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Favole: HARRY POTTER E LE FIABE ARCHETIPICHE _CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Thursday, 24 February @ 12:29:30 CET
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"Arrivo alle storie come una cantadora"
(Clarissa Pinkola Estés)
"Harry Potter sei tu, sono io, siamo noi, con tutte le sindromi abbandoniche e tutte le sofferenze; è il nostro bambino interiore con il suo strumento preferito: la bacchetta magica. Con essa possiamo creare ‘magia’ nelle nostre vite e in quelle degli altri, possiamo operare profondi cambiamenti, credere nei sogni anche se poi non si avverano, avere fiducia e speranza e attendere sereni le risposte alle nostre domande, anche se non arrivano nei tempi e modi stabiliti dalle nostre previsioni mentali, sapersi gustare un gelato al gusto di ‘miracolo quotidiano ’ e cercare di vedere le cose dal lato più bello e gustoso, di profilo e di fronte, diventare tutti protagonisti di questo grande show."
(Miriam)
L’inconscio collettivo è costituito da archetipi, che sono le forme di funzionamento della psiche profonda, essi hanno una vita eterna, immutabile nel tempo, vengono ereditati geneticamente e influenzano il comportamento dell’uomo, guidando la sua vita. Non solo sono forme-guida ma sono dotate di una immensa energia psichica, rigenerante. Gli archetipi sono le grandi pulsioni della vita che agiscono nell’uomo, provenendo dal suo profondo. Noi non sappiamo cosa siano in sé. Essi si rappresentano proiettandosi in maniera simbolica, manifestandosi come figure, simboli o storie. Il mito è appunto una storia, in cui si manifesta un archetipo. In tal modo esso lavora sulla immaginazione interiore, risvegliando le energie corrispondenti. Il mito non si spiega, è vivo, agisce, è energia in cammino. I miti hanno sempre accompagnato come grandi forze viventi la storia dell’umanità, attivando modelli di comportamento. Questo avviene fin dalla nascita dell’uomo e infatti le fiabe sono i miti dei bambini, che li aiutano ad avviarsi sulla storia della vita, insegnando loro le grandi trame dell’esistenza, la lotta, il coraggio, la pazienza, l’abnegazione, il sacrificio, l’altruismo. Sono dunque grandi trame etiche sulle quali comincia a disegnarsi l’anima. Ogni fiaba rappresenta un significato psicologico essenziale; la fiaba è dunque un modello archetipico. Le fiabe narrano gli archetipi, e pongono degli imprinting che lavorano nell’inconscio profondo, creando modelli di comportamento e idealità morali. Esse hanno dunque un grande scopo pedagogico ed educativo.
Per esempio Cenerentola è una fiaba presente in tutto il mondo, in Oriente come in Occidente o in Africa, perché è la storia di una ragazza maltrattata da un femminile anaffettiva e maligno (la matrigna, la sorellastre), ma che porta in sé un destino regale e che riscatta la sua frustrazione della sua condizione infelice diventando regina. La fiaba indica il desiderio di ognuno di essere apprezzato e, ascoltandola, ci sentiamo riscattare dalle nostre frustrazioni. Questo archetipo è tanto diffuso che lo troviamo perfino delle fiabe tibetane, nella raccolta del Ro Sgrung. C’è un bellissimo film neozelandese, ‘La ragazza delle balene ’, che riprende l’archetipo dell’emarginazione e la pulsione al riconoscimento. Il film è una fiaba dove troviamo molti motivi archetipici: i gemelli, la balena, la Madre Natura.
Miti e favole nascono dall’inconscio collettivo, così come i sogni, e spesso sono fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, essi fanno parte delle opere d'arte e possono essere interpretati allo stesso modo. I bambini hanno bisogno delle fiabe come gli uomini hanno bisogno dei miti. E tutti hanno bisogno della bellezza.
