
Otto donne e un mistero
Data: Tuesday, 31 May @ 17:48:06 CEST Argomento: Cinema e video...
Mettete otto donne, diverse per età, carattere e personalità, ma tutte dotate in egual misura sia di fascino che di difetti nonché di piccoli e grandi segreti, mettele tutte insieme nella stessa famiglia (o quasi), in una grande casa immersa nella campagna francese, isolate dal resto del mondo, aggiungete il cadavere, rinchiuso in soffitta, dell’unico uomo, amato e odiato, presente in casa, miscelate e…ecco il delitto perfetto o meglio ciò che tutti credono che sia. E se credete che in un omicidio come questo l’assassina avrà vita breve vi sbagliate perché, come afferma Cathrine, la più giovane “ciò che l’aiuta a nascondersi è che anche le altre mentono, ma per ragioni diverse”......
Otto donne e un mistero
Mettete otto donne, diverse per età, carattere e personalità, ma tutte dotate in egual misura sia di fascino che di difetti nonché di piccoli e grandi segreti, mettele tutte insieme nella stessa famiglia (o quasi), in una grande casa immersa nella campagna francese, isolate dal resto del mondo, aggiungete il cadavere, rinchiuso in soffitta, dell’unico uomo, amato e odiato, presente in casa, miscelate e…ecco il delitto perfetto o meglio ciò che tutti credono che sia. E se credete che in un omicidio come questo l’assassina avrà vita breve vi sbagliate perché, come afferma Cathrine, la più giovane “ciò che l’aiuta a nascondersi è che anche le altre mentono, ma per ragioni diverse”. Come in ogni famiglia borghese descritta al cinema che si rispetti qui nulla (o meglio nessuno) è come sembra. Ogni donna, anziana e giovane, inferma e non, felice e non, nasconde alle altre qualcosa. E che il suo segreto riguardi uno scheletro rinchiuso nell’armadio da anni, un errore di gioventù, un sentimento represso, un desiderio scandaloso, un diabolico piano architettato da tempo, un fantasma del passato, un’insoddisfazione profonda, una segreta linea di condotta non troppo ortodossa non importa: qui ce ne per tutti i gusti e nessuno (o quasi) si salva. Tutti i vecchi stereotipi femminili vengono mostrati senza pudori e senza veli, analizzati, sondati, esplorati, ridotti mille pezzi e ricomposti, tutte le figure concilianti, rassicuranti o perlomeno famigliari di donne comuni che ci hanno sempre accompagnato nel nostro immaginario vengono messe a nudo: si va dall’anziana matriarca inferma e avara alla moglie mantenuta e insoddisfatta, dalla neo-cameriera rovina-famiglie alla riservata domestica di colore, dalla frustrata e nubile cognata del defunto alla sua spregiudicata ed egoista sorella, dalla seria e fin troppo ingenua figlia maggiore alla sveglia e curiosa figlia minore. Fin qui, forse, niente di nuovo sotto il sole. Ma ciò che colpisce lo spettatore è che al di là delle facili divagazioni e riflessioni che si possono fare su questi otto personaggi, vi sia qualcosa che le rende uniche: fredde, calcolatrici, subdole da una parte ma capaci dall’altra, di grandi sentimenti e grandi gesti, oneste e campionesse di rettitudine ma vittime di loro stesse, dei loro grandi errori e delle loro grandi paure; se la giovane cameriera è capace di rovinare i padroni di casa maschili con facili armi di seduzione, è capace di puro amore e convinta dedizione verso la sua datrice di lavoro, se la ricca e ammirata signora di casa riesce ad odiare e a maltrattare la propria goffa, bruttina e noiosa sorella, è anche in grado di nasconderle un segreto che potrebbe rovinarle la vita e a consolarla con amorevole cura; se la buona domestica, con la sua tranquilla e docile indole è capace di crescere con sincero affetto le due bambine inquiete e trascurate, è in grado, con un unico gesto, di scandalizzare le altre ipocrite e benpensanti donne di casa, se la più piccola e turbolenta pargola di famiglia saltella qua e là alla ricerca del suo ruolo, mostrando i più comuni difetti dell’adolescenza, alla fine, con la sua innocente e franca visione del mondo, si rivela per la sua incredibile maturità e il suo coraggio e così via. Si ha volte l’impressine di trovarci di fronte a eroine forti e decise come le leggendarie figure letterarie, ma ci si può anche scontrare con sentimenti, dubbi e problemi piuttosto comuni, e se si pensa di avere a che fare con velenose e ben poco piacevoli vipere travestite da rispettabili dame della medio-alta borghesia, spesso bisogna fare un passo indietro e riconoscergli doti non solo tipicamente femminili come l’astuzia, la discrezione, l’eleganza ma anche il coraggio, l’affetto puro e indiscriminato. Ciò che rende davvero gradevole e frizzante il tutto è l’ironia e la leggerezza con cui vengono descritte queste donne, ovvero l’assoluta mancanza di pregiudizi nei loro confronti. La telecamera indugia su di loro, a volte con affetto e simpatia, a volte con cruda perfidia, riuscendo comunque a farcele amare una per una, nonostante le loro bassezze e piccolezze. Ogni loro particolare è curato nei minimi dettagli, dalla pettinatura, agli orecchini (semplici e minuscoli per le giovani, costosi e leggermente appariscenti per le più adulte) dai colori indossati (il rosso shocking, scelto per la più spregiudicata, al tetro marrone, per la più insicura). Un trionfo di kitch al technicolor. Non per niente l’ambientazione e la cornice sono tipicamente anni ’50, l’epoca dei grandi melò hollywoodiani e delle grandi dive tragiche del passato (da cui il regista si è apertamente ispirato). L’unica nota forzata sono gli otto stacchetti musicali, che, nonostante il loro ironico e frizzante intento, risultano a volte troppo stucchevoli e fuori luogo. Tra le tre generazioni di attrici, tutte bravissime e degne di nota, non si può fare un applauso a Emanuelle Bèart, finalmente dai clichè hollywoodiani di bionda-bella-ingenua, in un ruolo che ne esalta la algida e maliziosa bellezza senza renderla ridicola o volgare, e a Isabelle Huppert, la cui bravura e ironia riesce a rendere gradevole uno dei personaggi più antipatici dell’intero film. A mio giudizio un piccolo gioiello da riscoprire e riguardare.
Franny
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