| Visitatori | 510630 pagine viste dal March 2008 | |
 | |
|
Monologhi: Io e la Poesia _CONTRIBUTEDBY sayaM il Friday, 06 August @ 15:14:25 CEST
|
Io e la poesia
(Monologo)
Due parole per dire…
Che ho sempre pensato che la poesia
potesse essere di tutti, universale e
non degli imitatori degli imitatori
Che potesse essere come il Jazz
un’improvvisazione che approdi là
dove non è mai ben chiaro...
Come le nostre vite
Pronte a essere spezzate
ora o dopo o quando...
Come il gusto eterno di due note semplici
un lamento blues di B.B. King
una poesia nera e vera
Il vissuto nel sangue
nel ricordo di bianchi traghettatori
caronti di nuovi inferni in terre lontane...
Ho sempre pensato che la poesia
non dovesse essere l’interpretazione
più o meno riuscita di
uno spartito del Carulli
di una sinfonia di Wagner
le pause di Satie così
studiate con gli intervalli
ubbidienti come tanti soldatini
pronti a immolarsi per una musica assente
(Le pause appartengono a tutti)
La poesia... un monopolio di sigarette
Sempre le solite, marlboro o gitane
Che differenza fa?
Con il filtro o senza?
Nuociono gravemente alla salute...
C’è scritto, un cancro e puff!
Peccato che ci sia il fumo passivo...
Lo dobbiamo subire anche all’aperto!
Ma hanno la vita breve, la legge punisce
i trasgressori
Si...
Ma che li punisca!
Ho sempre pensato che la poesia fosse
nell’aria inquinata che respiriamo,
nella vista rara di un bel tramonto,
nell’amore ancora più raro per una donna
Tra i fondi di un bicchiere colmo di vino
Tra le parole che si fanno adulte
nelle conversazioni mute di due amici
e non in qualche salotto spelacchiato o
spazio ammuffito e buio
come buie e grigie le scuole
in cui studiavo con il marcio
del legno che puzzava e la
maestra che puniva la mia mano
“maledetto mancino” che il
Diavolo ti abbia in gloria schernito
da saccenti compagni che mi tiravano
le noccioline come giovane cucciolo in
gabbia dietro una vecchia lavagna
logorata e scrostata dal tempo che non l’ha
Perdonata – la maestra – il diavolo l’ha poi accolta in gloria!
Jimi, un maledetto mancino nero,
ha cambiato le sorti della musica
Una poesia diversa che ha sconcertato
le solite bolle di sapone appesantite
dalla paura di dover cedere il passo ai
soliti extra-comunitari...
Hai sempre avuto ragione , caro Hank,
a disprezzarli - non sono cambiati -
Sono sempre loro!
Affluenti di un fiume
arido,in secca,sterile,senza pesci,
moribondi in attesa d’acqua...
Quest’acqua che scarseggia
Il tempo cambia e
le previsioni non sono buone
Sole a volontà...
Immagino le rive di questi ruscelli,
ai lati file di banchi
e banchieri che si guardano
e non dicono
non possono dire
manca l’acqua
I pesci non passano
...e che cosa potrebbero dirsi...?
Prendono un libro di storia e ricordano
come era e...
come non è più
La storia si crea nel suo divenire e
non può essere copiata
(Impostore)
La poesia inizia a fluire , prima lenta
poi le rime proseguono il cammino
del respiro diverso dal tuo
Tossisci ora...
la nicotina ti fa male!
Ho sempre pensato che la Poesia
fosse in uno sgualcito poster di un bar
la Marilyn tappezzeria di un TIR
inginocchiata con le calze a rete di
una nera che ti prende il coso e te
lo succhia sino a farti male male
Maledizione di una vita a senso unico
Unico modo di uscirne anticipare il saluto
prima che qualcuno ti stenda un bel
lenzuolo bianco immacolato e lavato
con l’orsacchiotto ammorbidente
Che cazzo!
Non mi è mai piaciuto quell’ammorbidente...
Come quelle donne che indossano quel profumo
così borotalcato che ti prende la testa e ti fa
vomitare e l’ascensore in cui sei chiuso con lei
vomita assieme a te...ma anche questo..è poesia!
Due parole per dire...
Che mi sbagliavo e mi sono sempre sbagliato!
