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Personaggi: Paul Eluard _CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Tuesday, 07 September @ 16:35:23 CEST
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Eluard, nome di vento, acque e libertà, fuga, crescere di cielo, sguardo, parola, volo… il fatto che ti amo. Il fine, l’alto, il fatto d’anima, il delicato, l’elegante, guizzo sotto la pelle, occhi amorosi. Il malato di tisi, il non vinto, lunghi periodi in sanatorio, pause meditative di chi non vive da malato ma da ebbro, sempre presente sulla scena della storia, l’animatore, il dissacratore, l’entusiasta, il lieto. Amore, guerra, libertà, rivoluzione, rinascita, vita. Creatura sensibile e appassionata, così fragile, così persistente, con la sua bandiera di idealità, con quell’aria da novizio sulle ossa sottili, sul viso trasparente.
Figlio di un contabile socialista nasce al tempo dell’affare Dreyfuss, che divide la Francia tra sinistra e destra antisemita, fa crollare il governo e porta la sinistra al potere. Surrealista, ideologo della corrente del sogno, ma più di tutto amante della libertà. Per liberare l’umanità dalle catene entra nel Partito Comunista. Con entusiasmo travolgente sogna un sogno di luce per il mondo, per l’uomo finalmente libero. Ama la libertà come ama l’amore, al punto che la sua lirica più celebre, ‘Liberté’, si adatta alla libertà come alla sua donna. Nel coloratissimo manifesto di Leger la poesia viene lanciata dagli aerei sulle trincee francesi: “….Su i quaderni di scolaro/ Su i miei banchi e gli alberi/ Su la sabbia su la neve/ Scrivo il tuo nome/ Su ogni pagina che ho letto/ Su ogni pagina che bianca/ Sassi sangue carta o cenere/ Scrivo il tuo nome…
Tre amori appassionati: Gala, Nush, Dominique; la prima lo lascia, la seconda muore, la terza sopravvive alla crisi cardiaca che lo stronca a soli 57 anni. Quando torna a Parigi dal sanatorio nel ’14 è la guerra, Paul è infermiere in un ospedale militare e, sconvolto dai massacri, chiede di andare in prima linea. Verdun strazia ambedue le parti.
Nel ’17, a soli 22 anni, sposa la bellissima Gala, russa affascinante conosciuta in sanatorio. A guerra finita, viene la Società delle Nazioni, in Italia emergono i Fasci di combattimento, D’Annunzio occupa Fiume, nasce a Livorno nel 21 il PCI. Eluard pubblica poesie, scritti d‘arte, politica, amore; sperimenta la scrittura automatica, tenta di scrivere in ipnosi. Intanto Mussolini marcia su Roma, Stalin va al potere, Hitler fa il putsch di Monaco, dittature militari in Spagna, Bulgaria e Turchia. Nel ’24 Breton pubblica il 1° Manifesto Surrealista e Eluard abbandona di colpo padre, donna, lavoro e amici, per un gran viaggio di 7 mesi attorno al mondo: ‘il viaggio ridicolo’. L’anno dopo è la prima esposizione surrealista a Parigi: Arp, de Chirico, Ernst, Klee, Mirò, Picasso, e poi lo sconvolgente Dalì, che gli rapirà Gala, dopo 17 anni d’amore. Per 3 mesi patisce come una bestia, poi Nusch, una piccolina dagli occhi di fuoco, lo riporta alla vita.
Così parla di Gala: “Ella rifiuta sempre di capire, d’intendere/ Ride per nascondere il terrore di se stessa/ Ha sempre camminato sotto le arcate della notte/ E dovunque è passata/ Ha lasciato/ L’impronta delle cose spezzate.”
“E’ ritta sulle mia palpebre/ E i suoi capelli sono tra i miei/ Ha la forma delle mie mani/ Ha il colore dei miei occhi/ Si inabissa nella mia ombra/ Come un sasso del cielo.” “Ha sempre gli occhi aperti/ E non mi lascia dormire/ I suoi sogni in pieno giorno/ Fanno evaporare i soli/ Mi fanno ridere, piangere e ridere/ Parlare senza aver nulla da dire”.
E’ portavoce di Breton al congresso degli scrittori antifascisti. Nel 42, contro il collaborazionista Petain, entra nella resistenza, compie prodigi, è un eroe. I 57 anni della sua vita sono intensi e drammatici, in una Francia tormentata, in una Europa sconvolta da due guerre mondiali. Amore e libertà sempre insieme. L’amore libera l’uomo così come la rivoluzione libera il popolo. Solo attraverso l’amore, l’uomo supererà se stesso: “Non verremo alla meta ad uno ad uno/ Ma a due a due. Se ci conosceremo/ A due a due, noi ci conosceremo/ Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli/ Un giorno rideranno/ Della leggenda nera dove un uomo/ Lacrima in solitudine”.
