda il bastone
cadere e bofonchiando continua a gironzolare piano nell'arco di un metro quadrato
senza fare il minimo pensiero di correre a prendere il bastone Lui ama l'automobile,
questo sì. E siede sul sedile affacciato al finestrino come un piccolo
principe bianco, fiero e soddisfatto. Bello vedere il mondo con due ruote sotto
le zampe!
Ma se Whisky è così fannullone, lento e tranquillamente pigro, è
anche un grande, anzi grandissimo amatore di coccole. Mirko passa ore e ore a
carezzargli la testa, il collo, la parte dietro le orecchie e poi la pancia e
lui si stiracchia più che può, socchiudendo gli occhi e quasi sorridendo.
Ma poi ricambia tutte queste attenzioni e quando Mirko è sul divano a guardare
la televisione, Whisky gli salta in braccio e gli lecca le mani e le guance In
verità sa che poi il bambino gli darà un po' dei suoi biscotti o
un pezzettino di torta fatta dalla sua mamma; o ancor meglio, cosa che il cagnetto
adora quanto l'andare in macchina, Mirko lo caricherà sul cestino della
sua bicicletta e lo scarrozzerà lungo le strade del quartiere!
Certo, Whisky è un cane assai strano, ma alla sua famiglia piace così
e non lo cambierebbero per nulla al mondo: è buffo, tanto buffo vederlo
"trascinarsi" per le stanze e fare ogni cosa con la più calma
delle calme Ma dà anche tanto senso di pace interiore ed è il segno
che probabilmente in casa Pedron ci sta bene davvero, senza neppure un pensiero!
Francesca Orlando
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Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
Giovedì, 27 Aprile 2006
GETTA NEL SILE IL CANE MORTO CHE ANDAVA CREMATO
E' stato denunciato per abbandono di rifiuti speciali. Solo che questa volta ad
essere lasciato lontano da occhi indiscreti non era un rifiuto tossico, ma la
carcassa di un cane. Un basset-hound maschio di tre anni. La povera bestia infatti
è stata rivenuta lo scorso venti aprile dentro un sacchetto della spazzatura
nella spiaggia di Cavallino-Treporti all'altezza di Ca' di Valle. E ora per il
proprietario, P.M. di Casale sul Sile, saranno guai seri: il mancato rispetto
del decreto Ronchi è un reato di penale. Per chi trasgredisce il giudice
può disporre una sanzione amministrativa piuttosto elevata ma anche un
periodo di reclusione di alcuni mesi. A ritrovare la povera bestia sono stati
gli agenti della Polizia municipale di Cavallino-Treporti. Intervenuti in spiaggia
dopo una segnalazione hanno subito avviato le indagini. Attraverso il lettore
di microchip gli agenti sono riusciti a leggere seppur in maniera parziale il
codice di riconoscimento inserito sotto la pelle del cane. Quanto è bastato
per identificare il luogo di provenienza del cane: Casale sul Sile appunto. Così
dopo aver confrontato altri dati con il servizio veterinario e i vigili urbani
trevigiani, gli agenti di Cavallino-Treporti sono riusciti a rintracciare anche
il proprietario, il quale per difendersi ha abbozzato una giustificazione che
rasenta il limite del ridicolo, ovvero che la carcassa del cane sarebbe stata
consegnata ad un cittadino extracomunitario non meglio identificato. Sembra inoltre
accertato che la bestia sia stata regolarmente soppressa da un veterinario della
zona perché malata; da chiarire invece come ha fatto ad arrivare fino alla
spiaggia di Cavallino-Treporti: probabilmente il sacco contenente il cane è
stato gettato nel Sile e poi grazie al gioco di correnti è arrivato fino
al litorale.Giuseppe Babbo
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Fonte: IL GAZZETTINO DI VENEZIA
Giovedì, 27 Aprile 2006
QUANDO UN SACCO E' L'ULTIMA DIMORA DI FIDO
È stato denunciato per abbandono di rifiuti speciali. Solo che questa volta
ad essere lasciato lontano da occhi indiscreti non era un rifiuto tossico, ma
la carcassa di un cane. Un Basset-Hound maschio di tre anni. La povera bestia
infatti è stata rivenuta lo scorso venti aprile dentro un sacchetto della
spazzatura nella spiaggia di Cavallino-Treporti all'altezza di Ca' di Valle. E
ora per il proprietario, P.M. di Casale Sul Sile, saranno guai seri: il mancato
rispetto del decreto Ronchi è un reato di penale. Per chi trasgredisce
il giudice può disporre una sanzione amministrativa piuttosto elevata ma
anche un periodo di reclusione di alcuni mesi. A ritrovare la povera bestia sono
stati gli agenti della Polizia Municipale di Cavallino-Treporti. Intervenuti in
spiaggia dopo una segnalazione hanno subito avviato le indagini. Attraverso il
lettore di microchip gli agenti sono riusciti a leggere seppur in maniera parziale
il codice di riconoscimento inserito sotto la pelle del cane. Quanto è
bastato per identificare il luogo di provenienza del cane: Casale sul Sile appunto.