Nei tempi antichi c’erano narratori itineranti che giravano di villaggio in villaggio. Poi ci fu chi raccolse queste fiabe per il proprio paese, come i fratelli Grimm per la Germania nel 1800, o la propria regione, come Giambattista Basile per la Campania del 1500 .
Anche i sistemi religiosi nascono come raccolte di grandi fiabe sulle origini del mondo e sulle energie divine. Il Vangelo stesso è una sequenza di storie.
Clarissa Pinkola Estes, grande narratrice di archetipi junghiani, dice:
"Le storie sono un balsamo... Hanno un tale potere: non ci chiedono di fare, essere, agire, basta ascoltare. I rimedi per reintegrare o reclamare una pulsione psichica perduta si trovano nelle storie. Esse generano l'eccitamento, la tristezza, le domande, gli struggimenti e le conoscenze che spontaneamente riportano in superficie l'archetipo... Le storie sono disseminate di istruzioni che ci guidano nella complessità della vita... ci mettono in grado di comprendere il bisogno dell'archetipo e i modi per far risalire l'archetipo sommerso... sono una medicina che rafforza e guida l'individuo e la comunità" .
Analizzando le storie di tutti i tempi e i luoghi, appaiono trame simili, come se le storie fossero nate per scopi analoghi. Tramandate per via orale o fissate nei libri, le fiabe sono sempre esistite per aiutare i bambini a entrare nel mondo adulto, nella complessità del reale. Rappresentano una iniziazione.
Le fiabe che si sono tramandate attraverso i secoli sono quelle più prettamente archetipiche, che contengono una specie di saggezza eterna dell’umanità. Il ‘C’era una volta ’ proietta il bambino nella terra dell’inconscio collettivo, che è al di fuori dello spazio e del tempo, dove troverà alimento per le coordinate della sua anima. Il bambino manifesta di aver fame di fiabe come di latte. Come il latte nutre il suo corpo, le fiabe nutrono la sua psiche e la modellano. Esse hanno relazione coi sogni, tant’è che si può pensare che le fiabe non siano altro che grandi sogni fissati nella memoria della specie.
La più importante allieva di Jung, Marie Louise von Franz, analizzò con linguaggio semplice il messaggio dei sogni e delle fiabe. Nel corso della sua opera analizzò 65.000 sogni, dicendo che la cosa più sana che un uomo possa fare è seguire i propri sogni. Per Jung il sogno non è la spia di un contenuto rimosso ma può essere la guida per la sua vita. La von Franz diceva che: “i sogni ci indicano come trovare il senso della vita, come realizzare il nostro destino ed esprimere al massimo il potenziale che è dentro di noi”. Insomma i sogni come le fiabe aiutano il nostro principio di individuazione. Ci fanno capire chi siamo, per quale motivo siamo venuto al mondo, perché troviamo certi problemi e come possiamo risolverli.
Siamo fatti tutti di una stessa sostanza cosmica che parla attraverso significati, la nostra vita si modella nella scelta di questi significati. Sogni e fiabe sono i nostri aiuti immaginari.
Sentirsi vivi è un fatto fisico ma soprattutto psichico. Ci sentiamo vivi quando siamo in pieno contatto col fluire della vita e intendiamo chiaramente i suoi significati, questo realizza il nostro pieno senso del vivere.
Un buon sogno può essere un oracolo, che ci alimenta e fortifica come una buona fiaba, ci permette di sentirci presenti alla vita e a noi stessi, ci fa sentire colmi di intensità. Noi siamo anche la fiaba che ci raccontiamo.
