L’opposizione dove sta?
La guerra agli oppositori della destra e’ cominciata a suon di calunnie, insulti e querele.
Ovviamente non stiamo parlando di Veltroni che scodinzola a pranzo con Berlusconi e nemmeno della fantomatica sinistra arcobaleno di cui si sono perse le tracce al largo di Lampedusa e che alcuni dicono essere stata una specie di miraggio nel deserto, ma della banda dei 4, come la chiama Santoro: lo stesso Santoro, Travaglio, De Magistris e Di Pietro.
La banda in verita’ e’ piu’ ampia e comprende magistrati come Bocassino e Forleo, educati giuristi come Rodota’, giornalisti antimafia come Saviano o Lirio Abbate o anticamorra come Rosaria Capacchione, o di elevata preparazione come Gomez, Rizzo, Stella, Flores d’Arcais, comici d’assalto come Dario Fo o Beppe Grillo o liberali scrittori come Flores d’Arcais e perfino preti dissidenti come Paolo Farinella, che preferiscono le vere battaglie di civilta’ e democrazia alle false crociate distrattive di un papa reazionario del 1870. Contro questa banda, che rappresenta ormai la parte migliore del paese e l’unica opposizione visibile, si scagliano non solo i rappresentanti della criminalita’ organizzata in Parlamento e quella destra leghista che le fa ormai da truce spalla, ma anche i presunti moderati che scrivono su Repubblica o il Corriere, o i politici della presunta opposizione che parlano ormai solo in nome di patti fedifraghi piu’ o meno espliciti col nuovo potere.
D’Avanzo
Intanto nella puntata di Anno zero di ieri sera Travaglio ha querelato il giornalista Giuseppe D'Avanzo di Repubblica.
Questo Giuseppe D’Avanzo e’ uno dei piu’ violenti di Travaglio. La sua posizione e’ abbastanza strana, se si considera che attacca con livore un collega, (Travaglio scrive anche lui su Repubblica), ma non e’ la prima volta che D’Avanzo attacca Santoro, Travaglio, de Magistris, Forleo con un eccessivo livore e la cosa puzza, tanto piu’ che costui si presenta come un amante dell’ordine, della verita’ e del rigore legale. E’ insomma un altro Scalfari, piu’ subdolo. Con la scusa di essere un legalitario, Giuseppe D’Avanzo si dimostra in realta’ un facinoroso di dx abbastanza sgradevole. E che ci fa allora su Repubblica un giustizialista di dx ?
Ormai i quotidiani hanno due staffe, in una scrivono i Travaglio, i Gomez, i Rizzo o Stella.. sull’altra scrivono i Romano, i Pianebianco, i D’Avanzo, gli Scalfari. Sono come quei fascisti che tenevano un ebreo in cantina, non si sa mai come girasse il vento. E non so se questo atteggiamento e’ piu’ ipocrita o piu’ opportunistico. Ma so che atteggiamenti simili si dovrebbero estirpare.
Strano giornalista questo D’Avanzo! Molto sospetto!
Il suo intervento in merito ad Abu Omar fu cosi’ puntuale e porto’ ai rapporti di Telecom col Sisdi in un modo cosi’ informato, addirittura con suggerimenti utili diretti alle forze inquisitrici che molti hanno pensato a un facsimile di Farina o Ferrara (uomini della CIA), cioe’ a un infiltrato dei servizi.
Scrive wikipedia: "In ambienti giornalistici s’e’ piu’ volte affacciata l’ipotesi che D’Avanzo e Bonini (altro giornalista di Repubblica) abbiano fonti direttamente nel mondo degli agenti segreti. Tale "fisiologico" precipitato delle rivalita’ tra testate ha registrato un’impennata dopo la scoperta (nel caso Telecom-SISMI) che il giornalista Renato Farina era a "libro paga" del SISMI. Francesco Cossiga, un esperto in materia, ma anche viziato dalla sua pubblica solidarieta’ con il capo del SISMI Pollari, ha presentato un’interrogazione parlamentare in cui si chiede se D’Avanzo e Bonini siano col capo della polizia Gianni De Gennaro in rapporto di giornalista-fonte, o se invece dal secondo ai primi vi sia stato passaggio di danaro." Insomma D'Avanzo sarebbe un infiltrato pagato dal SISMI. E se lo dice Cossiga, che dei servizi e’ un esperto!! Eventuali querele sono da rimandare a lui.
Dobbiamo postulare una stampa guidata dai Servizi? Niente di piu’ probabile. E magari servizi anche con guerre intestine?
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_D%27Avanzo
Ma la cosa perversa e’ leggere su l’Espresso :
La Bollati Boringhieri pubblica il celebre scritto di Josepg Pulitzer che onora il giornalista che fa la cronaca accurata o l’inchiesta indipendente come una risorsa preziosa della societa’ democratica. Il curatore dello scritto e’ Giuseppe D’Avanzo. Ma se costui, come afferma Cossiga, e’ un infiltrato pagato dai servizi, ora vedete voi dalla teoria alla pratica quanto ci corre…
Possiamo notare solo una cosa: per quanto la querela di Travaglio a D’Avanzo sia lo scoop di oggi, le pagine on line di Repubblica e Unita’ non ne fanno parola. Sono semplicemente indietro o non sanno che pesci pigliare?
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Di che si e’ trattato?
Nell’intervista di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, Travaglio aveva detto che la carica n° 2 dello Stato, il presidente del Senato Schifani negli anni 70 aveva fatto una societa’ insieme a persone che poi risultarono essere della mafia. L’affermazione era contenuta nel libro di Abbate e Gomez “I complici”, derivava da atti giudiziari, e Travaglio non faceva che citarla. Pur essendo il libro in circolazione senza smentite da un anno, Schifani aveva minacciato querele (che non sono ancora state notificate) a Travaglio, ma non a Abbate e Gomez o ai giudici che le avevano avvalorate a suo tempo, e aveva sollecitato il consiglio Rai a prendere provvedimenti di espulsione di Travaglio dalla televisione (Travaglio e’ ospite fisso di Anno zero, una trasmissione che sta nell’occhio di B come un orzaiolo nell’occhio del diavolo).
