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Lotta: IL CORAGGIO (o dell'amarezza di un poeta) _CONTRIBUTEDBY giorgia_v il Thursday, 16 June @ 00:09:33 CEST
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dove è andato a finire il coraggio?
mi guardo intorno e vedo una massa di nuove generazioni che ha tanti desideri e a volte forse qualche ideale, ma che si lascia vivere in attesa di tempi migliori, che spera ma cerca di tirare la carretta come può, fintanto che le condizioni non saranno migliori, finché il contesto del mercato non sarà più favorevole...dimenticandosi che siamo noi quel contesto. che siamo noi quel mercato. noi, che senza una presa di posizione "agita" non cambieremo mai niente di ciò che ci sta attorno.
mi guardo intorno e vedo la generazione dei nostri padri, che ancora crede che le cose non potranno che essere migliori, nel futuro, che questo è un momento, e che chiude gli occhi mentre il suo Paese sta cascando da un grattacielo...e che, per orgoglio, non dirà mai che si è fatta del male sinché anche l'ultimo neurone non si sarà spiaccicato per terra. padri che nulla hanno a che vedere con i pochi genitori che invece se ne rendono ben conto, della infausta situazione, e che soffrono in silenzio senza lasciar trapelare il proprio pessimismo ed anzi, si impegnano per garantire un futuro migliore alle generazioni future. e per questi padri e zii e amici paterni e materni che ancora conservano una coscienza io provo compassione, più ancora che per il mio incerto avvenire, perché il loro dolore è il più grande e impotente di tutti.
mi guardo intorno e vedo gli anziani, privati di ogni cosa. di calore e di appoggio. di un senso al proprio esistere. privati soprattutto della dignità, perché li abbiamo svuotati della propria intrinseca preziosità. se gli uomini nel tempo hanno dato più rispetto alle donne (anche se poco e male), l'hanno completamente levato agli anziani.
stiamo male e lo sappiamo. ma non abbiamo il coraggio di fare niente e di gettare al vento il verbo "delegare", perché nessuno ci ha abituato ad essere dei cittadini e dei consumatori attivi in un Paese dove la ricerca dell'appoggio privato ha avuto sempre la meglio sulla costruzione di un aiuto pubblico e diffuso. non abbiamo il coraggio di prendere in mano la situazione e di assumerci un compito, il nostro compito: quello di migliorare noi stessi e con essi la società nella quale siamo chiamati a vivere. quello che ci assumiamo è semplicemente il diritto a vivere, senza preoccuparci della sua dimensione morale, quando la dignità etica dovrebbe essere la condizione sine qua non il vivere non è tale ma diventa semplicemente sopravvivere.
negli anni, ci hanno abituati a mandare giù troppi bocconi amari e troppa parte di noi stessi pur di portare a casa il nostro stipendio e con essi, ogni volta, abbiamo soffocato un pezzetto sempre più grosso dei nostri valori. tanto che ormai essi risuonano nei nostri corpi come echi antichi, come favole mitiche e lontane dalle nostre esistenze. così accade che personaggi completamente fantastici come harry potter o frodo incarnino molto più concretamente di noi i valori dell'uomo...non è il seminario di meditazione, non è la medicina olistica, non è il massaggio shatzu o la candela profumata alla finestra che ci ridaranno la nostra dimensione mistica. siamo noi, dentro le nostre coscienze e fuori nel nostro agire, con una ritrovata coerenza, ad avere l'unica possibilità di essere Luce e Verità.
non scegliamo più. lasciamo che siano gli altri (le condizioni, il sistema, il mercato) a farlo per noi.
e io provo amarezza ed una profonda rabbia di fronte a questa mancanza di coraggio.
sto male. perché ho scelto la strada dell'etica. sto male perché non mi mantengo. ma so, perché ne sono lucidamente consapevole, che senza passare attraverso la rinuncia nessuno potrà mai cambiare la propria strada, e di conseguenza quella degli altri (perché non esiste modo di insegnare senza quello di essere d'esempio). e se mai dovessi fallire, come è molto probabile che accada, ebbene, fra il dolore del deluso e quello del codardo, io preferisco il primo. perché mi conserva nella dignità.
"quando sei nato non puoi più nasconderti", titola il romanzo di maria pace ottieri (poi ripreso dal film di marco tullio giordana). quando sei nato non puoi più nasconderti e non puoi più...fuggire da te stesso.
un poeta
(di vita, prima che di versi)
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Re: IL CORAGGIO (o dell'amarezza di un poeta) (Voto: 1) di andreaonig il Thursday, 16 June @ 01:16:19 CEST (Info Utente | Invia un Messaggio) | ciao Giorgia,
mi limiterò a dire che è doloroso leggere la verità
racchiusa nelle tue parole, è proprio doloroso
ridestare la propria frustrazione sopita, la propria insoddisfazione occultata, il proprio sopravvivere... |
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