Non fermarti qui. Non sto dormendo
Non mi compiangere. Non sono morta
Non guardare la mia foto con tristezza
Io sono radiosa
Ognuno appartiene a una catena di vite
che si allunga nell’universo
La mia e’ bellissima
perche’ fa parte dell’arco che tiene l’universo
E anche se morissi mille morti
tutte le rifarei con gioia
Nella mia vita
nella mia morte
ci sei anche tu
ci siete tutti voi
Pensami che sorrido
e vivimi nel tuo sorriso
Non sono venuta qui
perche’ si piangesse
su di me
ma perche’ si lottasse
per i vinti
Essi sono la luce del mondo
i miti, i deboli, gli inermi, i violentati
i perseguitati, gli ingannati, gli sfruttati,
i dimenticati
Essi sono il grano che deve fiorire
il cielo che deve albeggiare
il mondo che deve rinascere
Noi siamo il sacrificio di un mondo ricco e senz’anima
che in noi deve trovare la sua
redenzione.
Non piangere per me, piangi per loro
perche’ non sanno quello che fanno
e lotta tutte le lotte
e vivi tutte le battaglie
perche’ nella tua lotta
c’e’ il seme
del mondo.
La mia non e’ stata una morte
ma una resurrezione.
Viviana Vivarelli
..
Il 16 Marzo di cinque anni fa moriva a Rafah, Gaza, Rachel Corrie, schiacciata da un bulldozer militare israeliano. A 23 anni Rachel aveva lasciato gli USA, la famiglia, il college, le prospettive che aveva di una vita tranquilla e probabilmente agiata, colpita dalle sofferenze inflitte dagli israeliani alla popolazione palestinese. Quel giorno stava facendo un’ interposizione non violenta a favore di una famiglia palestinese la cui casa stava per essere distrutta. Il bulldozer militare israeliano prima la ha sepolta sotto un mucchio di terra, poi vi e' passato sopra.
Il 16 Marzo 2008, in Haifa, Israele, e' stato rappresentato, per la prima volta in lingua araba, "Il mio nome e' Rachel Corrie", un testo di letture, di lettere di Rachel, di testimonianze ed altro, che era stato precedentemente composto in inglese e rappresentato a Londra. La famiglia palestinese che Rachel cercava di proteggere non ha avuto, dalle autorita' israeliane, il permesso di partecipare.
Rachel non sara' morta invano se noi sapremo tenere vivi i suoi ideali.
(Dalla newsletter di Gerardo Orsi Ne’ servo ne’ padrone (orsig40@gmail.com))
..
Rachel aveva 23 anni, era partita dagli
Stati Uniti il
18 gennaio 2003, per andare nella striscia di
Gaza. Aveva frequentato un corso di addestramento in filosofia e tecniche di resistenza non-violenta, prima di unirsi agli altri attivisti dell'ISM, per partecipare ad azioni dirette. A febbraio e marzo aveva partecipato a diverse azioni:
-un processo-farsa al presidente degli
Stati Uniti per i crimini commessi nei confronti della gente di Gaza
-una dimostrazione, parte della protesta globale del
15 febbraio contro la guerra in
Iraq, durante la quale brucio’ una bandiera di carta degli
Stati Uniti, dopo che si era rifiutata di bruciare una bandiera israeliana
-l'occupazione delle aree presso i pozzi d'acqua locali, le operazioni volevano formare degli
scudi umani per proteggere i pozzi ed i lavoratori palestinesi dall'
esercito israeliano.
Rachel si definiva un osservatore dei diritti umani sulle azioni dei militari israeliani nell'area. Documento’ la distruzione di 25 serre, lo smantellamento della strada per la citta’ di
Gaza e la sparatoria contro gli operai dell'acquedotto municipale di
Rafah che cercavano di ricostruire i pozzi Canada e El Iskan, che erano stati distrutti dai bulldozer israeliani.