Fazio era stato costretto a leggere a reti unificate una umiliante lettera di scuse precompilata dalla direzione
http://it.youtube.com/watch?v=megk1nMHvX0 , mentre esplodeva la bagarre dei servi del regime. La trasmissione di Santoro aveva vacillato. Qualcuno aveva minacciato di chiudere Rai3, cosa a cui B pensa da tempo. Stampa e politica si erano schierate unanimemente dalla parte di Schifani. La Finocchiaro in prima persona ne aveva preso le difese, con tutto che era stata la candidata del Pd al governo della Sicilia, perche’ D’Alema l’aveva preferita alla Borsellino, e con tutto che uno da una candidata in Sicilia di una presunta opposizione ci si aspetterebbe almeno un atteggiamento contro la mafia e non di difesa degli amici della mafia. Ne erano seguito altre polemiche roventi, da cui Veltroni si era soavemente ritratto continuando a flirtare con presdelcons, con cui si immagina fara’ presto la riforma costituzionale fondamentale, cioe’ abolire la repubblica parlamentare per trasformare l’Italia in un regime presidenziale forte, senza contrappesi. Col che usciremo definitivamente dall’Europa che ci sta gia’ considerando un paese a rischio.
Su Repubblica il giornalista Giuseppe D’Avanzo gia’ da tempo, col consenso del suo direttore, affianca il lavoro di smantellamento della verita’ di gente come Scalfari, che calunnia personaggi come Grillo o mette in cattiva luce l’operato di magistrati che onesti come Forleo, de Magistris o Bocassino. D’Avanzo dunque calunnia Travaglio insinuando che anche lui e’ corrotto, in quanto si e’ fatto pagare una vacanza di 10 giorni in un albergo da una persona poi inquisita. Travaglio lo querela.
''Mi ha diffamato. Io non ho mai avuto vacanze pagate da nessuno e non ho mai conosciuto mafiosi''. Al centro dello scontro i rapporti con il maresciallo della Gdf, in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro.
“Appena esco dall'incubo di questi giorni, che sto passando a scrivere precisazioni ai giornali contro il fango che hanno gettato su di me, firmo il mandato al mio avvocato. Io non ho mai avuto vacanze pagate da nessuno e non ho mai conosciuto mafiosi, ne’ dopo ne’ prima che fossero condannati. Chi dice il contrario lo querelo".
Il maresciallo della Gdf, in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, subi’ una condanna a 4 anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della Procura di Palermo. (C’è chi le guardie della Finanza prima le ha corrotte, poi le ha assunte con alte paghe, ma lasciamo perdere... nda)
Travaglio ricostruisce i suoi rapporti con Ciuro, spiega che questi gli aveva segnalato un albergo in cui trascorrere le vacanze a Trabia e il conto finale era stato il doppio della tariffa pattuita con l'albergatore lui lo riferi’ allo stesso Ciuro.
D'Avanzo risponde che "nessuno ha mai messo in dubbio l'onorabilita’ di Travaglio" bensi’ "si e’ voluto soltanto ragionare senza ipocrisia su un metodo giornalistico che, con niente o poco, puo’ distruggere la reputazione di chiunque".
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.2165962618
Travaglio: «Cio’ che non e’ consentito a nessuno e nemmeno a D'Avanzo e’ imbastire una ripugnante equazioni tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato». La circostanza, spiega Travaglio (in particolare il pagamento di un albergo per le vacanze da parte di Michele Ajello, ndr) «e’ totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne rispondera’ in tribunale». La vicenda si affida dunque sempre piu’ alle carte bollate.
Nei giorni scorsi era stato proprio Schifani a dare mandato ai suoi avvocati di querelare Travaglio.
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Scherzo
Presidente paramafioso? Perche’ no?
di Renzo Butazzi
Non capisco quale sarebbe lo scandalo se il presidente del senato, Enrico Schifani, fosse stato o fosse mafioso, colluso con la mafia o contiguo ad essa. Il parlamento rappresenta tutti gli italiani e dunque deve rappresentare anche i mafiosi, i camorristi e tutti gli altri operatori del crimine più o meno organizzato.
Oggi che il potere criminale e’ particolarmente diffuso e florido mi sembra plausibile, giusto ed anche opportuno, che qualche suo esponente raggiunga le piu’ alte cariche elettive. Forse l'onorevole Schifani ha avuto amici influenti, che lo hanno aiutato nella carriera, ma negando quanto hanno scritto e detto su di lui Abbate, Gomez.e Travaglio, ha dato prova di modestia e riservatezza.
D'altra parte, se il parlamento fosse composto soltanto da cittadini onesti, ci sarebbe da pensare che le elezioni siano sempre state manipolate. Pensate a quali livelli di frustrazione e di tragica reazione potrebbero giungere gli operatori del crimine organizzato se non si sentissero rappresentati correttamente nel loro stesso paese.
Per allontanare ancora di piu’ questa iattura e’ auspicabile che il parlamento, magari con lo stimolo del nuovo presidente del Senato - seconda carica dello stato - proponga qualche legge e provvidenza a favore della mafia e della camorra. Il mitico "tesoretto", per esempio, potrebbe essere devoluto ad integrazione dei sussidi che la mafia paga, autonomamente, alle vedove e agli orfani dei suoi numerosi caduti sul lavoro.
In questo modo gli operatori del crimine organizzato non si sentirebbero gli unici "figli di un Dio minore" rimasti.
(13 maggio 2008)
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Potremmo proporre le quote mafiose come ci sono le quote rosa.
O la mafia col fifty fifty ci perderebbe?
