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Racconti: THAT'S AMMOOREE! _CONTRIBUTEDBY dolceglicine il Tuesday, 28 March @ 22:05:02 CEST
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(dai miei pensieri sparpagliati)
Ciao, eccomi a te.
Stasera ti ho preparato un piatto particolare a base di ceci.
No, non da mettere sotto le ginocchia per autopunirsi dei propri peccati, ma una gustosa zuppa di ceci e farro, quello apuano, che è buonissima, condita con un filo d’olio extravergine delle colline lucchesi e una spolverata di parmigiano reggiano.
Vieni, sediamoci a tavola e mangiamo. E intanto che si mangia, tra un cucchiaio portato alla bocca con sguardo ammiccante, un tovagliolo caduto per caso e un piede scalzo che devia dalla scarpa che lo costringe, possiamo parlare.
Parlare.
Ora il mio piede ha trovato il suo trastullo sotto al tavolo, lascialo fare, lascialo giocare, mentre io ti parlo.
Attorciglio una ciocca di capelli sul dito, bevo lentamente guardandoti fisso, poso il bicchiere leccandomi le labbra.
Ti racconto della mia trasgressione maledetta, della mia castità. Vuoi?
Giocherellano le nostre dita.
Il tuo sfiorarmi il polso mi provoca come un formicolio che si propaga fin nei luoghi oscuri di quel piacere che la mia rinuncia m’impedisce di gustare fino in fondo.
Raccolgo col dito una goccia d’unto cadutami sul mento e lo succhio fino a leggere nel tuo sguardo il subitaneo desiderio di sentire le mie labbra calde e umide sulla tua pelle.
La castità, sai, è una scelta dura. E’ la prigione dei sensi, la repressione dei desideri carnali, è una dicotomia di corpo e anima in cui il corpo sempre soffre e l’anima talvolta si eleva e gioisce.
La tua onda d’eccitazione serpeggia dal mio piede fino ad infilarsi sotto la mia gonna e più sotto ancora.
Ho un piccolo sussulto.
Mi succede spesso, anche da sola. Basta un pensiero. In quei momenti vorrei poter non pensare.
E’ impossibile non pensare. E mentre cerco di scacciare il pensiero affinché ogni brivido si plachi, le mie mani s’insinuano sotto i vestiti, nei luoghi caldi dell’amore.
Sì, gli stessi dove ora vorrebbero vagare le tue mani; lo leggo dal tuo sguardo languido così contrastante con la nuda e nerboruta audacia che il mio piede ora sta toccando.
In quei momenti scaccio i pensieri con altri pensieri, i più tristi che riesco a trovare, punisco le mie mani a morsi, stringo le gambe e piango.
Mi dispero.
Tutto mi diventa greve: gli oggetti, la stanza, i suoni, il silenzio ,la luce, il buio. Nel pianto disperato s’acquieta lentamente ogni fremito, la mente per brevi attimi s’annulla e subito un senso d’ariosa apertura mi pervade. Si spalanca la vista su prati immensi dagli allegri colori, su cieli intensi d’azzurro e di bianco, vedo lame di luce come fossero raggi di sole che mi penetrano infondendomi un senso di benessere completo, come un fluttuare lieve in una dimensione atemporale. Ne esco calma e rilassata.
Anche ora, sai, non sono per niente turbata. Ho permesso al tuo piede di curiosare nella mia intimità per farti conoscere i miei umani istinti. Chissà cosa stai pensando adesso di questo mio lascivo ardore carico di rorida euforia…Lo trovi discrepante? Lo è, infatti. La castità non attenua il desiderio, anzi, lo accresce e lo rende simile ad un tormento insaziabile ma insegna a dominare gli orgasmi , a rendersi padroni del proprio corpo animale. E nel reprimere l’istinto repentino si provano dei piaceri inusitati e lenti che da un intimo sentire vanno verso un sentire intimo.
Mi asciugo le labbra col tovagliolo.
La zuppa era buonissima, anche il vino che hai scelto.
Ora devo andare.
Il mio piede ha ripreso il possesso della sua scarpa e la mia gonna la sua giusta piega.
La prossima volta ti parlerò del perché di questa mia scelta ma non è da escludere che ti chieda di fare l’amore.
Ti preparerò anche qualcosa di buono da mangiare insieme con me. Odio mangiare da sola una minestra surgelata riscaldata al microonde e in silenzio.
Buonanotte.
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