Notiziario animalista
Data: Wednesday, 25 May @ 23:39:24 CEST
Argomento: Comunicati e iniziative di lotta


Se parli con gli animali, loro parleranno con te e vi conoscerete a vicenda.
Se non parli con loro, non li conoscerai e temerai ciò che non conosci.
Ciò che si teme si distrugge. Dan George, capo Salish
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Preghiamo i lettori di far girare questo messaggio tra i conoscenti per la misteriosa scomparsa di Linus, avvenuta il 4/9/2003, dal giardino dell'abitazione in Pramaggiore (VE).
E' tatuato sull'orecchio destro con il n. 36MI4034 e al momento della sparizione indossava un collarino rosso.
E' di piccola taglia, mite ed indifeso, età circa 9 mesi all'epoca della scomparsa. http://songino.altervista.org/immagini/linus.jpg
Chiunque abbia sue notizie è pregato di segnalarlo ad Enrica o Resy ai numeri 3292162350 oppure 3298122367.
Email bairos@tin.it
Si offre una buona ricompensa a chiunque riuscirà a trovarlo ma, nell'ipotesi che il piccolo sia stato adottato, assicuriamo che non è nostra intenzione strapparlo alla nuova famiglia adottiva.
Volontari Gruppo Bairo
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E' molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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Received anonymously by the Russian ALF SG:
RALF activists come into the building of the Biological Department of the Moscow State University and save lives of five frogs.
May 12th, 2005 (Moscow) - During this raid vivisectors's equipment was damaged and spray-painted slogans against experiment on animals.
Click here to watch video footage of the raid.
Fonte: Bite Back
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Traduzione:
Ricevuto da anonimo dell' ALF SG russo:
12 maggio 2005 (Mosca) - Gli attivisti di RALF entrano nella costruzione del reparto biologico dell'univerità di Mosca e salvano la vita di cinque rane. Durante questa incursione l'apparecchiatura dei vivisettori è stata danneggiata e scritti con spray slogan contro gli esperimenti sugli animali.
Click here clicca qui per videre il video dell'incursione )
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12924_trento.jpg
Per il momento non chiediamo un'adozione, ma semplicemente un aiuto. Trento è un segugio di circa 4 anni. Proviene da un canile lager dove a seguito di maltrattamenti ha riportato conseguenze traumatiche molto serie e importanti. Ha il terrore dell’uomo ed è inavvicinabile. Prima di una potenziale adozione chiediamo l’aiuto gratuito di un bravo comportamentista. Siamo volontari di una piccola associazione e non possiamo permetterci di sostenere delle spese. I nostri animali in attesa di adozione sono affidati in una pensione a pagamento e il costo della retta più le cure di cui abbisognano non ci permettono di affrontare ulteriori costi. Vorremmo dare la possibilità anche al povero Trento di avere in futuro una famiglia che lo sappia amare come si merita. Aiutateci ad aiutarlo.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12923_roky.jpg
Per favore, non siate indifferenti! Rocky è stato abbandonato dalla sua famiglia che si è stancata di lui e ora cerca disperatamente una famiglia seria che non lo tradisca. Maschio di cinque anni tipo pincher. Per favore aiutatelo! L'adozione è rivolta solo a chi risiede a Milano o hinterland in quanto sarà controllata nel tempo.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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QUATTRO ZAMPE
E’ nata “Animali & Co.” l’associazione che ha cura delle bestiole bisognose

di MARINA VERDENELLI