Così dopo aver confrontato altri dati con il servizio veterinario e i vigili
urbani trevigiani, gli agenti di Cavallino-Treporti sono riusciti a rintracciare
anche il proprietario, il quale per difendersi ha abbozzato una giustificazione
che rasenta il limite del ridicolo, ovvero che la carcassa del cane sarebbe stata
consegnata ad un cittadino extracomunitario non meglio identificato. Sembra inoltre
accertato che la bestia sia stata regolarmente soppressa da un veterinario della
zona perché malata; da chiarire invece come ha fatto ad arrivare fino alla
spiaggia di Cavallino-Treporti: probabilmente il sacco contenente il cane è
stato gettato nel Sile e poi grazie al gioco di correnti è arrivato fino
al litorale.Giuseppe Babbo
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Fonte: IL MATTINO (NAZIONALE)
27/04/2006
Cicelyn: «I cavalli di scena al Madre stanno bene»
I quattordici cavalli che accolgono i visitatori di Palazzo Donnarergina e sono
parte attiva della mostra dedicata ai cinquant’anni di attività di
Jannis Kounellis, saranno al centro questa mattina di un incontro tra l’assessore
provinciale ai Parchi e alle Aree protette, Francesco Emilio Borrelli, e il direttore
artistico del Madre, Eduardo Cicelyn: lo scopo - dice l’assessore - è
quello di verificare lo stato di salute degli animali protagonisti di alcune opere
nella mostra di Jannis Kounellis. «L’incontro con il direttore artistico
del Madre - scrive in una nota Borrelli - nasce dal fatto che molti cittadini
e associazioni animaliste mi hanno chiesto di sapere cosa è stato previsto
per rendere meno traumatica la presenza degli animali protagonisti di alcune opere
esposte nel museo di arte contemporanea di Napoli. Da quando mi sto occupando
dell’ex parco zoo sono sempre in contatto con le associazioni animaliste
e ambientaliste - sottolinea - per trovare soluzioni che permettano una buona
qualità della vita agli animali e sarebbe grave se per quelli che sono
nel Madre non siano state pensate soluzioni idonee». Nella mostra di Kounellis
sono esposti anche un pappagallo e ventiquattro uccellini, oltre all’installazione
che ha per protagonisti i cavalli: «Tutti gli animali - assicura Cicelyn
- sono curati da personale specializzato, dirò all’assessore Borrelli
e ai rappresentanti delle associazioni animaliste che eventualmente troverò
alla riunione di non avere alcuna preoccupazione al riguardo. Kounellis ama gli
animali, non c’è ragione di pensare che siano maltrattati, non curati».
Il direttore artistico del museo d’arte contemporanea porterà tutte
le certificazioni che dimostrano l’adeguatezza dei sistemi utilizzati: «I
cavalli, ad esempio, sono seguiti da Alfonso Beatrice, esperto in arte equestre,
presidente dell’associazione Keles di Cava de’ Tirreni. Nessun problema,
quindi, stiano tranquilli gli animalisti, non hanno niente da temere, sia loro
che gli animali...». pa.es.
