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Cinema: Mi piace lavorare- Film- Il Mobbing

_CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Friday, 18 February @ 18:30:42 CET

Cinema e video...La regista Francesca Comencini, col suo film 'Mi piace lavorare' ha preso di petto uno dei più dolorosi fenomeni di mal-lavoro: il mobbing.
Il film parla di una situazione che si presenta sempre più spesso nelle grandi imprese, vedi la IBM o la Telecom, colpendo in modo infame centinaia di lavoratori, una vera persecuzione psicologica più frequente e piu' sadica là dove le strutture sono grandi e spersonalizzate. Per questo il film della Comencini ha avuto una diffusione anomala, soprattutto nei centri sindacali, nei centri sociali, per poter introdurre questa gravissima patologia del rapporto di lavoro e insegnare forme di autotutela.
Per mobbing si intende un assalto collettivo, una forma di violenza o pressione psicologica esercitata sul luogo di lavoro.
Il primo a usare questo termine fu, nel 1966, l'etologo Konrad Lorenz, che studiava il comportamento di uno stormo di passeri che doveva espellere un rapace e lo assaliva con stridii ecc. per buttarlo fuori. Il termine deriva dal verbo inglese to mob= accerchiare, attaccare, aggredire in massa, da cui mob=accerchiamento tumultuoso.