I migliori di Francia cercano col surrealismo di forzare i limiti razionali verso quel “luccichio intimo e cieco” che Breton pone nel manifesto come essenza ultima dell’io e che è, forse, l’anima. Contro la stretta della scienza, della tecnologia, della razionalità si evade nel mistero, l’uomo sfugge alla trappola delle scatole programmate del sociale, ’economico o politico.. Marx e Freud sono il tentativo ultimo della razionalità materialista di inquadrare l’universo in schemi semplici ma la rivoluzione perenne e l’analisi interminabile provano le vie inattuabili. La parte ombra della storia come della psiche guizza con emersioni improvvise a sconvolgere gli universi logici con una variabile non inquadrabile. Quando scompare l’uomo cristiano, hegeliano, marxista o liberista… balugina un qualcosa di misterioso e sfuggente, un’altra e diversa essenza. Il surrealismo si immerge nell’inconscio, che è la sua nuova categoria cognitiva, sfugge alle categorie riduttive del nuovo secolo, per sfiorare l’esoterismo, l’alchimia, il paranormale… Se Hitler si rifà alla Grecia dorica, Breton odia il classicismo, iniziatore della civiltà occidentale, e si ispira invece ai culti misterici, orfici o dionisiaci.
Ma come si conciliavano col socialismo questi alchimisti dell’anima? Amare la libertà non vuol dire intendersi sul significato. Nulla è più ambiguo e multiforme della libertà. Non ci sono due libertà simili, né due rivoluzioni. Solo una cosa potremmo credere: che non vi sia libertà ove si creda di averla conseguita, e che non vi sia rivoluzione quando si creda di averla compiuta.
La matrice del surrealismo non è la logica ma la magia, il suo topos è il sogno, la meta l’utopia. Marxisti e surrealisti sono estranei l’uno all’altro e si urtano a vicenda. Delle due idealità l’una mistifica l’altra. Destino che si ripete, intatto, ai giorni nostri. Uno da un punto va fuori, l’altro va dentro. Due emisferi cerebrali diversi, due diverse proiezioni nel mondo. Eppure l’universo dovrebbe essere il luogo dove tutte le vie si intrecciano, questo vorrebbe Eluard. Non è necessario essere identici per tollerarsi e, anche, onorarsi. L’omologazione è una conservativa che, mentre rassicura l’uomo nel suo precario, gli dà la sicurezza dell’appartenenza, negando però il suo spirito di libertà. Finché non impareremo la necessità del diverso, avremo poco da sperare. Se la prima diversità è quella sessuale, la prima fusione è l’amore e il surrealismo divinizza l’amore.
Così surrealisti e socialisti vanno insieme, senza comprendersi, i primi cercando una libertà interiore, i secondi una liberazione economica, mentre la libertà surrealista sembra loro pura anarchia o perdita di tempo, e così restano ignoti gli uni agli altri.
I surrealisti creano scandalo, insultano i Padri della Patria, le religioni dogmatiche, i governi reazionari, subiscono processi e condanne, scandalizzano i benpensanti. Come diceva Argon: “Chi va là? Ah, benissimo, fate entrare l’infinito!” Di marxismo oggi si parla male, di surrealismo non si parla affatto, eppure i loro impulsi continuano a riecheggiare in ogni rivolta, ricerca, azione. Quando si arriva ai figli dei fiori, agli hyppies, i concerti di massa, le tecniche psichedeliche, le droghe psicotrope, le percezioni extrasensoriali, i movimento mistici orientaleggianti.. è ancora surrealismo che circola. Il surrealismo torna oggi in Matrix, in Wender, nella realtà virtuale, nell’arte elettronica, nelle nuove alienazioni psichiche. I livelli interiori o superiori, che i surrealisti, sull’onda di Jung, intendevano esplorare, si duplicano, creando da un lato nuove dipendenze dall’altro nuovi luoghi di libertà e infinitudine.