Diceva la von Franz che il più grande problema umano è lo squilibrio dell’energia. Quando l’energia di cui siamo intessuti si sbilancia, possiamo avere due casi ugualmente drammatici, o l’energia langue e allora l’uomo diventa astenico, pigro, apatico, depresso e irresponsabile, non valuta e non sceglie, delega la sua vita ad altri o la vive come un vegetale, sarà pertanto un cattivo uomo e un cattivo cittadino che fa deperire la vita intorno a sé, non è utile a se stesso né agli altri e produce una cattiva democrazia. Oppure l’energia è sovrabbondante ma non centrata, e il sovraccarico si scarica in aggressività, irritabilità, intolleranza, irrequietezza, molestia, danno umano e ambientale. Questo può avvenire nel bambino come nell’adulto. Molti mali, sia fisici che psichici, e anche molti cattivi comportamenti individuali e sociali dipendono da un dispiegamento squilibrato delle energie. Spesso ciò dipende dalla mancanza di modelli di comportamento giusti. L’uomo o il bambino che ha un giusto sentire e giusti scopi si attiva in modo naturale e sano ed è utile al mondo. Colui che non è centrato in se stesso invece non solo è infelice o agitato ma disturba anche l’opera degli altri.
Perciò, come il bambino ha bisogno di una buona storia per essere bene ispirato, così l’adulto ha bisogno di buoni esempi e di ideali per dare uno scopo più alto alla sua vita. I miti e le fiabe curano e guidano. Si dice, in India, che ci sono delle fiabe che curano, e il mondo ha un grande bisogno di essere curato. Poiché ognuno di noi conserva la sua parte bambina, ognuno è anche protagonista della propria fiaba di vita, in quanto si identifica con un personaggio che gli fa da modello e guida. Nel principio di individuazione c’è anche la ricerca di questo modello che noi rappresentiamo, però deve essere un buon modello, di cui essere fieri, non può essere un personaggio che non ha stima di sé. Provate a chiedervi quale personaggio della storia o della letteratura o del cinema vi piacerebbe impersonare o vi sembra di portare addosso, e le due cose potrebbero anche essere diverse o opposte. Come c’è una identità negativa, così deve esserci una identità positiva.
La letteratura di ogni tempo ha sempre avuto i suoi personaggi ispiratori, nelle fiabe dei bambini come nei miti dei popoli. Pensiamo ai grandi cicli epici: poemi omerici, quelli celtici, i cicli carolingi, la saga tibetana di Gesar, il Mahabarata indiano, le saghe dei popoli polinesiani, le storie dei canti degli aborigeni australiani, l’Edda scandinava, il Beowulf anglosassone, le storie della Bibbia ecc.
Oggi, nella letteratura infantile, troviamo le storie di Harry Potter, più adatto come modello a ragazzi dai 10 ai 13 anni, ma lette anche da ragazzi più piccoli. Anche Harry Potter è portatore di archetipi, rappresenta l’Eroe, impegnato nella lotta tra Bene e Male. Ha in sé grandi valori, come l’amicizia, il coraggio, la fedeltà, la purezza; è una specie di moderno Pollicino per ragazzi più grandi, calato in un mondo dominato dalla magia, cosa piuttosto strana in un Occidente arido e materialista, che sembra voler fagocitare anche l’immaginazione dei giovani volgendoli a prodotti tecnologici del mercato, per cui il mondo alternativo e magico di Harry Potter è un giusto complemento alla materialità del mondo consumistico e neoliberista.
Come tutti i protagonisti che si rispettino, Harry Potter è l’ultimo, il più piccolo, il non difeso, colui che non ha né padre né madre. I genitori di Harry sono stati annichiliti dal Male ed esistono solo nel suo rimpianto soffocato.
