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Poesia: diario alla luce dei fatti _CONTRIBUTEDBY ninive il Tuesday, 15 October @ 11:41:49 CEST
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Diario alla luce dei fatti.
1
Lo sguardo rideva imbarazzato su
due orsetti di pelouche -in mezzo un cuore
ed un I love you -.
la lunga striscia delle macchine brillava
come ossidiana al sole:
lo guardai schermando la timidezza con
il blu glaciale ,chiesi ai miei anni
di essergli pagliaccio accanto ,di fare
una capriola per giocare con il mondo.
ma il mondo aveva preso a calci
altri destini con il minimo garantito,
aveva accentrato su di sé persino il
canto di tre o quattro pensieri
neri stesi a bucato.
Ho giocato comunque ,
guardando il cielo ,
dichiarando d’essere felice
mentre l’altro attardava nel sonno
il corpo da tenero guerriero.
2
diamo l’Osanna!
Osanna dunque ai due
poeti amati
-non amorevoli-
non sono stati attenti al
becchime:hanno mangiato ingordi
d’ animo e cuore.
Ora – implumi-
cercano di respirare
in un luogo che opprime.
3
poi c’è stato il Tormento
arrivato di soppiatto mentre
ancora inauguravo
piccole medie e grandi felicità.
Davo uno schiaffo al cielo che
s’inarcava al suo corpo
per stritolarlo.
- chiudeva la porta in silenzio,andando via-.
4
le minuscole lacerazioni
del braccio non mi ricordano
il giorno né l’ora.
Eppure gocciola lo stesso il
rubinetto della cucina
i libri spadroneggiano per casa
la polvere s’adagia sul cristallo
sulla candela rossa in forma di rosa.
Non è acceso nulla-
per non fare rumore –
neppure il cuore
anzi dà cenni di
volere espatriare
5
…..è lei ……..? sono per lei i fiori?
giganteggia nella mente una
baraonda di colori in forma alata,
se fosse stata la giornata, quella!
se fosse stato viandante
lontano il segno del vigile mestiere
Invece,socchiusi la porta
e sorrisi .dicendo grazie.aprendo
con delicata armonia
parole d’amore in candido
presente da sognare.
6
e per sognare ancora la mattina
venivano sull’occhio e sulla mano
quattro piccoli intrusi che sapevano di
notte e di qualcosa come
anche io vorrei non scendere
più da questo nido..
e il nido era solo un albero
e inventato la notte
e se l’avesse portata
in trionfo di sabato mattina
con uno sbuffo di malinconia…
aprimi aprimi..
sono ancora
dentro il languido percorso della sera
che ha mentito , del giorno
che ha dato agonia.
7
eppure avevamo pianto insieme
gustato l’amaro e il dolce della
notte con qualcosa di tremendo
che nel mondo ci riportava
a non giocare
ma neppure quello importava
se la sera lui era a me davanti
a mendicare baci ed io
mendica a mendico
ridevo scherzando di non morire.
non so se era vera la frase..
ma morirò quel tanto che
compete alla mia fronte
- ti ha guardato sorpresa .-.
8
amavamo anche stare seduti
davanti una candela
ci dicevamo cose che non
erano di questo mondo
né di questo momento .
era magico il nostro
parlottare : s’arrampicava
sui muri sugli oggetti celesti
della cucina per poi tornare
davanti a te o me..
mentendo .-dicendo –vuoi
ancora del pane
per sfiorare le mani
: sulla gonna trionfi
di vertigini e ombre violette improvvisate!
non volevano essere presagi.. solo
lampi in girotondo d’ incontri.
9
sei stato tu a dire
basta alle filastrocche
mentre il mondo
cade per terra questa terra
che è il finimondo
qualcosa di tremendo
aggroviglia e
ci rende schermo impazzito
che va e che viene?
Sei stato tu a dire basta al canto?
10
ma l’Amore che diserta il Cuore
non compone baci e carezze
per sottendere l’Estasi
non ruba il sorriso -di Mattina-
lei compare dietro la Porta
stende la filigrana di giornata.
ma l’Amore che diserta il Cuore
non appoggia la sua Anima all’Altra,
non la nutre di becchime sussurrando
-questo è l’Eden - fuggendo
come un Adamo corrucciato
per vendere a tre lire la poesia raccolta
durante le giornate del pianto.
ma l’ Amore che diserta il Cuore
non smobilita la pazienza
delle ore per scambiare sorrisi ,
barattare strette di mano,
parole in punta di piedi ,
fanciulli nel cortile al primo incontro.
ma l’ Amore che diserta il Cuore
non fa diamanti per la notte
non ruba la Luna per vederla
insieme stretti come la prima
volta e tremare a cosa fosse
l’elemento del vivere o morire.
Fiori coprono gli occhi
la sera sembra incastrata
nella nebbia , poi s’arruffa e fugge .
come se il mondo
Fosse
Alquanto
Disorientato
11
avendo chiesto l’Assoluto mi è stata
data una Notte dorata.
da allora la Notte è la mia
Relazione e l’Assoluto
un ibrido Compagno.