SI chiama Animali & Co ed è la nuova associazione animalista nata meno di una settimana fa a Falconara. L’hanno fondata alcuni cittadini agguerriti, pronti a impegnarsi per gli amici a quattro zampe. Sei per ora i soci fondatori, che condividono progetti ambiziosi per il benessere di cani, gatti, furetti, uccelli e tutti gli altri compagni di una vita tra le mura domestiche. A lanciare l'idea è stata una rappresentante di commercio, Patrizia Baldinelli , proprietaria di un cane, e la titolare del negozio Amici Animali di via Verdi, Rosalba Biancini . «Volevamo renderci utili - spiega Biancini - e collaborare tra noi per garantire il rispetto degli animali. Come prima cosa ci organizzeremo andando a controllare i canili della zona per vedere come i cani abbandonati vengono tenuti all'interno di queste strutture. L'idea è quella di fare dei veri e propri blitz cercando di intervenire e far intervenire le persone preposte al miglioramento e al risanamento di queste strutture. Siamo pronte a proporci come volontarie per la somministrazione dei pasti e per le opere di pulizia». Nei progetti dell'associazione anche quello di chiedere al Comune un'area, già individuata, in comodato d'uso per costruire un rifugio dove accogliere gli animali feriti e bisognosi di cure veterinarie. «Per quanto sarà possibile - aggiunge Biancini - è proprio degli animali meno fortunati che vorremmo occuparci. Animali malati o aggrediti come abbiamo fatto nel primo giorno della costituzione della nostra associazione. La settimana scorsa ci è stata segnalata la presenza di una gattina ferita nel piazzale di una nota discoteca locale. Affamata e con una vistosa escoriazione alla zampa la gattina, che abbiamo battezzato con il nome di Tigre, è stata da noi raccolta e portata da un veterinario di fiducia che l'ha curata. Così vorremmo fare con tutti gli altri casi che si presenteranno». L'associazione, la cui sede legale momentaneamente è in via Verdi n°11, ha aperto le iscrizioni per chi volesse dare il proprio contributo. La tessera costa 5 euro e il ricavato andrà per un fondo che le volontarie useranno per aiutare gli animali in difficoltà. Info 071.910351 o 334.1477868
Fonte: Il Messaggero
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E' morto il cane Pippo- fu buttato tra i rifiuti
Dopo tre settimane. Sequestrato alla Spezia un altro animale maltrattato
La Spezia Non potrà più raggiungere a Genova la giovane donna che si era offerta di dargli affetto e cure, anche se ormai era vecchio e sofferente. Nè potrà raggiungere a Torino l'anziano signore che si era fatto avanti per portarlo a passeggio nel parco. Pippo, il meticcio di quindici anni che tre settimane fa aveva impietosito tutta l'Italia, perché qualcuno - rimasto disgraziatamente impunito - lo aveva gettato sanguinante in un cassonetto della spazzatura, non ce l'ha fatta. Ha chiuso gli occhi per sempre, stremato dalle sevizie subite. Proprio nel giorno della sua merte, ieri, un altro cane é stato liberato dalla catena di un metro e poco più, che lo stringeva così forte al collo da provocargli ferite infette e doloranti. Sono due terribili storie spezzine di animali ridotti in schiavitù, ai limiti della sopravvivenza, privati della loro dignità da uomini senza dignità.
A Pippo non ha retto il cuore. Non soltanto era stato gettato senza scrupoli nella spazzatura, come un rifiuto senza vita, ma addirittura aveva la pettorina così stretta che gli si era incastrata nel torace, tutto lacerato. Le cure prodigate dall'ufficio tutela animali del Comune della Spezia non hanno potuto ripagarlo di troppa sofferenza. "Aveva vissuto di sevizie - denuncia la dirigente Antonietta Zarrelli, referente in convenzione per tutti e trentadue i Comuni spezzini - pensavo che il nostro affetto, seppure tardivo, potesse compiere un miracolo. Avevo già trovato due persone in Italia disposte ad adottarlo, una a Genova l'altra a Torino. Purtroppo non ce l'ha fatta. Mi spiace che nessuno spezzino si sia fatto avanti, e soprattutto che nessuno abbia denunciato chi ha commesso tanta atrocità. Personalmente credo che chi arriva a seviziare un animale possa essere altrettanto crudele con una persona. Non posso che augurarmi che si arrivi a fare piena luce su questa storia".
