
Il velo delle donne musulmane fra tradizione e segno di identita'
Data: Thursday, 22 January @ 16:56:02 CET Argomento: di donne nella scrittura e altrove...
Il velo delle donne musulmane fra tradizione e segno di identita'
• In Francia, negli anni '80, un'aspra controversia sul permesso, per le ragazze magrebine, di frequentare la scuola portando il velo tradizionale divise la sinistra e il movimento delle donne; tuttavia l'opinione pubblica rimase praticamente in silenzio sulla poligamia e sul permesso, tacitamente accordato dal governo francese agli immigrati, di condurre più di una moglie nel paese (secondo le stime 200.000 famiglie parigine sono attualmente poligame)
(segue)
• In Germania, nell'agosto del 1997, una ragazza di 18 anni è morta bruciata per mano del padre per aver rifiutato di sposare l'uomo che lui aveva scelto per lei. Il tribunale tedesco gli ha concesso una riduzione di pena, affermando che lui praticava la propria cultura e la propria religione.
• Qualche anno fa, negli USA, un tribunale assolse un padre di origine siciliana che abusava della figlia argomentando che egli seguiva le proprie tradizioni culturali
Questi sono solo alcuni esempi di un fenomeno dilagante. Da qualche anno, anche nei paesi occidentali, ci si riferisce alla religione come espressione di una presunta "differenza etnica" o "culturale" che andrebbe salvaguardata anche a costo della violazione di diritti umani fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali, e in primo luogo dei diritti delle donne.
Nel nome del multiculturalismo si rischia allora di legittimare l' inquietante recrudescenza del razzismo differenzialista e la capitolazione nei confronti degli autoritarismi politici e religiosi che si arrogano il diritto di parlare e decidere nel nome di presunti gruppi omogenei. La attitudine a considerare le culture come sistemi omogenei e intoccabili occulta e delegittima le opposizioni, le resistenze, le lotte che si svolgono al loro interno, le voci e le posizioni dei soggetti oppressi.
La riflessione sul multiculturalismo ha in particolare trascurato il nesso tra cultura e genere, cioè il rapporto complesso, contraddittorio e spesso conflittuale che intercorre tra le donne e le regole culturali e sociali delle comunità cui appartengono. L'ambito della vita familiare e domestica, e in primo luogo la sfera della vita personale, sessuale e riproduttiva è un punto di riferimento centrale e un tema dominante nelle regole culturali, che frequentemente impongono pratiche violente e discriminatorie contro le donne: mutilazioni sessuali, imposizione del velo, stupri etnici, codici della famiglia, reclusione negli spazi domestici, politiche matrimoniali a difesa della riproduzione del gruppo, attacchi al diritto all'aborto e alla autodeterminazione.
Per questo già nel 1994 le donne della Associazione Women against Fundamentalisms scrivevano "è di vitale importanza sia resistere agli attacchi di stampo razzista al multiculturalismo, sia opporsi alle ortodossie autoritarie all'interno delle comunità religiose. La nostra critica al multiculturalismo non è un attacco alla diversità culturale, ma a una dottrina che rischia di legittimare e accrescere il potere delle elites " (WAF 1994)
L'uso o l'abuso del multiculturalismo ad opera delle destre religiose è solo uno dei nodi politici che si prospettano all'interno di una riflessione più generale sul fondamentalismo e i diritti delle donne. Riunite in un forum organizzato dal Women's Global Leadership Institute Center for Women's Global Leadership nel giugno 1992, donne provenienti da Algeria, Gambia,Peru, Argentina, Germania, Filippine, Bangladesh, India, Puerto Rico, Cile, Irlanda, Sudafrica, Cina, Kenya, Sri Lanka, Columbia, Messico, Turchia, Repubblica Dominicana, Olanda, Uganda, Ecuador, Nuova Zelanda/ Aotearoa, Stati Uniti, portavano l'attenzione internazionale su altri nodi:
l'uso della religione come mezzo efficace di controllo della gente e in particolare delle donne nei diversi contesti nazionali;
il fatto che i governi locali e/o i leader politici fondendo funzioni statali e religione e manipolando la religione per opprimere le minoranze, aggravano i conflitti tra gruppi e /o rafforzano il loro potere antidemocratico;
il modo in cui i gruppi fondamentalisti sempre più utilizzano le risorse economiche per ottenere l'appoggio popolare e accrescere la propria influenza nelle politiche nazionali;
l'uso degli aiuti esteri, delle opere caritatevoli di oltremare, e dei fondi per lo sviluppo per fomentare e importare il fondamentalismo in altri paesi ;
La convinzione che un ambiente laico è l'unico che possa costituire uno spazio relativamente sicuro per i diritti umani delle donne
Su questi temi vorrei che si aprisse una discussione.
a presto ninive
Donne e Scrittura
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