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Comunicati stampa...: GRANELLO DI SABBIA (n°72)* Bollettino elettronico settimanale di ATTAC * Mercole
Postato il Wednesday, 13 November @ 19:33:29 CET
Argomento: Comunicati stampa e vari...
Comunicati stampa e vari...

______________________________

Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera più ampia
possibile.
Numero di abbonati attuali: 5 013
(segue)



ATTENZIONE:
tutti i Granelli di Sabbia sono a disposizione sul sito in versione .pdf e
.rtf al seguente indirizzo:
http://www.attac.org/italia/granello/indice.htm
 ____________________________________________________________

Indice degli argomenti

NOTA: dopo la sbornia di dibattiti, folla e gioia di Firenze, un primo
numero speciale per ricordare e sorridere ancora un po'. Prima di ributtarci
nella mischia e rivedere i temi e le proposte di questa Europa che adesso ci
tocca proprio costruire.

Se vi siete persi qualcosa del Forum Sociale Europeo di Firenze, è ancora in
aggiornamento:
ATTAC Info al Fse: www.attac.info/fse

1 - firenzeuropa
di  michele (MediATTAC)
Uno spettro inquietante si aggirava per l'Europa nelle ultime settimane,
rimbalzando di quotidiano in notiziario... come fulmine che promette
temporale: la distruzione di Firenze. European Social Forum... Il rombo di
tuono, orda di barbari in cammino, si è andato facendo sempre più cupo fino
a raggiungere due giorni fa la CNN, il palinsesto stesso in cui il virtuale
diviene corposa realtà.

2 - Firenze 09112k2: di chi è la "colpa" della tranquillità del corteo?
di Sergio Minni gnomo@libero.it  (MediATTAC)
Tutto si è svolto senza incidenti. Nemmeno un'unghia incarnita. Un milione
di persone, (oppure 200mila, 300mila, 500mila a seconda dell'orientamento
politico della fonte) hanno sfilato pacificamente, tra mille colori e tra
mille risate, determinate, tranquille, serene per le strade di Firenze.

3 - Pensieri sciolti....
di Ivan Carletti zinia67@libero.it  (MediATTAC)
"E' stata proprio una cosa bellissima conoscervi personalmente e mi auguro
che ci saranno presto altre occasioni per poterci rincontrare (a costo di
organizzare un'altro FSE) Il mio viaggio di ritorno è andato bene e spero
anche il vostro. Quello che mi lascia ancora stordito è il rientro nella
quotidianità del lavoro.

4 - Cosa dicono gli "elefanti nella cristalleria"
di Caterina Masseini - ATTAC Firenze
Quelli veramente di cattivo gusto sono stati proprio loro, quei bottegai
fiorentini che hanno serrato, quelli che trasformano Firenze in una
cartolina patinata, in una facciata di carta, in una città vetrina senz'
anima. Mentre questo milione di persone, ha fatto capire quanto questa città
necessitasse di questo battito di vita, di questo mare in movimento, che non
ha portato ciechi distruttori d'opere d'arte, ma consapevoli difensori della
sua conservazione nel tempo, perché tutti ne possano godere in futuro,
perché non diventino private.

5 - Orianatalebana
di Claudio Tomati ctomati@libero.it
Sabato a Firenze si è svolta una grande manifestazione popolare contro
Oriana Fallaci. La manifestazione si è potuta tenere grazie alla concessione
di Sua Altezza Reale Silvio I che ha deciso di permettere la libera
espressione del pensiero una volta l'anno, a patto che .

6 - Servizi pubblici e privatizzazione
di Elena Gentilini, Silvia Signora (MediATTAC)
Riflessioni sulla parte conclusiva del seminario sulla privatizzazione dei
servizi pubblici.


_____________________________

1 - firenzeuropa
____________________________________________________________

di michele (MediATTAC)

Uno spettro inquietante si aggirava per l'Europa nelle ultime settimane,
rimbalzando di quotidiano in notiziario... come fulmine che promette
temporale: la distruzione di Firenze. European Social Forum... Il rombo di
tuono, orda di barbari in cammino, si è andato facendo sempre più cupo fino
a raggiungere due giorni fa la CNN, il palinsesto stesso in cui il virtuale
diviene corposa realtà. Le redazioni hanno preso con maggior foga ad
osservare i numeri della partecipazione al SFE esattamente come nel '66 il
crescere del livello dell'Arno che annunciava, centimetro dopo centimetro,
l'alluvione devastatrice. Rottura annunciata degli argini: sabato 9.11.
Il giorno del diluvio infine è arrivato e passato, senza che accadesse nulla
di quanto previsto... solo una stupenda giornata senz'auto, di aria fredda e
limpida, con centinaia di migliaia di voci e volti in cammino per le strade
della città.

