La lingua batte dove il dente duole
Data: Friday, 28 July @ 19:31:05 CEST
Argomento: Comunicati e iniziative di lotta


LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE
a cura di Paolo De Gregorio – 25 luglio 2006

Continuano gli attacchi velenosi ed indispettiti del collega di Farina, Signor Claudio Rinaldi, che sull’Espresso ci fa capire che non digerisce la sola novità di questi tempi, ossia la posizione di Gino Strada che ha fatto un appello a superare il pacifismo, per dare vita ad un vero movimento globale contro tutte le guerre.
Con esortazioni che nulla hanno a che vedere con il ruolo del giornalista, ma che assomigliano ai discorsi triti e ritriti dei politicanti di professione ci dice quanto segue:
- la discontinuità col governo Berlusconi si trasforma in un rituale da bigotti
- la collocazione internazionale dell’Italia va accettata qual è da 60 anni
- non ha senso dare l’impressione che si vogliano allentare i legami con l’Occidente e con la Nato, l’alleanza che incarna la solidarietà transatlantica
- soltanto Strada e i suoi pasdaran possono credere che ritirarsi dall’Afghanistan propizi la pace.
Queste affermazioni, oltre a essere identiche a quelle della estrema destra americana, ci rivelano le vere paure e i punti deboli della arcaica, anacronistica ed immutata politica atlantica.
Se vogliamo andare sicuramente verso un cambiamento di rotta, basta fare il contrario di ciò che ci raccomanda Rinaldi:
- è necessario segnare una discontinuità col precedente governo, includendo il ritiro dall’Afghanistan, perché le “democrazie” fantoccio, messe al potere da interventi militari, sono senza futuro, fanno crescere il risentimento islamico, rendono la pacificazione impossibile come dimostra l’eterna guerra tra Israele e i palestinesi
- la collocazione internazionale dell’Italia e dell’Europa va radicalmente cambiata proprio perché in 60 anni è cambiato tutto, non c’è più il Patto di Varsavia, non c’è più il muro di Berlino,, gli interessi economici e politici dell’Europa sono cambiati, la situazione geo-politica che farebbe i nostri interessi riguarda anzitutto la PACE e l’integrazione economica con la Russia, il Mediterraneo, il Medio Oriente.
L’Euro è la moneta del futuro in questa area, e il forte ridimensionamento del dollaro che ne deriverebbe, è all’origine di tutto questo interventismo. Le basi americane, la Nato, la politica USA di associarci alle sue avventure, sono una chiarissima strategia contro l’Europa che diventerebbe facilmente un polo di prima grandezza se solo potesse operare in pace, libera da condizionamenti e tutele.
Il vero “anacronismo” è continuare con queste politiche basate sulla forza militare e sul desiderio di egemonia globale.
Siamo così sicuri che il mondo islamico ci minaccerebbe ancora se l’Occidente si ritirasse da ogni intervento militare o politico o di fornitura di armi (vedi Israele), se fosse dato uno Stato adeguato ai palestinesi, se la Francia chiedesse perdono agli algerini per averli aggrediti, torturati, uccisi, se considerassimo il petrolio proprietà privata dei paesi produttori che devono essere liberi di venderlo a “chicchessia” e al prezzo che gli conviene e nella moneta che preferiscono?
E siamo così sicuri che, se l’Occidente distruggesse tutte le sue armi nucleari, l’Iran non interromperebbe il suo programma atomico? Non si può pretendere dagli altri ciò che soggettivamente non si è disposti a fare.
Solo se ci allontaneremo dai “precetti” di Rinaldi e di quelli della sua risma, potremo sperare in una Europa con la schiena dritta, liberata dalle basi e dai diktat Usa, finalmente indipendente dopo 60 ani, non più allineata con i prepotenti, ma libera di progettare il suo futuro.
La PACE, di cui troppi parlano a sproposito, si realizzerà solo se l’Europa avrà una sua politica indipendente, che considera conveniente andare d’accordo e fare affari con i propri vicini, senza guerre di religione, e senza voler imporre i propri modelli.
Se non sapremo allontanare dall’Europa l’egemonismo Usa, il futuro nella nostra area sarà di guerre infinite, odi profondi, terrorismo, insicurezza, blocco dello sviluppo, praticamente tutto ciò che ha creato la politica USA negli ultimi 50 anni, intervenendo in ogni angolo della terra.
L’ultima impresa è quella di “finanziare” i signori della guerra somali e l’Etiopia per aggredire le Corti Islamiche vittoriose sul campo in Somalia.
Paolo De Gregorio








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