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Spiritualità: L'I Ching _CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Monday, 13 December @ 15:06:58 CET
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“Quel che è dentro è fuori, quel che è sopra è sotto”
(Tavola smaragdina)
Mentre in Occidente la conoscenza scientifica poggia sul PRINCIPIO DI CAUSA, in Oriente l'elemento esplicativo del reale è IL PRINCIPIO DI SINCRONICITA’. Esso è la base del maggior testo della cultura cinese: l’I CHING. L’I Ching è uno dei testi fondamentali del Taoismo come del Confucianesimo ed è un codice di lettura dell’universo.
Il Taoismo è un’antica conoscenza cinese di sviluppo interiore che ebbe orgini magiche, probabilmente risale allo sciamanesimo delle maghe Wu. Non si origina a una data fissa o da un profeta iniziale ma affonda nella notte dei tempi. I due testi più antichi, il Tao-Te-Ching e lo Zuang-Te-Ching, contengono pratiche esoteriche antichissime. Il Taoismo si sostanzia come forma di pensiero e stile di vita e da esso discendono una filosofia, una medicina, una disciplina spirituale ed una alchimia. Il suo principio prevalente è l’armonia tra l’uomo e l’Universo, pervasi da una stessa energia vitale, il Ch’i (Ki). Occorre che l’uomo armonizzi il fluire del proprio Ch’i al Ch’i universale, usando tecniche psico-fisiche e discipline dinamiche, come il qi gong e il taijiquan, in tal modo la sua vita diverrà lunghissima, sana e serena e lo aprirà all’immortalità spirituale.
Inizialmente le pratiche dell’I Ching erano segrete ed esoteriche, passavano oralmente da pochi maestri a pochi allievi o erano scritte in testi segreti ed ermetici. A tutto ciò dobbiamo aggiungere la riluttanza dei Cinesi ad aprire le loro dottrine agli stranieri per cui ci è dato di capire che i cenni di Taoismo che arrivano in Occidente sono solo pallidi riflessi delle pratiche taoiste.
Gli antichi Cinesi avevano scoperto i segreti della forza intelligente che scorre in tutte le cose ed è l’origine della vita stessa: il Ch’i. Nell’organismo umano tale energia scorre secondo due qualità, lo Yin e lo Yang, attraverso canali invisibili, detti meridiani. Se questa energia fluisce bene, abbiamo salute, benessere e longevità; se scorre male, si formano dei blocchi energetici che originano la malattia. Ogni nostro pensiero, emozione e atto influisce sul Ch’i, per cui, se una vita presenta degli squilibri di comportamento, anche il Ch’i risulta squilibrato secondo un eccesso o un difetto di Yin o di Yang. Le pratiche di vita maoiste hanno appunto il compito di intervenire sul Ch’i rendendo più armoniosi i rapporti tra Yin e Yang.
La Meditazione Taoista si dirige all’energia interna. La tecnica dei Sei Suoni Segreti del Qi Gong purifica gli organi interni dall’energia negativa e insegna ad aprire i due principali meridiani: il vaso governatore e il vaso servo. Altre pratiche annullano le emozioni negative: la paura, la tristezza, l’ira, l’odio ecc. che possono indebolire il Ch’i.
Il Tao Chi Chuan è lo stile dei tredici movimenti e fu creato dagli eremiti taoisti per armonizzare la propria energia con quella universale, entrare in stati modificati di coscienza e difendersi dai nemici. Con movimenti molto aggraziati la pratica crea la coscienza del proprio Ch’i e induce un migliore stato di salute fisica, mentale e interiore.
Il Taoismo è uno stile di vita molto antico, esso ebbe un momento storico importante nel sesto secolo a.C. quando fiorirono moltissime scuole taoiste e apparvero Lao-Tzu e Chuang-Tzu. Verso il quinto secolo dopo Cristo il Taoismo era ormai consolidato come una chiesa, al pari del Buhhismo e del Confucianesimo.
Il principio su cui il pensiero si fonda è il Tao, flusso vitale che origina l’universo, di cui non si può dire nulla, nemmeno che si chiama Tao, il Dio prima della creazione, l’energia trascendente e inconoscibile, simboleggiato da due spirali opposte, che costituiscono uno dei modi più antichi con cui l’essere umano ha avuto percezione del divino. Se del Tao non si può dire niente, si può osservare tuttavia che, quando esso entra nel mondo delle cose, ovvero nella creazione, si duplica in due qualità fondamentali, lo Yin e lo Yang. Su Yin e Yang si costituiscono tutte le scienze cinesi.
Il Taoismo non ha un corpo di dottrine ma offre uno stile di vita, per cui si può essere taoisti senza saperlo. I testi taoisti in genere non aiutano molto perché il loro simbolismo e la loro ermeticità li rende difficili e comprensibili solo a pochi. Tao vuol dire Via, Verità e Vita, così come Cristo è la Via, la Verità e la Vita. L’unico modo per parlare del'energia è quello di Castaneda: “Se una via (Tao) ha un cuore, va seguita, altrimenti non è nulla”.
