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Fantascienza: Il genetista _CONTRIBUTEDBY marco il Thursday, 24 November @ 22:40:53 CET
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Si guardò allo specchio.
Il suo carnato olivastro, i suoi occhi scurissimi, i suoi capelli neri e lisci con divisa a tre quarti, i suoi zigomi delicati.
Era indubbiamente un bel ragazzo eppure erano arrivati quasi a farlo dubitare di se stesso.
Pose le mani sotto il rubinetto dove la frescura dell’acqua cancellò il torpore che lo stava infastidendo. Era da sedici ore che non dormiva e desiderava fortemente sdraiarsi sul suo letto sgualcito per fare una lunga dormita, il più lunga possibile.
Portò le mani in alto e cominciò a lavarsi il viso, dapprima con movimenti lenti, poi sempre più freneticamente e nessuno avrebbe potuto mai vedere le sue lacrime sul volto bagnato.
Prese un panno e si asciugò il viso.
Si riguardò il viso allo specchio, continuava a vedere un giovane brillante genetista pieno di grandi e giustificate speranze. In altra situazione si sarebbe ammirato per aver portato a termine il sogno di sempre, di aver aiutato l’umanità grazie a studi che avrebbero migliorato la nostra esistenza. Beh, l’umanità la stava aiutando ma non nel modo che desiderava. Anzi.
Mise l’asciugamano al collo, entrò in uno stretto e lungo corridoio che portava a un piccolo loculo di due metri per tre dove c’era il suo letto. Mentre percorreva il corridoio incontrò un paio di ragazzi, “Grande, sei grande!” gli urlarono pieni di una gioia incontenibile. Lui sorrise a denti stretti. “Vieni con noi a brindare?” gli chiesero speranzosi, “Vi ringrazio, ma sono stanchissimo e domani è un giorno molto importante” rispose mentre i due ragazzi si allontanarono felici e danzanti.
Ecco il letto.
Un povero giaciglio quasi ad altezza del pavimento, polveroso, con una solo luce ad olio. Poteva usare un neon come tutti gli altri ma quel tipo di illuminazione lo rilassava.
Si tolse camicia, scarpe, pantaloni, calzini e si sdraiò. Con lo sguardo rivolto verso l’alto guardò la foto di Aljna attaccata sul soffitto. Era una posizione strategica, ogni sera poteva così addormentarsi guardando quella meraviglia di ragazza, della sua ragazza. Che adesso era in laboratorio, lo stava sostituendo come sempre, solo che oggi stava controllando i risultati del loro prodotto.
La Razza.
Maledetta Razza.
Per la seconda volta, con la scusa della Razza Eletta, quanti milioni di morti, solo che a differenza della volta precedente i cattivi avevano vinto.
Non era facile vivere da anni in sotterranei per sfuggire allo sterminio delle razze inferiori e soprattutto per organizzare la ribellione.
Ma lui era stata l’Arma Finale, l’uomo della speranza
Il giovane e straordinario genetista ebbe l’idea di studiare i corredi genetici dell’uomo, scoprire se esistessero geni che distinguevano la “razze”. Fu facile, per lui, arrivare ad essi e progettare un qualcosa che potesse attaccare cellule e organismi con tali caratteristiche.
Produsse un virus, terrificante e letale solo per la Razza Eletta, e che stava funzionando in maniera rapida e perfetta.
Non riuscì a trattenersi, si girò a sinistra, spense la lampada ad olio e cominciò a piangere. Lui che voleva aiutare gli uomini a stare meglio adesso li stava uccidendo. Ripensò a coloro che avevano studiato l’energia atomica poi usata per farne la Bomba.
“Stanno cadendo a terra come birilli” disse un uomo ad un altro, che passando vicino alla sua stanza lo senti singhiozzare, “Senti come piange di gioia, ne ha proprio il motivo…”
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