Trascorse molto tempo a parlare coi palestinesi del posto. Fu ospitata a dormire molte volte, in diverse famiglie, a
Rafah. Era coinvolta in un progetto di corrispondenza tra bambini della
striscia di Gaza e degli
Stati Uniti. Le sarebbe piaciuto che Rafah ed Olympia venissero un giorno gemellate.
Il
16 marzo 2003, Rachel, insieme con altri sei attivisti dell'ISM (tre britannici ed altri tre americani) stava cercando di impedire le operazioni di demolizione a
Rafah, in cui dei bulldozer corazzati erano usati per spianare gli edifici e la vegetazione vicino al confine, lungo la strada tra
Gaza e l'
Egitto. Secondo l'
esercito israeliano le demolizioni dovevano portare alla luce ordigni esplosivi ed a distruggere i tunnel dei contrabbandieri. I Palestinesi sono spesso uccisi durante queste operazioni di demolizione, che sono prese come una forma di punizione collettiva.
(Agli amici Rachel aveva scritto: ““Abbattono le case anche se si trova la gente dentro, non hanno rispetto di niente e di nessuno”).
Rachel portava un giubbetto fluorescente, rosso e aveva parlato col megafono.
Per due ore il suo gruppo aveva cercato di ostacolare i due bulldozer, mettendosi in mezzo e gridando nel megafono. Un'ora prima dell'incidente, i militari hanno sparato dei gas lacrimogeni di avvertimento per disperdere i dimostranti dell'ISM, che poi si erano raggruppati di nuovo. Quando i bulldozer avanzano, spingono un mucchio di terra di fronte a loro, per far si’ che un dimostrante salga in cima al mucchio e sia al di sopra del livello della lama del bulldozer. Rachel prima si era seduta o inginocchiata, poi si era alzata in piedi, in cima al cumulo di detriti, di fronte al bulldozer. Poi e’ caduta. Il bulldozer e’ avanzato e la lama l'ha colpita e le e’ passata sopra. I testimoni dicono che dopo averla coperta di terra, il bulldozer abbia fatto marcia indietro e le sia, cosi’ passato sopra una seconda volta. I compagni hanno tentato in tutti i modi di fermare il conducente e di prestarle soccorso, ma e’ stato tutto invano.
Rachel aveva 23 anni. Ha perso la vita per difendere col proprio corpo e le proprie idee i cittadini palestinesi nel loro diritto di avere una casa e una terra.
Un mese dopo, verso la meta’ di aprile, una versione ufficiale dell'
esercito israeliano scagionera’ completamente il proprio operatore, individuando la responsabilita’ dell'accaduto nel comportamento "illegale, irresponsabile e pericoloso" dei dimostranti. Una lettera inviata dall'Ufficio Stampa dell'Ambasciata d'Israele presso la Santa Sede specifica: "Durante un'operazione di bonifica di un'area in cui erano nascosti congegni esplosivi, che i terroristi erano intenzionati ad utilizzare contro soldati e civili israeliani, un gruppo di membri dell'Ism e’ entrato nella zona delle operazioni cercando di bloccarle. I soldati israeliani hanno tentato di allontanare i dimostranti e nello stesso tempo hanno spostato il luogo delle operazioni per evitare incidenti."
"I manifestanti sono riusciti a mantenersi sempre in vicinanza ai luoghi dei lavori. Si precisa che questi avvenimenti si sono svolti al confine tra Israele ed Egitto, in un'area sotto il controllo israeliano, come stabilito dall'accordo di pace firmato dai due Paesi. Verso le 17 Rachel Corrie si trovava nascosta da un mucchio di terra, formato dal lavoro delle ruspe, alla vista del conducente, che ignaro ha proseguito nello svolgimento della sua attivita’. La giovane e’ quindi stata accidentalmente investita da un oggetto contundente.