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La replica di Travaglio sul suo blog
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
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Il giornalismo e il caso Schifani
Caro direttore,
D'Avanzo e’ liberissimo di ritenere che i cittadini non debbano sapere chi e’ il presidente del Senato. Io invece penso che debbano sapere tutto, che sia nostro dovere informarli del fatto che stava in societa’ con due personaggi poi condannati per mafia, che si occupava di urbanistica come consulente del comune di Villabate, controllato dal clan Mandala’, anche dopo l'arresto del figlio del boss e subito prima dello scioglimento per mafia.
Percio’ l'ho scritto (dopo valorosi colleghi come Lillo, Abbate e Gomez) e l'ho detto in tv presentando il mio libro. Anche perche’ la Procura di Palermo sta ancora vagliando le dichiarazioni rese nel 2007 dal pentito Francesco Campanella, gia’ presidente del consiglio comunale di Villabate e uomo del clan Mandala’, sul piano regolatore che, a suo dire, il boss aveva "concordato con La Loggia e Schifani" (Ansa, 10 febbraio 2007).
Cio’ che non e’ consentito a nessuno, nemmeno a D'Avanzo, e’ imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioe’ che l'imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza e’ totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne rispondera’ in tribunale.
Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un'alzata di spalle, limitandomi a una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a quando diventero’ presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da nascondere e D'Avanzo sta cercando - con miseri risultati - di minare la fiducia dei lettori nella mia onorabilita’ personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi.
Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie, magari rivolgendosi all'albergo o dandomi un colpo di telefono, avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all'ultimo centesimo (con carta di credito, D'Avanzo puo’ controllare); c) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalo’ un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino.
Il primo anno trascorsi due settimane nell'albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiego’ che c'era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L'anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, cosi’ i vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di "cuscini". Ecco tutto.
Che c'entri tutto questo con le amicizie mafiose di Schifani, francamente mi sfugge. Qualcuno puo’ seriamente pensare che, come insinua D'Avanzo, quella vacanza fantozziana potrebbe rendermi anche solo teoricamente ricattabile da parte della mafia o addirittura protagonista di "una consapevole amicizia mafiosa"? Diversamente da Schifani, non solo sono un privato cittadino. Non solo non sono mai stato socio ne’ consulente di personaggi e di comuni poi risultati mafiosi. Ma non ho mai visto ne’ conosciuto mafiosi, ne’ prima ne’ dopo la loro condanna. Chiaro? Se poi questo e’ il prezzo che si deve pagare, in Italia, per raccontare la verita’ sul presidente del Senato, sono felice di averlo pagato.
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Il Regime contro la libera informazione
Contro Travaglio un’azione bipartisan
Dario Fo
www.dariofo.it
A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:
"Le parole sono come pietre. - dice - Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi."
Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'.
I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verita’ un po' sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione!
Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E' semplice....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s'e’ gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile.
Tant'e’ che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioe’ a dire sanzioni, interdizioni dal video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide mai".
S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con Travaglio e’ come un format (cioe’ a dire roba tipo Grande Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioe’ 'Chi e’ quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici."
Bella questa del format! Cioe’ chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove e’ un indegno mestatore!
Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da Dante, che scriveva pure in rima!
E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram.
Infatti alle parole di Travaglio s'e’ indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Liberta’.
Ma attenti, non c'e’ di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta si’ preconfezionata e terribile. Bipartisan.
Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito.
Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si e’ deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.
"Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori".
Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono gia’ stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di liberta’ e persino di democrazia.
In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito.
(12 maggio 2008)
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Siamo tutti Marco Travaglio (se siamo ancora democratici)
Il mattino si vede dal buon giorno «travagliato»
don Paolo Farinella
Sabato 10 maggio non ho visto l’intervista di Fabio Fazio a Marco Travaglio nella trasmissione «Che tempo che fa». L’ho recuperata successivamente su You-Tube.
http://it.youtube.com/watch?v=3Pyc_GMHrMY
Nella nota che ho diffuso il 30 aprile 2008, ad elezione avvenuta in Senato, scrissi e divulgai queste affermazioni:
«Il mafioso anziano Giulio Andreotti presiede il Senato e insedia a presidente del Senato della repubblica un altro mafioso di spicco, amico e sodale del mafioso di Villabate Nino Mandala’. Il nome del neo presidente del Senato e’ Schifani. Mai nomen fu omen. Schifani, discepolo dell’altro senatore Enrico La Loggia erano e forse sono ancora a libro paga della mafia. Andreotti e’ stato giudicato colpevole di favoreggiamento di mafia, ma non pote’ essere perseguito per prescrizione. Schifani e’ l’autore del «lodo Schifani» che permise di mettere Berlusconi al riparo dalla sentenza di condanna che stava arrivando, al resto penso’ la provvidenziale archiviazione per prescrizione di termini».
Queste, come le affermazioni di Marco Travaglio, non sono considerazioni etiche o politiche, sono semplicemente la fotografia della situazione e ne prendiamo atto non per un pruriginoso bisogno di sensazionale, ma unicamente perche’ c’interessa in quanto ci coinvolge direttamente come cittadini che manteniamo questa gente al potere e anche perche’ questi figuri ci dovrebbero rappresentare istituzional-mente.
Ho visto l’intervista a Renato Schifani, subito dopo «lo scandalo-Travaglio», organizzata dalla tv di Stato e ho notato che il giornalista, invece di chiedergli se era vero che il neo presidente del Senato, in sintonia con l’altro senatore della maggioranza, Enrico La Loggia, avesse avuto rapporti con Nino Mandala’, boss mafioso di Villabata, gli ha chiesto «cosa risponde agli attacchi» che gli sono arrivati dal giornalista. Veramente, non c’e’ piu’ religione!