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Fonte: IL MATTINO (CIRC_SUD)
27/04/2006
Fiocco azzurro allo zoo, è nato un cammello
Gli occhi ancora socchiusi, il pelo morbido da peluche e l'aria contenta di chi,
beato e soddisfatto, si gode il momento di popolarità attorniato da sciami
di ragazzini entusiasti. Negli ultimi giorni lo zoo di Napoli è in fermento.
L'attenzione è tutta per lui, «Katalì» il cucciolo di
cammello di tre giorni che sta letteralmente facendo impazzire grandi e piccini
(nella foto). A battezzarlo sono stati proprio i bambini che, incuriositi da quel
goffo cammellino hanno subito deciso che il nuovo amico del recinto dei cammelli
non poteva che chiamarsi come il protagonista della loro filastrocca preferita:
«Katalìcammello», per l'appunto. Katalì come tutti i
neonati, dorme tanto, mangia avidamente e piange quando la mamma si allontana
un po'. I bambini restano invece ipnotizzati davanti al piccolo animaletto e trascorrono
ore a guardarlo mentre succhia il latte, prova a muovere i primi passi o annusa
i «vicini di casa»: le capre e i due lama. Katalì è
il primo cammello nato allo zoo perché, prima, non per tutte le razze di
animali era prevista una capanna da dividere in coppia. E così dai recenti
«matrimoni» voluti dalla nuova gestione del parco zoologico, subentrata
nel novembre del 2004, sono nati anche alcune caprette, anatre, due nandù
e un cucciolo di struzzo. serena martucci
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Fonte: IL MESSAGGERO (PESARO)
Giovedì 27 Aprile 2006
Caprioli per strada, sempre più una minaccia
Nuovo incidente sulle Siligate, il presidente Ucchielli: «Proviamo con i
catarifrangenti»
di MARCO DELLA FORNACE
Ancora un capriolo investito sulle Siligate. Quinto caso, nelle ultime due settimane,
nel tratto di strada ai piedi del San Bartolo. L’episodio è avvenuto
martedì sera attorno alle 22. Auto distrutta, nessuna conseguenza per le
persone, animale morto. La scia di incidenti causati dall’attraversamento
di ungolati però si allunga. E l’emergenza riguarda tutta la provincia.
Sempre il 25 aprile infatti, alle 5.40, sulla Fano-Grosseto tra Fossombrone e
l’uscita di Sant’Ippolito, un grosso daino è piombato sull’autocarro
guidato da Joselito Boldorini di Barchi, che tornava a casa dopo un concerto con
la sua orchestra. Radiatore e mascherina distrutti, targa saltata e cervide sull’asfalto,
privo di vita. Musicisti illesi, ma tanta paura. Addirittura un giovane cervo
è stato investito la vigilia di Pasqua, sulla provinciale Urbinate, tra
Gallo e Trasanni.
Gli esempi possono essere tanti. Di certo, questo è il periodo dell’anno
in cui il rischio è maggiore, con gli esemplari più giovani che
vengono allontanati dal branco e vagano alla ricerca di nuovi territori. L’allarme
è stato lanciato qualche giorno fa dal comando della polizia municipale
di Pesaro, affinchè le istituzioni e «chi di dovere, intervengano
prima che ci scappi il morto». E si adoperino per garantire la sicurezza
nelle aree più a rischio. Tra le proposte per arginare il fenomeno quella
di «recintare i punti chiave». Idea “bocciata” però
da Umberto Giusini, ex guardia venatoria ed esperto, abilitato alla cattura per
scopi scientifici, di animali selvatici da parte dell’Istituto nazionale
fauna selvatica: «Le recinzioni non servono - sono le sue parole - perchè
nel nostro territorio non è semplice prevedere le aree esatte dell’attraversamento
di questi animali». Quali allora le soluzioni? «In diverse zone dell’entroterra
- sottolinea il presidente della Provincia, Palmiro Ucchielli - abbiamo predisposto
un sistema di paletti catarifrangenti ai lati della strada, che dissuadono l’animale
dall’attraversare. In quelle zone gli incidenti si sono ridotti. Riguardo
ai caprioli, nella nostra provincia ce ne saranno circa 18 mila esemplari e molti
sono scesi a valle, fino a Pesaro. Potremmo pensare anche qui alla sistemazione
di segnaletica catarifrangente. Da non trascurare poi l’importanza della
caccia selettiva. Una prelievo annuale di 900 esemplari sul totale, equivarrebbe
al 5%. Se pensiamo che per i cinghiali si parla del 50%...».