In senso lato il fenomeno è antico quanto il mondo. Si dice che CINCINNATO fu soggetto a mobbing, il console romano che vinse gli Equi nel 458 a.C., dopo essere stato portato in trionfo, fu fatto oggetto di tali sentimenti invidia e gelosia da essere costretto a lasciare Roma per la campagna.
C'è un mobbing fisiologico, proprio del gruppo, dovuto al fatto che in linea di massima i gruppi tendono a livellare gli individui su gradi bassi e mal sopportano le differenze individuali, per esempio un gruppo di uomini mal sopporta la presenza di una sola donna, un gruppo di montanari abituati a vivere tra loro mal sopporta uno straniero, un gruppo di mediocri non sopporta una persona dotata (lo stesso Jung da piccolo aveva una serietà e una intelligenza decisamente superiori che produssero negli altri bambini della scuola una avversione nei suoi confronti, per cui dovette soffrire della loro derisione e a un certo punto si produsse una piccola nevrosi per non andare più a scuola).
Il gruppo tende a isolare chi ha qualcosa di diverso: etnia, religione, etica lavorativa, scelta sessuale...e più il gruppo è amorfo e di basso livello, più questi fenomeni di isolamento scattano. Ciò è maggiormente visibile in comunità fisse e ristrette meno evolute (vedi i leghisti e la loro intolleranza ai migranti, che spesso è più xenofobia che razzismo).
C'è poi un mobbing da luogo di lavoro e sicuramente il sistema di lavoro moderno ha accentuato il fenomeno e oggi sta ad indicare un insieme di molestie (si parla di 'molestia morale') e di vessazioni ad opera di superiori o colleghi. Il comportamento parte spesso dall'alto e si diffonde in basso, con l'intento vile di spingere la vittima all'autoesclusione. Molti imprenditori giustificano alcuni atteggiamenti che ora definiamo di mobbing con la necessità di stimolare il personale che altrimenti sarebbe pigro, ma si vede benissimo che le persone sottoposte ad aggressioni sono in genere più intelligenti, dedite al lavoro, scrupolose, più personalizzate o individualizzate, meno amorfe, tali che con capi diversi potrebbero avere una buona carriera producendo lavoro ottimo, in quanto sono fortemente responsabilizzate e coinvolte nel lavoro, ma a volte poco aggressive o con identità personali e forme di libertà morale non omologate, spesso più intelligenti dei loro superiori. Malgrado ciò, 'qualcuno' decide che qualcun altro non è più integrabile, non è più omogeneo all'azienda. Se non c'è la possibilità di un licenziamento diretto, si cerca allora di mettere la vittima nelle condizioni di autoespellersi da sola, attraverso una pressione psicologica umiliante e degradante. Questa spesso è così grande da spingere le vittime alla depressione o al suicidio. Già sette anni fa erano imputabili al mobbing il 10/20% delle morti per suicidio in Svezia e il 13% in Italia.
Il diritto ha dovuto forzosamente occuparsi del mobbing, definendolo una forma di molestia o violenza psicologica, ripetuta in modi diversi, con intenzionalità negativa, per un tempo che la legge stabilisce in sei mesi ma con ampia variabilità di applicazione secondo le modalità e la personalità dei soggetti. La violenza morale è esercitata con attacchi contro la persona, la sua dignità, il suo lavoro, le sue mansioni, il suo status.... Il lavoratore viene umiliato, offeso, isolato e ridicolarizzato anche nella sua vita privata, il suo lavoro è sminuito, criticato o sabotato, svuotato di contenuti e privato degli strumenti (sindrome della scrivania vuota), le sue capacità messe in discussione. Infine si esercitano azioni sanzionatorie, spesso pretestuose, mediante uso eccessivo di visite fiscali o di idoneità, di contestazioni disciplinari, di trasferimenti in sedi lontane, di rifiuto di permessi e/o ferie e trasferimenti ecc..
Già i dati del '97 dicevano che in Europa erano coinvolti in una persecuzione psicologica pianificata circa 12 milioni di lavoratori, pari all'8,1% della popolazione attiva. In sette anni questi dati sono cresciuti in modo smisurato. La frequenza maggiore è nella pubblica amministrazione (22%) soprattutto in aziende con più di 500 dipendenti.
Il film della Comencini che tratta questa spiacevole situazione è "Mi piace lavorare", la regista aveva fatto il bellissimo 'Carlo Giuliani, ragazzo' e aveva girato per la Cgil un documentario sulle madri che tornano a lavorare dopo il parto e a cui viene negata la possibilità dell'allattamento. Si pensi che in quell'America che viene decantata come un prodigio di diritti democratici, la donna che resta incinta viene licenziata in tronco senza alcuna tutela e che perdurano da noi forme di contratto che cominciano con la firma di un foglio di dimissioni che sarà usato in caso di gravidanza per scaricare la dipendente.
Il film della Comencini è un film denuncia molto serio e impegnativo. La regista si è fatta aiutare da un sindacalista e da un avvocato del lavoro. Il cinema inglese (vedi Ken Loach) e francese si occupano spesso del mondo del lavoro, ma sappiamo che il cinema italiano in genere è volto più al divertimento che alla denuncia e che il cinema impegnato non riceve sovvenzioni mentre il governo sovvenziona il cinema porno. Così va il mondo.
Il film è recitato tutto da attori non professionisti, salvo Nicoletta Braschi, che qui è bravissima, dignitosa, umiliata, ma che infine riesce a sopravvivere alle malvagità divoranti del sistema.
Anna, è segretaria di terzo livello, lavora in una azienda che si fonde con un'altra, è una impiegata modello ma il giorno in cui si festeggia la fusione è la sola a non essere salutata dal nuovo direttore, comincia così per lei un periodo tormentoso, kafkiano, inspieabile e surreale, un lento stillicidio di vessazioni dove gli stessi colleghi sono spinti dal sistema ad aggredirla. Questa sindrome potrebbe essere chiamata 'del pollo debole', in ogni pollaio c'è una gallina che viene individuata come l'individuo più debole del gruppo, gli altri polli se ne accorgono e cominciano a beccarla in testa, uno, due, tutti, alla fine la gallina muore col cranio perforato. , L'impiegato mobbizzato si trova isolata dal branco che la isola cacciandola come avesse un marchio da appestata, ognuno la schiaccia come se ciò facendo aumemtasse la sua precaria sicurezza, così la sua scrivania è occupata da altri, le danno lavori umilianti, la isolano in sala mensa... Tutto il sistema la spinge alle dimissioni ma lei resiste, non può perdere il lavoro, è divorziata e ha una bambina a carico e un padre malato, perciò regge come può, accetta qualsiasi mansione pur di non andarsene ecc.. ma è fragile, cade sempre più giù, in una perdita di autostima che la porta infine a una profonda depressione.