La paventata devastazione di Firenze non era altro che l'ultimo scoop
inventato, l'ennesima palla creata ad arte per vendere copie al ribasso
sparandola grossa, una di quelle che i giornalisti scrivono ridendo su
istigazione del direttore e poi, quando le vedono pubblicate, ci credono
pure loro. Sono i media, bellezza.. come diceva Humprey Bogart. Il che non
toglie la figura da tappetai, si attendono le scuse.

Lo spettro che si aggirava, invece, era assolutamente reale, ma al
contrario: non la sorte di Firenze per cui trepidava l'Europa, ma il vero
fantasma di questi anni, l'Europa, che è apparsa a Firenze.
Entità metafisica di monete e trattati, scusa sempre buona per finanziarie
da spremiagrumi e rincari dei prezzi, flessibilità e moderazione salariale,
improvvisamente ha preso corpo.
Mani, pensieri, parole, risa, domande, una babele di lingue.. assieme la
liberazione di tutti da una paura insensata, come un brutto incubo al
risveglio, e la scoperta di qualcosa di completamente nuovo.
L'europa siamo noi, qui, ora.
Se mai ci sarà europa, europa politica, dei diritti, dei cittadini, è nata
oggi a Firenze in una fredda giornata di sole d'inverno e di festa.

Europa dei cittadini: perché chi era oggi a Firenze veniva da tutta europa e
oltre, ed è andato in manifestazione dopo giorni di dibattiti e incontri,
assolutamente consapevole e responsabile della portata di quanto stava
compiendo: dire no alla guerra, con tanta più forza perché questo no lo ha
detto nel posto più inospitale di tutti, la repubblica bancarottiera delle
Cirami, dei cento tiggì fotocopia, del partito-azienda e del magnate padrone
del parlamento e dell'informazione.

Europa dei diritti, perché venire da ogni angolo del continente per scendere
in piazza, parlare ed essere ascoltati, contare nelle scelte che ci
riguardano, porre in discussione chi ci governa dal modello economico al
modello sociale ai progetti politici significa mostrare lo spazio stesso
irrinunciabile in cui quei diritti prendono forma nell'agire collettivo:
l'europa, appunto.

Europa politica perché, dal basso, si pone nel dialogo e nella presa di
posizione per la prima volta la possibilità di un'europa reale e vissuta,
partecipata ed agita, casa comune e progetto comune di tutti coloro che la
vivono e la attraversano, e la si pone sulla più decisiva delle questioni,
la guerra.

Dire sì, dire no alla guerra come strumento per la soluzione delle
controversie internazionali: il no di Firenze apre un nuovo spazio politico,
e lo apre come spazio di comune libertà.
Dichiara inammissibile la sottomissione di altri popoli ai propri interessi
attraverso l'uso della forza, rifiuta di illudersi riguardo alla propria
libertà quando, appena oltre frontiere di volta in volta diverse, di stati e
di reddito e di scelte di vita, si calpesta quella altrui.
Dice con chiarezza il proprio rifiuto e conquista la libertà di scelta,
politica e morale, che per 57 anni le è mancata, e di cui prima ha fatto usi
spesso terribili.

Europa dei cittadini, dei diritti, politica, spazio comune di coloro che la
vivono e attraversano.
E' nata? Forse sì...

_____________________________

2 - Firenze 09112k2: di chi è la "colpa" della tranquillità del corteo?
____________________________________________________________

di Sergio Minni gnomo@libero.it (MediATTAC)

Tutto si è svolto senza incidenti. Nemmeno un'unghia incarnita. Un milione
di persone, (oppure 200mila, 300mila, 500mila a seconda dell'orientamento
politico della fonte) hanno sfilato pacificamente, tra mille colori e tra
mille risate, determinate, tranquille, serene per le strade di Firenze.

La città-cameo è stata violata, ed alcuni questo non ce lo perdoneranno mai.
Altri, invece, ci ringrazieranno a lungo, per avere portato in questa città
la vita, la passione della politica e la voglia di cambiamento in una
situazione che si vorrebbe immutabile, come se non fosse passato un giorno
dalla costruzione della Cupola di S.Maria del Fiore.

