
Amleto compie quattrocento anni
Data: Friday, 19 July @ 15:18:55 CEST Argomento: Cultura & Teatro

Il 26 luglio del 1602, Robert James, stampatore, registrava presso l'Albo della corporazione dei cartolibrai (Stationer's Register) "un copione intitolato La vendetta di Amleto principe di Danimarca cosí come è stato recentemente rappresentato dai servitori del Lord Ciambellano". ...
E' in questo modo, presso una sorta di Ufficio anagrafe delle paternità teatrali, con una dichiarazione per procura, che acquista cittadinanza letteraria uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, poi noto col semplice nome di Amleto. Lodevole l'iniziativa di Repubblica (la cultura "tira" ultimamente), di celebrare l'anniversario non già di un autore, ma di un'opera e del suo personaggio, ormai archetipo letterario dell'umana ambiguità, del conflitto interiore tra dubbio e volontà, tra la ragione e l'azione, tra l'essere e il dover essere. Non a caso ne parlava come di "tragedia della volontà" Boris Pasternak in un brano tratto dalla propria autobiografia e riproposto in prima pagina dal quotidiano romano, che dedica alla celebrazione ben tre pagine interne ricche di articoli (la notizia in premessa tratta dall'articolo di Nadia Fusini) a carattere storico, critico e psicologico, con in più un'intervista a Giorgio Melchiori, che di Shakespeare è il massimo studioso italiano e uno tra i più importanti al mondo nonché curatore, in Italia, dell'edizione Meridiani dell'opera dell'inglese. Nell'intervista Melchiori offre nuovi spunti di lettura, parlando dell'Amleto come di "opera aperta", interessata ai meccanismi dialettici del dramma più che alla soluzione della storia. Amleto, per Melchiori, è un personaggio rivoluzionario all'interno di un'opera con un canovaccio tutto sommato tradizionale: "Ogni forma di espressione narrativa", dice, "narra di una ricerca: l'eroe si ripropone di ottenere qualcosa: potere amore sapienza o altro. Le forme che assumono le opere letterarie sono conquests, conquiste. Nel teatro, poi, ciò è più vero che mai: nella commedia la conquista riesce, nella tragedia fallisce. In Amleto questo meccanismo si capovolge. Il protagonista non si ripropone una conquest ma una inquest, una indagine interiore. Non ha aspirazioni, gli interessa cosa fa muovere il meccanismo. La ricerca è rivolta a se stesso, e il dramma si trasforma da una vicenda obbiettiva in analisi psicologica dell'azione". Conquest/Inquest gioco di parole, che descrive dunque un cambio di direzione della coscienza letteraria occidentale anticipando di qualche secolo la ricerca letteraria dei primi decenni del novecento, della Recherche, appunto, di Proust, ma anche di Joyce e di Virgina Woolf. Amleto indaga se stesso, scopre l'assurdità della vendetta, ha coscienza della crudeltà dell'azione, della feroce inutilità, ma non può sottrarsi a quel dettato paterno, non ne ha ancora la forza; vive la sua estraneità, è come straniero nella propria corte della quale rifiuta tutte le profferte e le cure amorose, anche degli stessi regnanti, vittime designate ancorché quasi senza coscienza morale del proprio crimine. Qui, però, ci troviamo ancora difronte ad un agire consapevole: egli è ancora attore e protagonista della scena, forza motrice dell'azione drammatica. Poco più di tre secoli dopo, invece, Shakespeare avrebbe iniziato così il proprio Amleto... "Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, ...Amleto... si trovò trasformato in un enorme insetto." P.S. A proposito di Shakespeare segnalo il sito http://infoservice.dnsq.org/shakespeare.html dal quale si possono scaricare, in formato acrobat (pdf), le versioni sia italiane che inglesi (in alcuni casi anche di altre lingue) di tutte le sue opere.
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