Poesia è l’esatto contrario della mia proiezione
al potere di un immaginario
fatto di scatole vuote da riempire
di segatura che si appiccica alle scarpe e
non ti molla sino a sera
quando ti sfili le calze bucate
col pollice che ti guarda e impreca
prima di darti la buonanotte
Poesia è la sveglia delle sette con contorno di un corpo
che gesticola la propria inutilità seguita da un tiepido
cappuccino e la brioche sbriciola sul pavimento
prima di entrare nella casa della mafia dove stacchi
il ticket agnello sacrificale nel mattatoio dove otto ore
passano spavalde tra l’imbecillità di sparuti avvoltoi
I miseri resti mi porto via – parte della carcassa –
prima di congelarmi nella veglia del sonno dopo
una bresaola insaccata tra la celluloide di
pupille riflesse nella data di scadenza
Io mi addormento sotto il cuscino dipinto
TV Color di un canale di troie che danno
numeri solo numeri e tanti una cascata che si interrompe
e sbaglia il dito stanco da tanta complicazione per
ricominciare a caricare la pila del giorno dopo in
un gioco che ripete la poesia del reale
Io e la poesia...
Le stagioni non sono più le stesse
Il tempo fa le bizze
Esattamente come Noi
Bizzarri rosicchiamo
Avanzi di giornate
sempre uguali
Diverse nell’ora d’aria
che respiriamo e guardiamo in alto
se una goccia o un escremento di un piccione
segna il territorio – il Nostro territorio –
Stolti nell’illusione di aver comprato
anche quello dove torneremo e
Qualcuno ci dovrà coprire con una stupida vanga
ci terrà come ampollina in qualche cesso
dove lo scempio si compie e prosegue il proprio corso
Corso Monforte – a Milano –
percorrevo l’altro giorno, poesia di volti
distratti e frettolosi, vuoti e incattiviti
La fretta di produrre carbone da infilare nella calza
Calze a rete fruscii sotto una gonna che
ha dimenticato di amare, di sentirsi vivere e
Poi
Penso alla mia donna – la mia Poesia –
E che merita, meritiamo molto di più di quel niente che abbiamo!
La tenerezza...
Di quando la vedo al mattino
Di quando mi sveglio con lei
Di quando la prendo per mano
Di quando parliamo sommessi...
Ricordo di noi bambini alla scoperta
di altri bambini prima di divenire
adulti schiavi e privi
di parole nelle ovvie iterazioni
Reiterate ripetizioni che (ri)conducono
all’inizio di quel discorso che
non conclude e si morde l’ultima vocale
nel conclave di voci confuse prima di
perdersi nell’illusione di aver trovato
un punto che chiuda il lamento di quella frase...
Due parole per dire...
Che ho sempre pensato alla poesia
nelle fusa affettuose del mio gatto
e non nel riciclaggio di sacchi di patate
a cui pagar cospicui dazi a
squallidi mercanti d’arte impoveriti
dalla propria miseria umana ricoperta da
un libro di Montale con le
pagine sgualcite e impolverate
da saccenti starnuti del dopo
copertura di grasse ignoranze
travestite da battone slave
che sulla Binasca reclamano
il loro diritto alla vita
vita non scelta
un’altra vita pensavano
un altro padrone cercavano
un altro lavoro
un marito
un figlio
e
io
penso
ai nostri mecenati
che battono sulle strade di
una falsa poesia
chiedendo
(non danno)
percentuali
ai
loro clienti
Per una pagina lampeggiante
Per un premio inutile
dai troppi anonimi vincitori
per le scuole che si aggiungono
a scuole olocausto dove
studiavo con il marcio
del legno che puzzava e la
maestra che puniva la mia mano
“maledetto mancino” che il
Diavolo ti abbia in gloria schernito
da saccenti compagni che mi tiravano
le noccioline come giovane cucciolo in
gabbia dietro una vecchia lavagna
logorata e scrostata dal tempo che non l’ha
Perdonata – la maestra – il diavolo l’ha poi accolta in gloria!
|
|
| |
| Login | | Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti. | |
| Valutazione Articolo | Punteggio Medio: 4.10 Voti: 77

| |
|
|
Commenti NON Abilitati per gli Anonimi, registrati |
|
|