E’ stato chiesto immediatamente il soccorso di un'unita’ medica dell'esercito che si trovava nelle vicinanze, ma quando sono arrivati gli aiuti i compagni della ragazza avevano gia’ provveduto a trasportarla nei Territori Palestinesi. Per far luce sui fatti di quel giorno, e’ stata condotta un'accurata indagine dai vertici dell'esercito. Il risultato delle investigazioni e’ stato che Rachel Corrie non e’ stata investita da un veicolo, ma piuttosto e’ stata travolta da un oggetto molto pesante, probabilmente una lastra di cemento, caduto per un cedimento del terreno causato dai lavori. Siamo davanti, quindi, ad un incidente che non ha avuto nulla d'intenzionale."
Wikipedia
..
E CI DIRANNO
…e ci diranno che sono tornati
Enzo Baldoni, Margaret Hassan,
Rachel Corrie, de Mello…
li vedremo arrivare di lontano
sorridenti
e dietro avranno i marines,
gli imam, i poveri cristi e i poveri islamici,
gli iracheni della guardia,
i pretoriani di Saddham, i carcerieri
di Abu Graib e le loro vittime,
i ragazzini di Rafah, i sacerdoti
della chiesa della liberazione,
i sen terra, le vittime delle corporazioni,
le donne in burka bombardate
nelle loro povere case, i combattenti
inglesi, i 19 italiani, i giovani ebrei
che ballavano nella discoteca,
i kamikaze, i bambini dell’autobus,
la famiglia al posto di blocco
americano,
Quattrocchi con Annalena Tonelli,
il morto nelle miniere cinesi
insieme all’anarchico attentatore,
tutti insieme per mano
li vedremo arrivare sorridenti
e saranno come nuovi
con occhi nuovi
e cuore nuovo
e cosi’ uguali finalmente
e saranno amici come l’uomo
e’ amico all’uomo
come l’uomo non e’ mai stato
amico a se stesso
torneranno per spiegarci
la differenza tra il bene il male
ma come si fa coi bambini
senza sgridarci troppo
piano piano con amore
con infinita dolcezza
sorridente
ci insegneranno quello che
non avevamo capito
e ci aiuteranno a fare quello che
non abbiamo ancora fatto.
Viviana vivarelli
..
UNA LETTERA DEL 7 FEBBRAIO 2003 AGLI AMICI E ALLA FAMIGLIA
Ciao amici e famiglia e tutti gli altri.
Sono in Palestina da due settimane e un'ora e non ho ancora parole per descrivere cio' che vedo. E' difficilissimo per me pensare a cosa sta succedendo qui quando mi siedo per scrivere alle persone care negli Stati Uniti. E' come aprire una porta virtuale verso il lusso. Non so se molti bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi dei proiettili dei carri armati sui muri delle case e le torri di un esercito che occupa la citta' che li sorveglia costantemente da vicino. Penso, sebbene non ne sia del tutto sicura, che anche il piu' piccolo di questi bambini capisca che la vita non e' cosi' in ogni angolo del mondo. Un bambino di otto anni e' stato colpito e ucciso da un carro armato israeliano due giorni prima che arrivassi qui e molti bambini mi sussurrano il suo nome - Ali' - o indicano i manifesti che lo ritraggono sui muri. I bambini amano anche farmi esercitare le poche conoscenze che ho di arabo chiedendomi "Kaif Sharon?", "Kaif Bush?", e ridono quando dico, "Bush Majnoon", "Sharon Majnoon" nel poco arabo che conosco (Come sta Sharon? Come sta Bush? Bush e' pazzo. Sharon e' pazzo). Certo, questo non e' esattamente quello che credo e alcuni degli adulti che sanno l'inglese mi correggono: "Bush mish Majnoon"... Bush e' un uomo d'affari. Oggi ho tentato di imparare a dire "Bush e' uno strumento" (Bush is a tool), ma non penso che si traduca facilmente. In ogni caso qui si trovano dei ragazzi di otto anni molto piu' consapevoli del funzionamento della struttura globale del potere di quanto lo fossi io solo pochi anni fa. Tuttavia, nessuna lettura, conferenza, documentario