Tutti, destra (comprensibile) e sinistra (comprensibile anche questo) sono andati all’arrembaggio di Marco Travaglio, lamentando la mancanza di «contraddittorio» che ormai nella deontologia di molti giornalisti ha preso il posto della verita’. Non puo’ esserci contraddittorio tra un ladro e un derubato, uno stupratore e la sua vittima, tra un omicida e il corpo inerte della vittima. Se il neopresidente del Senato vuole rispondere, dica la sua versione, senza omettere nulla su questi punti: a) E’ vero che ha avuto rapporti con la mafia? b) Ha fatto affari con il boss mafioso? c) Oggi quali relazioni intrattiene con Nino Mandala’ e il suo ambiente? d) Se anche un decimo di tutto cio’ fosse vero, non sarebbe piu’ dignitoso che si dimettesse? (anzi, non sarebbe stato meglio non eleggerlo?). Se Berlusconi e Dell’Utri proclamano in fine di campagna elettorale «eroe» dell’anno il mafioso Vittorio Mangano, ci viene il sospetto che abbiano scelto Renato Schifani con un progetto specifico. Sono io che penso male, o sono loro che mi obbligano a pensare che e’ proprio cosi’?
Se questo e’ il mattino… figuriamo il buon giorno!
A Marco Travaglio, per quello che puo’ servire, tutta la mia stima e la mia solidarieta’.
Note a latere:
1. Berlusconi durante la campagna elettorale ha perso letteralmente la voce nel gridare che, in caso di vittoria, avrebbe chiamato Lucio Stanca, dirigente IBM, a digitalizzare l’amministrazione pubblica, anzi per la precisione lui ha detto «l’Italia». Vedo che ha mantenuto la promessa, travestendo Lucio Stanca con le sembianze di Renato Brunetta.
2. Lo stesso ha accusato a tutto spiano il governo Prodi per avere raddoppiato i ministri e i sottosegretari, eseguendo la politichetta dei politicanti. Bene. Prodi ha varato una legge che riduce i ministri a 12 e i sottosegretari a non piu’ di 48, per un totale di 60 nullafacenti ad alto tasso d’inquinamento legislativo. Berlusconi, il moralizzatore e l’antipolitico popularpopulista, ha portato a termine una estenuate trattativa per posti a sedere e posti semi in piedi, comunque tutti posti al sole. Ha raddoppiato i ministeri con l’escamotage del «senza portafogli», con la promessa che ad ottobre fara’ una mini riforma per aumentare i posti dei ministeri con apposita legge ad uso e consumo di una politica tutta indirizzata a salvaguardare la sua immagine, alla faccia dell’interesse della Nazione. Intanto non si e’ ancora insediato che sono schizzati all’in su gli aumenti di gas e luce. Come voleva dimostrare.
(12 maggio 2008)
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Solidarieta’ a Marco Travaglio
Pancho Pardi
La bagarre scatenata contro Marco Travaglio per le sue affermazioni a proposito di Renato Schifani nella trasmissione di Fazio puo’ apparire stupefacente. Il giornalista si era limitato a ricordare cio’ che Lirio Abbate e Peter Gomez avevano scritto su rapporti intrattenuti dall’attuale presidente del Senato con soggetti mafiosi: ad esempio la societa’ Sicula Brokers aveva tra i suoi soci fondatori Enrico La Loggia, Renato Schifani e Antonino Mandala’, poi individuato come influente boss di Villabate. Fatti noti, registrati anche in altre varie pubblicazioni. La cui diffusione a stampa non ha prodotto querele nei confronti degli autori.
Storie narrate da giornalisti abili nella ricerca e lette da cittadini interessati a capire quanto possa essere opaca la societa’ politica. Storie che finche’ restano confinate nell’ambito della stampa cartacea producono uno scandalo relativo. L’importante e’ che non vadano in televisione, in particolare sui canali nazionali e nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Se ci arrivano, comincia allora il fuoco di sbarramento. Il potere sa bene che oggi la lettura attiva pesa meno dell’ascolto passivo. Che i pochi lettori sappiano non preoccupa troppo. Decisivo e’ che i molti spettatori televisivi vengano mantenuti in uno stato di imbambolata inconsapevolezza.
Meno stupefacente e’ che soggetti importanti del centrosinistra partecipino all’offensiva contro il giornalista e impongano l’atto di contrizione alla trasmissione ospite. Alti dirigenti del PD si esercitano nella consueta retorica: “Atteggiamenti come quelli di Travaglio e Santoro ci fanno perdere”. Sara’ il caso di avvertirli che anche senza quelli, con una campagna elettorale dolce, abbiamo gia’ perso, e male.
C’e’ una strana aria oggi nel centrosinistra. Sembra che non dobbiamo dolerci troppo della sconfitta perche’ l’avversario non c’e’ piu’. Uno schieramento che ha stabilito un duo-monopolio sull’informazione, confuso sistematicamente l’interesse privato con l’interesse pubblico, cambiato la legge per sgravare pochi potenti dei loro processi, provato a sfregiare la Costituzione, risulta definitivamente risanato dalla nuova vittoria elettorale, ottenuta peraltro con una legge che ha distorto in profondita’ il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica.
Non c’e’ piu’ avversario. C’e’ solo un interlocutore con cui discutere. Per fare le cose che vuole lui?
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La Casta contro la Liberta’ d'informazione
Schifani story 2
Marco Travaglio
Ripubblichiamo da "L'Espresso" la recensione di Marco Travaglio a "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano. Da Corleone al Parlamento" di Lirio Abbate* e Peter Gomez (Fazi ed.). Il libro racconta tutto quello che in tv non ci vogliono dire: cioe’ i rapporti politici trasversali (dall'Udc fino ai Ds) di un boss ora presentato solo come un vecchio assassino ultimo rappresentate di una mafia arcaica ed animale.