Il rispetto per la città dimostrato da questo corteo è lo specchio della
maturità dimostrata nei lunghi giorni di dibattito, di elaborazione politica
di un movimento che è il terreno fertile sul quale costruiremo il sogno di
una nuova Europa possibile. Un'Europa dove tutti abbiano il posto che spetta
loro: i sans papier e i migranti, i senza casa, i senza futuro.

Chi già un futuro ce l'ha ha visto con occhio malevolo questo incontro di
giovani e meno giovani di tutta Europa; ed ha chiuso, o ha invitato a
chiudere, il suo negozietto di gioielleria, la sua boutique di vestiti
costosi, convinto che questo fosse un gioco a cui avremmo giocato poco (per
citare Fabrizio De André). In realtà non ha fatto nessuna differenza: di
quello che quei negozi avrebbero avuto da offrirci non sappiamo,
sinceramente, cosa farcene.

Ed ora hanno l'ardire di affermare (come Vittorio Feltri, direttore de "Il
Giornale") che il loro livore, il loro grido di inutile allarme avrebbe
fatto desistere il movimento dai suoi propositi battaglieri. In realtà non
hanno capito nulla di noi. Questi signori e signore non hanno mai nemmeno
voluto cercare di capire e di ascoltare le nostre ragioni.

Ora continuano a non capire, e ci dispiace. Ci dispiace soprattutto che nel
nostro Paese stiano progressivamente perdendo terreno valori fondamentali
come l'intelligenza politica e l'onestà intellettuale. Non c'è niente da
fare: gran parte dei posti di responsabilità del nostro Paese sono a
tutt'oggi occupati da persone profondamente inadeguate al ruolo loro
assegnato. Bisogna allora liberarcene democraticamente, ed ogni giorno che
passa nuove ragioni si aggiungono a questa nostra determinata opposizione
alla classe politica che attualmente ci governa.

L'Italia merita di meglio, e tra una telenovela e un "Porta a Porta" gli
italiani se ne stanno accorgendo.

A volte, bisogna arrendersi all'evidenza.



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3 - Pensieri sciolti....
____________________________________________________________

di Ivan Carletti zinia67@libero.it  (MediATTAC)

Nota: vi avevamo raccontato che a Firenze nasceva un'esperienza europea di
comunicazione, in questi giorni avete potuto seguire il Forum Sociale
Europeo, grazie ai mediattivisti europei di ATTAC, al Granello di sabbia
edizione speciale ed al sito www.attac.info/fse.
Ma cosa c'era dietro le quinte? Cosa rimane di quest'esperienza? Una lettera
"privata" di uno di loro.

"E' stata proprio una cosa bellissima conoscervi personalmente e mi auguro
che ci saranno presto altre occasioni per poterci rincontrare (a costo di
organizzare un'altro FSE) Il mio viaggio di ritorno è andato bene e spero
anche il vostro. Quello che mi lascia ancora stordito è il rientro nella
quotidianità del lavoro.

Il MediATTAC, Firenze è stata un nuova e stimolante avventura che mi ha dato
la possibilità di contribuire alla realizzazione di qualche cosa di
eccezionale.Non tanto per la strutturazione e il funzionamento tecnico della
rete,quanto di essere stato coinvolto completamente (per 6 giorni, 24 ore su
24) a vivere e condividere con persone meravigliose, un'esperienza
decisamente fuori dalla norma. E' sempre piacevole stringere nuove amicizie,
ma in questo caso c'è stato qualche cosa di più.

Affiatamento, simpatia, affinità, non so.
Forse solo la consapevolezza di vivere un evento che segnerà la storia. O
forse proprio il non rendersi ben conto di questo e vivere questi giorni
alleggeriti dalla pressione di questa responsabilità. Forse è solo una magia
che si è genera e alimentata dalla positività delle persone a contatto tra
loro.

Non so e non so nemmeno se vale la pena cercare una risposta. Quello che è
certo è che ho ancora il cuore colmo di gioia e mi sento fiero di essere
stato tra voi per dare il mio (piccolo) contributo. Abbiamo raggiunto un
obiettivo che è andato ben oltre le più rosee aspettative

Ma vi rendete conto : collaborazione, discussione, informazione, diffusione
di idee, cultura, UN MILIONE di persone che manifestano le proprie idee
proprio nella città che è simbolo e culla della cultura italiana. E tutto
questo raggiungendo la massima espressione di civiltà e rispetto per le
persone e delle cose. Sono convinto che quello che si è realizzato in questi
giorni sia la conferma che la costruzione di un altro mondo possibile è
ormai inarrestabilmente in movimento.