o passaparola avrebbe potuto prepararmi alla realta' della situazione che ho trovato qui. Non si puo' immaginare a meno di vederlo, e anche allora si e' sempre piu' consapevoli che l'esperienza stessa non corrisponde affatto alla realta': pensate alle difficolta' che dovrebbe affrontare l'esercito israeliano se sparasse a un cittadino statunitense disarmato, o al fatto che io ho il denaro per acquistare l'acqua mentre l'esercito distrugge i pozzi, e naturalmente al fatto che io posso scegliere di andarmene. Nessuno nella mia famiglia e' stato colpito, mentre andava in macchina, da un missile sparato da una torre alla fine di una delle strade principali della mia citta'. Io ho una casa. Posso andare a vedere l'oceano. Quando vado a scuola o al lavoro posso essere relativamente certa che non ci sara' un soldato, pesantemente armato, che aspetta a meta' strada tra Mud Bay e il centro di Olympia a un checkpoint, con il potere di decidere se posso andarmene per i fatti miei e se posso tornare a casa quando ho finito. Dopo tutto questo peregrinare, mi trovo a Rafah: una citta' di circa 140.000 persone, il 60% di questi sono profughi, molti di loro due o tre volte profughi. Oggi, mentre camminavo sulle macerie, dove una volta sorgevano delle case, alcuni soldati egiziani mi hanno rivolto la parola dall'altro lato del confine. "Vai! Vai!" mi hanno gridato, perche' si avvicinava un carro armato. E poi mi hanno salutata e mi hanno chiesto "come ti chiami?". C'e' qualcosa di preoccupante in questa curiosita' amichevole. Mi ha fatto venire in mente in che misura noi, in qualche modo, siamo tutti bambini curiosi di altri bambini. Bambini egiziani che urlano a donne straniere che si avventurano sul percorso dei carri armati. Bambini palestinesi colpiti dai carri armati quando si sporgono dai muri per vedere cosa sta accadendo. Bambini di tutte le nazioni che stanno in piedi davanti ai carri armati con degli striscioni. Bambini israeliani che stanno in modo anonimo sui carri armati, di tanto in tanto urlano e a volte salutano con la mano, molti di loro costretti a stare qui, molti semplicemente aggressivi, sparano sulle case mentre noi ci allontaniamo. Ho avuto difficolta' a trovare informazioni sul resto del mondo qui, ma sento dire che un'escalation nella guerra contro l'Iraq e' inevitabile. Qui sono molto preoccupati della "rioccupazione di Gaza". Gaza viene rioccupata ogni giorno in vari modi ma credo che la paura sia quella che i carri armati entrino in tutte le strade e rimangano qui invece di entrare in alcune delle strade e ritirarsi dopo alcune ore o dopo qualche giorno a osservare e sparare dai confini delle comunita'. Se la gente non sta gia' pensando alle conseguenze di questa guerra per i popoli dell'intera regione, spero che almeno lo iniziate a fare voi. Un saluto a tutti. Un saluto alla mia mamma. Un saluto a smooch. Un saluto a Fg e a Barnhair e a Sesamees e alla Lincoln School. Un saluto a Olympia. Rachel
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html;
<www.rachelcorrie.org>
Nastri di pace
Justina Williams
Mentre i guerrafondai stuzzicano vecchie ferite,
paure dimenticate, maneggiano minacce nucleari,
noi stiamo rendendo visibile un grande arcobaleno,
in ogni cielo, un arcobaleno nato dal desiderio
di teneri volti che fioriscono sotto la pioggia.
Stiamo facendo nastri per iscrivere in un cerchio le citta',
nastri ricchi di uccelli e fiori, e dei sogni
delle madri, delle nonne, di innumerevoli bimbi.
Le donne dipingono simboli di amore e di cura,
tessendo una stoffa cosi' forte, cosi' prossima al cuore
che persino i mastini della guerra non la romperanno.