Fin troppo facile citare Tomasi di Lampedusa. Ma non c’e’ niente da fare: nella Sicilia del potere e’ sempre stagione di gattopardi, con stili diversi e obiettivi identici: cambiare tutto perche’ nulla cambi. Questo e’ anche il capolavoro di Bernardo Provenzano, che con la sua cattura ha trasmesso l’immagine di una mafia sconfitta garantendo invece a Cosa nostra il passaporto per il futuro. Quale sia il progetto dell’ultimo padrino lo spiega un volume in uscita la prossima settimana dall’editore Fazi, “I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”: una grande zona grigia che fonde e confonde tutto, destra e sinistra, imprenditoria e pubblica amministrazione, mafia e antimafia. Peter Gomez, inviato de “L’espresso”, e Lirio Abbate, cronista dell’Ansa di Palermo, raccontano i protagonisti di questo magma, che avanza sottoterra, senza eruzioni esplosive che attraggano l’attenzione della cosi’detta societa’ civile. Cosidetta perche’ nei piani del boss c’e’ anche l’infiltrazione nell’antimafia militante, la ricerca di collusioni nei partiti di sinistra, l’ossessione per il mimetismo che renda Cosa nostra una Cosa nuova, capace di restare protagonista senza mai apparire. Il laboratorio di questa rivoluzione invisibile e’ Villabate: una citta’ dove gli emissari di Provenzano parlavano con esponenti di primo piano della politica nazionale. Il personaggio al centro della famiglia di Villabate, Nino Mandala’, ha ricevuto un altro ordine di cattura la scorsa settimana. Ecco uno stralcio da “I complici”.
“Enrico tu sai da dove vengo e che cosa ero con tuo padre… Io sono mafioso come tuo padre, perche’ con tuo padre me ne andavo a cercare i voti vicino a Villalba da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga… Ora (lui) non c’e’ (piu’), ma lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso…».
Una frase del genere, anche loro che per lavoro erano abituati ad ascoltare ogni giorno ore e ore d’intercettazioni, non l’avevano mai sentita. Sembravano le parole di un film. Dentro c’era tutto: la minaccia - «io sono mafioso» - il ricatto - «lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso» - i riferimenti ai capi storici di Cosa Nostra - Turiddu Malta, capofamiglia liberato dal carcere nel ’43 dagli americani - e la politica. Si’, la politica. Quella con la P maiuscola, perche’ Enrico era il figlio del senatore fanfaniano Giuseppe La Loggia: era Enrico La Loggia, dal 1996 al 2001 capogruppo di Forza Italia al Senato e poi ministro degli Affari Regionali nel governo Berlusconi. Ma a pronunciare quelle parole non era stato un attore: a scandirle con voce forte e chiara era stato, appena un mese prima di finire in manette, l’avvocato Nino Mandala’. E’ il 4 maggio 1998. Quel giorno il boss di Villabate sale, verso le 11 del mattino, sulla Mercedes turbodiesel di un uomo d’onore grande e grosso, dalla folta barba scura. E’ l’auto di Simone Castello, l’imprenditore che, fin dagli anni Ottanta, per conto di Provenzano recapita i suoi pizzini in tutta la Sicilia. I carabinieri l’hanno imbottita di microspie perche’ sanno che parlare con Castello significa parlare direttamente con l’ultimo Padrino. Mandala’ e’ su di giri. Le elezioni amministrative sono alle porte, nel direttivo provinciale di Forza Italia di cui fa parte c’e’ fermento, le riunioni per preparare la lista dei candidati si succedono alle riunioni. Gaspare Giudice lo ha consultato per trovare un uomo da presentare per la corsa al consiglio provinciale a Misilmeri, un paesino a pochi chilometri da Villabate. Lui gli ha fornito un nome: all’ultimo momento pero’ l’accordo e’ saltato, perche’ Renato Schifani, neoeletto senatore nel collegio di Corleone, «ha preteso, giustamente, che il candidato di Misilmeri alla provincia fosse suo, visto che Gaspare Giudice ne aveva gia’ quattro», spiega Nino a Simone. (...)
La sua prima piccola rivincita, Nino, se l’e’ comunque gia’ presa. Il candidato proposto da Schifani si e’ presentato in paese ma e’ stato respinto in malo modo. Ridendo, Mandala’ racconta di avergli detto a brutto muso: «Caro mio io non do indicazioni a nessuno, non mi carico nessuno, Misilmeri non e’ Villabate, e’ inutile che vieni da me. Di voti qui non ce n’e’ per nessuno…». La dura reazione del capomafia ha preoccupato i vertici di Forza Italia, tanto che Gaspare Giudice lo ha immediatamente chiamato: «Mi ha telefonato dicendo che stamattina a casa di Enrico La Loggia c’e’ stata una riunione. (C’erano) La Loggia, Schifani, Giovanni Mercadante (l’allora capogruppo di Forza Italia in Comune a Palermo, arrestato per mafia nel 2006) e Dore Misuraca, l’assessore regionale agli Enti Locali. (Giudice mi ha raccontato che) Schifani disse a La Loggia: «Senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandala’, perche’ ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere piu’ piede… e quindi c’e’ la possibilita’ di recuperare Mandala’, telefonagli…».
Il mafioso e’ quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici e’ sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandala’: «Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo (il candidato di Misilmeri)… aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si e’ rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonera’. Mi puo’ telefonare che io, una volta, l’ho fatto piangere?».
Mandala’ (...) torna con la mente al 1995, l’anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo «completamente abbandonato», forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandala’ non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un’agenzia di brokeraggio assicurativo (...). Il portaordini di Provenzano cerca d’interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: «Va bene, magari e’ il presidente (dei senatori di Forza Italia e non si puo’ esporre)…». «D’accordo, pero’, dico, in una situazione come questa… Dio mio mandami un messaggio. (Poteva farlo attraverso) ’sto cornuto di Schifani che (allora) non era (ancora senatore), (ma faceva) l’esperto (il consulente in materie urbanistiche) qua al Comune di Villabate a 54 milioni (di lire) l’anno. Me lo aveva mandato (proprio) il signor La Loggia».
«Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, (io e La Loggia) ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui mi dice: “Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio…”. Gli ho detto: “Senti una cosa, tu mi devi fare la cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti piu’ di rivolgermi la parola”. Lui si e’ messo a piangere, si e’ messo a piangere, ma non si e’ messo a piangere perche’ era mortificato, si e’ messo a piangere per la paura. Siccome gli ho detto“ora lo racconto che tuo padre veniva a raccogliere con me daTuriddu Malta”, e l’ho fatto proprio per farlo spaventare, per impaurirlo, per fargli male, ’sto cretino, minchia, ha pensato che io andassi veramente a fare una cosa del genere. Vedi quanto e’ cornuto e senza onore...».
* Per l'attivita’ che svolge, Lirio Abbate e’ stato minacciato di morte dalla mafia e nel settembre 2007 i poliziotti che si occupano della sua protezione hanno sventato un attentato che era stato preparato davanti alla sua abitazione a Palermo. Nell'ottobre dello stesso anno il boss stragista Leoluca Bagarella, durante l'udienza di un processo in cui era imputato, ha lanciato ad Abbate un proclama intimidatorio per alcune notizie che il giornalista aveva scritto sull'ANSA. Solidarieta’ gli e’ stata espressa anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha ricevuto anche al Quirinale.
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Audio di Lidia Ravera
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Audio di Moni Ovadia
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Audio di Carlo Lucarelli
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Audio di Dario Fo
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Beppe Grillo
Il presidente del Senato Renato Schifani e’ indignato. E’ in buona compagnia. I vertici RAI sono indignati. Anna Finocchiaro e’ indignata. Gasparri e’ indignato. Follini e’ indignato. Il PDL e’ indignato. Il PD e’ indignato.
L’indignazione sta tracimando dalle narici del veltrusconismo. Guareschi creo’ i trinariciuti. I veltruschini hanno un buco in piu’. Sono quadrinariciuti, due narici di sinistra e due di destra, che soffiano indignazione per la libera informazione.
Quattro narici in fila per due.
Travaglio ha fatto alcune dichiarazioni, tratte dal libro scritto con Gomez: “Se li conosci, li eviti” e da: “I complici” di Lirio Abbate e Gomez. Nessuno ha chiesto in questi mesi il ritiro dei libri. Perche’?
Travaglio ha avuto il torto di fare le dichiarazioni in televisione. Milioni di italiani che non leggono i libri lo hanno potuto ascoltare. Il problema e’ nel media, non nel messaggio. RAISET e’ cosa loro.
Schifani ha spiegato che “C’e’ chi vuole minare il dialogo”, ma di questo non deve avere paura. Il dialogo puo’ solo avvenire, infatti, tra due soggetti distinti, ognuno con una propria identita’. I veltruschini quadrinariciuti sono la stessa cosa. Il dialogo tra Finocchiaro e Gasparri e’ un fatto genetico. Hanno lo stesso DNA.
Schifani ha aggiunto: “Se c’e’ qualcuno che deve pagare dei prezzi li paghera’”.
Inizierei dalla Spagna. Frattini ritiri gli ambasciatori e La Russa si predisponga per una nuova Guernica. E’ la giusta risposta a El Pais, il quotidiano spagnolo piu’ diffuso con mezzo milione di copie, che ha scritto il 29 aprile 2008, due settimane prima che Travaglio andasse dallo stuoino Fazio:
“Il suo nome (Schifani ndr) e’ stato associato dalla stampa italiana con la criminalita’ organizzata siciliana, dato che negli anni ottanta fu socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandala’, boss del clan mafioso di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato allo storico dirigente di Cosa Nostra, Michele Greco”.
Bombardiamo Zapatero e la stampa indipendente spagnola. ¡Que viva Franco!
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Il Regime contro la libera informazione
Cosa rivela e cosa nasconde la crocifissione di Marco Travaglio?
Intervista a Peter Gomez
di Gabriele Paglino, Radio Citta’ Aperta (Roma), www.radiocittaperta.it
In seguito alle dichiarazioni, durante il programma tv "Che tempo che fa", sulle amicizie del neo presidente del Senato Renato Schifani con persone condannate per mafia, Travaglio e’ stato querelato dallo stesso Schifani. E se non per avergli dato del lombrico o della muffa (considerazioni non del tutto oggettive) e’ lecito che pure tu e Lirio Abbate vi aspettiate qualcosa....
Gomez: No, non ci aspettiamo niente del genere perche’ il libro e’ uscito da tempo (febbraio 2007), e’ stato letto presumibilmente anche da Schifani o comunque e’ stato letto da molti suoi amici e questo lo sappiamo per certo. E poi quello che era stato scritto nel libro era in parte stato scritto gia’ nel giornale L'Espresso nel 2002, allora Schifani aveva presentato querela e aveva perso.
Sulle espressioni da cabaret di Marco Cfr."dopo Schifani mi domando cosa verra’ forse il lombrico o la muffa" mi sembra che siamo all'interno di quello che si prevede come diritto di critica, ricordo che la liberta’ di parola nasce nel '700 per permetter di parlare male di chi sta al potere perche’ a parlarne bene ci pensavano gia’ i cortigiani.