Ovvio, prevenire è meglio che curare. Ma a incidente avvenuto, al malcapitato
automobilista, non resta che risistemare l’auto. E la procedura per risarcimento
danni non è delle più semplici. «La richiesta va fatta alla
Regione Marche - spiega l’avvocato Federica Mancinelli, specializzata nel
ramo assicurativo - ma occorre un verbale, il più dettagliato possibile,
sull’accaduto. Un documento redatto subito dopo l’incidente dalle forze
dell’ordine o dall’Istituto zooprofilattico, al quale si possono aggiungere
fotografie e altre prove testimoniali. Più sono, meglio è. Se l’animale
fugge le cose si complicano un po’. Ma in ogni caso, se ci si muove per tempo
e la documentazione è ritenuta sufficiente, ci sono buone possibilità
di risarcimento».
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Fonte: IL MESSAGGERO (LATINA)
Giovedì 27 Aprile 2006
Travolti e uccisi sulla 148 tre asinelli a “passeggio”
Tre asinelli ieri notte sono stati travolti e uccisi lungo la Pontina. E' successo
all'altezza della via Apriliana in direzione di Latina. I poveri animali si erano
persi e vagavano disorientati sul nastro d'asfalto costringendo diversi automobilisti
a pericolose gimcane. Purtroppo per loro la scappatella notturna è durata
poco. Appena un quarto d'ora. Alle 2,35 infatti è arrivata la prima segnalazione
alla Polizia stradale di Roma. La successiva, delle 2,50, indicava due auto in
panne, una Opel e una Micra, finite contro le carcasse dei grossi quadrupedi che
evidentemente erano già stati abbattuti da qualche camion. Fosse capitato
a un'auto certo sarebbe finita diversamente. I corpi degli animali sono stati
rimossi ieri mattina da un'unità della Provincia specializzata. Un veterinario
si occuperà di analizzare le carcasse per individuare eventuali tatuaggi
che possano portare al proprietario che verrà multato per omessa custodia
e malgoverno di animali.
Mai prima d'ora erano stati avvistati asini sulla Pontina. E sì che nelle
ore notturne capita spesso di fare incontri ravvicinati molto pericolosi. Anni
fa un uomo perse la vita perché investì una mucca. Un giovane che
doveva sposarsi investì un cavallo dalle parti di Aprilia: rimase in coma
diverso tempo. Il comandante della Polizia stradale di Aprilia Felice Lucarino
qualche tempo fa dovette ordinare una battuta di caccia per catturare una famiglia
di daini scappati dalla tenuta presidenziale a Castel Porziano. Infine un avviso
agli automobilisti: dalle parti di Borgo Montello può capitare di imbattersi
nei cinghiali.
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Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA
Giovedì 27 Aprile 2006
Il titolare Scalesia: «I crostacei non sono animali domestici»
E ora l’astice maltrattato diventa un caso nazionale
Su tv e giornali la condanna del ristorante Conchiglia d’oro
di Alessandro Mognon
«Vostro onore, non conoscendo con esattezza la vera natura dell’astice
chiedo una consulenza tecnica...». Ha esordito così l’avvocato
Angelo Bazzea la sua arringa difensiva. Senza sapere che di lì a poco “il
caso dell’astice maltrattato” sarebbe finito su tv e giornali di mezza
italia. E il ristorante pizzeria la Conchiglia d’Oro di via Bassano a Vicenza
uno dei locali più richiesti. Soprattuto per i crostacei.
