PENSIERI RIBELLI
Data: Tuesday, 09 March @ 22:13:21 CET
Argomento: Comunicati e iniziative di lotta


La pace, la lotta, la musica,la poesia ed un sorriso.

Di Ricardo Antonio Piana

La radio fa il suo mestiere meglio del solito oggi : “La Locomotiva” di Guccini è già partita mentre scrivo, e prima ma di poco, Finardi cantava la sua “Musica Ribelle”. E noi il 20 Marzo saremo lì, a Roma a spiegare al mondo che le Crociate son finite e che il Re Carlo di turno a tornare dalla guerra non ci ha poi fatto una gran figura. L’occidente, vocabolo da temere: piaga, ha fatto in questi anni tutto quello che poteva fare per mantenere nel lusso il proprio egoismo.

Egoismi a cui anche noi spesso non rinunciamo, magari eticamente vegetariani ma attratti irresistibilmente da un piatto d’agnello a “scottadito”. Magari “comunisti” ma indifesi alla vista di un nuovo computer, di un televisore, di una pasta al cioccolato. Questo lo sappiamo tutti, non occorre far finta di nulla; non occorre essere ipocriti marciando il venti marzo e dire “no, io sono diverso”. Non è in questo che siamo diversi, non è nel volerci bene, nel voler bene alle nostre famiglie, nell’essere bambini di fronte a ciò che ci piace che, come movimento, siamo diversi. Siamo diversi proprio perché queste cose sappiamo di averle sulle spalle dell’80% del mondo e perché vogliamo cercare la strada più giusta per equilibrare i piatti della bilancia. Un mondo diverso è possibile; un mondo “migliore” è possibile: questo gridiamo e non è solo uno slogan. E’ un semplice impegno, quello di smuovere, di comunicare, d’essere tanti da far massacritica. E’ una cosa che facciamo/faremo cantando, sorridendo, declamando poesie al vento ed alle stelle. “E’ una cosa inutile, irresponsabile” diranno a sinistra come a destra, una cosa inutile che boicotteranno con tutte le loro forze, perché amici miei, siatene ben consci… un mondo migliore è possibile solo senza di loro; senza quelli che cresciuti in questo mondo a forza di falsità non salirebbero mai con noi sulle barricate ed anzi chiamerebbero le “Pantere” a massacrarci. Coloro che dicono di essere responsabili per il paese infatti non lo sono né devono/possono esserlo verso l’umanità. Quando parlano di responsabilità per il paese infatti non mentono: è loro responsabilità a scapito del resto del mondo mantenere lo status quo: paradossalmente lo fanno per noi e per i nostri egoismi. Questo dobbiamo dire e dirlo forte:-“No, non nel nostro nome”, nel nostro nome niente guerre né prevaricazioni, se dobbiamo svilupparci facciamolo cercando uno sviluppo diverso, che non sia un progredire sul sangue e sulle carni di innocenti. Cerchiamo uno sviluppo sostenibile, parola abusata ma da un significato unico e profondo che è quello di un abbraccio. Sì un abbraccio ed un sorriso. Quello che sbatteremo in faccia al mondo il 20 marzo. E anche se non saremo in tre milioni, anche se i pulmann e i treni costeranno cari lasciando dei compagni a casa, anche se i media si disinteresseranno alla manifestazione, se quelli “amici” daranno spot ed informazioni inefficaci o malfatte, noi saremo lì a Roma o dovunque col nostro sorriso; un sorriso che si chiama coscienza.
Ci vediamo a Roma amici.





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