Al vecchio meticcio, era stato dato il nome di Pippo dai volontari che l'avevano estratto dal cassonetto, su segnalazione di una passante. I gemiti uscivano dal bidone della spazzatura. Per puro caso, non era ancora passato il servizio di raccolta. La bestiola si trovava là, schiacciata fra i sacchi dei rifiuti, e sanguinante. "Sono brutti segnali di indifferenza - sottolinea ancora la dottoressa Zarrelli -. E so' che maltrattamenti e abbandoni sono puniti oggi anche dalla legge, che prevede sanzioni pecuniarie e conseguenze penali. Su questa storia non intendiamo chiudere il sipario. Pippo era stato trovato in un cassonetto a Piana Battolla, nel Comune di Follo, ma potrebbe essere stato gettato nel bidone dei rifiuti da chiunque, magari da qualcuno giunto lì con un'auto".
Intanto, ieri l'ufficio ha sequestrato con il supporto delle forze dell'ordine un altro cane, che viveva da anni legato a una catena di un metro e mezzo di lunghezza, costretto in prigionia, senza potersi mai muoversi oltre l'angusto raggio imposto da suoi aguzzini. Il ferro piantato nel collo gli aveva provocato una ferita infetta, che lo costringeva ormai a non poter più neppure voltare il muso. Affidato a un veterinario, l'animale é apparso così malconcio ai soccorritori da suscitare un misto di pena e dolore. Oltre che rabbia per il trattamento a cui era stato sottoposto. Sondra Coggio
Fonte: il Secolo XIX
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Cinghiali, torna la rabbia
Dopo il provvedimento del Tar che ha bloccato l'installazione delle gabbie, gli abitanti del Monte minacciano manifestazioni
Incursioni anche nel giardino della Cervara
Portofino. I cinghiali potranno scorrazzare liberi nel parco di Portofino (e anche nei giardini e negli orti coltivati del Monte) almeno fino al 1 giugno, data fissata dal Tar che ha accolto la richiesta di sospensiva del nuovo piano faunistico di controllo, approvato dall'Ente Parco con il benestare dell'Infs, l'Istituto nazionale della fauna selvatica di Roma. Il piano avrebbe fatto scattare a giorni il controllo selettivo dei cinghiali mediante le gabbie di cattura, ma il ricorso presentato da Italia Nostra e dall'Ente nazionale protezione animali ne ha bloccato l'attuazione. Il Tar ha fissato per il 1 giugno la camera di consiglio in cui verrà discusso l'argomento.
Gli abitanti del Monte hanno accolto con stupore la notizia e minacciano di organizzare manifestazioni di protesta, così come era accaduto l'anno scorso per il medesimo problema.
Il presidente dell'Ente Parco, Renato Dirodi, non nasconde disappunto e irritazione: "Venerdì scorso abbiamo approvato il piano di controllo del cinghiale e lunedì c'era già la sospensiva del Tar, che spero usi la stessa solerzia con tutti. Il nostro documento aveva anche ottenuto il consenso dell'Infs. La gente che abita sul Monte di Portofino é sempre più arrabbiata, si sente presa in giro: quest'anno i problemi arriveranno prima di luglio". Tra le proteste spicca quella di Gianenrico Mapelli, proprietario della Cervara: "I cinghiali si sono introdotti anche nel giardino monumentale del complesso: hanno distrutto un'aiuola con gardenie e gelsomini e alcuni bossi, abbiamo visto che ci sono anche dei piccoli ma quando ho telefonato al presidente dell'Ente Parco per utilizzare le gabbie mi ha spiegato che non é possibile a causa del ricorso al Tar. In queste condizioni, come si fa a tutelare il patrimonio ambientale e la stessa Cervara?". Il direttore del parco Alberto Girani aggiunge: "E' strano che sulla scientificità del piano si esprima l'avvocato difensore degli ambientalisti: l'Infs, che é l'organo competente, ha sempre approvato i vari piani varati dal parco. Quanto al monitoraggio, noi intendiamo la verifica dei danni provocati all'ambiente, mentre le associazioni ricorrenti giocano su questo e intendono