Così per questa storia gastro-ambientalista ieri fra i tavolini del ristorante
giravano telecamere (Canale 5), suonavano cellulari (di giornali) e chiamate in
diretta dalle radio (un programma Rai). Pensare che tutto inizia quattro anni
fa quando un ex cuoco diventato attivista di Greenpeace va a mangiare alla Conchiglia
d’oro e vede quattro astici in una vasca in mezzo al ghiaccio. «Ma
così li fa agonizzare lentamente...» dice all’allibito titolare
Camillo Scalesia. Parte la segnalazione all’Enpa che denuncia Scalesia in
Procura. Reato: maltrattamento di animali.
«La prima multa è di 30 milioni - ricorda Scalesia - io mi rifiuto
di pagarla, ma trovo un accordo con l’Enpa: verso 500 euro e finisce lì.
Un anno dopo mi vedo arrivare la condanna penale. E io faccio ricorso».
Ha fatto ricorso, l’ha perso e adesso l’astice on the rocks arriverà
addirittura sul tavolo della Cassazione. Perché lunedì scorso il
giudice Carli del tribunale di Vicenza per quel maltrattamento lo ha condannato
a pagare 688 euro di ammenda.
E lui, il ristoratore che “tortura” i crostacei, vuole andare fino in
Cassazione: «Vado avanti perché quella sentenza è assurda:
l’astice non è un animale domestico e non esiste una normativa sull’argomento.
La verità è che puniscono noi ristoratori che siano l’ultimo
anello della catena. Invece di andare a controllare i grossisti o i mercati».
In questa vicenda paradossale perfino chi ha perso gongola. Come l’avvocato
Angelo Bazzea, di sicuro per qualche giorno tra i legali più famosi d’Italia.
E poi la sua assistente, Daniela Biafora, è la moglie di Scalesia: «È
ancora una praticante - dice - così se la prenderà con lei per la
sconfitta...». Sorride Bazzea perché è convinto che alla fine
gli daranno ragione: «Non esiste una legge sulla conservazione degli astici,
abbiamo cercato per ore su internet e non abbiamo trovato una riga. E poi come
si fa a considerarli animali domestici?».
Scalesia insiste: «Un discorso era la multa, ma questo è un procedimento
penale. So che è successo anche ad altri ristoratori , ma nessuno aveva
mai fatto ricorso. Comunque i clienti non mi hanno mai chiesto tanti crostacei
come in questi giorni. L’altro ieri è entrato un cliente e ha gridato
“Voglio l’astice, assassini”. Come conservo i crostacei adesso?
Basta ghiaccio, li annego subito nell’acqua dolce». Perché non
tenerli in un acquario come fanno altri locali? «Perché c’è
un grande consumo, fino a 15 chili a giorno, pescarli è scomodo».
Perfino la Regione Veneto ha chiamato l’avvocato Bazzea: «Mi hanno
chiesto di mandargli la sentenza, vogliono capire anche loro». Camillo Scalesia
intanto ha messo un cartello sopra la vasca dei pesci: «Astici vivi freschissimi,
morti ammazzati».
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Fonte: BRESCIA OGGI
Giovedì 27 Aprile 2006
La denuncia era partita da un ex cuoco attivista di Greenpeace che aveva visto
i crostacei tenuti vivi nel ghiaccio
«Torturava» gli astici nel ristorante: multato
Ma dopo la condanna il titolare di un locale di Vicenza porta il caso in Cassazione
Multato di 688 euro per aver, secondo i magistrati di Vicenza, maltrattato alcuni
astici esponendoli in una vasca con ghiaccio nel suo ristorante, Camillo Scalesia,
34 anni, è finito al centro di un controverso caso a metà tra l’arte
gastronomica e la tutela degli animali.
