Perche diventare vegetariani.
Data: Wednesday, 03 March @ 22:29:31 CET
Argomento: Comunicati e iniziative di lotta


Molti stili di vita o logiche di pensiero e di azione vengono rifiutate a causa di una comoda superficialità che limita la conoscenza dell’argomento ad una semplice accettazione dei peggiori luoghi comuni. Uno degli esempi più evidenti di questa realtà (purtroppo molto comune anche negli ambienti indipendenti e antagonisti) sono le scelte alimentari alternative come quella vegetariana (senza carne, né pesce) e vegana (nessun prodotto animale, quindi nemmeno uova, miele, latte e derivati). In occidente non ci facciamo scrupoli ad uccidere un vitellino di pochi mesi, pensiamo con ribrezzo agli orientali che si gustano al ristorante filetto di cane o cavallette fritte e ci mettiamo poco a dare degli ingenui a coloro che, per motivi religiosi, non uccidono le vacche. Queste poche righe sono abbastanza per rendersi conto che il nostro giustificare la morte di animali per il nostro cosiddetto benessere è soltanto una questione culturale e di cattiva informazione. (segue)

Quelli riportati di seguito non sono luoghi comuni o opinioni di parte, ma fatti, numeri, studi epidemiologici e scientifici in genere. Il più grosso luogo comune da combattere è quello che lega una scelta alimentare come quella vegetariana o vegana ad un capriccio da amante degli animali o ad un semplice anticonformismo. Si tratta invece di una questione sociale e politica (nel senso non istituzionale della parola) tutt’altro che irrilevante o leggera, ma piuttosto in grado di incidere sensibilmente sulla logica del profitto e dei mercati che relega gli animali a semplici macchine da carne e gli uomini a esseri privi di coscienza capaci di ingurgitare qualunque cosa gli venga proposta (imposta?). Per la salute. Poco informati genitori continuano ad inculcare nelle teste dei bambini falsità terribili secondo cui il corpo umano sarebbe per sua natura onnivoro e necessiterebbe di essere alimentato con proteine animali. Nulla di più sbagliato! Se dovessimo seguire semplicemente la nostra natura biologica ci nutriremmo soltanto di vegetali e piccoli insetti: siamo infatti dotati di molari piatti, mandibola con movimenti laterali, saliva alcalina, intestino lungo e stretto, struttura fisica del tutto inadatta alla predazione… A complemento di ciò c’è da aggiungere che il rischio per i vegetariani di soffrire di malattie come ipertensione, diabete, colesterolo elevato, cancro, obesità, stipsi, malattie cardiovascolari, intossicazioni alimentari, allergie, ecc. è di un terzo rispetto a quello degli onnivori. Come se non bastasse la carne degli animali di allevamento è satura di ormoni, insetticidi, metalli pesanti ed antibiotici che vengono trasmessi a coloro che la mangiano. Per gli animali. La fine umana è soltanto un mito. Solo in Italia sono centinaia di milioni gli animali massacrati nei macelli. Vivono in allevamenti intensivi senza possibilità di muoversi, nutriti forzatamente in modo contrario alla loro natura, trasportati in condizioni agghiaccianti sui TIR, senza né cibo né acqua per migliaia di chilometri e macellati con metodi brutali (spesso senza neanche ricevere uno stordimento preventivo) tra il sangue e le urla dei loro simili. Le mucche, fecondate artificialmente e tenute sempre in gravidanza per produrre latte, sono munte con apparecchiature automatiche che causano loro mastite e infezioni. I vitellini sono allontanati dalla madre appena nati, nutriti con una dieta povera di ferro per rendere la loro carne anemica e quindi più bianca e più tenera e macellati a poche settimane dalla nascita. Alle oche vengono strappate le piume diverse volte all’anno, oltretutto senza anestesia; altre vengono alimentate forzatamente fino al disfacimento del fegato, per la produzione del foie gras. La morte dei pesci e dei crostacei avviene invece tramite un lungo e silenzioso soffocamento, tranne per le aragoste, che vengono bollite vive. Per l’ambiente Allo scopo di creare nuovi spazi per gli allevamenti, migliaia di ettari di foreste vengono abbattuti; dopo il pascolo i terreni diventano sterili, allargando al percentuale di aree franose e in via di desertificazione. Gli allevamenti contribuiscono inoltre ai fenomeni delle piogge acide e dell’eutrofizzazione delle acque. Anche le industrie per la lavorazione della pelle sono da considerarsi fra le attività più inquinanti. Contro al fame nel mondo. Circa il 34% della produzione mondiale di cereali è destinata all’allevamento di animali. Anche un terzo del pescato mondiale viene trasformato in farine ad uso zootecnico e concimi. Coltivando lo stesso terreno necessario a produrre un chilo di carne si possono ottenere ben 17,5 Kg di soia e legumi ad altissimo tenore proteico, 200Kg di pomodori o 160 di patate. Per produrre un Kg di cereali sono necessari circa 100 litri d’acqua, mentre per un Kg di carne ne servono da 2000 a 15000! Il World Watch Institute affermato che a causa degli allevamenti alle popolazioni più povere non restano abbastanza cereali per sopravvivere. Se l’attuale superficie coltivabile fosse invece destinata al consumo diretto umano e non ad ingrassare animali per la carne, sarebbe disponibile cibo utile da due a cinque volte l’attuale popolazione.

Contributo di ASyd & Fr0g.
Animali




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