Harry Potter è orfano e le persone a cui è affidato sono meschine e rappresentano un prototipo negativo: il patrigno e la matrigna, figure emblematiche di tante fiabe, parte negativa dell’archetipo materno e paterno e non manca in cugino che surroga le sorellastre di altre fiabe. Il mondo di Harry Potter è diviso tra coloro che non conoscono l’immaginazione creativa e sono legati a cose materiali, i ‘babbani’ e i ‘maghi’, creature ‘altre’, dotate di poteri superiori, che possono usare nel bene come nel male. Il dualismo etico del mondo potteriano è rigoroso. Gli zii di Harry sono dei ‘babbani ’, profani, privi di intuizione magica e attaccati alla materia. Harry è l’eroe puro del Mondo Nuovo, per predestinazione, perché l’Essere si duplica nell’eroe e nel suo antagonista negativo. Contro di lui si riversa Voldemort, il Mangiamorte, il Male puro nella sua forma massima, ridotto a pura essenza, senza più volto, il cui solo nome suscita terrore e che si incorpora in coloro che usa strumentalmente, persone dall’apparenza innocua, insegnanti, tutori della legge e della conoscenza, in un cerchio dove nulla è come appare e dove l’ipocrisia nasconde e controlla, creando chimere e infingimenti, un mondo crudele dove non si può stare soli ma occorre unirsi tra simili. Harry, infatti, combatterà gli intrighi del male che vuol diventare potere supremo con l’aiuto dei suoi amici, formando con loro un gruppetto di piccoli resistenti. La nuova lezione che la fiaba ci dà è che oggi il mondo è tropo complesso, le cose non sono come sembrano, il Male è troppo grande e occorre trovare degli alleati.
Di fronte allo strapotere del Male la lotta è decisamente impari, i ragazzi sono soggetti alle forze malefiche che vogliono distruggerli e devono imparare difese straordinarie, sorretti dalla purezza del cuore. La fiaba ci regala l’Archetipo dell’’Amicizia tra pari ’ come nuovo strumento di difesa. Contro il potere del Male senza nome, da soli non si può vincere.
Ma non è male solo il terribile Voldemort, fanno parte del male anche i Babbani, gli stupidi cloni stupidi del sistema, incapaci di comprendere e di vedere, privi di creatività e di bellezza, massificati e cloroformizzati dal materialismo… e sono male anche gli arrivisti, i piccoli arrampicatori, ragazzini intelligenti e dotati, spesso ricchi, quindi privilegiati per nascita, ma rivolti alla carriera e al potere e pronti a usare mezzi illeciti per procurarseli. Insomma abbiamo un bello spaccato sociale. In questo mondo difficile, i piccoli protagonisti portano avanti un apprendimento magico, personale e nascosto, sviluppano conoscenze iniziatiche, rafforzano legami personali, formano una pattuglia di eroi.
La fiaba insegna che occorrono forze speciali per sconfiggere un Male speciale, che si articola in molti modi, che non muore mai ma sempre si trasforma e seduce o incorpora i suoi succubi. La fiaba insegna che la lotta non si può fare sperando in aiuti esterni, e che ognuno deve credere fortemente in se stesso, per quanto piccolo sia, sperimentando forme nuove di resistenza, partendo dal proprio cuore e usando le forze soprannaturali dello spirito. Mentre nelle fiabe precedenti il protagonista riceveva aiuti magici dall’esterno, la novità di Harry Potter è che egli educa la sua propria magia. Ciò sembra indicare un passaggio evolutivo nell’eterna lotta del bene col male e lo svilupparsi nell’uomo di poteri sovra-naturali. La magia, o potenza, siamo noi; questo è il nuovo potere. Ma deve essere supportato dalle capacità morali: il coraggio, la fedeltà, l’amicizia, la speranza, la lealtà, l’onestà, la giustizia, il sacrificio, l’altruismo... le energie che da sempre configurano l’eroe attivo e positivo e trasfigurano la sua opera.
Harry Potter vince perché compie scelte libere e responsabili. Per quanto piccolo e fragile, non cede davanti al terribile Voldemort, ma resiste. La storia dice che per quanto il Male sembri essere diventato gigantesco, è la natura stessa che in Harry gli contrappone un valido antagonista. Dunque cresce il Male ma cresce anche il Bene. La salvezza del mondo è nelle mani dio questa nuova generazione. La fiaba di Harry Potter diventa la fiaba della RESPONSABILITA’ INDIVIDUALE dei nuovi giovani rispetto al male del mondo.
Se Harry Potter può vincere ‘Colui di cui non si può dire il nome’, abbiamo tutti qualche speranza. Chi resiste non è perduto e uniti si può vincere .