Nella perfezione del paesaggio
ritorna come sempre il semidio
e slaccia la cintura ,e fa azzurra la stanza .
e si colora di sorrisi e dati per caso
.
12
>Valuta tutto
per comporre la scena..
s’accomoda in ringhiera:
ha la mano sul cuore e un
sigillo rosso che accompagna la
fenomenologia
d’essere adatto ad ogni situazione.
13
il mio nome in bilico
per dirgli addio o sempre.
una cosa alla volta pur di
non essere omologata
a chi ruba attimi e ore .
salta l’impossibile evento della storia.
Amarsi è un attimo .
Dopo viene la questione
delle cose mancanti : brillano
gli occhi al
sopraggiungere della. Sera.
Ovunque sia.
14
ma la versione dei fatti
ha sempre
assembramento di voci:
il fascio di margherite oggi
decide di non essere ingannato
dalla luce e chiede
la sua vera fisionomia .
non so dire se è stata perdonata
l’ intrusa rosa rossa che ha falciato
notti e orizzonti;ora qui
chiede d’essere anche lei comprovata
a ventura di espressioni banali
(come anche io sì anche io ..per me
è vero). Un mercato è sempre un mercato e rose, viole o altri fiori emergono
come canali di perduta
omertà.cercare altri sensi
è proibito da chi teme consensi.
allora, margherita ,opponi
il tuo giallo alla farsa delle pompose
rose, date in onore una sera
che non era pomposa,
la tua malinconia di fiore
da seconda trovata
esprimi anche un po’ di poesia ,
la tua corolla inamidata ad arte
non artefatta come chi si chiede se anche tu piangi.
Si potrebbe benissimo : non è altro che
un fenomeno indolore degli occhi abituati ad
altre luci ed altre ombre.
15
qui i contorni sono confusi
ed alcuni vanno via dicendo
che se il sonno ha preso il mondo
forse è meglio essere migranti di altre stagioni.
stridono le ruote di una macchina
che passa innervosita : forse è
il pianto di un bambino che stride
forse stride solo la vecchia carrucola del pozzo
che ho intravisto nel giardino dei secondi momenti.
E forse si può e la mattina presto
E all’alba e mentre la brina e s’inchina
alle margherite piccole e lontane dal brusio di
chi dice di avere ai piedi il mondo .
16
gocciola una sottile malinconia che
intorno chiamano giorno.
sovrasta la mia facoltà di pensare
la corolla bianco militare Ma non mi sorprendo di nulla
17
tutto era stato ordinato con mestiere da praticante
e da osservatore di battaglie lontane.
la prua della nave è inclinata paurosamente
davvero non si poteva credere di essere salvi:
dopo il tramonto qualcuno avrebbe urlato verso la
battigia e avrebbe detto orazioni funebri.
so quell’aria sensuale che ride alla tua bocca
e la sua gonna rovesciata sulla
sponda del letto:cadono tuoni in casa
come fuori.
mettiamo lampade alle finestre
per non perdere il pellegrino che si perde.
qualcuno s’impicca vicino
in silenzio, senza fare conoscere il nome .
bambini grassi mangiano panini tondi
con qualcosa che sgocciola fuori,
esco fuori anche io dal mondo.
18
potrei vestirmi di rosso,
potrei essere meravigliosa
vicino la luna e il suo colore
di giallo fuso ,
potrei stilare altri fogli e
cavalcare una pantera nera
- la mia vera natura-.
potrei anche essere indecente
in punta di piedi
arrivare al tuo camioncino di
ceralacca e chiederti un passaggio:
altro oltraggio non conosco se non che tu
muoia ogni giorno dentro il cuore
come fanno le luci da lontano
quando una barca lenta s’incammina
e dalla spiaggia prende l’alto mare.
tremola tutto e lei sopporta il buio
che incombe senza sperare in luci d’approdo
o di chi sei- parola d’ordine !
.grida almeno una parola!.
Non ne conosco non so se tornerò.
19
le onde e gli scogli mi dicono che posso
essere regina di un’isola ,
chiedere il nome del re
trovare bacche dietro i cespugli,
accomodarmi spettatrice di fronte
la banchina dei viaggiatori e fumare
una sigaretta dopo l’altra dicendo -addio
addio- :anche io vorrei partire
ma è un sentimento
che non mi appartiene se non quel tanto che
vuole dire andare via .
E’ solo questo il resoconto della giornata avuta ,
dell’ancora levata, del destino rovesciato
dietro il bicchiere di vino rosso
20
basta essere esperti di meraviglie per
approdare ancora nella storia di
qualcuno che narra.
è profondo il contorno dei miei occhi aggravati
dal fatto che non voglio sentire alcun lamento
E non starmi vicino tu bambino!
