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Musica e spettacolo: La via per la pace _CONTRIBUTEDBY amidala il Sunday, 18 January @ 15:45:41 CET
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la tournée del Centro Studi Tibetani Rabten Ghe Pel Ling
“La via per la pace” è uno spettacolo portato in tournée in Europa da un gruppo di monaci tibetani, provenienti dal monastero di Drepung in India. Dieci monaci si esibiscono in uno spettacolo di danza, canti e musiche propri della tradizione buddhista tibetana.
Il Centro Studi Tibetani Rabten Ghe Pel Ling, che propone questo programma, ha sede a Milano. Si possono vedere suggestive danze ritmate, e ascoltare canti e musiche accompagnate da tamburi, campane, cembali, chitarre e trombe. La voce modula profondi suoni gutturali sulle sillabe chiamate “mantra”. Le coreografie, che affondano nelle leggende ed eventi storici, oppure raccontano la vita di animali reali e mitologici, sono arricchite dai costumi colorati, cappelli e maschere tipiche. Dietro ogni piccolo gesto si nascondono significati simbolici carichi di spiritualità e pathos: è un messaggio di pace e solidarietà per tutti gli esseri senzienti.
La musica è un linguaggio universale che può guarire, e aiutare a stare meglio, placa malesseri e dolori, aiuta a comunicare e a recuperare abilità perdute. Prova ne è il crescente utilizzo della musicoterapica nella riabilitazione dei malati oggi anche all’interno degli ospedali. E’ un linguaggio universale che, come diceva Claude Debussy, “comincia dove la parola è impotente”.
Le parole sono poteri veri e propri, che associati al suono hanno la capacità di poter farci trascendere le sofferenze quotidiane. Secondo le sacre scritture il potere è inerente al suono stesso delle lettere, e dalle sillabe sonore, che nascono tutte dalla sillaba Om, mantra originale, partono delle vibrazioni sottili che poi si condensano per divenire vibrazioni sempre più dense, fino a diventare materia. I suoni attraverso i quali noi pensiamo e parliamo non sono casuali, ma sono la sostanza stessa di cui siamo fatti noi e l’universo.
La parola mantra è composta da due sillabe: “man” (manana significa ponderare) e “tra” (trana significa proteggere). Così il mantra è definito come ciò che protegge colui che lo contempla, e lo riporta all’unità ininterrotta del mondo interiore. Il suo effetto vero avviene nel tempo con la ricezione. L’azione più potente dei grandi mantra sanscriti avviene sui centri del corpo sottile, attraverso i nervi dell’udito. I suoni delle differenti lettere causano vibrazioni che hanno una rispondenza nei sette chakra,così come nelle nadi ida, pingala e sushumna (i tre canali del prana sottili).
Una forma di autoguarigione tibetana è la tecnica “Ngalso”. Si narra che Siddharta cominciò la sua ricerca spirituale con una prospettiva medica: voleva tagliare alle radici la sofferenza di cui era testimone. Cominciò con il cercarne le cause e ne trovò quindi i rimedi. Scoprì che la mente è la causa di tutto, sia della felicità che della sofferenza. Lavorando con e sulla mente i buddhisti ritengono che sia possibile liberare le forze per mettere fine alla sofferenza e alla rinascita, ottenendo così la liberazione. Se indirizziamo la nostra mente nella direzione giusta possiamo uscire da questo circolo vizioso. Questa direzione è la via dell'Autoguarigione.
L'Autoguarigione Ngalso trae le sue origini dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, il Buddha storico. Ngalso è una parola tibetana formata da due sillabe: “ngal” che significa il lato negativo dei mondi interno ed esterno (malattie, stanchezza, inquinamento...), cioè quello che dobbiamo purificare, mentre “so” è il lato positivo, tutte le energie favorevoli e le qualità che dobbiamo incrementare. E' un sistema completo che comprende diverse terapie: la terapia dei mudra (gesti), della concentrazione, del respiro, dell'apertura dei blocchi energetici, delle sillabe-seme, dei colori, dei simboli, delle visualizzazioni, degli elementi e anche del suono. La vita stessa diventa un percorso fortemente liberatorio, di totale guarigione (illuminazione, nel linguaggio tradizionale).
La tournée europea “La via per la pace” ha anche lo scopo di raccogliere fondi per aiutare a migliorare le condizioni di vita dei monaci del monastero indiano originariamente fondato a Lhasa in Tibet nel 1417 (da Chogie Trasci Pardon, discepolo di Lama Tsong Khapa, il rinnovatore dei Buddhismo tibetano vissuto nel XIV secolo) e abbandonato in seguito all’invasione cinese.
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