Ma Harry Potter è anche un piccolo sciamano, è colui che il Male ha segnato sulla fronte ma è sopravvissuto, è un nato due volte, un vocatus.
Dal dolore: la resistenza; dalla perdita: l’eroismo. Harry è il ‘vocato’, perché “La volontà non basta, è necessaria la predestinazione” .
Contro le forze del Male può stringersi la resistenza dei Buoni, che devono usare poteri speciali: l’intuizione, la capacità di oltrepassare se stessi, la costanza, il non arrendersi mai, il sacrificio, lo spirito...La lotta tra Voldemort e Harry Potter è la lotta tra il materialismo e lo spirito. “Insegnare la tensione della ricerca. Abituarsi a cancellare ogni moto egoistico come non desiderabile” e infine saper riconoscere colui che porta il segno e seguirlo come guida. Abituarsi a pensare che uniti si è una forza e che nulla vale come l’amicizia che è il contrario dell’egoismo.
La magia ha sempre abitato le fiabe con i suoi poteri sottili, c’è sempre stato accanto al protagonista un mago per aiutarlo, ma questa volta il mago è Harry stesso, e ciò segna l’ingresso del magico nell’essere umano, che deve trovare in se stesso il nuovo potere senza aspettarselo dagli altri; si apre il varco a una nuova generazione di esseri speciali, che partono da loro stessi e si fanno promotori di mondo nuovo, agendo in prima persona. La magia non è più fuori dell’uomo in improbabili creature di altre dimensioni, ma è la possibilità di percepire l’invisibile e di usarlo a fin di bene. Per questo dico che Harry Potter prepara a un salto evolutivo della specie.
Abbiamo la storia di un eroe e ci dice che possiamo essere tutti eroi. Non c’è Male che tenga di fronte all’intuizione del cuore e alla purezza dello spirito. “L’Intelligenza del Cuore è la visione del reale, una visione integrale che esclude ogni possibilità di interpretazione personale. Essa è l’intuizione preparatoria” .
La scuola per maghi è l’ambiente primario, ma l’insegnamento agisce diversamente secondo chi lo riceve. “La bocca del Maestro rivela all’orecchio del discepolo i principi fondamentali; il discepolo li intende secondo l’apertura del suo cuore” . Tutti ad Hogwarts imparano le stesse cose, ma solo i puri si salvano, i puri uniti in un cerchio di amici. Harry Potter è un predestinato e studia forze magiche, ma è la purezza del suo cuore la sua arma vincente. E’ il nuovo eroe e i ragazzini lo percepiscono immediatamente, ricevendone insegnamenti sottili.
I MITI DELL'EROE appartengono a tutte le culture: l'eroe è un archetipo, un modello antichissimo dell'energia, una grande immagine psichica trainante e rigenerante che dà coraggio all’uomo e lo porta a fare cose grandi. L’eroe parte sempre da una situazione di deprivazione e sofferenza, è di oscure origini o l'ultimo della famiglia, il reietto o il dimenticato, l’orfano, l’emarginato. Il suo scopo è l’individuazione e l’affronta molto presto, perché non ha un buon inizio, per questo lascia la casa e incontra avventure e pericoli, aiutato da forze magiche, finché supera le prove o uccide il drago e le sue virtù sono ricompensate col tesoro o le nozze regali.
La storia è la metafora dell'avventura della vita. Tutti noi siamo dominati da qualche mancanza, lasciamo la famiglia, affrontiamo ostacoli che temprano il nostro carattere, e alla fine, se ci siamo condotti bene, riceviamo un premio, che può consistere in una integrazione personale (le nozze regali rappresentano l’unione delle nostre parti psichiche, l’equilibro e l’armonia) o un aumento del nostro essere spirituale (il tesoro della conoscenza, la luce della trasformazione).