21.
il silenzio si sente innamorato
di quest’ultimi mesi
ancora insieme:notti
date alla voglia di giocare
e di sentirsi pronti alla
saliva .La coscia
come tenera rata dell’incontro
il giorno meraviglioso a darsi
linfa -forse è questa la vita
scontata di ogni pena -.
la spalla data a tenue sostegno di
fumose ipotesi , impettite soglie
guardano l’operosa pazienza
di essere comunque a respirare la stessa aria
devolvere ai poveri dell’esistenza questa grazia
che è il maglione nero e la camicia sbottonata
intorno spotmeraviglia, su qualcosa
di segreto, dietro l’arrotolata gonna a far cuscino
22
il grido va dalla bocca senza sospiri
al come voglio che tu rimani qui
su questa spalla d’onice!
la voce levigata
a sussurro di una vita a sbalzi ,
.la risata di qualcosa
che cambia e si rassegna a non finire mai.
Metto in fila dissolvenze ,quadrifogli
in fogli a quadretti con frecce disegnate per
la paura di non sapere andare via.
invece il via viene dato da un sospiro
di qualcuno che non ha competenze di silenzi.
il telefono suona come sostanza anonima
richiama una forte grandinata
sulla bocca già dilaniata da baci
ogni notte che scende sulla casa .
il petto diventa un grumo di non lasciarmi
ti lascio solo per dirti ora che t’amo
come sempre t’amo
24
cosa è successo al montaggio delle scene
per reclamare ora un diverso incontro ,
una sforata storia che sembra traviata
da effetti speciali e qualcosa di indecente?
Particolare viola ,un fiore viola che
non vuole obbedire alla sua misura.
La danza degli orli questa volta
chiede rivolta e non si rassegna
all’improvvisa svolta di un addio
dietro qualcosa che sa di taglio ,
di off, di fine vitacelluloide schermata
da vari retini di misericordia.
25
m’ appoggio al tuo letto infinito ,
porto rami d’albero dall’oceano
insieme a resti di corallo .,legno .
la mia bocca vorrei tu la chiudessi
con un fermaglio nel dirmi
che sono preziosa : la vita!
.
26
tolgo di torno briciole lasciate da
un viandante di passaggio.
sanno di baciami baciami
poi lo so non torno
d’intorno aleggia ancora
non andare via se tu vai via morirò
tronco di netto la regia su un’immagine fioca
ma do ancora esistenza e materia .
27
me lontana.
qualcosa brilla nella storia
che abbiamo cucito
fuggo senza passioni
come una formica che cerca tana per
la sua specie e la sua specie ha solo
la certezza da laboratorio,
qualcosa mi richiede anche il
fragile canto di frontiera:
raccolgo erbe , qualche piccola foglia lasciata
andare da alberi affaticati .
chiedo perdono d’ esser l’unica
a non voler sostare
28
io non torno.
no, non voglio tornare
assoluta creatura da difesa
unica materia di resoconto
tu a sera ridi
dietro lo schermo del ciuffo
torno solo per fare
brillare i mesi passati,farne tesoro
da lasciare al mondo.
dietro il corpetto incastonato
di erba magica e pietre di color rosso
rubino metto la colorata inezia di
una vita .
se qualcuno vorrà copiare
di queste note il rigo
la nota sommessa ,la
sentenza mai data , l’ultima goccia
di veleno da bere e il
sorriso dato a una pioggia d’oro
che canta su Michela.
a sera s’inoltrano sacerdoti che non
sanno cosa dire.
infatti non dicono nulla e si fermano
alla mia soglia con vaghezza di esperti
Malandrini.
29
il tuo cuore
fatto di quando torni ,quando?
disappunti disegnati la notte e
mai raccolti se non nel desiderio dell’incontro.
i baci sono baci e le parole
sono specchi da darsi : noi torniamo
a specchiarci, ignari del contorno
incrinato. stridono , stridono
voci. non parliamo,
l’Assoluto non ha bisogno
di sapere cosa è l’Ora
per ora tracciamo certezze
o una ,l’agave centenaria
la sua fortuna di fiorire
solo una volta quando
è Regina.
30
quando si va via da una casa,
l’ultima notte,
se non si ha il cuore nero,
si ritirano delicatamente
gli oggetti amati ,
si fanno piccoli gusci per
riporre nitide memorie,
si mettono in mezzo ai
capelli raggi di sole
entrati dalla finestra la
mattina- mentre si guardava la
luce -al vetro fragile ,
si cancellano le
ombre dai muri,si dice addio
ad ogni angolo chiamandolo
per nome e chiedendo scusa
alla propria anima di non
essere stati attenti, almeno una volta,
all’ angelo che passava ed
aveva ali di fumo grigio
-quel tanto da esserne sorpresi-.
si ripongono i dolori in fondo
al cassetto con la verbena,
si mettono l’una sull’altra
le ultime affermazioni
di verità insieme alle margherite
appassite, ai doni rinchiusi nel
nylon, ché non abbiano più
colore.
(Tutto questo
quando si va via da una casa,
l’ultima notte,
se non si ha il cuore nero.)
31
ebbene, allora sì, addio-
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