Detto questo, e’ indubbio che il senatore Schifani, presidente della Camera alta del Parlamento, abbia avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. Noi (io e Lirio Abbate) all'interno del nostro libro ne individuiamo una serie che ruotano solo in parte alla Sicula Brokers, questa societa’ fondata nel 1979 anche da Schifani, che teneva 8 milioni di capitale, da La Loggia Giuseppe ed Enrico, perche’ Renato Schifani lavorava nello studio legale del vecchio La Loggia, il senatore Giuseppe La Loggia. Poi in quella societa’ figuravano anche Nino Mandala’, che come dice correttamente Schifani solo molti anni dopo verra’ condannato in 1° grado per intestazione fittizia e mafia, in quanto reggente della cosca di Villabate che in quel momento (quando Mandala’ viene arrestato) tiene in mano Bernardo Provenzano ovvero gli garantisce la latitanza, ma figuravano anche Benny D'Agostino, un grande imprenditore palermitano, che verra’ poi condannato per fatti di mafia, e grande amico di Michele Greco (il papa della mafia). Ma c'e’ di piu’ e di peggio all'interno di questa societa’ entrano anche gli uomini dei famigerati cugini Salvo di Salemi, a quel tempo grandi esattori siciliani ma soprattutto uomini d'onore dell'omonima famiglia, che verranno poi arrestati da Falcone nel 1984. Altri soci invece avranno dei problemi giudiziari legati a bancarotta immediatamente prima. Schifani, per la verita’, entra nel 1979 dopo circa un anno e mezzo esce dalla societa’ ma secondo le carte che abbiamo consultato e secondo quello che scrivono i carabinieri ci rientra nel 1983 come amministratore in sostituzione di Nino Mandala’. Ma c'e’ di piu’ perche’ nel 1998 quando Nino Mandala’, prima di essere arrestato, viene intercettato dai carabinieri mentre parla con il "postino" di Bernardo Provenzano, un'altro imprenditore che si chiama Simone Castello a cui racconta la storia di parte dei suoi rapporti con Renato Schifani e con il futuro Ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, sostenendo di aver fatto avere nel 1995, quindi in tempi molto piu’ recenti, una consulenza urbanistica a Schifani per il comune di Villabate, comune che nel 1999 e poi nel 2003 verra’ sciolto (2 volte dunque) per infiltrazioni mafiose. Il sindaco di questo comune era infatti il nipote del boss Mandala’. Mandala’, ricordiamo, non era solo un boss mafioso ma era anche membro del direttivo provinciale di FI dunque un funzionario di partito.
Cos'era questa consulenza urbanistica per il piano regolatore di Villabate ce lo racconta un collaboratore di giustizia, il cassiere della cosca mafiosa di Villabate, l'uomo che ha falsificato la carta d'identita’ con cui Bernardo Provenzano andra’ in Francia per farsi operare, un politico: e’ il segretario nazionale dei giovani dell'Udeur che e’ stato anche presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella.
Secondo Campanella, Schifani era stato scelto come consulente urbanistico del comune di Villabate in modo da poter intervenire (lui usa un'espressione piu’ pesante "manipolare") sul piano regolatore per fare un "favore" a quelli che erano gli interessi della famiglia mafiosa di Villabate che voleva anche costruire un grande supermercato. Il compito di Schifani era dunque di intervenire su questo piano regolatore e successivamente ci sarebbe stato un accordo per cui lo stesso Schifani, La Loggia e quello che era l'ingegnere che doveva materialmente stendere il piano regolatore si sarebbero suddivisi le consulenze. Campanella aggiunge che tutto questo non e’ avvenuto perche’ il comune (come detto) e’ stato sciolto per mafia. Sia La Loggia che Schifani, rispetto alle dichiarazioni di Campanella che riguardano vicende che nascono 30 anni fa ma che vanno avanti fino a poco piu’ di 10 anni fa, hanno annunciato di aver querelato lo stesso Campanella.
La cosa rilevante in tutto cio’ che e’ avvenuto risiede nell'informazione: quando si fa una biografia di un personaggio che e’ la seconda carica dello Stato non dico di farci un titolo ma in 3 righe la storia va raccontata. Siamo noi giornalisti che abbiamo sbagliato. Questa storia di questi rapporti (di Schifani) con persone poi condannate per mafia e’ uscita al momento dell'elezione sule colonne de El Pais e non e’ uscita sui giornali italiani con eccezione de Il Giornale che l'ha raccontata brevemente.
Ad eccezione di Di Pietro, gli attacchi a Travaglio sono giunti indistintamente dal centrodestra e dal centrosinistra. Violante ha definito "pettegolezzo" cio’ che tu e Lirio Abbate avete scritto su "I complici" e che Travaglio ha citato, Anna Finocchiaro, addirittura, forse non aspettava che l'occasione per vendicarsi di Travaglio che qualche mese fa le aveva fatto notare che il suo programma per la regione Sicilia era stato scritto da Salvo Ando’ arrestato negli anni '80, indagato per voto di scambio con il clan Santa Paola, truffa e corruzione...
Gomez: Si, processi che in parte si sono conclusi con assoluzioni
E prescrizione no?
Gomez: Si e prescrizione. Certo Marco Travaglio e’ odiato dalla casta: Violante non lo ama per una serie di prese di posizione di Travaglio nei suoi confronti. Ma diciamo che e’ "la filosofia" ad essere sbagliata: E' vero, maggioranza e opposizione stanno cercando in questo momento di trovare un accordo su una serie di riforme, non so se questo sia un bene o un male per il Paese. Ma questo non deve riguardare noi giornalisti che abbiamo come dovere quello di raccontare tutte le storie, per completezza dell'informazione, senza diffamare nessuno. Questo e’ molto utile specialmente in questo momento in cui le persone che siedono in Parlamento non sono piu’ elette da noi cittadini, non abbiamo piu’ di esprimere la nostra preferenza, ma vengono messe in lista dai partiti. Allora ci sono una serie di comportamenti che non sono sempre penalmente rilevanti, ad esempio frequentare abitualmente boss mafiosi non e’ un reato, e’ reato se tu insieme a quel boss pianifichi estorsioni, traffico di droga. Ma perche’ sempre piu’ spesso i partiti candidano persone che hanno questi tipi di frequentazioni e non candidano chi non ce li hanno? Io sono sicuro, stracerto che il PdL, cosi come il Pd, e’ strapieno di amministratori, funzionari e militanti che non hanno mai avuto rapporti con Cosa Nostra. Sarebbe auspicabile che, per un principio di trasparenza, i partiti, visto che chi arriva in Parlamento lo fa senza avere nessun tipo di forza elettorale alle spalle perche’ non votati dai cittadini, cerchino di promuovere solo chi non ha avuto questo tipo di rapporti.