il monitoraggio dei cinghiali. Chi non scherza, invece, sono gli abitanti dell'area parco e delle zone limitrofe come Oscar Borghini, Graziella Garbarino, Italo Parodi, Renato Roncagliolo di Coldiretti e tanti altri, che si sentono soli e in balia delle idee di tre ambientalisti isolati che non rappresentano nemmeno tutta la categoria: non staremo a vedere mentre i cinghiali ci distruggono gli orti, caso mai torneremo sulle piazze". Roberto Casazza, vice presidente della Comunità del Monte, che raggruppa alcuni proprietari di terreni dell'area parco, afferma: "Ogni anno siamo alle solite, qui c'é qualcuno che ha un disegno preciso ed é quello di distruggere il nostro territorio, che lavoriamo da centinaia di anni: alla fine qualcuno perderà la pazienza". E Riccardo Romano, vice presidente dell'associazione "Per il Monte di Portofino": "Proteggere i cinghiali che non sono nemmeno autoctoni é un suicidio ambientale. Molti dei nostri 250 soci hanno anche la tessera di Italia Nostra, che ora di certo stracceranno". Il presidente della Comunità del Parco, Marina Tiscornia prende atto "delle preoccupazioni espresse dalla popolazione" e annuncia una riunione urgente dell'organismo. Gloria Barbetta
Fonte: Il Secolo XIX
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Agropoli. La forestale pescarese salva animali a rischio estinzione
PESCARA Mercoledì 25 Maggio 2005 - Sono stati trasferiti dal Cites del Corpo Forestale di Salerno e Pescara 16 animali esotici, a rischio di estinzione, sequestrati a dicembre ad un pregiudicato di Agropoli, arrestato insieme al fratello e ad altre cinque persone per un giro di usura. Due macachi, tre caimani, tre varani, una tartaruga, sei cuccioli di daino e un cinghiale erano custoditi senza alcuna protezione, all'interno di un capannone abusivo.
Fonte: Il Messaggero
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per Carovilli
di MARIELLA SPAZIANO
VENAFRO – «Sono tentato a mollare, la sfiducia è tanta». Così Maurizio Pesino, proprietario del canile di Venafro sequestrato una settimana fa dal Noe di Campobasso.
Pesino ha espresso il suo rammarico al sindaco Cotugno, al presidente del consiglio Mascio e all’assessore all’Ambiente, Zullo, nel corso dell’incontro che si è svolto ieri mattina a Palazzo Cimorelli per stabilire la priorità degli interventi da attuare per ridare una casa ai randagi. Un rammarico che è rimasto nonostante le rassicurazioni degli amministratori che hanno dichiarato «di essere pienamente disponibili a trovare immediate soluzioni nei termini previsti dalla legge». Dunque, procedendo per gradi, il primo passo da compiere è quello di ottenere il dissequestro dopo la necessaria consultazione con il Servizio Veterinario della Asl n.2 per capire se bonificando il canile di via Croce di Pozzilli e portando a temine alcuni lavori gli "ospiti" potranno rientrare». «Non di minore importanza — ha sottolineato il Presidente del consiglio comunale di Venafro, Michele Mascio — è capire dove si trovano, al momento, tutti i cani e chi pagherà le spese per la permanenza degli animali in altre strutture». Durante l’incontro a Palazzo Cimorelli il sindaco Cotugno e gli amministratori hanno ribadito «la ferma volontà a rivedere la convezione per consentire a chi ha gestito il canile per venti anni di avere una copertura idonea per svolgere un servizio pubblico». «Mi trovo nella situazione – ha replicato Maurizio Pesino – che anche se fossero previsti cinque euro per ogni cane non avrei più la forza di continuare. Neppure la forte passione per gli animali rappresenta per me uno stimolo per andare avanti». La comprensibile sfiducia del titolare della Cooperativa "Il Rifugio" Maurizio Pesino è dovuta ai tanti sacrifici, economici e fisici, per portare avanti il canile "trascurando" anche i suoi figli. Il canile è stato sequestrato la scorsa settimana ad opera degli uomini del Noe di Campobasso per mancanza delle norme igienico-sanitarie. Martedì 24 Maggio 2005
