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SULL'AMORE DEI GIAPPONESI PER LA POESIA

_CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Tuesday, 18 January @ 09:12:54 CET

Cultura & TeatroSi dice che in Giappone la poesia riscuota grande successo.
Beh, Akiko Yosano scrive poesie erotiche,

vedi

Spingendo dolcemente
ho schiuso quella porta
che chiamano mistero.
Mammelle turgide
strette nelle mani.

Improponibile su questo sito, le darebbero subito due.

A giudicare quel che leggo non mi sembra che la maggior parte dei poeti qui presenti si slanci oltre frasi da cioccolatino e, se qualcuno osa di piu', lo castrano con voti bassi.
Sesso, stravaganza e lotta in genere sono puniti dai morigerati moderati reazionari, poeti banal-conservatori che sono la maggioranza, che però non conoscono nemmeno la tradizione e dunque conservano solo se stessi senza pero' osare oltrepassarsi.

Machi Tawara ha riscoperto un antico genere, il tanka, poesia giapponese usata soprattutto durante il periodo Heian, formata da 5 versi di 5+7+5+7+7 sillabe (in totale 31 sillabe) che viene considerata come composta da due ku [strofe] rispettivamente di 5+7+5 sillabe (kami no ku) e di 7+7 sillabe (shimo no ku), e questo ha incuriosito molto.

Un esempio

"Ieri ci siamo incontrati
e oggi di nuovo
e mi hai detto
-da quanto tempo!-
è vero, da quanto tempo"

Qui non conta solo il delicato significato emozionale, conta soprattutto la perfezione formale della poesia, qualcosa che il 90% dei nostri cosiddetti poeti italiani nemmeno sa cos'e'.
A una poesia cosi' quanto gli avrebbero dato su questo sito? Due?
Le stilizzazioni culturali sono molto importanti in Giappone, da noi non si sa nemmeno cosa sono le forme rituali della poesia e non vedo grandi difese delle tradizioni perché non esiste alcuna tradizione. Qualcuno potrebbe rispolverare un madrigale o il dolce stil novo o una laude? Un sonetto? La cosa interesserebbe?
I soliti incolti darebbero subito un 2.
Molti di questo sito non sanno cosa e' un haiku,
(componimento di tre versi di 5 - 7 - 5 sillabe, che costituiscono i metri classici nella storia della poesia giapponese. Ogni haiku contiene un KIGO, ossia una parola - fiore, frutto, festività o altro - che evoca la stagione che lo incornicia.)

esempio

Che ci sia luna
sul sentiero notturno

di chi porta i fiori.
Takarai Kikaku 1661 -


Per non parlare di un limerick (piccoli componimenti, buffi e surreali, inventati nella cittadina irlandese di Limerick. Hanno regole di composizione, ferree. Devono sempre essere composti di cinque versi, tre endecasillabi e due settenari.
La struttura delle rime è: AABBA. I due settenari (BB) devono venire dopo i primi due endecasillabi. Il primo verso deve comprendere il protagonista del limerick, un aggettivo che lo qualifichi e il paese dove si svolge l'azione (è bene che il paese sia insolito, ma deve esistere davvero). I limerick hanno un ultimo vincolo tassativo: devono raccontare piccole storie buffe, che devono far sorridere.)

esempio:
Un salumier di Borgo Panigale
s'era affezionato ad un maiale.
Pensava quel porcello,
guardandogli il coltello:
"Mi sa che prima o poi finisce male".

Quanto gli avreste dato a questo? Due?
I limerik qui hanno avuto punteggi bassissimi per pura ignoranza.
Non parliamo poi della poesia dialettale che viene sempre segata anche quando e' bellissima, ho visto una poesia pugliese splendida e di profondo significato bocciata qui per pura ignoranza.

Fontana di aga dal me paìs.
A no è aga pì fres-cia che tal me paìs.
Fontana di rùstic amòur.

Beh, capisco, è friulano, ma è anche Pasolini.