Poi sono contento (cosi come Travaglio) che ci sia stato questo annuncio di querela di Schifani in modo che andando a vedere le carte si riuscira’ a capire se ha ragione Francesco Campanella il quale sostiene che, oltre a quanto detto prima, Mandala’ gli racconto’ che Schifani era presente insieme a La Loggia alla sua festa di matrimonio.
(L’intervistatore chiede poi su Fabio Fazio..)
Poco fa parlava di spettri. Gomez ci risiamo, il caso Travaglio che automaticamente e’ diventato il caso Rai, con il Cavaliere al Governo, e’ un ritorno al passato?
Gomez: Un ritorno al passato. Devo dire che nonostante la posizione di Anna Finocchiaro, Violante ed altri. Una differenza la noto: Marco, insieme ad altri giornalisti, aveva non attaccato ma fatto cronaca dello stesso tipo (di quella su Schifani) raccontando fatti analoghi non penalmente rilevanti ma sui quali si puo’ ragionare per quanto riguarda alcuni esponenti del centrosinistra, lo ha fatto spessissimo ad "Anno Zero". Tutto questo si era concluso con delle legittime proteste ma non con la richiesta di rappresaglie. La cosa che mi ha colpito e’ che quando le critiche investono rappresentanti del centrodestra ,che sono al Governo, questi chiedono rappresaglie, la chiusura, la censura. Qui non bisogna chiudere il programma e non serve neanche il contraddittorio (come ha detto la Finocchiaro) ma un diritto di replica, sempre che chi e’ chiamato in causa voglia replicare. Quindi che il senatore Schifani spieghi come siano andate le cose ma che lo faccia di fronte a dei giornalisti che siano informati, che gli possano chiedere delle cose nei particolari. Ho visto un'intervista sconcertante a Schifani al Tg1 in cui il collega sostanzialmente reggeva solo il microfono. Non ha chiesto nulla dei particolari di questa vicenda.
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Zerbini
Giulietto Chiesa
"Il Riformista" di Antonio Polito non lo legge nessuno, e infatti non e’ finanziato perche’ sia letto da normali lettori. E’ fatto come un bottettino di informazioni "riservate". E infatti e’ destinato a portaborse che circondano i politici che contano, cioe’ che prendono le decisioni. Sono quelli che le decisioni le preparano, le suggeriscono, le organizzano. Sono anche quelli che poi vengono inseriti nelle liste di collocamento per funzioni tipo quelle che svolgeva Pio Pompa. Infatti giornali come il "Riformista" e "Il Foglio" sono il posto migliore per preparare quel tipo di "quadri". Scrivono per loro, gli "insegnano il mestiere". Chi meglio di Ferrara e Polito potrebbero insegnare quel mestiere ?
Questa premessa e’ indispensabile per aiutare a capire le modalita’ dell’attacco contro Travaglio. In accoppiata, s’intende, con Giuseppe D’Avanzo, che sparava bordate contro De Magistris e la Forleo. dimostrando bene cosi’ la scala di valori su cui misura il suo tempo di lavoro : insomma cominciamo dai veri cattivi, poi, per il resto, se avanza tempo...
Ma torniamo al "Riformista". Hai fatto parlare Travaglio ? Adesso ti bastoniamo (per meglio dire : perche’ non lo bastonate, voi che dovete prendere prossime decisioni in RAI ?). L’oggetto di tante amorevoli cure e’ gia’ non piu’ Travaglio (quello l’hanno gia’ liquidato), bensi’... Fabio Fazio.
Il nostro ben noto cuor di leone dava gia’ fastidio, sebbene facesse di tutto per non dare fastidio proprio a nessuno. Ma la prudenza, neppure la meno temeraria (ed e’ il caso di Fabio Fazio), non e’ piu’ gradita. Bisogna leccare gli stivali. Altrimenti ti cacciamo. Povero Fazio, non aveva ancora messo a posto l’orologio. Il "Riformista" invita a epurare anche lui : "E’ all’altezza professionale di condurre un’intervista su un tema cosi’ delicato ?". Come si vede viene gia’ suggerita la motivazione della sentenza con cui gli si togliera’ il contratto.
Delazione numero due : chi ha preparato il programma ? Tra di loro c’e’ Michele Serra, anche lui collaboratore di Repubblica. Domanda velenosa : "Perche’ in tv sempre piu’ spesso il giornalismo e’ appaltato a bravi presentatori, comici e cabarettisti ?" Fuori dai piedi anche Michele Serra !
Anche lui, negli ultimi tempi, si era fatto tanto moderato da assomigliare al tipico zerbino, ma non ha ancora leccato stivali, e forse non lo fara’ mai, perche’ e’ persona per bene. Ma e’ persona che non ha ancora messo a posto l’orologio. Dunque toglietegli il contratto anche a lui, e in fretta, per favore.
Infine viene Travaglio stesso, delazione numero tre. "perche’ Travaglio scrive (ancora, ndr) su Repubblica ?". Toglietegli il contratto, anche a lui. E’ il modo migliore per colpirlo, per colpirli, tagliategli i fondi, poi metteteli fuori legge. La lobby dei portaborse, informata dal "Riformista" e dal "Foglio" e’ invitata a cominciare la caccia alle streghe (i due "organi" lo facevano gia’ prima, ma adesso anche loro hanno messo a posto gli orologi).
Il tutto mentre, sullo sfondo, Berlusconi e Veltroni - perfino piu’ velocemente di quanto avevamo pronosticato - si stanno mettendo d’accordo su tutto. Questo vale come memento per quelli che hanno votato Veltroni per impedire che arrivasse Berlusconi, che ridere !
14 Maggio 2008
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