Oggi è stata offerta a tutti quelli che sono stati terrorizzati, soggiogati,
o peggio alienati dal sistema che impone il suo "unico mondo possibile", la
possibilità di confrontarsi con una nuova realtà. Da oggi non siamo più un
giovane movimento da guardare con paura, o peggio, con paternalistico
sospetto.

Noi non chiediamo di essere o con noi o contro di noi.
Oggi tutto il mondo sa che c'è un'altra possibilità. Oggi tutti sanno che un
altro mondo è veramente possibile. Sta a ognuno di noi contribuire a
realizzarlo e c'è veramente bisogno di tutti. Penso che ci vorrà qualche
giorno per smaltire tutta questa adrenelina. Per nulla al mondo rinuncerei
ad esserci stato.
E' proprio una bella storia.

Un abbraccio a tutti"


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4 - Cosa dicono gli "elefanti nella cristalleria"
____________________________________________________________

di Caterina Masseini - ATTAC Firenze

Quelli veramente di cattivo gusto sono stati proprio loro, quei bottegai
fiorentini che hanno serrato, quelli che trasformano Firenze in una
cartolina patinata, in una facciata di carta, in una città vetrina senz'
anima. Mentre questo milione di persone, ha fatto capire quanto questa città
necessitasse di questo battito di vita, di questo mare in movimento, che non
ha portato ciechi distruttori d'opere d'arte, ma consapevoli difensori della
sua conservazione nel tempo, perché tutti ne possano godere in futuro,
perché non diventino private. Magari - c'è scritto sulle tavole di legno che
barricano un negozio del centro - questa vetrina fosse nostra, magari i
vostri loghi scomparissero per sempre per la vergogna. Oggi Firenze è più
bella, ma non grazie a voi. Ecco una breve rassegna delle scritte con cui i
delegati del forum sociale europeo e i cittadini di Firenze hanno decorato i
negozi blindati:
«Quando la guerra comincia/forse i vostri fratelli si trasformeranno/e i
loro volti saranno irriconoscibili./Ma voi dovete rimanere eguali./Andranno
in guerra, non/come ad un massacro, ma/ad un lavoro serio. Tutto/avranno
dimenticato./Ma voi nulla dovete dimenticare./Vi verseranno grappa nella
gola/come a tutti gli altri./ma voi dovete rimanere lucidi.(B. Brecht)
«Another shop is possible (un altro negozio è possibile)
 «Questo è tutto il male che sappiamo farvi
«Nel 1966 ho levato tanto fango da questi negozi e da queste strade, oggi mi
rendo conto che non sono riuscito a levarlo tutto. Vi siete resi ridicoli.
«Who thinks badly act badly (chi pensa male, agisce male)
«Sblindati il cervello
«Sei rimasto chiuso dentro. e noi fuori!
«Chiusura mentale
«Chiusi de mente
«Chiuso per cervello in allestimento
«Compensato alla porta, segatura nel cervello
«Volevo veni' qui a spende' 1000? circa ma eri chiuso! O merda! E vo' a
Pisa!
«Grullo! Se restavi aperto facevi i "sordi"!!
«Fallaci e Zeffirelli compagni di merende
«Quanto ti è costata questa serrata? Manda il conto a Soderi che te l'ha
ordinata
«Chiusi per paranoia di Stato
«Un lo vedete? Vu siete stati utili anche voi!».

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5 - Orianatalebana
____________________________________________________________

