
Ambiente e Guerra II - Palestina
Data: Friday, 09 January @ 16:01:17 CET Argomento: Comunicati e iniziative di lotta
Nel libro “Ambiente e Guerra” (edizioni Odradek, Roma, 2003, a cura di Federico Della Valle) troviamo anche una testimonianza del prof Jad Isaac (Direttore generale delle Ricerche Applicate all’Istituto di Gerusalemme - ARIJ). L’ARIJ è il più importante istituto Palestinese di ricerca che conduce ricerche su agricoltura, ambiente e acqua, ed aiuta a chiarire alcuni aspetti del degrado ambientale relativi al conflitto israeliano – palestinese.
La storia della Palestina, situata all’incrocio di tre continenti, ha un’importanza globale a prescindere dalle sue reali dimensioni, che sono quelle di una piccola porzione di terra. I problemi ambientali si sono enormemente aggravati nel paese dove un tempo “scorrevano latte e miele”, ora aride colline, deserto, e rigagnoli d’acqua ricoprono un paesaggio. La Palestina si può dunque considerare, secondo il prof. Isaac, un tragico esempio di “relazione organica tra degrado ambientale e conflitti politici”.
Che cosa significa la parola “Palestina”? E’ un termine geografico usato per indicare la regione nei tempi in cui non vi era nazione o stato. La parola in se stessa deriva da "Peleshet", un nome che appare frequentemente nella Bibbia, e che iniziò ad essere usato nel tredicesimo secolo A.C., a causa di un movimento migratorio di genti chiamate "gente del mare". Provenivano dall'area del Mare Egeo e delle Isole Greche e si insediarono sulla costa del Sud della terra di Canaan. Là fondarono cinque Città-Stato indipendenti, inclusa Gaza, sulla stretta striscia di terra conosciuta come Philistia. I Greci e i Romani la chiamarono "Palestina". I "Philistini" non erano né arabi né semiti.
Attualmente il paese consiste in due blocchi separati: il West Bank (Cisgiordania) e la Striscia di Gaza. La “Dichiarazione di Principi” (DOP) firmata nel 203 prevedeva un periodo provvisorio di negoziazione senza azioni azzardate da entrambe le parti. Nel gennaio del 1997 con il protocollo di Hebron l’85% della città sarebbe dovuta passare sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, e la restante parte sotto quello israeliano, ma dopo un anno e mezzo di congelamento delle trattative si arrivò prima alla firma del Memorandum di Wye, e poi al Memorandum di Sharm El-Sjeikh, i quali frammentarono le aree vivibili.
Secondo gli accordi di Oslo II (settembre 1995) Israele avrebbe dovuto ritirarsi completamente dal West Bank e Gaza, cosa che non avvenne. Inoltre si sarebbe dovuto assicurare il normale traffico di persone veicoli e merci all’interno del West Bank e tra West Bank e Gaza, con innumerevoli checkpoints si sono moltiplicati. L’espressione “strade di circonvallazione” (bypass roads) è nata con gli accordi di Oslo, prima non esisteva. Queste strade sono usate per collegare le colonie le colonie tra loro con Israele. Negli accordi vengono definite “strade laterali” (lateral Roads) ma la gente normalmente le chiama strade di circonvallazione, perché servono appunto ad aggirare (bypass) le aree edificate palestinesi.
Secondo i dati israeliani ci sono 137 insediamenti nel West Bank e a Gaza, mentre le immagini satellitari mostrano 282 aree israeliane edificate, concentrate nelle zone di Gerusalemme, lungo il margine occidentale del West Bank e della valle del Giordano. Le colonie variano per grandezza, possono raggiungere le dimensioni di una città, come Arial, oppure non contare che qualche caravan e cisterna d’acqua. Variano per funzione, ma sono in ogni caso situate in punti di rilevanza strategico-militare. Come tipo si suddividono in urbane, agricole, industriali e militari. Queste colonie sono illegali per il diritto internazionale, e l’art.49 della IV Convenzione di Ginevra.
Per quanto riguarda le risorse idriche, le falde occidentali, che sono le più importanti, sono sfruttate da Israele attraverso dei pozzi sotterranei. Israele ha deviato grandi quantità di acqua del Giordano, unico corso d’acqua non stagionale. Molte località palestinesi convivono con la scarsità d’acqua e si sta perciò sviluppando un mercato nero che rifornisce, a prezzi elevatissimi, le case tramite cisterne. I distretti di Hebron, Betlemme e Qalqiliya hanno subito la distruzione delle loro principali linee di rete idrica e i lavori a sono stati interrotti. Inoltre la posizione strategica dei coloni israeliani, in cima alle colline, permette loro di inquinare facilmente quelle aree con acque di scolo non depurate. Lo stesso discorso vale per i rifiuti solidi urbani.
La creazione dello Stato d’Israele ha introdotto in Palestina e nella grande Siria elementi di conflittualità e contraddizioni estranee alla cultura e alla storia di quelle terre. Israele non è solo un piccolo stato sorretto dall'imperialismo USA, ma una grande potenza mondiale capace di condizionare la vita di interi stati. La sua forza sta nella struttura economica (lo ricordava il Sole 24 ore del 14 dicembre 2000) fondata in gran parte sulla New Economy; nella finanza sionista che agisce a livello internazionale nelle diverse Borse, per esempio nei paesi "neocolonie", soprattutto nell'Europa ex socialista; nella potente lobby degli USA, capace di intervenire nei passaggi cruciali della vita politico-diplomatica e militare nordamericana. Una potenza postbipolare che dovrebbe capire che la sconfitta della Palestina non è una sua automatica vittoria.
Secondo alcuni l’unica strada percorribile contro la violenza è coltivare la collaborazione. Avete mai sentito parlare del processo di pace degli anni Novanta? Non vogliamo farci illusioni. Troppe volte i percorsi di pace fra israeliani e palestinesi si sono rivelati una via senza uscita, ed il carattere ancipite delle informazioni non permette di comprendere bene i diversi punti di vista.
Per ulteriori informazioni e contatti potete consultare il sito internet del “Centro Studi e Ricerche per la Pace dell’Università di Trieste” cusrp@units.it
|
|