A suo tempo il movimento fu solo la rivolta di un gruppo di giovani artisti scampati alla guerra che si opponevano alle forze borghesi e clericali tese a manovrare lo spirito umano e mercificare la vita. I nemici del surrealismo erano la ragione tecnologica e l’economicismo marxista, ciò che Hegel chiama “l’intelletto tabellesco”, di cui la Destra fa un uso perverso, ma anche la Sinistra estrema. Il tentativo di asservire l’uomo riesce a metà, su quello che nella sua parte inconscia dorme e non è destato. Il compito è il risveglio o, come dice Jung, il processo di individuazione, che porta l’uomo a realizzare il suo Sé potenziale. Dove si compie il risveglio? Fuori dell’uomo o dentro? Le due risposte non si intendono e, non riconoscendosi, sono pronti a scannarsi e, sotto la rissa, il migliore dei mondi possibili si allontana. Cos’è il surreale? E’ il reale trasfigurato dal desiderio, l’inconscio attratto alla consapevolezza, il simbolo come ponte tra il tangibile e l’inesprimibile. Finché l’uomo dividerà se stesso tra dentro e fuori, la sua realtà schizofrenica non integrerà mai il reale totale. Il nuovo mondo non può essere che quello dove dentro e fuori, materia e spirito, si incontrano e si riconoscono, desiderio e percezione, sogno e sensazione, visione e simbolo, impulso e progetto. I surrealisti parlano di ‘visione retinica’, luogo impossibile, soglia tra due mondi, folgorazione là dove due dimensioni si incontrano e si dà l’unità del tutto, dove essenza non è lotta ma amore, dove cede la contrapposizione uno-molti, io-mondo, individuo-società e ciò che si svela supera entrambi per una visione nuova, né privata né collettiva, né individuale né universale. Questa visione non può nascere dalla logica o dalla sensazione, è piuttosto frutto di veggenza e appartiene all’artista come all’alchimista o al mago, è uso di un immaginario creativo che attraverso il simbolo e il sentimento crea nuovi legami col reale.
L’alimento di questa visione non può essere, per Eluard, altro che l’amore. L’amore tra uomo e donna è già tramite di universo, è il superamento della prima dualità, che insegna a superare ogni altra dualità. L’amore non gerarchico non possessivo, dove si passa dal tu a noi, dove il diverso è complementare. Forse è un segno che in Eluard libertà e amore coincidano. La sua lezione è la fusione, fuoco e acqua, maschile e femminile, unione alchemica di contrari… “Si mette l’acqua nel proprio sole”… “Stasera accenderò il fuoco nella neve”…“Noi siamo due a non contare più sulla saggezza”..”Noi avanziamo sempre/ Noi ci perpetuiamo”.
La coppia illimitata è il nuovo paradigma, un solo corpo, una sola anima, un solo mondo, UN universo. La fusione primaria crea l’io universale, la meta dell’era acquariana che apre il soggetto all’oggetto, il mondo nuovo dove uomini e donne camminano per mano su una via di vita: “Le donne e i bambini hanno lo stesso tesoro/ Negli occhi/ Gli uomini come possono lo difendono”.
La donna è amata, eletta, è la benefattrice sorridente: “Dona il tuo giusto peso all’alba…/ Dona la tua forza il tuo calore…/ Dona la tua fatica limpida…/ Dona la tua dolcezza la tua fiducia”.
E il valore cosmico della famiglia: “La casa si elevò come un albero fiorito…”
L’amore non sarà insegnata dall’inquieta Gala ma dalla piccola Nush. Ecco le due donne: “Un’ombra …./ tutta la pena del mondo/ E il mio amore addosso/ Come una bestia nuda…”; “I tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo/ Nel vuoto di vetri, pesanti di silenzio/ E d’ombra dove le mie nude mani tutti i tuoi riflessi cercano/”.
E l’altra:”Non c’è una goccia di notte nei tuoi occhi”.
Nel ’29 la RAPP russa (associazione degli scrittori proletari) porta al suicidio Majakowskij. Nel ’35 Eluard matura la rottura, esce dall’equivoco tra rivoluzione dello spirito e rivoluzione di classe. L’uomo di Marx è alienato dal lavoro, l’uomo di Eluard lo è nei suoi disconoscimenti interiori, nelle sue rimozioni, e non tanto per il predominio della borghesia quanto per la prevaricazione della razionalità. Il suo comunismo era antropologico, non scientifico, era utopico e spirituale. Bachelard pensa che ‘L’essere cominci col benessere’, Eluard che: ‘L’essere cominci con la partecipazione’: “Se ti parlo è per ascoltarti meglio/ se ti ascolto sono sicuro di comprenderti”.
Vede il poeta come il combattente futuro. Nel ’36 parte per la guerra di Spagna e dei franchisti scrive: “Sono ricchi pazienti neri ordinari idioti/ Ma fanno quel che possono per essere soli al mondo/ Stanno ai bordi dell’uomo e lo colmano di sterco/ Piegano fino a terra palazzi senza capo”.
Ma Eluard è sempre esaltante: “Ma sulla notte figlia dell’uomo/ Splende la rivincita dell’amore/ L’alba è intessuta di fili limpidi/ Gli innocenti sono riapparsi / Leggeri d’aria pura bianchi di collera/ forti del loro diritto imperituro/ Forti di una terra senza difetti”. La sua semplicità è commovente: “Ci sono parole che fan vivere / E sono parole innocenti/ La parola calore la parola fiducia/ Giustizia amore e la parola gentilezza/ Certi nomi di fiori certi nomi di frutti”.
