La carne
Data: Thursday, 30 May @ 12:22:29 CEST
Argomento: I racconti di fuoriradio


Milano opprimente come sempre. Metropolitana ossessiva d'ogni giorno. Lui era al settimo cielo; forse anche più in alto. Lei era bellissima. ... (continua)

Milano opprimente come sempre. Metropolitana ossessiva d'ogni giorno.
Lui era al settimo cielo; forse anche più in alto.
Lei era bellissima.
Lui sapeva d'essere un uomo già di una certa età; i suoi 50 anni si vedevano tutti ma pensava di poter essere ancora un uomo piacente se non più bello.
Sapeva anche che lei non poteva averne più di trenta.
Lei lo guardava negli occhi; pensava che fosse buono.
Per questo decise di portarlo a casa sua; ad ogni costo.
Si avvicinò decisa e lo abbordò. Il solito "ha da accendere?" non era adatto a lei..
lo osservò per trovare una scusa valida..."sì Marcel Proust" ...
"Vedo che sta leggendo Proust, meraviglioso no ? Io ne sono una grande appassionata.":-Sapeva che la cultura fa sempre breccia nel cuore di un Milanese; Milano è una città abitata da un popolo semplice che pensa solo al denaro; ad allontanarsi dalla città al fine settimana per sfuggire dallo smog e dallo stress; a mostrarsi interessato a tutto ciò che è cultura per sfoggiarlo ai party mondani.
Parlarono di letteratura per diversi minuti; la fermata di Lui passò senza che nessuno abbandonasse la carrozza.
Lei fiutò la cosa. Una donna sa leggere un uomo come se fosse un libro aperto; all'occorrenza pronta a stracciarne le pagine e lasciarlo cadere al vento.
Guardò fisso per un istante le labbra di lui; mordendosi appena le proprie. Sì era un uomo buono.
Improvvisa dandogli del tu per la prima volta:"Vieni da me per un drink?" Lui con un aria sbigottita da bambino che ha appena ricevuto tutto quello che desiderava per Natale:"S..Sì...certo."
La "loro" fermata. Un veloce passeggiare per mano fino ad un vecchio palazzo. Oscuro e tetro da sembrare un castello.
Lei apre il portone; lui osserva il citofono con i campanelli tutti bianchi. Come se il palazzo fosse completamente disabitato.
Tutti tranne uno. "MEAT EATER" buffo pensò hanno dimenticato l'"H" di "Heater".
Lei vide dove lui guardava e sorridendo disse:-"Sì dovrò farlo correggere..."
Affrontarono una rampa di scale parlando di come lei parlava bene l'italiano per essere una straniera.
Lei ringraziò per i complimenti.-"Il mio italiano non è poi così perfetto."
I drink in un primo appuntamento improvvisato spesso diventano tanti; è una specie di giocare a m'ama non m'ama con una margherita fatta di bicchieri.
Non si vince mai, l'obbiettivo del gioco è pareggiare.
Lui era ormai knock-out ma non voleva che Heater se ne accorgesse. Si fingeva perciò assai disinvolto.
In realta era una specie di buffone medievale. Una maschera grottesca.
Lei dolcissima con l'aria di chi sta per pregustare un manicaretto disse:-"Andiamo a letto ?"
Lui proferì debolmente:-"M..Ma non sai nemmeno il mio nome..."
Due dita di lei le chiusero le labbra.
Poi arrivò improvviso un bacio.
Un bacio intenso che riportò lui all'adolescenza; a come erano dolci quei baci...questo era così.
Lo accompagnò al letto; lo spogliò dolcemente, nudo.
Iniziò a leccarlo dappertutto; nessuna meta era impedita ai sensi, nulla restò inesplorato o proibito.
L'eccitazione di lui divenne enorme; cercò di afferrarla per possederla; era come una febbre; la cui unica cura era unire la temperatura dei corpi.
Lei si divincolò da lui sorridente. Disse:-"Non così presto. Dobbiamo fare un gioco!"
Lui si rassegnò a darle ascolto.
Lei fece scintillare alla luce dell'abat jour un paio di manette.
Lui di buon grado si lasciò ammanettare era uno dei suoi sogni erotici ricorrenti ma sempre repressi.
Ammanettato.
Lei rise. Rise sguaiatamente.
Poi si allontanò.
Il sudore incominciò a calare giù per la fronte di Lui. Forse voleva frustarlo... sarebbe stato davvero piacere o solo dolore ?
Lei tornò. Si gettò sopra di lui e velocissima lo imbavagliò.
Lui cercò di divincolarsi senza alcun successo. Sentì le manette procuragli delle abrasioni e si distese accettando la sorte di far sesso violento con quella sadomasochista che gli era capitata.
Poi lei si assentò di nuovo e tornò stavolta con in mano un bisturi scintillante.
"Buono, devi essere davvero buono." Disse.
Il terrore si impossessò di lui. Dimenarsi non servì a nulla. In breve ella cominciò a strappargli di dosso le carni col bisturi e a mangiarne alcuni lembi crudi ed insanguinati.
"Sì. Buono. Sei DAVVERO BUONO".


Ricardo Antonio Piana
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