Fonte: Il Tempo
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Va a fuoco un fienile, Vigili salvano animali
CERRO AL VOLTURNO — Attimi di panico l'altra notte, in contrada Foci a Cerro al Volturno, per un incendio che ha praticamente distrutto un fienile. L'allarme è scattato intorno alla mezzanotte. A lanciarlo alcuni residenti della zona che, resisi conto di quanto stava accadendo alla struttura, hanno allertato i Vigili del Fuoco di Isernia. Una squadra di pompieri si è precipitata sul posto e si è messa subito al lavoro, riuscendo così a domare il rogo, prima che provocasse danni più ingenti. Impresa non facile però, visto che l'operazione è durata fino a ieri mattina. Tanta paura anche per gli animali che erano custoditi nel piano inferiore della struttura. Per fortuna, vista la gravità della situazione, la stalla è stata evacuata immediatamente e gli animali sono stati tratti tutti in salvo. Le fiamme, dopo diverse ore, sono state domate. E fortunatamente non si sono registrati danni a persone. Il rogo ha provocato però il crollo del tetto del fienile. Difficile, al momento, stabilire cosa abbia originato l'incendio dell'altra notte in contrada Foci. Toccherà ora ai Vigili del Fuoco ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. Martedì 24 Maggio 2005
Fonte: Il Tempo
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In India Allarme, gli avvoltoi si estinguono e le carcasse ammorbano l'aria
RomaRipuliscono città e campagne indiane dalle carcasse di vacche e esseri umani: gli avvoltoi, dunque, svolgono un ruolo fondamentale nel subcontinente indiano, evitando il diffondersi di malattie, ma negli ultimi dieci anni il numero di questi "spazzini" speciali è crollato vertiginosamente. Sono decine di milioni i rapaci morti, pari, secondo le stime, al 99% delle tre principali specie asiatiche (Gyps bengalensis, indicus e tenuirostris).
Il punto, racconta un reportage del quotidiano britannico The Indipendent, è capire se è possibile tornare a popolare i cieli indiani oppure se bisogna arrendersi all'estinzione di questi animali. A preoccupare è la difficoltà di immaginare un'alternativa agli avvoltoi. Per gli indiani, infatti, le vacche sono animali sacri e non possono essere seppelliti. Al massimo nei centri urbani le carcasse vengono ammassate in grandi spazi lontano dalle abitazioni, nell'attesa che gli avvoltoi facciano il loro mestiere, lasciando a terra solo mucchietti di ossa.
Stesso iter per il destino dei "Zoroastriani", ai quali la loro religione non consente nè la sepoltura nè la cremazione. Meno avvoltoi ci sono, più cadaveri e più a lungo restano a contatto con l'aria, preda dei cani selvaggi. Con il rischio che si sia prima o poi un'esplosione di virus, tra cui la vecchia, ma pericolosa rabbia.
Un primo passo è però stato fatto recentemente. Se infatti la causa della morte di un numero sempre crescente di avvoltoi è rimasta a lungo avvolta nel buio, oggi si sa che la responsabilitàè di un farmaco che dal 1991 è stato somministrato alle vacche. Si tratta della Dicoflenac, un antidolorifico innocuo per gli uomini e molti animali, ma letale per gli avvoltoi, che lo assumono tramite le loro "vittime".
Due mesi fa il governo indiano ha quindi deciso di proibire questa sostanza a scopi veterinari, ma è ormai troppo tardi per evitare il peggio, nonostante questa scelta. D'altro canto, siamo di fronte al «più grande collasso mai registrato per una specie di uccelli» ha sottolineato il responsabile di una ricerca internazionale ad hoc presso la Royal Society for the protection of Birds, Debbie Pain, secondo cui sarà forse possibile non arrivare all'estinzione totale, ma assai più difficile tornare ai livelli di un decennio fa.