Un grande del Taoismo è Lao Tzu (o Lao Tze), saggio leggendario, contemporaneo di Confucio; entrambi vissero nel sesto secolo a.C., periodo della decadenza della dinastia Chou, ma essi non fecero che fissare principi già esistenti e tramandati oralmente. Lao-Tzu in verità non è nemmeno un nome, vuol dire ‘vecchio maestro’; la leggenda dice che, durante un viaggio, si fermò presso un guardiano che, in cambio dell’ospitalità, gli chiese di scrivere un libro e Lao-Tzu allora gli dettò il Tao-Te-Ching, dopodiché scomparve e non se ne seppe più nulla. Il Tao-Te-Ching allude al Tao, la Via, di cui non si sa nulla anche se essa è tutto, in quanto è ciò che consente alle cose di essere. Se l’uomo vuol vivere bene, in armonia con l’universo, deve seguire il Tao e, se tutti si adeguassero al Tao, non ci sarebbe bisogno di leggi né di guerre. Ma seguire il Tao non è facile, perché esso è una via mistica, che permette all’uomo di entrare nell’essenza dell’universo.
Nel mondo cinese non esisteva il concetto dell’immortalità, ma, seguendo le pratiche del Tao, si pensò di raggiungere non solo la longevità e la salute ma anche l’immortalità spirituale. In seguito, le pratiche compresero l’astensione dai cinque cereali, la respirazione controllata, la ritenzione del seme maschile (come nello yoga tantrico) e l’ingestione di solfuro di mercurio (cinabro) per acuire le facoltà mentali.
Jung conobbe l’I Ching grazie a un suo amico, Richard Wilhelm, un missionario protestante, che era stato in Cina per 30 anni e ne aveva studiato il pensiero sotto la guida di grandi dotti taoisti. Nel 1929 Richard Wilhelm tornò in Europa e tradusse in tedesco e in inglese l’I Ching’ o ‘Libro dei Mutamenti’, diffondendolo anche in Occidente. E' un antichissimo testo di meditazione scritto in versi, la cui simbologia è legata all’organizzazione familiare e sociale dell’antica Cina e ai cinque elementi che costituiscono i principi qualitativi del mondo cinese: acqua, aria, terra fuoco, più un elemento duttile, detto legno o metallo. Dal 1929 questo libro di saggezza ha stimolato la riflessione di molti intellettuali europei; tra i suoi estimatori citiamo, oltre a Jung, grandi personaggi come Federico Fellini, che lo teneva in grande considerazione. Il testo non è di facile consultazione e a torto è considerato un libro di mantiche, cioè di divinazioni; in realtà, più che dare predizioni, il libro incoraggia la meditazione stimolandola per mezzo di simboli. Jung usava questo oracolo come una guida per sé e per i propri pazienti, traendone indicazioni per la loro diagnosi e terapia.
In effetti ogni sistema antico ha tentato una classificazione dei vari temperamenti psichici mediante la proiezione in un ventaglio di tipi; i Celti proiettarono la tipologie psichiche negli alberi; i Tibetani nelle costellazioni; i Cinesi negli animali. L’I Ching considera 64 tipi psicologici, ognuno dei quali è un’alchimia di Yin e di Yang, simboleggiata da due figure appartenenti ad una famiglia immaginaria di otto persone: padre, padre, tre figli e tre figlie. Ogni figura rappresenta una qualità dell’energia e l’insieme viene descritto con sei versetti.
Il testo contiene così una sequenza di 64 gruppi di versetti, composti nell’arco di 4000 anni, le cui interpretazioni sono attribuite a varie scuole e a vari imperatori.
Come tutti gli enigmi antichi, l’I Ching comincia con una leggenda.
Nel terzo millennio a.C. visse in Cina FU HI, uno dei mitici fondatori della civiltà cinese, che era detto l'Imperatore Giallo perché le sue terre si estendevano presso il Fiume Giallo e perché giallo è il colore dell’oro, dell’elemento divino e della massima sapienza umana. Fu Hi era uomo di grandissima sapienza e la leggenda gli attribuisce l’invenzione dei numeri; era un razionale, un misuratore, come il nostro Pitagora. Analogamente a Pitagora, Fu Hsi scoprì le relazioni matematiche tra le note musicali. Dice la leggenda che una mattina, ascoltando il canto di due uccelli, una fenice maschio e una fenice femmina, vi distinse 12 suoni, che riprodusse con canne di bambù di diversa lunghezza. Alternando le 6 canne corrispondenti ai suoni della femmina alle 6 corrispondenti ai suoni del maschio, ottenne la doppia scala musicale che sta alla base della complessa musica cinese, basata sul numero 12 (6x2). La musica nasceva come unione dell’energia femminile e maschile. Ma l'Imperatore Fu Hi non era contento. Sapeva tante cose e tante ne aveva scoperte, ma non aveva risposto ai quesiti fondamentali di ogni uomo: chi siamo, dove andiamo, qual'è il senso della vita e qual'è la natura dell'Essere.