di Claudio Tomati ctomati@libero.it

Sabato a Firenze si è svolta una grande manifestazione popolare contro
Oriana Fallaci. La manifestazione si è potuta tenere grazie alla concessione
di Sua Altezza Reale Silvio I che ha deciso di permettere la libera
espressione del pensiero una volta l'anno, a patto che:
a) fosse ben chiaro lo scopo della manifestazione
b) questo scopo fosse Oriana Fallaci, che da quando l'Oriana ha avuto il suo
numero di telefonino Silvo non vive più.
La manifestazione ha visto una grande mobilitazione con persone giunte a
Firenze da tutt'Italia e anche dall'estero, in segno di solidarietà con
questa città martoriata che ha visto Oriana muovere i suoi primi passettini
e suo padre combattere contro i nazifascisti. Molti dei partecipanti
innalzavano cartelli contro la guerra, consapevoli del fatto che in caso di
un nuovo conflitto è forte il rischio che Oriana ci scriva su un altro
libro.
Per favore, George, non farlo!
La presenza delle forze dell'ordine è stata assolutamente discreta, salvo
per l'apparizione di un drappello di carabinieri accorsi a fermare un gruppo
di giovani incappucciati che volevano inserirsi nel corteo. Ci sono stati
momenti di tensione, subito chiariti quando i giovani hanno spiegato di
essersi coperti il volto per paura di essere riconosciuti da Oriana. Uno
degli agenti ha espresso loro la propria solidarietà, e ha dichiarato che,
se non fosse stato in servizio, si sarebbe unito alla manifestazione. I suoi
colleghi intanto, a sentire nominare la Fallaci, stringevano nervosi
l'impugnatura dello sfollagente.
In mattinata è circolata la notizia che Oriana avrebbe fatto un giro dei
viali dove sarebbe passato il corteo. La città si è rapidamente svuotata.
Alcuni coraggiosi però sono rimasti, salvo prendere precauzioni come
blindare le vetrine dei negozi, sfollare i bambini in campagna ed esporre
immagini di padre Pio alle finestre. Altri, più laici, hanno optato per una
treccia d'aglio. Per dovere di cronaca bisogna però segnalare che, da una
finestra, due signore molto arrabbiate e molto orgogliose hanno esposto uno
striscione di sostegno a Oriana. Il corteo le ha calorosamente salutate in
un ideale abbraccio d'amore.

Al cronista restano due domande:
1) come mai questa volta non ci hanno massacrati? Dove abbiamo sbagliato,
Silvio?
2) ma si sarà capito che era una manifestazione contro la guerra in Irak?
Tanta era la voglia di tirare un sospiro di sollievo perché tutto è filato
liscio, tanta la gioia per essere in tanti e sempre di più, per aver
costruito nei tre giorni del Forum (e nel lavoro dei mesi precedenti) la
Porto Alegre d'Europa, e tanta la triste abitudine del nostro giornalismo
(se così vogliamo chiamarlo) di vedere tutto in termini di costume e di
politichetta italietta sorvolando sui contenuti (e magari, già che si
sorvola, di sganciare anche un paio di bombe a frammentazione), che forse
sarà il caso di ribadirlo forte e chiaro, ovunque ci verremo a trovare nei
prossimi giorni e mesi, in qualsiasi circostanza:

NO ALLA GUERRA IN IRAK
NO A OGNI GUERRA

un abbraccio a chi c'era e a chi non c'era, e un grazie ai meravigliosi
fiorentini che ci hanno accolto.

_____________________________

6 - Servizi pubblici e privatizzazione
____________________________________________________________

di Elena Gentilini, Silvia Signora (MediATTAC)

Riflessioni sulla parte conclusiva del seminario sulla privatizzazione dei
servizi pubblici.