Come i bambini non amati che crescono con un profondo senso di colpa, le vittime del mobbing sono quasi sempre convinte di avere qualche colpa di ciò che loro accade. In realtà subiscono speso solo aride e mostruose decisioni aziendali che nulla hanno a che vedere con l'individuo e le sue capacità. Spesso dietro questi trattamenti disumani ci sono decisioni economiche, cifre nude e crude, ma, dietro le cifre dei bilanci di amministrazione, restano gli esseri umani nella loro spaventosa solitudine, macinati da meccanismi disumani impossibili da comprendere. In nome della flessibilità a ogni costo su cui riposa il potere dell'azienda si innescano prevaricazioni, aggressioni psicologiche al limite delll'inaudito. Il meccanismo perverso e arido cerca di emarginare la persona provocando scompensi del suo equilibrio psichico.
La regista dice: "Per motivi che rispondono a logiche economiche e di mercato, si entra nel più intimo della persona, ci si insinua nella sua psiche, si rompono i suoi equilibri personali". Il film racconta questa persecuzione, purtroppo molto frequente nel nostro orribile mondo moderno.
Il film finisce bene ma nella realtà questo bel finale purtroppo spesso manca. Anche quando la vittima si fa portatrice del suo disagio in un tribunale e anche quando riesce ad avere ragione legalmente, il suo futuro resta impedito, perché sarà malvista anche in una azienda nuova, proprio in quanto si è ribellata al sistema e dunque non può essere una pedina apssiva, resta come marchiata d aun marchio di pericolosità, dal momento che ha osato denunciare il sopruso, di ribellarsi al sistema, e si porterà addosso uno scompenso grave che richiede un trattamento di psicoterapia. La Comencini dice che quando ha cercato di raccogliere testimonianze su questa patologia sociale, derivata dalla durezza e disumanità del sistema produttivo, si è sentita raccontare cose che andavano al di là dell'immaginabile. Con serie di angherie e di frustrazione continue si distrugge l'identità di una persona, la si annichilisce. In genere alla fonte c'è un piano di riorganizzazione, ottimizzazione e flessibilità, aziendale, di estrema spersonalizzazione e aridità, che non si cura delle persone e che non esiste per le persone.
"Prima di incontrare le vittime di mobbing" racconta Francesca Comencini, "non avrei mai potuto immaginare quanto dolore, quanto disagio e quanto senso di inadeguatezza esso potesse creare. Ho incontrato persone la cui dignità era distrutta, anche il loro aspetto era mortificato. L'aspetto più doloroso era quando evocavano i problemi legati ai figli. Il mobbing ha una preferenza per le madri. Essere madre è una colpa nelle aziende italiane".
Razionalizzazioni similmente demoniache sono avvenute nel settore bancario che ha ridotto il personale di migliaia di unità o nelle fabbriche che hanno razionalizzato gli impianti per cui fanno fare alle macchine quello che prima facevano gli operai creabdo operai in esubero. Là dove il dipendente è legato da un contratto a tempo indeterminato e non è possibile il licenziamento in tronco, possono subentrare politiche di frustrazione per indurlo ad andarsene rompendo il contratto.
A Roma è stato aperto uno sportello antimobbing dove sono arrivate migliaia di storie, e Roma non è nemmeno una città con molte industrie. Dobbiamo dire che in Italia si stanno aprendo sportelli sindacali antimobbing ma mancano leggi chiare di protezione del lavoro, in altri paesi, come la Germania non ci sono nemmeno questi sportelli.
Il mobbing comprende anche le molestie sessuali, le aggressioni nelle caserme, o certi comportamenti fra bambini, nelle scuole, molto frequenti nelle scuole americane e che ora cominciano anche da noi, più propriamente detti bullyng o bullismo. Questa patologia sociale produce uno strisciante processo distruttivo della persona. Può avvenire tra colleghi di lavoro, con comportamenti ostili palesi o occulti. I motivi possono essere noia, invidie, gelosie, disorganizzazione lavorative con carenze di regole e relativo carico di stress, e così via.
Le persone sottoposte a comportamenti persecutori da parte del datore di lavoro spesso subiscono lesioni della propria integrità psicofisica e, quindi, hanno diritto al risarcimento di un danno biologico.
Dal mobbing, il comportamento aggressivo di colleghi o datori di lavoro, alle vere e proprie malattie il passo è breve, ma il percorso può durare anche anni. La vittima inizia a soffrire di depressione o di attacchi di panico, poi di malattie psicosomatiche di varia intensità. Più il conflitto va avanti, più si ammala, fino all'emarginazione. I mobbizzati spesso non si accorgono di cosa stia accadendo e il più delle volte finiscono per incolpare se stessi, isolandosi sempre più.
Cosa deve fare una persona che ritiene di essere sottoposta a mobbing? Intanto convincersi che non è colpa sua, e che non è la sola vittima, deve resistere, rivolgersi a un sindacato, segnare in modo metodico su un diario le azioni a suo danno, con data e ora ecc., cercare colleghi disposti a testimoniare, non pensare alle dimissioni, prendersi un periodo di malattia, utilizzare le ferie, tenere un resoconto delle conseguenze psico-fisiche ecc. I sintomi di questa malattia possono essere psichici (ansia, depressione, attacchi di panico, etc.), fisici (insonnia, emicrania, cefalea, dolori muscolari, precordialgie, palpitazioni cardiache, acidità gastrica, tremori, mancanza d'appetito o appetito eccessivo, diminuzione della potenza e del desiderio sessuale, etc.) e del comportamento (perdita dell'autostima, mancanza di fiducia in se stessi, senso di inutilità, etc).
Occorre documentare il danno biologico al fine della richiesta di risarcimento dei danni psico-fisici (lesioni personali). Poi è bene iscriversi a una associazione antimobbing. Se si ricorre alle vie legali è meglio preferire quelle civili.

 
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[fuoriradio]Mi piace lavorare- Film- Il Mobbing (Voto: 0)
di robot il Friday, 18 February @ 18:30:43 CET
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Articolo postato automaticamente sul newsgroup it.arti.cinema





Re: Mi piace lavorare- Film- Il Mobbing (Voto: 0)
di Anonymous il Monday, 21 February @ 01:23:52 CET
michaelsanthers..ci ho scritto quà una poesia e qualcuno subito andò a mettere uno.............amen



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