Una notte, profondamente infelice, prese a vagare nelle tenebre sulle sponde del Fiume Giallo, il buio era dentro di lui e fuori di lui; al culmine della depressione decise di respingere tutto quello che sapeva perché era inutile e di abbandonare tutto quello che capiva perché era inefficace, ma, non appena accettò la sconfitta della ragione, la sua intuizione si aprì di colpo e, dinanzi ai suoi occhi, apparve una splendida visione: dalle acque del Fiume Giallo, nell’alba luminosa, si alzò di colpo verso il cielo un enorme drago d’oro. Era una creatura magnifica che si alzò in volo sotto i raggi del sole, mostrando le scaglie del suo ventre, formate da linee intere e da linee spezzate. A quella vista, istantaneamente, FU HI intuì la natura globale dell'Essere. Aveva posto tante domande finché la sua mente logica non si era saturata, ma, una volta messo in scacco l’intelletto, l’intuizione era sbocciata improvvisamente, mostrandogli che le risposte non esistevano solo perché le domande erano malformulate. Ora Fu Hi capiva improvvisamente che l'alternanza di linee intere e spezzate sotto la pancia del drago era il segreto della vita e che la vita è una continua alternanza tra linee intere e linee spezzate, cioè tra una energia e la sua opposta, un continuo mutamento tra due polarità, un flusso che va dal giorno alla notte, dal caldo al freddo, dall'inverno all'estate, dal maschile al femminile, dal bene al male, da ogni cosa alla sua opposta… Questo movimento continuo, questo perenne divenire, è necessario all’unità dell'Essere e costituisce il segreto del mondo manifesto, ovvero della creazione. La vita è la totalità di due movimenti che confluiscono l’uno nell’altro, due qualità energetiche contrapposte: Yin e Yang. L’essere produce il mondo in quanto si scinde nello Yin e nello Yang, entrambe le qualità sono necessarie per formare l'intero, ma il Tutto non è né Yin né Yang, bensì l'unione di tutti i contrari e sta prima dei contrari stessi. Così Fu Hi comprese che la vita va accettata in tutte le sue parti perché l'Essere creato si presenta a noi come alternanza di qualità opposte e solo questa alternanza costituisce la Vita. La polarità è riunita nel simbolo del TAO, un cerchio che rappresenta il TUTTO, un mondo entro cui nascono le qualità contrapposte che non sono separate ma confluiscono l’una nell’altra. La separazione netta è il frutto della mente razionale che distingue e stacca l’Essere in parti non integrabili, ma la linea sinuosa del Tao rappresenta la capacità dell’intuizione di collegare ogni parte dell’Essere con la sua alterità, così da comprendere l’infinita coesistenza di tutto in tutto.
Le due qualità sono simboleggiate da una linea intera e una linea spezzata. La linea intera è lo Yang, principio operatore, energia solare, maschile e attiva, forza progettuale e creativa. La linea aperta è lo Yin, principio ricettivo e accogliente, energia lunare o femminile del mondo, forza tenera e riflessiva. Le due polarità unite formano l'Eterno, cioè la Vita. L'eternità manifesta è un continuo fluire, da una polarità all’altra, un sistema binario in divenire costante. Come è binario il respiro che è inspirazione ed espirazione, così l’essere è alternanza di vita e morte, azione attiva e passiva, bianco e nero, maschio e femmina, luminoso e oscuro… parti mai divise e separate ma confluenti l’una nell’altra.
Jung aveva dato a questo fluire costante il nome greco di 'enantiodromìa' = corsa contrapposta, facendone una caratteristica della dinamica psichica.
A Yang e Yin, linee ‘fisse’, i saggi cinesi aggiunsero altre due linee di mutamento dette ‘mobili’. Combinando le due coppie fondamentali in gruppi di sei linee (esagrammi) si avevano 64 risultati (due alla sesta). Sessantaquattro esagrammi manifestano la totalità dell'Eterno, 64 modi in cui le cose possono divenire, 64 strutture simboliche, o prototipi, della natura come della psiche, in cui si può rappresentare tutto ciò che diviene, in particolare 64 figurazioni psichiche umane, ognuna col suo problema, ognuna col suo consiglio.
Per questo il libro è formato da 64 capitoli, ognuno governato da un segno o esagramma.
Noi usiamo i numeri come misuratori delle cose, ma per gli antichi i numeri erano simboli dell’ordine del mondo, e ogni cultura predilesse cifre particolari per indicare la sua prospettiva del mondo. L’uso metafisico del numero ne fa una cifra sacra, intuita in un livello dimensionale, attraverso l’inconscio collettivo.
Gli antichi Cinesi usarono la cifra 64 come cifra dell’ordine psichico e di quello cosmico, così da riunire anima e natura.
Il passaggio che aprì a Fu Hsi la visione trascendente delle cose lo sbalzò dalla mente ordinaria alla mente mistico-intuitiva, dal livello terreno a quello sacro.
Se il Mandala è insieme uno psicogramma e un cosmogramma, l’esagramma dell’I Ching manifesta insieme il mondo umano e cosmico nella sua apparenza istantanea, così da valutare la situazione del presente e poter scegliere meglio il futuro. Come il sogno è tramite tra il mondo personale e il dover essere universale, l’esagramma si pone come evento che indica i legami del singolo con l’intero.