Tutto è iniziato quattro anni fa quando un ex cuoco diventato attivista
di Greenpeace va a mangiare alla Conchiglia d’oro, noto locale di Vicenza,
soprattutto per i crostacei, e vede quattro astici in una vasca in mezzo al ghiaccio.
«Ma così li fa agonizzare lentamente...», dice all’allibito
titolare. Parte la segnalazione all’Enpa che denuncia Scalesia in Procura.
Reato: maltrattamento di animali.
«La prima multa fu di 30 milioni», ricorda Scalesia. «Mi rifiuto
di pagarla, ma trovo un accordo con l’Enpa: verso 500 euro e finisce lì.
Un anno dopo, però, mi vedo arrivare la condanna penale. E io faccio ricorso».
Ha fatto ricorso, l’ha perso e adesso l’astice on the rocks approderà
addirittura in Cassazione. Perché lunedì scorso un giudice di Vicenza
per quel maltrattamento lo condannato a pagare 688 euro di ammenda.
E lui, il ristoratore che «tortura» i crostacei, vuole andare fino
in Cassazione. «Vado avanti perché è una sentenza assurda:
l’astice non è un’animale domestico e non esiste una normativa
in materia. La verità è che puniscono noi ristoratori, ultimo anello
della catena, invece di andar a controllare i grossisti». (a.m.)
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
27/04/2006
medicina OMEOPATIca “legislazione arretrata”
ANCONA - La Medicina Omeopatica: Medicina Complementare o non Convenzionale, è
il titolo di un incontro organizzato ad Ancona dalla Delegazione dell'Associazione
Pazienti Omeopatici (Apo) delle Marche, con la collaborazione del Centro Servizi
Volontariato e della Regione Marche. La Delegata per le Marche, Daniela Salvucci,
ha presentato gli scopi e gli obiettivi dell'associazione, fra i quali la diffusione
dei principi della medicina omeopatica “per una scelta - ha detto - consapevole
di un metodo di cura efficace e non tossico, mettendo in risalto l'attenzione
sull'uomo e la natura”. Nel corso dell’incontro è emerso un paradosso
tutto italiano, secondo Salvucci: “I Legislatore ha posto più attenzione
nei confronti degli animali da reddito della filiera biologica che nei confronti
degli uomini. Infatti con decreto è stato recepito il Regolamento dell'Unione
Europea del 1999, dove si fa obbligo al vetrinario di curare animali ammalati
o feriti dando la preferenza a prodotti omeopatici. La delegata ha quindi evidenziato
“la differenza tra l'animale, paziente di serie A, e l'Uomo, paziente di
serie B per il quale non esiste alcuna legge che tuteli il diritto alla salute
ed alla scelta terapeutica”.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
27/04/2006
Colline murgesi per allevamenti equini-asinini
Una prestigiosa vetrina per docili e forti morelli
Nel primo week-end del mese di dicembre, ormai da mezzo secolo, si svolge a Martina
Franca il "Mercato Concorso del cavallo delle Murge e dell'Asino di Martina
Franca". La manifestazione, organizzata dall'Associazione Allevatori in collaborazione
con la Regione Puglia, è l'appuntamento annuale per tutti gli appassionati
del settore. L'evento è caratterizzato dalla valutazione dei soggetti esposti,
da operazioni di compravendita e da spettacoli equestri. A questa importante rassegna
vengono esposti i migliori soggetti di trenta mesi delle due razze autoctone.
Il cavallo murgese e l'asino di Martina hanno una storia molto antica legata alle
aride e pietrose colline della Murgia sud-orientale. Vivono allo stato brado nei
boschi o in piccoli poderi e ben si adattano alla roccia carsica e ai magri pascoli.