In ogni parte del mondo c'è un bambino che deve crescere, emanciparsi, raggiungere l'indipendenza, individuarsi, trovare una compagna e dare un senso alla sua vita. "Il Dio-eroe e il suo cammino costellato di cimenti sono un paradigma immutabile di comportamento ideale per il genere umano" .
Nella fiaba ci sono le fasi principali della vita: la situazione primaria con le sue difficoltà, la solitudine, il viaggio, le prove, il combattimento, la ricompensa. L'eroe è un trovatello, un abbandonato, un orfano, il figlio di una madre perseguitata o fuggente . La madre c'è e non c'è, è indegna o inadeguata, il padre manca o è ostile o inutile. Il ‘fanciullo divino ’ è in una situazione di debolezza, pericolo e solitudine, questa è la norma che esprime il massimo dei contrasti, il punto più basso dell'energia che può divenire il più alto. L’eroe parte da una situazione di miseria , esprime la solitudine primordiale, lo stato di bisogno e di mancanza di noi tutti.
“Il ciclo dell'Eroe, a qualunque latitudine, è un messaggio cifrato dell'istinto che consiste in un racconto didascalico tramandato nei secoli."
Nel mito può variare qualche dettaglio, ma il modello fondamentale resiste: si va da una mancanza a una conquista, da un equilibrio difficile a uno stato consolidato, attraverso l’esercizio del bene e il rafforzamento del carattere attraverso delle prove. Il modello fondamentale che viene appreso è l'ARCHETIPO, in questo caso l’archetipo dell’eroe. Esso produce l'Eroe-Anima e il Drago-Pericolo, cioè la lotta tra io e non io, Bene e Male, anche se il drago che minaccia di distruggerci può essere una controparte della psiche stessa, un frammento da cui ci siamo separati, o una persona vicina o qualcosa di più astratto (una madre-vampiro, un padre-padrone, una persona cara che ci ha abbandonato morendo, un padrone corrotto, un sistema ideologico), anche un evento esogeno dalla portata collettiva (guerra, povertà, malattia, dittatura, pregiudizio ecc.).
Se riusciamo a domare il drago, a superare la prova, a temprare le forze e a far emergere poteri nuovi e sottili, l’energia focalizzata sul positivo ci renderà più forti e maturi, porterà avanti la nostra individuazione per il bene sociale (Sigfriedo diventa invulnerabile proprio perché si bagna nel sangue del drago). La forza non viene dalla mollezza ma dalla difficoltà.
La fiaba insegna il coraggio e la responsabilità, il cui premio è l'arricchimento spirituale, l'integrazione psichica, l'espansione dell’anima, la pienezza del sé, l'equilibrio energetico, l’indebolimento del Male dentro e fuori di noi. Così l’inconscio ci dà la traccia dell'avventura umana che si personalizza, entra nelle coordinate spazio-temporali, ma, come struttura universale, resta compito onnipresente ed eterno.
Le fiabe cominciano dicendo: "C'era una volta e insieme non c'era....” , ci proiettano in una meta-realtà, raccontando la storia dell'essenza del mondo, non la cronaca dei tempi.
Raccontiamo le favole ai bambini per prepararli a costruire il loro mito personale; parliamo al loro inconscio per educarli a vivere la Vita. Creiamo in loro immagini che nutriranno la loro volontà e il loro spirito, perché “l’ideale non è un desiderio ma un principio per il quale uno esercita la volontà”.
vivianavivarelli@fuoriradio.com
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Re: HARRY POTTER E LE FIABE ARCHETIPICHE (Voto: 1) di giorgia_v il Thursday, 24 February @ 13:20:33 CET (Info Utente | Invia un Messaggio) | | sempre molto interessante. |
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Re: HARRY POTTER E LE FIABE ARCHETIPICHE (Voto: 1) di marco il Thursday, 24 February @ 22:09:30 CET (Info Utente | Invia un Messaggio) | | le tue pubblicazioni sono tutte (e dico tutte) molto interessanti, ma faccio una fatiiiiiica a leggerle... :) |
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