Per Jung la scoperta dell’ Ching è una rivelazione, si palesa in lui la certezza che la sincronicità è un’altra possibilità esplicativa, oltre la causa meccanica, e agisce a un livello superiore di conoscenza. Ma la sincronicità non domina solo la vita umana e i segni che l’anima incontra nella natura, si presenta anche nella storia come rivelazione che c’è uno Spirito in cammino. Nel sesto secolo a. C., ad esempio, troviamo l’apparire di pensieri simili in luoghi lontanissimi tra loro. Come due elettroni possono ricevere la stessa informazione nello stesso tempo anche se distanti nello spazio, due uomini di meravigliosa saggezza lontanissimi tra loro ebbero la stessa intuizione, che univa mondo e anima, e la espressero con le stesse parole. Il saggio greco si chiamava ERACLITO e viveva in un eremo sopra una montagna dell'Asia Minore, il saggio cinese era LAO TZU nella lontanissima Cina. Pur così distanti essi dissero, nello stesso tempo, le stesse parole esprimendo lo stesso pensiero. Eraclito dichiarò che il mondo è una fiamma eterna che si scandisce attraverso gli opposti e che la vita è un eterno divenire. In perfetta sincronicità il saggio Lao Tze enunciò lo stesso principio del divenire e usò anche la stessa formulazione eraclitea: “La realtà è come un fiume che sempre scorre e io non posso bagnarmi due volte nella stessa acqua”.
Il divenire si rivelò ad Eraclito come fiamma e a Fu Hsi come drago.
Fu Hsi si vide al centro di un mandala cosmico, e, poiché ogni mago divina meglio se si orienta a Nord, pose se stesso col viso rivolto a Nord e dietro aveva il Sud, alla sua destra l'Est, punto dove sorge il sole, alla sinistra l'Ovest, punto dove il sole tramonta. Segnò così i 4 punti cardinali, che, con i 4 punti intermedi, danno le 8 direzioni fondamentali dello spazio (rosa dei venti), che sono anche 8 direzioni simboliche dell’anima, perché, comunque io mi ponga, nella mia mente:
- l'Est sarà sempre l'inizio del nuovo giorno, della vita che comincia, del seme, dunque del Padre o potenza generatrice e fattiva, forza nascente, spinta verso il futuro, alba del nuovo giorno, di cui esso è simbolo dentro di me;
- l'Ovest sarà invece sempre il luogo del tramonto, la fine del giorno, la morte delle cose, il sopravvenire della notte, lo sgomento, il calo dell'energia, il luogo oscuro, la Madre, la Terra, l’inconscio, la notte, la mia parte ombra;
- il Nord sarà il luogo del freddo, dei sentimenti non ancora avvertiti, dove la natura dell’essere è ancora gelida e preformata, dove è l’al di là, la sede dei morti, quell’inconscio che lo sguardo della coscienza non ha illuminato;
- il Sud sarà il luogo del caldo, delle passioni, degli impulsi e degli istinti, la mia zona affettiva e sessuale.
Allo stesso modo ogni altro punto intermedio troverà la sua collocazione fisica e simbolica. Si fa corrispondere a ognuno di questi punti un membro di una famiglia divina, che rappresenta una delle otto qualità dell’energia, in modo analogo a tutte le cosmologie, per cui lo stesso Olimpo greco non è altro che un insieme di personificazioni energetiche. Abbiamo così un padre, una madre, tre fratelli e tre sorelle, il mandala cinese dell’universo, un cosmogramma che è insieme uno psicogramma, raffigurazione simbolica in cui anima e natura sono una sola cosa. Alla base di tutto ci sono i due segni: linea intera e linea spezzata, due segni che erano molto più vecchi di Fu Hsi e della sua leggenda.
Come in tutti i mondi antichi anche nell'antico mondo cinese si consultavano gli oracoli. Il più semplice rispondeva alle domande con un sì o un no, il sì era indicato da una linea intera, il no da una linea spezzata. Ma gli indovini resero la risposta più complessa, perché non sempre le risposte possono essere affermative o negative, ci sono posizioni intermedie, perciò crearono dei trigrammi e l'unione di due trigrammi portò all'esagramma, sei linee che permettevano una risposta più esauriente.
I segni rispecchiano ciò che avviene in cielo e in terra, nel mondo esterno e nell’anima, secondo i legami che legano tutte le cose. Essi indicano i passaggi dell’energia, non sono propriamente immagini delle cose ma dei loro mutamenti. E un po’ alla volta si arrivò all’I Ching, il LIBRO DEI MUTAMENTI.
L’I Ching è considerato un testo metafisico e, come tale, è alla base del Taoismo e del Confucianesimo. Per migliaia di anni esso ha goduto in Cina del rispetto che in altri paesi hanno avuto i massimi testi sacri, la Bibbia, il Corano, la Torah, i Veda…L’I Ching racchiude ‘la totalità del Cielo e della Terra’.