Questa e' la nostra risposta ai fautori dell'olocausto,
che vorrebbero annerire la nostra farina in un inverno nucleare,
disperdere i nostri figli in un vento arido,
portando un dolore che azzererebbe la sopportazione e ogni suono:
camminando per la pace, nel sole e nella pioggia,
noi condividiamo grandi speranze, mentre gli arcobaleni luccicano nell'aria.
<http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html>
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27 Febbraio 2003 (alla madre)
Vi voglio bene. Mi mancate davvero. Ho degli incubi terribili, sogno i carri armati e i bulldozer fuori dalla nostra casa, con me e voi dentro. A volte, l'adrenalina funge da anestetico per settimane di seguito, poi improvvisamente la sera o la notte la cosa mi colpisce di nuovo: un po' della realta’ della situazione. Ho proprio paura per la gente qui. Ieri ho visto un padre che portava fuori i suoi bambini piccoli, tenendoli per mano, alla vista dei carri armati e di una torre di cecchini e di bulldozer e di jeep, perche’ pensava che stessero per fargli saltare in aria la casa. In realta’, l'esercito israeliano in quel momento faceva detonare un esplosivo nel terreno vicino, un esplosivo piantato, a quanto pare, dalla resistenza palestinese.
Questo e’ nella stessa zona in cui circa 150 uomini furono rastrellati la scorsa domenica e confinati fuori dall'insediamento mentre si sparava sopra le loro teste e attorno a loro, e mentre i carri armati e i bulldozer distruggevano 25 serre, che davano da vivere a 300 persone. L'esplosivo era proprio davanti alle serre, proprio nel punto in cui i carri armati sarebbero entrati, se fossero ritornati.
Mi spaventava pensare che per quest'uomo, era meno rischioso camminare in piena vista dei carri armati che restare in casa. Avevo proprio paura che li avrebbero fucilati tutti, e ho cercato di mettermi in mezzo, tra loro e il carro armato. Questo succede tutti i giorni, ma proprio questo papa’ con i suoi due bambini cosi’ tristi, proprio lui ha colto la mia attenzione in quel particolare momento, forse perche’ pensavo che si fosse allontanato a causa dei nostri problemi di traduzione.
Ho pensato tanto a quello mi avete detto per telefono, di come la violenza dei palestinesi non migliora la situazione. Due anni fa, sessantamila operai di Rafah lavoravano in Israele. Oggi, appena 600 possono entrare in Israele per motivi di lavoro. Di questi 600, molti hanno cambiato casa, perche’ i tre checkpoint che ci sono tra qui e Ashkelon (la citta’ israeliana piu’ vicina) hanno trasformato quello che una volta era un viaggio di 40 minuti in macchina in un viaggio di almeno 12 ore, quando non impossibile. Inoltre, quelle che nel 1999 erano le potenziali fonti di crescita economica per Rafah sono oggi completamente distrutte: l'aeroporto internazionale di Gaza (le piste demolite, tutto chiuso); il confine per il commercio con l'Egitto (oggi con una gigantesca torre per cecchini israeliani al centro del punto di attraversamento); accesso al mare (tagliato completamento durante gli ultimi due anni da un checkpoint e dalla colonia di Gush Katif).
Dall'inizio di questa intifada, sono state distrutte circa 600 case a Rafah, in gran parte di persone che non avevano alcun rapporto con la resistenza, ma vivevano lungo il confine. Credo che Rafah oggi sia ufficialmente
il posto piu’ povero del mondo.
Esisteva una classe media qui, una volta. Ci dicono anche che le spedizioni dei fiori da Gaza verso l'Europa venivano, a volte, ritardate per due settimane al valico di Erez per ispezioni di sicurezza. Potete immaginarvi quale fosse il valore di fiori tagliati due settimane prima sul mercato europeo, quindi il mercato si e’ chiuso. E poi sono arrivati i bulldozer, che distruggono gli orti e i giardini della gente. Cosa rimane per la gente da fare? Ditemi se riuscite a pensare a qualcosa. Io non ci riesco.