Nel frattempo, però, gli scienziati non sono rimasti con le mani in mano e hanno creato un centro per la riproduzione in cattività degli avvoltoi. L'obiettivo è quello di ottenere almeno 25 coppie di ciascuna delle tre specie, da rilasciare successivamente in libertà. Un'impresa impegnativa, soprattutto considerando che questi rapaci impiegano fra tra i quattro e i cinque anni per raggiungere la maturità sessuale e che mettono al mondo un solo cucciolo alla volta.
Sempre in India, è stato raggiunto ieri un record: Ranjana Dei, una donna indiana di 40 anni, ha tagliato il "traguardo" dei 10 mila riti di cremazioni, smentendo l'antica credenza indiana secondo cui la cerimonia della cremazione è cosa "da uomini". A tal punto che le donne non potrebbero nemmeno assistervi. Ranjana lavora a Bhubaneswar (nello Stato dell'Orissa, nell'India centro-orientale), ed è dovuta subentrare nel crematorio a suo marito, Hari Nayak, che da molti anni soffre di disturbi psichici e non è quindi più in grado di svolgere questa attività.
«All'inizio - racconta la donna - avevo paura ad avvicinarmi, a toccare tutti quei cadaveri. Poi, piano piano, ho imparato e ora non ho più alcun timore. Non ho neppure paura di incontrare un fantasma. Anzi, se accadesse quasi ne sarei contenta». 25/05/2005
Fonte: Il Secolo XIX
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All'Ippodromo dei Sauri durante corsa Tris
Cavalli caduti come birilli
Dieci animali coinvolti in una bolgia spettacolare 25/05/2005
Corsa da brivido l'altra sera all'Ippodromo dei Sauri. La "tris nazionale" in programma a Castelluccio dei Sauri è stata caratterizzata da una caduta in serie che ha coinvolto dieci cavalli e i loro drivers. Tutto è cominciato all'inizio della piegata finale, quando il cavallo condotto da Mario Monopoli, Esil, in quel momento quinto, ha perso improvvisamente il passo ed è finito a terra. L'improvvisa caduta al centro della pista, proprio mentre era in atto la conquista delle posizioni di testa, ha provocato una spettacolare caduta a catena dei cavalli che seguivano. Sul terreno sono finiti dieci cavalli e altrettanti drivers, fortunatamente senza gravi conseguenze. Il premio Totò, valido come corsa "tris nazionale n. 4686, è stato vinto dal n.7 Ethos Blue di Domenico Zanca, davanti a Ego Sum Effe del tarantino Domenico Sibilla. Terzo a sorpresa Etna Font di Palomba. Appena 8 su 22 i cavalli all'arrivo. Prossimi appuntamenti con il trotto ai Sauri: mercoledì 25 maggio (ore 11) e venerdì 27 maggio (ore 15).
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Va ko il riciclo dell’acqua, anatre ed oche a rischio
VILLA COMUNALE Allarme lanciato dal movimento «Fascismo e libertà». Piatti e bottiglie di plastica a galla
LA rottura del motore che permette il riciclo delle acque, insieme a piatti e bottiglie di plastica gettati nella vasca, fanno da qualche giorno del laghetto della villa comunale di Isernia uno spettacolo indecente. Ma quel che è peggio, tutto questo rende la vita impossibile agli animali che popolano il laghetto. A lanciare l'allarme, tra gli altri, anche il movimento "Fascismo e libertà". "Anatre ed oche - denunciano il segretario regionale Alberto Castagna e il consigliere comunale di Montenero Val Cocchiara Marco De Simone - stanno pian piano morendo insieme ai piccioni. Infatti, basta affacciarsi alla ringhiera che recinta il muretto per notare che all'interno galleggiano le carcasse di un piccione e di un'anatra. Tutto questo - sottolineano - accade dinanzi agli occhi impietriti dei cittadini e non, che ogni giorno