Come si ottenevano i segni? Oggi noi lanciamo per sei volte un gruppo di tre monete dello stesso tipo, meglio se monete cinesi rotonde con un foro quadrato; un tempo si suddividevano in gruppi gli steli di una pianta sacra, l'Achillea o Millefoglie, nella convinzione che la natura stessa parlasse attraverso la sua pianta. Ma perché si usano linee intere e spezzate? Dai tempi più antichi del mondo cinese ci arrivano mantiche su gusci di tartaruga. Mentre Etruschi e Romani usavano, nell'antica arte aruspicina, il fegato di animali sacrificali, per trarne vaticini, o i druidi celti lanciavano pietre incise o pezzetti di legno, gli antichi Cinesi gettavano nel fuoco la scapola di una vacca o il guscio di una tartaruga, era la cosiddetta 'scapolamanzia', usata anche dagli Hittiti. Il fuoco creava delle crepe, gli indovini le esaminavano e davano un significato ad ogni linea. Questi responsi comparvero già 1700 anni prima di Cristo. Duemila anni prima di Cristo gli sciamani della dinastia Shang praticavano la ‘piromanzia’, la divinazione del fuoco, applicando un’asta rovente a gusci di tartaruga o ossa di animali che si spaccavano producendo delle fenditure. Lo sciamano, in leggero stato di trance, leggeva in questo disegno, la configurazione delle energie e ne dava responso. La sentenza veniva registrata sul guscio della tartaruga o su ossa, e gusci o ossa incisi sono arrivati fino a noi come i più antichi esempi della scrittura cinese. La tartaruga è un simbolo universale che indica la longevità e l’eternità del Tutto, in Cina come in India, dove si dice che il mondo riposa sul dorso di una enorme tartaruga. Verso il mille a. C., all’inizio della dinastia Zhou, che succedette agli Shang, le varie sentenze furono organizzate in termini binari e così nacque lo Zhou Yi, che noi chiamiamo I Ching; il termine I Ching si riferisce a una trascrizione posteriore di mille anni e significa ‘il classico del mutamento’.
Organizzando le immagini oracolari col sistema degli esagrammi, il rito divenne più agile. Non si usò più la piromanzia ma un fascio di 49 bastoncini, o steli di achillea, pianta medicinale ritenuta sacra, che, per la sua forma, era simbolo dell’unione tra Terra e Cielo. L’I Ching uscì dalle corti e venne utilizzato e studiato dagli intellettuali e dai letterati. Settecento o ottocento anni fa, agli steli dell’achillea si sostituirono le monete, ma i ritualisti tradizionali usano ancora gli steli della pianta sacra.
Il principio base dell’I Ching è, esistendo un rapporto tra cose visibili e invisibili, vi è perfetta corrispondenza tra la configurazione dell’anima e il modo con cui le monete cadono o gli steli sono estratti. La mantica vale se c’è fede nell’analogia tra dentro e fuori, tra materiale e immateriale. Tutto il sistema è retto sul principio di sincronicità. Il mondo invisibile dell’anima e anche il futuro ignoto possono essere rappresentati dal lancio delle sorti, perché non c’è differenza tra dentro e fuori, e il futuro si genera nel presente; le due polarità sono connesse e rappresentano il respiro di uno stesso essere. Anima e natura sono sincroniche, ciò che è nell’anima può essere rappresentato nella natura e viceversa, come uno stesso messaggio su vie parallele, perché l’essere è uno e globale. Questo è alla base di tutto ed è il principio fondamentale del Tao come dell’alchimia. Poiché tutto si corrisponde, l’ordine che l’uomo trova nella sua anima può essere anche l’ordine del mondo e l’ordine della natura può riflettere l’ordine dell’anima.
L’I Ching è una struttura ordinativa, che dà una suddivisione dello spazio, una suddivisione del cielo, della psiche, dei temperamenti, della società e della religione... secondo i numeri sacri, 2 e 3, e i numeri derivati 6 (2x3), 12 (2x6), 64 (due alla sesta), che raccolgono in ordini metafisici e simbolici l’universo visibile e invisibile.
L’I Ching più che un oracolo è una via che dovrebbe mettere in armonia la propria anima col senso delle cose e aiutarci a capire la direzione del nostro movimento entro il movimento dell’universo.
L'Essere è fatto di istanti, se voglio capire il senso della vita devo rifarmi all'istante, l'istante è il punto del mutamento e io sono formato da infiniti mutamenti, ognuno dei quali è diverso ma tutti sono collegati. Questo concetto è presente tanto nel Taoismo che nel Buddhismo. L’impermanenza, cardine del Buddhismo, è il perenne fluire della vita attraverso continui cambiamenti per cui l’estrema saggezza è vedere chiaramente che nulla è permanente. Nulla è, ma tutto diviene, tutto muta. In ogni momento io sono diverso e il mondo è diverso. Il mio continuum mentale è una somma geometrica di istanti spazio-temporali, una somma di mutamenti. Ma il saggio cinese si stacca dai mutamenti per contemplare l'eterna e immutabile legge, il Tao, il senso eterno che non si muove e non diviene.
Prima di tutte le cose manifeste c’è un’entità semplice totalmente trascendente che simboleggio con un cerchio, l’Uno, l’energia primaria e implicita, che trae da sé il movimento, si polarizza in due energie qualitative e crea il mondo come energia manifesta.
Nel loro significato originario, Yin e Yang sono "vessilli che sventolano al sole", oscuro e chiaro, versanti di una montagna in ombra e in luce, stati fondamentali e alternativi dell'essere manifesto. L'esistenza si attua come passaggio dall'uno all'altro, così come il tempo è passaggio dal giorno alla notte, dall'estate all'inverno; la vita è continuo mutamento da uno stato al suo opposto.
Noi viviamo nell’attimo, che è l’istante transitorio tra due modi di essere. La saggezza dell’I Ching ci aiuta a percepire il senso di questo attimo, precario e impermanente, che è una delle tante posizioni di movimento dell'Essere, dentro di noi come anima, fuori di noi come natura. Il libro-oracolo ci aiuta a capire meglio chi siamo, a riflettere su noi stessi nel profondo, oltrepassando quello che la mente separa e guardando quello che la mente ignora.