Se la vita e il benessere di qualcuno di noi fossero completamente soffocati, se vivessimo con i nostri bambini in un posto che ogni giorno diventa piu’ piccolo, sapendo, grazie alle nostre esperienze passate, che i soldati e i carri armati e i bulldozer ci possono attaccare in qualunque momento e distruggere tutte le serre che abbiamo coltivato da tanto tempo, e tutto questo mentre alcuni di noi vengono picchiati e tenuti prigionieri assieme a 149 altri per ore: non pensate che forse cercheremmo di usare dei mezzi un po' violenti per proteggere i frammenti che ci restano? Ci penso soprattutto quando vedo distruggere gli orti e le serre e gli alberi da frutta: anni di cure e di coltivazione. Penso a voi, e a quanto tempo ci vuole per far crescere le cose e quanta fatica e quanto amore ci vuole. Penso che in una simile situazione, la maggior parte della gente cercherebbe di difendersi come puo’. Penso che lo farebbe lo zio Craig. Probabilmente la nonna la farebbe. E penso che lo farei anch'io.
Mi avete chiesto della
resistenza non violenta. Quando l'esplosivo e’ saltato ieri, ha rotto tutte le finestre nella casa della famiglia. Mi stavano servendo del te’, mentre giocavo con i bambini. Adesso e’ un brutto momento per me. Mi viene la nausea a essere trattata sempre con tanta dolcezza da persone che vanno incontro alla catastrofe. So che visto dagli Stati Uniti, tutto questo sembra iperbole. Sinceramente, la grande gentilezza della gente qui, assieme ai tremendi segni di deliberata distruzione delle loro vite, mi fa sembrare tutto cosi’ irreale. Non riesco a credere che qualcosa di questo genere possa succedere nel mondo senza che ci siano piu’ proteste. Mi colpisce davvero, di nuovo, come gia’ mi era successo in passato, vedere come possiamo far diventare cosi’ orribile questo mondo. Dopo aver parlato con voi, mi sembrava che forse non riuscivate a credere completamente a quello che vi dicevo. Penso che sia meglio cosi’, perche’ credo soprattutto all'importanza del pensiero critico e indipendente. E mi rendo anche conto che, quando parlo con voi, tendo a controllare le fonti di tutte le mie affermazioni in maniera molto meno precisa. In gran parte questo e’ perche’ so che fate anche le vostre ricerche. Ma sono preoccupata per il lavoro che svolgo. Tutta la situazione che ho descritto, assieme a tante altre cose, costituisce un'eliminazione, a volte graduale, spesso mascherata, ma comunque massiccia, e una distruzione, delle possibilita’ di sopravvivenza di un particolare gruppo di persone.
Ecco quello che vedo qui. Gli assassini, gli attacchi con i razzi e le fucilazioni dei bambini sono atrocita’, ma ho tanta paura che se mi concentro su questi, finiro’ per perdere il contesto. La grande maggioranza della gente qui, anche se avesse i mezzi per fuggire altrove, anche se veramente volesse smetterla di resistere sulla loro terra e andarsene semplicemente (e questo sembra essere uno degli obiettivi meno nefandi di Sharon), non puo’ andarsene.
Perche’ non possono entrare in Israele per chiedere un visto e perche’ i paesi di destinazione non li farebbero entrare: parlo sia del nostro paese che di quelli arabi. Quindi penso che quando la gente viene rinchiusa in un ovile - Gaza - da cui non puo’ uscire, e viene privata di tutti i mezzi di sussistenza, ecco, questo credo che si possa qualificare come genocidio.