E' stata raggiunta una consapevolezza diffusa sugli effetti negativi dei
processi di privatizzazione dei servizi pubblici portati avanti negli ultimi
due decenni a livello mondiale.
La pervasività di questi effetti e le analogie presenti anche in situazioni
disparate hanno suscitato una critica che va oltre la resistenza a priori,
incoraggiando un vero e proprio ripensamento.
In Gran Bretagna si torna a parlare diffusamente di nazionalizzazione delle
ferrovie, come conseguenza di un'esperienza diretta delle disfunzioni,
limiti ed effetti perversi della deregolamentazione.
In Russia ci si scontra con la volontà di isolare intere zone
dall'erogazione di servizi di base, in nome della non-remuneratività.
In California si arriva al black-out elettrico.
Gli esempi estremi comprendono uno stato ancor più diffuso di esperienze di
diminuzione della qualità della vita.
Questa convergenza di critiche ha creato qualcosa di più di un semplice
discontento. Le promesse dei sostenitori della privatizzazione, una volta
deluse, hanno mostrato la motivazione ideologica, più che pratica, che le ha
sostenute. Dietro prospettive razionalistiche ( imparziali.....?) di
efficienza e competitività c'è stato soprattutto un movimento ideologico,
sintetizzato per esempio dalla volontà, espressa da M. Thatcher alla fine
del suo mandato, di " reversing the corrupting effects of socialism",
soprattutto per le sue componenti solidaristiche.
Se non ci si può opporre alle promesse di miglioramenti effettivi, ci si può
invece opporre alle ideologie promuovendo alternative più rispondenti ai
bisogni.
La critica ai processi di privatizzazione diventa quindi un progetto che fa
proprie le critiche al modello centralizzato ispirandosi a principi di
partecipazione democratica. Le proposte di realizzazione di questi principi
non possono prescindere dalla creazione di un network a livello
internazionale che funga da intermediario interagendo con le specificità
locali.
Se "una società può essere giudicata da COME si relaziona con le fasce più
precarie (come emerso in un intervento durante il seminario) non basta
assicurarsi che questo avvenga, bensì è fondamentale focalizzare gli sforzi
sulla qualità di questa relazione, che non deve essere residuale.
La privatizzazione ha comportato la non legittimazione del pubblico in tutte
le attività che vengono coperte dalla sfera privata (vedi il principio di
sussidiarietà orizzontale proposto recentemente sul Sole 24 Ore). Perché
invece non ripensare un ente pubblico che possa erogare un servizio di
qualità garantendone anche l'universalità?
Andando verso un contesto europeo diventa importante dare una definizione di
servizio pubblico, tenendo conto delle specificità.
Considerando i diversi modelli di Welfare, risultato di evoluzioni storiche,
che rendono improbabile l'imposizione di una soluzione univoca, c'è bisogno
di definire i diritti sociali modulati sulle caratteristiche peculiari dei
paesi. In questo processo si deve mantenere fermo l'obiettivo di un'
omogeneizzazione che la privatizzazione non solo non può assicurare, bensì
ostacola.
A supporto di queste analisi, consideriamo ora alcuni esempi emblematici
delle conseguenze provocate dalla privatizzazione di alcuni settori,
cercando di capire in che modo quest'ultima sia stata utilizzata e per quali
motivi essa abbia generato gravosi danni a livello delle realtà locali.
In Colombia, nel dicembre scorso, più di seicento uomini e donne occupano il
Centro di Amministrazione Municipale (CAM) della città di Cali, resistendo
per trentasei giorni all'interno della "Torre". Il governo colombiano stava
cercando di privatizzare e liquidare il secondo più grande ente di servizi
pubblici. I lavoratori /trici della Simtraemcali fanno un passo più grande
di molte organizzazioni sindacali locali, mostrando in concreto cosa un
movimento sociale può fare supportato da un grande appoggio popolare,
all'interno di un nuovo concetto di sindacalismo. Ora infatti l'ente è nelle
mani degli utenti e dei dipendenti che, con un atto di forza, hanno voluto
riappropriarsi del diritto di gestire le proprie risorse.
In questo caso la privatizzazione non è avvenuta grazie alla resistenza dei
lavoratori.
Cosa succede poi quando una società privata prende in gestione un servizio
di base di cui tutti i cittadini necessitano a livello di bisogno primario?
In Russia, in regioni dalle condizioni climatiche estreme, succede un fatto
molto singolare. In una località in cui la maggior parte degli abitanti non
ha un reddito sufficiente per pagare il servizio (privato) di riscaldamento,
la società decide arbitrariamente di escludere la zona dal servizio, non
comprendendola nel proprio raggio d'azione, perchè neppure rifornire solo
gli utenti che possono pagare risulta abbastanza remunerativo per la stessa.
Non solo un servizio di base dovrebbe essere economicamente accessibile a
tutta la cittadinanza; ci troviamo di fronte ad un servizio che viene negato
anche a chi se lo potrebbe permettere, costringendo queste persone a
trasferirsi altrove.
Spogliato dal risultato ideale dell'efficienza, diventa necessario
monitorare gli effetti concreti della privatizzazione nei vari contesti
prendendo in considerazione:
-il grado di estensione del processo di privatizzazione;
-le forme di gestione degli enti privatizzati;
-gli effetti a livello sociale, sia sui dipendenti che sugli utenti.
A questo scopo, Attac si propone di stilare un libro bianco che raccolga
analisi a livello locale, nazionale e internazionale.
Questa esperienza potrebbe essere uno dei vari aspetti (non l'unico) di
coordinazione dei movimenti contro la privatizzazione, di circolazione delle
informazioni e di solidarietà, che, come espresso dai rappresentanti di
questi stessi movimenti presso diversi paesi, è una condizione necessaria
per la concretizzazione delle proposte.



---
Il Granello di Sabbia è realizzato da un gruppo di traduttori e traduttrici
volontari/e e dalla redazione di ATTAC Italia redazione@attac.org
Riproduzione autorizzata previa citazione e segnalazione del "Granello di
Sabbia - ATTAC - http://attac.org/"


 
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