Qualche volta l’I Ching prevede il futuro ma non è proprio questo il suo compito; esso vuole comunicare con l'inconscio per mostrare ciò che esso suggerisce all’intuizione. Più l’intuizione conosce i simboli, più l’I Ching aiuta a crescere; più l’intuizione è opaca e materiale, più il responso è arduo e di difficile comprensione. Per alcuni il libro è di grande conforto, per altri è stravagante e incomprensibile; è molto considerato dagli spiriti che sono su una via di ricerca interiore, ma risulta inutile per chi vive solo nella superficie dei fatti e lo interroga per avere risposte pratiche o di comodo.
L’I Ching mostra l’unione del mondo della natura con quello dell’anima, ma per capirlo bisogna aver già sperimentato questa unione dentro di sé.
Tutti gli eventi terreni sono la riproduzione di eventi soprasensibili, per l’analogia che esiste tra terra e cielo, tra basso e alto. L'intuizione del saggio può accedere ai sensi soprasensibili e manifestarne il movimento così da inserirsi nelle scelte con maggiore autoconsapevolezza.
Dovremmo avvicinare il libro come un oggetto sacro, con una lieve modificazione di coscienza, solo così si può fare la domanda che tuttavia può non essere la domanda giusta. Il consultante lancia le sorti, così da proiettare fuori di sé la sua energia d’anima e renderla visibile. Il lancio decide le linee. Queste creano l’esagramma. L’esagramma ci guida a una sentenza in versi, che mostra come è l’attuale momento, quali energie sono in gioco e cosa sarebbe consigliabile fare.
L’I Ching non ha lo scopo di mostrare il mondo esterno quanto di piegare l’uomo dentro di sé per fargli vedere cosa è, per cchiarie la sua via e permettergli di decidere il suo futuro.
Noi viviamo nella temporalità e nella precarietà ma l’I Ching ci connette all’inconscio che abita una terra senza spazio né tempo che contiene tutti gli spazi e tutti i tempi.
L’antica ritualistica prevede che il testo sia usato come un rito: disponendosi verso Nord, come aveva fatto Fu Hsi, per attivare la nostra captazione, tenendo il libro fasciato di seta rossa, perché il Cina il rosso è colore sacro, e riponendolo in una scatola di legno, perché il legno è un elemento duttile che indica la possibilità dell’anima di adattarsi al mutamento. La consultazione richiede una meditazione profonda e una condizione di diligenza e rispetto, perché solo modificando il proprio stato di coscienza si può penetrarne il significato simbolico, solo predisponendo le proprie onde mentali a un livello superiore si può unire l’implicito al manifesto. Il rito e la modificazione di coscienza permettono l’unificazione tra anima e natura, senza questi nulla accade, le parole restano vuote, l’anima deserta. Come in ogni rito, l’oggetto è solo un tramite, la comunicazione avviene se sintonizziamo ciò che è in noi a ciò che è fuori di noi, e l’I Ching non dirà nulla se l’anima del consultante non è collegata all’anima del mondo.
La domanda è importante in quanto la domanda orienta la risposta; se l’uomo banalizza, avrà risposte banali. Noi riceviamo dal mondo ciò che gli mandiamo; molte cose fatte in fretta equivalgono a nessuna cosa. L’unica trasformazione possibile non è l’affastellamento dei beni ma il mutamento interiore che è lento e sottile e richiede tempo e pazienza; esso non si compra e non si vende, ma alla lunga è l’unica cosa che conta. Il senso del vivere riposa nel modo con cui noi ci poniamo rispetto alla vita. La relazione con gli altri o con le cose sta nel modo con cui noi ci poniamo rispetto agli altri e alle cose. Non è la vita fuori di noi che trasforma noi, è la vita dentro di noi che trasforma ciò che è fuori di noi. Ma, naturalmente, chi non comprende questo resterà sempre a un livello inferiore di conoscenza e userà male l’I Ching.
Per migliaia di anni i saggi cinesi hanno lavorato al commento di questi esagrammi. Il Libro dei Mutamenti che arriva a noi oggi è quello della scuola confuciana dove i 64 esagrammi formano un antico canone morale. Le frasi di commento possono sembrarci astratte e lontane, perché vengono da un tempo senza tempo e usano i simboli primordiali dell'inconscio.
Possiamo trovare analogie tra gli 8 simboli principali dell'I Ching e gli 8 segni della scrittura cinese. La scrittura è uno dei maggiori fattori di coesione della Cina. La letteratura si serve di una lingua scritta che è rimasta invariata per duemila anni, la lingua parlata invece è cambiata e ha prodotto molti linguaggi diversi. Il sistema di scrittura cinese non usa segni relativi a fonemi (emissioni vocali), non è alfabetica, ma traccia disegni (ideogramma). Per es. ‘uomo in piedi’ è indicato da due virgole unite alla sommità (le gambe) con una barretta orizzontale come fossero braccia, sotto: una linea piatta (la terra). Gli ideogrammi sono la rappresentazione stilizzata dell'oggetto, rappresentano oggetti, azioni e rapporti tra azioni. I simboli sono semplici o composti; i simboli semplici sono imitativi (pittogrammi), quelli composti sono aggregati logici (somma di più caratteri semplici). Ci sono segni particolari per i concetti astratti. I segni vengono scritti in colonne dal basso verso l'alto, per cui un giornale cinese è formato da tante righe verticali di scrittura. Si usano barrette con diverse inclinazioni per un totale di otto possibilità. Una sola parola cinese è composta da tutti e otto questi segni presi insieme, e questa parola vuol dire ‘Eterno’, i maestri la usano come segno grafico iniziale, e, quando l'allievo ha imparato a tracciarlo bene, ha imparato a tracciare tutti i segni che gli servono.