Anche se potessero uscire, credo che si potrebbe sempre qualificare come genocidio. Forse potreste cercare una definizione di genocidio secondo il diritto internazionale. Non me la ricordo in questo momento. Spero di riuscire con il tempo a esprimere meglio questi concetti. Non mi piace usare questi termini cosi’ carichi. Credo che mi conoscete sotto questo punto di vista: io do veramente molto valore alle parole. Cerco davvero di illustrare le situazioni e di permettere alle persone di tirare le proprie conclusioni. Comunque, mi sto perdendo in chiacchiere.
Voglio solo scrivere alla mamma per dirle che sono
testimone di questo genocidio cronico e insidioso, e che ho davvero paura, comincio a mettere in discussione la mia fede fondamentale nella bonta’ della natura umana. Bisogna che finisca. Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinche’ cio’ finisca. Non penso piu’ che sia una cosa da estremisti. Voglio davvero andare a ballare al suono di Pat Benatar e avere dei ragazzi e disegnare fumetti per quelli che lavorano con me. Ma voglio anche che questo finisca. Quello che provo e’ incredulita’ mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa e’ la realta’ di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realta’ partecipi. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando e’ entrata nel mondo. Non e’ questo il mondo in cui tu e papa’ avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non era questo che intendevo, quando guardavo il lago Capital e dicevo, "questo e’ il vasto mondo e sto arrivando!" Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio.
Sento altre forti esplosioni fuori, lontane, da qualche parte. Quando tornero’ dalla Palestina, probabilmente soffriro’ di incubi e mi sentiro’ in colpa per il fatto di non essere qui, ma posso incanalare tutto questo in altro lavoro. Venire qui e’ stata una delle cose migliori che io abbia mai fatto. E quindi, se sembro impazzita, o se l'esercito israeliano dovesse porre fine alla loro tradizione razzista di non far male ai bianchi, attribuite il motivo semplicemente al fatto che io mi trovo in mezzo a un genocidio che io anch'io sostengo in maniera indiretta, e del quale il mio governo e’ in larga misura responsabile. Voglio bene a te e a papa’.
Scusatemi il lungo papiro. OK, uno sconosciuto vicino a me mi ha appena dato dei piselli, devo mangiarli e ringraziarli.
Rachel
..
“Un momento perfetto”
Di Rachel Corrie
Questo e’ un momento perfetto
e’ un momento perfetto per molte ragioni
ma soprattutto perche’ tu ed io
ci stiamo svegliando
dalla nostra complicita’ sonnambula, tonta, ciucciadito
con i maestri dell'illusione e della distruzione.
Grazie a loro, da cui fluiscono queste benedizioni dolorose,
ci stiamo svegliando.
Grazie a loro, da cui trasudano questi spaventosi insegnamenti,
ci stiamo svegliando.
Le loro guerre e torture,
i loro diavoli e confini
estinzioni di specie
e malattie nuove di zecca
il loro spiare e mentire
in nome del padre,
sterilizzando semi
e brevettando l'acqua,
rubando i nostri sogni e
cambiando i nostri nomi,
i loro brillanti spot pubblicitari,
le loro continue prove generali
per la fine del mondo.
Grazie a loro, da cui fluiscono queste benedizioni dolorose,
ci stiamo svegliando
Grazie a loro, da cui trasudano questi spaventosi insegnamenti,
ci stiamo svegliando.
Le loro dolorose benedizioni
Stanno squarciando
quell'allucinazione di massa amara e raggrinzita
erroneamente chiamata realta’.
Cominciano ad arrivare a valanga
Notizie sull'autentica casa dell'anima,
infiltrandosi nei nostri sogni ad occhi aperti
sempre piu’ lucidi.
L'eternita’ selvaggia matura e succosa
c’inonda I nostri alleati
dall'altra parte del velo
ci raggiungono a sciame.
Ci stiamo svegliando
E come il cielo e la terra s’incontrano,
come il sogno e la veglia si mescolano,
come il paradiso e gli inferi s’intersecano,
notiamo il fatto esilarante e scioccante
che tocca a noi decidere
tocca a noi decidere, a me e a te
come costruire un mondo nuovo di zecca.