Sono animali docili e resistenti. Il cavallo murgese, dal mantello morello o grigio
ferro testa di moro, per le sue caratteristiche si presta ad essere impiegato
per il turismo equestre, gli attacchi, l'equitazione di campagna, il dressage
e le gare di fondo. L'asino di Martina Franca, anch'esso dal mantello morello,
con addome, muso e interno cosce grigi, è l'asino di maggiore taglia al
mondo, ottimo per la produzione di muli. A causa della contrazione della produzione
mulattiera, l'asino di Martina Franca, nel secondo dopoguerra ha rischiato l'estinzione.
Un nucleo di conservazione della razza si trova presso la Masseria Russoli, gestita
dal Corpo Forestale dello Stato. La Mostra Mercato avrà presto una nuova
sede nel contesto della splendida Valle d'Itria. Classi IV G-H
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Fonte: animalieanimali.it
27 aprile
Kampala - Eutanasia per il vecchio coccodrillo d'Uganda.
Eutanasia per un vecchio coccodrillo in Uganda. 'Big Mama', cosi' era noto, aveva
52 anni, era lungo 3,9 metri, e pesava oltre 300 chili. Malato terminale da mesi,
in cura da oltre un anno, inutilmente operato lo scorso luglio, non era in grado
di muoversi ne' di nutrirsi autonomamente: veniva alimentato con glucosio e idratato
con vari fluidi: ma stava sempre peggio.
''Alla fine - ha dichiarato oggi il responsabile ugandese per la protezione degli
animali selvatici, Moses Mapesa - verificato che non rispondeva piu' in alcun
modo alle cure, abbiamo deciso di por fine alle sue sofferenze in maniera non
brutale o crudele''.
Big Mama, coccodrillo del Nilo, era una delle attrazioni dello zoo di Kampala
(me era in cura in un centro specialistico di Entebbe, 40 km a sud della capitale
ugandese), dove era stato portato nel '57. Da sempre ritenuto una femmina di grandi
dimensioni, solo nel corso delle cure intensive era stato scoperto dai veterinari
che in realta' era un maschio. (ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
27 aprile
Cagliari - Cacciatore di frodo ferito a pallettoni durante battuta.
Potrebbe essere stato ferito durante una battuta di caccia di frodo un gioielliere
di Vallermosa, G. I., di 56 anni, che l'altro ieri sera si e' presentato al Pronto
Soccorso dell'ospedale di Iglesias con alcune ferite all'addome e ad un dito causate
da alcuni pallettoni di fucile.
E' questa la principale ipotesi fatta dai Carabinieri della Compagnia di Iglesias
che stanno cercando di fare luce su un misterioso episodio avvenuto nelle campagne
di Valllermosa.
L'uomo, che e' stato sottoposto ad intervento chirurgico al colon (prognosi di
30 giorni), ha raccontato di essere stato ferito mentre si trovava da solo in
localita' ''Is Prunixeddas'' ed e' stato soccorso da due giovani di Vallermososa
che si trovavano per caso da quelle parti. Sono stati proprio i due giovani a
trasportare il ferito in auto all'ospedale.
Nonostante la versione fornita dal gioielliere, dai primi accertamenti fatti dagli
inquirenti si tratterebbe di un incidente di caccia, durante una battuta proibita.
(ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
27 aprile
Napoli - Oggi incontro per le condizioni degli animali esposti in museo.
Incontro, oggi, tra l'assessore ai Parchi e alle Aree Protette della Provincia
di Napoli, Francesco Emilio Borrelli, e il direttore artistico del museo MaDre,
Eduardo Cicelyn, per verificare lo stato di salute degli animali protagonisti
di alcune opere nella mostra di Jannis Kounellis.
''Incontrero' il direttore artistico Eduardo Cicelyn - scrive in una nota Borrelli
- perche' molti cittadini e associazioni animaliste mi hanno chiesto di sapere
cosa e' stato previsto per rendere meno traumatica la presenza degli animali protagonisti
di alcune opere esposte nel museo di arte contemporanea di Napoli''.