Non basta andare a capo e essere sdolcinati per fare una poesia, occorre intelligenza, creatività, coraggio, volo...occorrerebbe anche una cultura letteraria, ma in genere gli italiani sono versificatori senza retroterra culturale, improvvisatori di niente che canterellano San Remo anche quando fanno le poesie. Crediamo davvero che qualunque cosa evolva ripetendo all'infinito il se stessi di oggi, senza mai uno sprazzo di innovazione, una forzatura verso ciò che ancora non c'e'? sempre San Remo? Poi se sentiamo Brecht gli diamo due?
Qui la politica riflette spesso la poesia: niente radici culturali, banal-convenzione e una immane mancanza di coraggio.
I festival di poesia riscuotono applausi tra i poeti in quanto questi vanno la' a rispecchiarsi in se stessi, così come spendono capitali per pubblicarsi libri a proprie spese, puro narcisismo, non amore per l'arte (lo stesso in politica, si chiama autoreferenzialità), ho notato che nei blog di poesia ognuno scrive se stesso e nessuno legge gli altri o li commenta, in un totale solipsismo, tanto varebbe che ognuno leggesse solo i propri libri (idem politica) senza nemmeno pubblicarli.
E poi noi siamo il paese dove se chiedi in giro chi e' Mario Luzi nessuno lo sa, a cominciare dal ministro Gasparri, che pure se ne vanta. Persino i siti di lotta evitano con cura di mettere poesie di lotta e i siti no global si tengono alla larga dalla poesia no global, per quanto la poesia abbia sempre ispirato la lotta e il cambiamento in tutti i tempi, da noi ciò non accade, nemmeno la religione usa la poesia, per quanto i mistici medievali ci abbiano dato delle cose bellissime e ogni poema sacro, in primis la Bibbia, non sia che poesia pura sgorgata dalla voce del dio. Riuscite ad unire la poesia al divino? Da noi la poesia crea vergogna come fosse una cosa poco seria, hai mai visto in un gruppo di amici qualcuno leggere una poesia? Creerebbe imbarazzo. O qualcuno portare alle manifestazioni cartelli con versi? Disagio. O mettere sulle pareti della propria casa poesie? Scorrettezza. O regalarne? Esibizione. O aggiungerle a un pacchetto? metterle sulla tavola? Per non parlare dei giornali dove una poesia al giorno dovrebbe essere obbligatoria. Io metterei poesie anche nei poster, sui muri o sugli autobus o nelle biblioteche o nei negozi, in chiesa, nelle sedi di partito, nelle mense, sui treni... la attaccherei dappertutto. Non serve dire che siamo un paese di eroi, poeti e navigatori, oggi da noi difettano tutte e tre le categorie anche se in certo qual modo, coincidono. Difetta l'arte che è grandezza umana e personalità. Abbiamo solo piccoli specchi che rispecchiano le proprie frasi da cioccolatino in modo invariabile e ripetitivo, senza audacia, e guardano in cagnesco i tentativi degli altri, piccoli territori da difendere (inutile parlare di ciò in politica). Basta vedere anche gli stili formali o i contenuti, mai che appaia un minimo di originalità o di innovazione, un minimo di squarcio verso un infinito possibile. Canzoncine d'amore oggi, un piccolo pianto domani..... E se cantassi la mia unghia incarnita? Un archetipo, magari... ma non ho voglia oggi di dirvi cosa è.

Non votate, prego. Mi faccio male da sola.
Viviana

 
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Re: SULL'AMORE DEI GIAPPONESI PER LA POESIA (Voto: 1)
di rosalba il Tuesday, 18 January @ 10:40:04 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
visto che lo scritto riportato che ti ha sollecitato è mio, credo sia d'obbligo scrivere un commento.
Mi hai ...quasi...annientato! Sei contenta?
Lasciando lo scherzo, mi sembra che ci sia nel tuo scritto (così lungo che forse soltanto io e qualche altro siamo arrivati alla fine!) la voglia di imitare altre nazioni e la necessità di cambiare anche i contenuti...sbaglio?
Da parte mia c'era solo l'idea di confrontare due situazioni diverse. Se dobbiamo cambiare ci vuole un periodo di maturazione personale e di gruppo.
La poesia, infatti, non è come il menù del giorno che qualcuno può cambiare. Per poter scrivere una poesia devono convergere la mente e il cuore e non è molto semplice mantenere l'equilibrio tra i due elementi. Si possono creare anche dei corto circuiti!
Dal punto di vista tecnico, invece, può essere un gioco da proporre in chat (specialistica) il fare poesia in un certo modo...ma io avevo proposto in generale la rima e non veniva nessuno in chat.(oltretutto non mi funziona bene perchè posso prenderla solo da casa e quando sono fuori mi dice che "Rosalba" è rimasta chiusa in chat e non può entrare nessuno!) Se prendi qualche iniziativa in questi termini ci sto.
Quanto ai contenuti proprio per quanto detto prima non possono essere obbligati e oltrepassare di molto quel che si è, si è fatto, si fa e si sogna...(francamente devo dirti che non scriverei mai"mammelle turgide" e non so dirti neanche il perchè).Al contrario c'è il rischio di uscire anche dalla Poesia...
Io penso che dall'espressione dei sentimenti debba scaturire la comunicazione del mio pensiero e del mio messaggio, qualunque esso sia...E la gente che legge alla fine deve capire e provare emozioni!

Ti fai male?No, ti prego! Ti vogliamo tutti...ma se metti in mezzo troppi mobili in questa stanza si sbatte da tutte le parti e non si sa come sistemarli!
Ti abbraccio
Rosalba

P.S.
Come streghina non funziono gran che, ma ti ringrazio lo stesso.




Re: SULL'AMORE DEI GIAPPONESI PER LA POESIA (Voto: 1)
di sayaM il Wednesday, 19 January @ 14:11:14 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Penso che questa poesiola giapponese già su diversi nostri siti pseudo letterari avrebbe il massimo dei voti...visto che la direzione della poesia è quella "stile alla Lecciso" che ,molto probabilmente, pubblicheranno a breve per la Mondadori. L'importante è vendere! Questi poeti giapponesi riescono a vendere sino a 500.000 copie per "libro". Che aggiungere? La poesia dei Luzi & C, a mio avviso,poi, non è universale...aveva ragione il buon Pasolini, lui sì che è rimasto nel tempo! Ultima considerazione che parla da sola: ci sono 2.000.000 di "poeti" che navigano...



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