Sulle 8 direzioni fondamentali dello spazio Fu Hsi costruisce una famiglia simbolica: il Nord è la casa del padre, assoluto operativo; il Sud quella della madre, assoluto ricettivo. Gli altri punti saranno i figli: figlio maggiore, intermedio e minore; figlia maggiore, intermedia e minore. Abbiamo una famiglia di 8 persone, padre, madre, 3 figli e 3 figlie. Gli 8 personaggi di questa Famiglia Celeste rappresentano 8 atteggiamenti della mente; la famiglia simbolica mi dà un ventaglio di qualità dell’energia. Ogni membro rappresenta un tipo psicologico, un atteggiamento, un modo di essere, una funzione e una possibilità...
Il padre è il Cielo, forza e creazione. La madre, la Terra, ricettività e devozione. I tre figli e le tre figlie sono tre forze diversamente direzionate, verso l’alto, verso il basso o ferme in se stesse. I maschi rappresentano l’energia attiva, le femmine quella ricettiva. Il 1° figlio è il Tuono o l'Eccitante, il movimento chiaro verso l’alto che dà rinascita, impulso o forza che smuove e scuote in bene, come il temporale di primavera che porta vita. Il 2° figlio è l'Acqua o l'Abissale, il movimento scuro verso il basso, pericoloso, l'acqua stagnante o luogo non fermo dove non ci possiamo appoggiare, la forza che tira in giù verso la rovina. Il 3° Figlio è il Monte o l'Arresto, la quiete, assenza di movimento che dà riposo e forza sicura come una bella montagna solida. La 1° Figlia è il Vento o il Legno, la Mite che è molto forte, come la radice dell’albero che cresce verso il profondo o il vento che si modella attorno agli oggetti, la forza di penetrazione e adattamento verso il basso. La 2° Figlia è il Fuoco o l'Aderente, la luminosità, l’energia allegra che splende verso l’alto come una bella fiamma rossa. La 3° Figlia è il Lago, l’energia calma e serena della pace azzurra ferma in sé.
Nell’I Ching compaiono terra, acqua, aria, fuoco, elementi primordiali del cosmo cinese, più il legno o metallo, terra del mondo alchemico, elemento trasformativo o energia della trasformazione. Si parla di uomo di metallo per indicare il tramite tra mondo manifesto e mondo non manifesto, visibile e invisibile, simbolo della sublimazione; l’uomo di metallo è l’uomo alchemico. Anche la Terra conosce una sua alchimia, ha attraversato ere in cui è profondamente cambiata, era una massa incandescente poi il fuoco del suo centro ha fatto evaporare l'acqua, e la pioggia ha creato la crosta terreste e la vita, il fuoco ha fuso i metalli e ha creato gli strati geologici, l’aria e l’acqua l’hanno completata. Nelle cosmologie antiche spesso il Demiurgo o creatore del mondo è fabbro e nel crogiolo fonde i metalli per farne spade, armi magiche e divine, che spezzano la paura dell'uomo e gli permettono di superare i suoi limiti. L'uomo-metallo è l'uomo in trasformazione. Il metallo era un oggetto molto prezioso per le famiglie antiche ed era un bene dato in eredità. Il metallo (massimamente l’oro) è la materia che libera se stessa attraverso il fuoco, per gli alchimisti rappresenta l'uomo nuovo, quello che esce dalle sue scorie per riemergere purificato nello spirito del fuoco e della luce. Questi principi Jung li ritroverà nei sistemi alchemici di tutto il mondo, e anche nella sapientissima alchimia del Taoismo.
I simboli con cui l’I Ching parla sono legati in sentenze. Le sentenze creano una immagine simile a quella dei sogni o degli acquerelli, l’anatra che attraversa il lago, l’albero che cresce sul monte… l’immagine è come la visione del sogno, parla oltre le parole, comunica l’invisibile messaggio dell’anima.
Il divenire è la legge della vita. Non si è mai a un punto di arrivo ma sempre a un punto di partenza, la vita non sta mai ferma. C'è una immagine dell'I Ching che è ‘Il ristagno’ e dice: "Stai bene, stai tanto bene che rischi di morire in te stesso."
Attorno al 1150 a. C. la Cina era fortemente disgregata per la presenza di feudatari ribelli all’Imperatore. Viveva a quel tempo un re molto buono, detto Wen il giusto, piccolo signore feudale della provincia di Chou, molto popolare per le sue grandi doti di saggezza. Egli cercò invano di contrastare i prepotenti, ma fu vinto e chiuso in un carcere per 20 anni. Nella sua cella, per passare il tempo, si mise a studiare la vecchia tavola di Fu Hsi e a commentare gli esagrammi. Scarcerato, fondò la dinastia di Chou. Quaranta anni dopo suo figlio, il duca di Chou, scoprì la ricerca del padre e vi si appassionò, completando l'opera, e aggiungendo 384 sentenze. Da allora esse diventarono parte fondamentale della cultura cinese e in seguito si arricchirono di commentari attribuiti alla scuola di Confucio e di altri saggi.