''Da quando mi sto occupando dell'ex parco zoo sono sempre in contatto con le
associazioni animaliste e ambientaliste - sottolinea - per trovare soluzioni che
permettano una buona qualita' della vita agli animali e sarebbe grave se per quelli
che ci sono nel Madre non siano state pensate soluzioni idonee''. (ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
27 aprile
Cremona - Paesino prevede anche cavi elettrici e cacciatori contro piccioni.
Falchi, cavi con corrente elettrica a bassa tensione e, come estrema ratio perfino
i fucili, sono i mezzi che il Comune di Scandolara Ravara, paese del Cremonese,
ha stanziato per contrastare il proliferare dei piccioni.
La giunta comunale, infatti, ha approvato un piano di sfoltimento e controllo
dei volatili da 7 mila euro: ''I piccioni provocano parecchi danni con il loro
guano, oltre ai guai a tegole e coppi'' afferma l'assessore ai Lavori pubblici
Giovanni Baroni.
Cosi' nei punti strategici, come nelle immediate vicinanze delle chiese e nelle
vie principali, saranno installate sette centraline elettroniche collegate a cavi
a bassa tensione elettrica. Chi dei residenti nelle vicinanze di questi apparecchi
vorra' collegarsi potra' farne richiesta al Comune.
Un'altra operazione prevista e' il lancio di falchi addestrati, che verra' effettuato
entro giugno. Due le specie di rapaci utilizzate utilizzate: il falco di Harris
e il Pellegrino. Sono in programma lanci a basso volo e ad alto volo.
Previsto, infine, anche l'abbattimento con i fucili: 10 cacciatori sono gia' stati
abilitati. (ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
Quei 10 randagi mettono paura a un intero rione - 27 apr 06
Al Castellana di San Severo.
«Un morso al giorno chiama il medico sempre intorno». E' sufficiente
la modifica di un vecchio adagio per descrivere i disagi che gli abitanti del
quartiere «Castellana» sono costretti a sopportare.Da mesi alcuni
cani randagi (circa dieci) spadroneggiano nel quartiere e le aggressioni a danno
di adulti e bambini sono all'ordine del giorno. L'ultima, in ordine di tempo si
è verificata ai danni di un artigiano presente in quel quartiere, nei pressi
di un'abitazione per eseguire alcune riparazioni. Durante i lavori, l'artigiano,
è stato morso ed è stato costretto a fare ricorso alle cure mediche.
Il postino che esegue il servizio in quel quartiere, non ce la fa più,
viene spesso rincorso dai randagi ed il timore per una nuova aggressione (ne ha
già subite due) è sempre alto.Neppure gli abitanti se la passano
meglio. Nella migliore delle ipotesi, molti residenti sono costretti spesso a
segure «percorsi alternativi» per evitare di imbattersi nel branco
con il rischio di essere azzannati. Non sono rari i casi in cui gli abitanti sono
costretti a non poter uscire o rientrare nelle rispettive case, per paura di essere
addentati dai cani. Purtroppo, si tratta di una situazione insostenibile che si
trascina da anni per l'indisponibilità di posti nel canile municipale.
Infatti, le strutture presenti in città: il canile municipale presso l'ex
macello ed il «Rifugio del cane, con quasi 300 animali complessivamente
ospitati, sono al limite del collasso. Inoltre, non si riesce a frenare la proliferazione
dei randagi in città e nelle campagne circostanti. I progetti per la realizzazione
del canile sanitario del comune e del nuovo rifugio gestito dall'Enpa (Ente nazionale
protezione animali) sono pronti da tempo, ma la realizzazione di quelle strutture,
che dovrebbero contribuire a risolvere il problema, è ferma al palo. «Perché
i lavori per la realizzazione del canile in località Santa Giusta - domandano
alcuni residenti in viale Castellana -, sono ancora fermi? Il suolo è disponibile,
le pratiche amministrative sono ultimate, cosa manca? Per chi abita in questo
rione, la situazione si fa ogni giorno, più difficile. Chiediamo all'amministrazione
comunale di intervenire ed adottare i provvedimenti del caso al fine di garantire
l'incolumità dei residenti».
A.Ciav.
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