transitano nella villa". I rappresentanti di "Fascismo e Libertà" chiamano quindi in causa il sindaco, insieme alla giunta e all'ufficio comunale dell'Ambiente, affinché facciano qualcosa di realmente concreto per risolvere il problema. "E' ora di entrare in scena - affermano - e smetterla di fare promesse che non vengono rispettate. Isernia ha bisogno anche di lavori ordinari e di manutenzione, non solo di grandi opere. Rinfreschiamo la memoria al sindaco, e al consiglio, di quanti soldi tempo addietro sono stati spesi dall'amministrazione precedente per la villa tanto cara a tutti noi cittadini. Per il rifacimento della vasca - concludono - pensiamo sia il caso di mantenerla in condizioni salubri e di mettere fine a questa mattanza a discapito di povere bestie indifese". Non ultimo, i problema dei rifiuti gettati nella vasca. Segni di inciviltà che sono sotto gli occhi di tutti, anche dei bambini che tutti i giorni frequentano la villa comunale e che avrebbero bisogno di ben altri esempi da seguire. E di questo non possono di certo essere accusate le anatre e le oche che popolano il laghetto! Martedì 24 Maggio 2005
Fonte: Il Tempo
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Il Muscatello di Augusta
Non è un ospedale ma arca per animali

La elisuperficie dell'ospedale di Augusta è pascolo di molti animali come i maiali. Il presidio non ha una recinzione e il cancello di ingresso è sempre aperto. Quando arriva l'elicottero sono gli stessi operatori della postazione megarese a mettere in fuga gli animali che brulicano nell'area. Oltre i maiali, al Muscatello si possono vedere anche mucche al pascolo e l'area sembra inoltre destinata al ricovero di animali di ogni specie: dai cani randagi agli uccelli in transito nelle vicine saline per nidificare. Anna Burzilleri. 25 maggio 2005
Fonte: La Sicilia
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Augusta, l'ospedale è un'arca per gli animali
Moscatello - Maiali e mucche al pascolo, nel padiglione abbandonato si rifugiano uccelli e cani
Augusta. La elisuperficie dell'ospedale di Augusta è pascolo di molti animali come i maiali. Il presidio non ha una recinzione e il cancello di ingresso è sempre aperto, senza un servizio di guardiania. Quando è previsto l'arrivo dell'elicottero, su coordinamento della centrale operativa del 118, sono gli stessi operatori della postazione megarese a mettere in fuga gli animali che brulicano nell'area.
L'elisuperfice è stata costruita da circa un anno. Non ha l'illuminazione notturna e non è infatti inquadrata come eliporto. Una mappatura degli allevatori locali è in fase di redazione da parte del Commissariato locale di Polizia. Il proprietario è stato invitato più volte a custodire gli animali. In caso di incidente infatti è lui il responsabile del reato di malgoverno.
Oltre i maiali, al Moscatello si possono vedere anche mucche al pascolo. Un allevamento di vacche è infatti limitrofo alla zona. Anche questo mandriano è stato invitato a tenerle a bada, a quanto pare inutilmente.
Il presidio megarese sembra però essere destinato al ricovero di animali di ogni specie. I cani randagi, in branchi numerosi stazionano giorno e notte nella nuova ala, mai completata e lasciata con alcune porte aperte. Costato diverse centinaia di milioni, il nuovo padiglione dista poche decine di metri da quello vecchio, ma è isolato da aiole incoltivate.
Nella stessa ala, lasciata come un casermone, senza impianto elettrico per mancanza di fondi, dalla finestre semi aperte entrano gli uccelli in transito nelle vicine saline per nidificare.