Non in qualche lontano futuro o luogo distante
ma proprio qui ed ora
Siamo sull'orlo di un precipizio,
danziamo proprio sul bordo,
e non possiamo permettere
a questi folli che governano un mondo morente
di portare avanti i loro sortilegi.
Dobbiamo insorgere e combattere la loro logica malata;
sfidare, resistere e fermare la loro tragica magia;
scatenare la nostra ira sacrosanta
e fargliela sentire
Ma per aver la meglio sui morti viventi non e’ sufficiente
protestare contro i mostri in
doppiopetto non e’ sufficiente
non possiamo
permetterci di esser consumati dall'ira
non possiamo essere ossessionati e posseduti da lamenti.
I dolci nostri corpi animali
hanno bisogno di felicita’ turbolente.
La nostra stupefacente immaginazione
ha bisogno di nutrirsi con compiti
che stimolino il nostro diletto.
Abbiamo bisogno di verita’ allo stato selvaggio,
una bellezza insurrezionale
che ecciti la nostra curiosita’,
una bonta’ oltraggiosa
che ci porti a compiere
atti eroici d’appassionata compassione,
un amore ingegnoso
che ci trasformi senza tregua,
una liberta’ astuta
che non sia mai permanente
ma da afferrare e reinventare
ogni giorno,
e di una giustizia
totalmente seria
ma sempre ridente
che progetti e sogni come diminuire la sofferenza
e accrescere la gioia
d’essere senziente.
Cosi’ sono radicalmente curiosa,
compagni miei creatori;
sul serio in delirio:
visto che tocca a noi
costruire un Mondo Nuovo di zecca,
da dove cominciamo?
Quali verita’ allo stato selvaggio
Pensiamo di piantare al cuore
della nostra creazione:
quali storie saranno i nostri pro-memoria?
Quali domande ci alimenteranno?
Eccotene una:
nel Mondo Nuovo
saprai con tutto te stesso
che la vita e’ pazzamente innamorata di te
la vita e’ selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te.
Nel Nuovo Mondo
saprai al di la’ di ogni dubbio
che migliaia di alleati nascosti
stanno dandosi da fare per farti diventare
quella bellissima curiosa creatura
cui sei destinato per nascita.
Ma poi arriva la domanda fatale:
l'amore con cui la vita eternamente t’inonda
non e’ stato corrisposto al suo meglio,
ma c'e’ ancora modo per mostrarsi piu’ espansivi,
se la vita e’ selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te,
sei pronto a cominciare ad amare la vita cosi’
come essa ti ama?
Nel Nuovo Mondo, lo farai.
Nel Nuovo Mondo,
rigetterai la paranoia con
tutta l'intelligenza del tuo cuore.
E abbraccerai la Pronoia, che e’ l'opposto della paranoia.
Pronoia e’ il vago sospetto
che tutto il mondo vivente
sta cospirando per inondarti di felicita’ turbolente.
Pronoia e’ la percezione emergente
che la vita e’ una cospirazione
per liberarti dall'ignoranza, e riempirti d'amore,
e farti spirito risplendente.
Compagni miei creatori,
voglio che sappiate che sono allergica ai dogmi,
non ho fiducia in alcuna idea
che richieda fede assoluta.
Ci sono molte poche cose
di cui sono del tutto certa.
Ma sono assolutamente sicura
che la Pronoia descrive il mondo cosi’ com'e’.
La Pronoia
e’ piu’ umida dell'acqua
piu’ vera dei fatti
e’ piu’ forte della morte.
Odora del fumo di cedro nella pioggia primaverile,
e se ora chiudi gli occhi,
ne percepirai il tremulo scintillare
nel tuo morbido caldo corpo animale
come un'aurora boreale.
La roba dolce che appaga le tue voglie
non e’ chissa’ dove in qualche altro spazio e tempo.
E' proprio qui ed ora
La Terra e’ ricolma di paradiso.
..
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