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Poesia: Alta società _CONTRIBUTEDBY Alessandro_Nava il Tuesday, 16 September @ 21:30:56 CEST
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Quell’insieme un poco strano
di persone e storie varie
che la soluzione di tutto
pensano di averla vista
nell’ultimo telegatto
o da qualche stilista
politicamente antipartitista.
FESTA DA BALLO
Io ballavo
tu mi guardavi
io inciampavo
tu mi sorridevi
ma non mi deridevi.
Ti ho guardato tutto il tempo
della festa da ballo
con il tuo aspetto snello
ed i capelli al vento.
Eri l’ospite d’onore
circondata da autorità
eccellenze, nobiltà
pare anche qualche santità.
C’era il sindaco contento
o il politico neoeletto
l’imprenditore in zona franca
e il generale dall’aria stanca
quasi come quelli
che ha massacrato una volta
ai cancelli.
E tu ascoltavi tutti
ma senza parlare
ti limitavi ad annuire
eri diversa dal resto
quasi come un miraggio.
Poi, armato di coraggio
a te mi sono avvicinato
e tu non m’hai cacciato.
Siamo stati ore a parlare
giusto qualche pausa
per mangiare.
La tua voce era dolce
la tua bocca sensuale
peccato per il cetriolino
dietro al tuo molare
ma alla fine ho deciso
di invitarti a ballare
e non hai potuto rifiutare.
Ci buttiamo giù in pista
io assomiglio a una locusta
per fortuna ci sei tu
con la movenza giusta.
Dopo giri e piroette
anche un bacio mi concedi
ma emozionato io ti pesto i piedi.
All’urletto che hai lanciato
quattro uomini mi hanno accerchiato
con fare minaccioso.
Eri la figlia di un mafioso.
SCUOLA D’ELITE
Non vogliamo più straccioni
non vogliamo rompipalle
nella nostra grande scuola
di vita e di sostanza
mai più manovalanza.
Niente più studenti cogli zaini
soltanto la ventiquattrore
e il completo tutto blu
da portare con onore.
Via italiano e matematica
storia e latino
anche la filosofia
d’ora in poi, in questa scuola
solo finanza e così sia.
L’importante, genitori
è avere un figlio sano
bello, ricco e diplomato
mica pure acculturato
non vorrete si rivolti
alla vostra autorità
o magari che dimostri
un po’ di sensibilità.
Il nostro compito è cruciale
per le sorti del mondo
ed è un impegno capitale
per grattare un po’ sul fondo.
D’ora in poi selezioniamo
visitiamo ed accertiamo
solo la razza pura
di chi ci sembra adatto
a calmarci la paura.
L’ideale è un bel bamboccio
di famiglia benestante
con i soldi belli pronti
e la voglia di mandare
il cervello a festeggiare
con la retta milionaria
da pagare.
E non vogliamo le ragazze
che son troppo disturbanti
per loro abbiamo pronto
un bel burqua
e tre scurissimi turbanti.
Io vi giuro genitori
che da noi andate sicuri
vi facciamo un dirigente
sempre pronto all’occorrente
a far quello che gli chiedi
senza voler sapere
nemmeno cosa gli concedi.
Tutti gli altri stiano fuori
non vogliamo più vederli
noi la gente normale
la mandiamo a lavorare.
E non ci interessa
di sapervi intelligenti
non è compito nostro
indagare nelle menti
ma nei possedimenti.
E se ci fosse qualcuno di brillante
escluso per i soldi
da questo mondo scintillante?
Che ci importa, meglio così
diverrà magari un Einstein
ma noi non lo vogliamo
nell’esclusivissima scuola
dei mostri di Frankenstein.
RAGAZZO PERBENE
Ho fatto un altro esame
il terzo in sette anni
stasera si festeggia
speriamo senza pioggia.
Perché c’ho la nuova spider
comprata l’altroieri
con interni in pelle vera
scuoiata a tre africani
che facevano i magazzinieri
fino a prima dell’altroieri.
Ho su la giacca nuova
e la camicia elegante
con la mia cravatta
giallo scoppiettante.
Me lo merito un poco di riposo
io non ho perso un attimo
con le manifestazioni
ed in sette anni d’università
son stato lontano dai coglioni
che han finito in anticipo
di una o due sessioni.
Ho fatto sempre gruppo
con quelli come me
quelli che alle cinque
prendono il the
e dopo vanno in giro
a consegnare.
Stasera voglio uscire
voglio dimenticare
tutte le consegne che ho da fare.
Prenderò la macchina
e correrò a cento all’ora
anzi a duecento
non vorrei che qualcuno
mi fermasse
e l’interno controllasse.
Allora sono uscito
per andare in pizzeria
e dopo in birreria
pensando agli sfigati
chiusi in falegnameria.
Ma poi ho cambiato idea
sono andato in superstrada
per provare a lei
che io sono coraggioso
e non temo i suoi dei.
Eppoi dovevo consegnare
un po’ di roba ben fatta
per far piacere a tutti quelli
che me l’hanno chiesta
per ravvivare una festa.
Così, mentre portavo cocaina
me ne sono fatto un tiro
e poi mi sono schiantato
sopra un albero
tutto quanto attorcigliato.
Io sono ancora vivo
ma lei è morta.
Per colpa della strada troppo corta.
TRENT’ANNI DOPO
Facevo l’università
e frequentavo con assiduità
poi un giorno ho conosciuto
un gruppo di compagni
e ho cominciato a pensare
ai bisogni degli altri.
Volevo la giustizia
persino l’uguaglianza
ed ero pronto a tutto
per far vincere
una qualunque minoranza.
Ascoltavo i cantautori
parlavo del Vietnam
però poi mi perdevo
e dopo rincorrevo
quel che volevam.
Eravamo comunisti
ma quelli proprio veri
quelli rivoluzionari.
Peccato che la mia rivoluzione
con il massimo rispetto
finiva sotto al mio portone
o quando andavo a letto.
Ma un giorno mi son svegliato
che erano passati trent’anni
ed ho visto che conviene
ritornare sui miei passi
eppure sulla prassi.
Ho capito che sbagliavo
che ero un visionario
e i compagni del tempo
di corsa ho salutato
con un gesto programmato.
Ora sono liberista
ho tre figli e quattro mogli
sette macchine potenti
e due posti in parlamento
per farmi contento.
Son felice e sono gaio
della mia nuova vita
dopo un passato vile
di impegno civile
E son pure migliorato
ed i figli ho sistemato
le mie mogli ho lasciato
per sentirmi liberato
e le tasse ho condonato
un sacco di soldi ho guadagnato
e in televisione sono andato.
Son così realizzato
che l’altroieri mi sono sparato.
(alessandro nava)
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