Seconda guerra mondiale. Nella Parigi occupata dai Tedeschi, Eluard entra nella resistenza, salva bambini ebrei, nasconde partigiani, stampa, diffonde volantini… Parrot dice: “Ovunque bisognasse aiutare la resistenza e far sentire la sua voce, Eluard era presente, si rivelava uomo d’azione, coraggioso e lucido”.
“La morte sola è solitudine/ Di delizia in furia, di furia in chiarezza/ Mi costruisco intero attraverso tutti gli esseri”.
Tutti i Parigini lo conoscono, conoscono le sue facili liriche che incitano al coraggio, la speranza, la vittoria.
La morte di Nush, mentre è in sanatorio, è un colpo durissimo: “Non c’è nulla attorno a me/ E se mi volto, il nulla ha due volti/ Il nulla e me”.
La parola lo riporta alla vita. Viaggia molto, tra gli operai di Napoli, i partigiani greci, i sopravvissuti di Varsavia, in Russia, in Messico…. Resta comunista, “Per non essere solo. Tra tanti compagni non si è mai soli”. E anche nei momenti più neri ha fiducia: “Ma ecco l’ora è venuta / Di armarsi e raccogliersi / Per vincerli e punirli”.
Il poeta dice sempre: “Io vedo”, affinché anche gli altri vedano, ha fede perché gli altri abbiano fede, nutre del suo positivo il mondo: “La mia fede in te è così ben circondata/ Di terra e di acqua così ben coperta/ Di sole fresco e di notte chiara”. Le due costanti sono ’vivere’ e ‘partecipare’. Dice: “Essere uniti il fine del mondo” e “Il lungo sforzo degli uomini verso la coesione”.
La donna è il ponte tra l’uomo e l’umanità, tra l’uomo e la vita, tra l’uomo e se stesso. E sarà ancora una donna, Dominique, a ridargli la vita. Eluard, generato da donne. “Il mio paesaggio è una felicità/ Grande e il mio viso un universo limpido/ C’è pianto altrove di lacrime nere/ Si va di caverna in caverna/ Qui è impossibile perdersi/ Nell’acqua pura è il mio viso lo vedo/ Cantare un albero unico/ Addolcire le pietre/ Riflettere l’orizzonte/ M’appoggio contro l’albero/ Mi stendo sulle pietre/ Sull’acqua applaudo il sole la pioggia / E il vento assorto…”
Attraverso l’amore di donna torna la speranza: “Scostando qualche filo d’erba/ Le tue mani riscoprono il sole / E gli fanno nuova culla”.
“Anche quando dormiamo vegliamo l’uno sull’altro/ E questo amore più greve del frutto maturo di un lago/ Senza riso e senza pianta dura da sempre/ Un giorno dopo l’altro una notte dopo di noi”.
L’amore e la fraternità possono vincere la morte: “Il solo sogno degli innocenti/ Una voce sola un solo mattino/ E le stagioni all’unisono/ A colorare di neve e di fuoco/ Una folla infine riunita”.
Ma fraternità non vuol dire collettivismo, socialità non vuol dire rinnegare ciò che si è: “Fui uomo fui pietra/ Fui pietra nell’uomo uomo nella pietra/ Fui uccello nell’aria spazio nell’uccello/ Fiore nel freddo fiume nel sole/ Rubino nella brina/ Fraternamente solo fraternamente libero”.
L’uno è uno, l’uno è il due, il due è “la coppia illimitata” cioè l’apertura all’intero universo: “Noi non abbiamo cominciato mai/ Sempre ci siamo amati/ E perché noi ci amiamo/ Vogliamo altri liberare/ Dal gelo della loro solitudine/ Vogliamo e dico io voglio/ Dico tu vuoi e noi vogliamo/ Che la luce perpetui/ Coppie splendenti di virtù/ Perché hanno sguardi che si affrontano/ E il loro fine sta nella vita degli altri”.
Dominique lo fa rinascere come la fenice dalle sue ceneri: “E io ti lascio il tempo di vivere/ E il tempo di aver vissuto/ Tu lasci a me il tempo d’esistere/ Con te come un bambino”.
“T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
Per l’odore d’altomare e l’odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
T’amo per amare
T’amo per tutte le donne che non amo
Sei tu stessa a riflettermi io mi vedo così poco
Senza di te non vedo che un deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
Non ho potuto rompere il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica”
“Non ho separato nulla ma ho raddoppiato il mio cuore
A forza di amare ho creato tutto: reale, immaginario
Ho dato la ragione, la forma, il calore
E il suo ruolo immortale a colei che m’illumina”
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