La fortuna del libro-oracolo non è mai tramontata. Quando l'imperatore che costruì la Grande Muraglia cinese, nel 213 a.C. decise di gettare al rogo tutta l'antica letteratura, salvò solo i classici che trattavano di divinazione, medicina e agricoltura, e l'I Ching, che è sopravvissuto anche alla censura della repubblica cinese maoista. La tradizione narra che Confucio in tarda età disse: "Se potessi avere altri anni da dedicare agli studi, li metterei nell'esame dell'I Ching perché esso è una fonte infinita di saggezza".
L'I Ching richiede un momento di meditazione, l'uomo deve fermare per un istante il pensiero e abbandonarsi al ritmo del suo respiro, che è binario, come tutto ciò che esiste. Quando vogliamo avvicinarci al nostro Sé più naturale, dobbiamo spogliarci delle sopravvesti culturali, abbandonare il lavorìo della mente e tornare alla potenza semplice del respiro. Il respiro è il nostro atto più naturale; rendere consapevole il respiro vuol dire fluire nel respiro del mondo. Meditare significa essere consapevoli a un livello superiore. Si ha consapevolezza quando si ha armonia e si ha armonia quando anima e natura sono una cosa sola. Attraverso la meditazione, possiamo portare dentro l'Universo e dare all'Universo ciò che noi siamo. Quando inspiriamo disegniamo, nel drago sospeso nell'aria, una linea spezzata. Quando espiriamo disegniamo una linea intera. Nei due momenti è possibile creare la modificazione di coscienza che ci porta alla pace.
agli intellettuali europei che ne rimangon egualmente affascinati
Jung legge l’opera, conosce Richard Wilhelm che gli dà altri insegnamenti e studia l’I Ching per 30 anni, trovandovi conferme del principio di sincronicità. Quando Jung scrive la prefazione al libro di Wilhelm, ha 80 anni .
Secondo l'I Ching, qualunque cosa avvenga in un certo momento possiede le qualità peculiari di quel momento. Ogni istante ha la sua qualità. Un sorso di vino dirà al sommelier di che annata è quel vino, dove stava la vigna, quale era la qualità del terreno, come è stato il tempo quell’anno. Similmente un astrologo, in base all'ora di nascita, dirà come era il cielo e quali ripercussioni gli astri hanno sul carattere e sulla vita del consultante.
Tutte le cose stanno insieme. Un esagramma elaborato in un istante possiede tutte le qualità di quell’istante; è un flash dell'universo e dell'uomo unito all'universo, indicatore di una situazione di vita globale.
L'antica mentalità cinese ha una visione olografica del cosmo; l'evento microfisico include l'osservatore nella totalità della situazione momentanea. Il microcosmo (lancio delle monete) possiede le qualità del macrocosmo, secondo la legge alchemica per cui “Tutto ciò che sta dentro sta fuori e tutto ciò che sta sopra sta sotto, e viceversa”.
L'I Ching presenta 64 casi tipici, che danno 64 strutture psichiche, 64 momenti del mondo, 64 consigli su come comportarsi, 64 situazioni archetipiche. Si suppone che le monete cadano esattamente come deve essere, secondo una precisa corrispondenza in relazione allo stato d'animo e alla struttura psichica del consultante; l’esagramma disegna la sua energia, il suo io così come si manifesta in quel momento.
I Cinesi pensano che l’energia parli attraverso il libro, per questo il testo viene avvicinato come un oracolo, come si avvicina un saggio. Se il libro è consultato con serietà e fede, dà risposte intelligenti; se viene consultato scioccamente darà risposte poco interessanti.
Il saggio cinese consulta il suo testo ogni mattina, appena si alza, e lo prende come aiuto alla propria giornata.
L'I Ching non vuole preannunciare il futuro ma vuole che l’uomo conosca se stesso, lo esorta a guardare la propria anima. Il saggio cinese considera il responso come un sogno o una visione, più vicini all'inconscio che alla parte razionale, una comunicazione dell'Inconscio universale, che non parla in termini espliciti ma simbolici e ci richiama a una ricerca che riguarda più la nostra interiorità che i fatti esterni. L'I Ching non predice eventi futuri ma indica esattamente la situazione presente come se scavasse in noi molto più profondamente di quanto la domanda chiede.
Jung termina così la sua prefazione: “L'I Ching non si fa avanti con dimostrazioni e risultati. Quasi fosse una parte della natura, aspetta di essere scoperto. Non offre né fatti né potere, ma per chi desidera conoscere se stesso e per chi ama la saggezza sembra essere il libro giusto. A uno il suo spirito appare chiaro come il sole, a un altro, vago come il crepuscolo, a un terzo buio come la notte. Chi non lo trova di suo gusto non è tenuto a usarlo, e chi vi si oppone non è obbligato ad accettarlo per vero. Vada questo libro per il mondo a beneficio di coloro che sanno capirne il significato".
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