Secondo l'Assessorato regionale alla Sanità, il nuovo padiglione doveva essere destinato ad ambulatori ed uffici, non a nuovi posti letto, il cui numero è dettato dalla percentuale di bacino di utenza del presidio. Ma gli animali non hanno chiesto per il ricovero l'autorizzazione all'ente palermitano. Anna Burzilleri
Fonte: La Sicilia
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Dopo schianto ex consigliere invia un esposto sul randagismo
E' ancora allarme randagismo. A stigmatizzare un problema che non trova soluzione è ora l'ex consigliere comunale Salvo Scafati denunciando quanto gli è accaduto a lui stesso: un incidente che fortunatamente non ha prodotto gravi conseguenze, ma che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. «Un incidente - dice Scafati - causato da un cane che ha attraversato la corsia stradale, facendomi perdere il controllo dell'autovettura che è andata a sbattere contro il guardrail». L'ex consigliere comunale stava percorrendo la Strada Provinciale in uscita dalla città, quando è avvenuto l'incidente. «Considerato l'urto e l'improvviso dolore che ho avvertito alla spalla e alle costole - continua l'ex consigliere comunale - ho creduto opportuno farmi accompagnare al pronto soccorso per i dovuti accertamenti. Incidenti mortali e non causati dalla presenza di animali lungo la sede stradale possono si capitare, ma nel nostro territorio l'emergenza randagismo accresce le probabilità di rischio dovute al caso». L'ex consigliere comunale ha denunciato l'accaduto al locale commissariato di polizia. Scafati punta il dito contro il mancato intervento del Comune per la risoluzione del problema randagismo. Centinaia di randagi invadono quotidianamente la città e non si rendono pericolosi solo per i pedoni, ma anche per gli automobilisti. Agnese Siliato
Fonte: La Sicilia (Siracusa)
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Contro il randagismo
«Realizziamo un parco canile»

Raccoglie nuovi proseliti la petizione popolare lanciata da Wwf, Lega per la difesa del cane e Lav per la realizzazione di un parco canile a Vittoria. Vi hanno aderito il Prc e i Ds. «Il nostro sostegno - si legge in una nota a firma di Salvatore Nicastro, segretario di Rifondazione Comunista - è pieno e convinto. L'affidamento della gestione di un parco canile alle associazioni ambientaliste è garanzia per la tutela sia dei cani randagi che di quelli abbandonati. La creazione di una tale struttura, inoltre, si pone nella giusta direzione e in una coerente politica ambientale e animalista, che contrasta nei fatti con gli interessi dei gruppi criminali che utilizzano i randagi come cavie nei combattimenti di cani. Siamo pronti a dare il massimo sostegno alla petizione popolare lanciata dagli ambientalisti un paio di settimane addietro». A fianco degli animalisti si sono schierati i Ds. «I ds di Vittoria - si legge in una nota a firma del segretario Giorgio Cicciarella - sostengono l'iniziativa della Lega nazionale per la difesa del cane, del Wwf e della Lav per la creazione di un parco canile comprensoriale nel territorio. Lo facciamo sia perchè tale progetto fa parte del programma dei Ds, del centrosinistra e dell'amministrazione comunale, ma anche per avviare a soluzione un problema molto serio, quello del randagismo e dell'abbandono di animali ormai sempre più diffuso. Bisogna porre questa emergenza all'attenzione della Provincia e della stessa Regione. Tutelare gli animali ed organizzare una struttura idonea per il loro accoglimento e ricovero è un segnale di grande civiltà». G. R.
Fonte: La Sicilia (Ragusa)
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Campania
Carne bufalina: una risorsa per il futuro

Luigi Zicarelli, docente di Zootecnia: È nutriente e genuina, va valorizzata
di Nando Cirella
L'allevamento bufalino, in Europa è una realtà economica tutta italiana. In Campania viene allevato l’ 80 per cento del patrimonio bufalino nazionale.
Nella zona Dop, oltre a 2mila aziende bufaline, sono presenti centinaia di caseifici che rendono questo settore una realtà con un notevole impatto socioeconomico, in particolar modo in una regione ad alto tasso di disoccupazione come la Campania.
L'intero indotto bufalino occupa nella sola Campania circa 20mila addetti. La principale fonte di reddito dell'allevamento bufalino è rappresentata dalla commercializzazione del latte destinato alla produzione della ormai famosa mozzarella di bufala Campana. Il timore dei consumatori registrato negli ultimi anni, nei riguardi delle carni utilizzate nell'alimentazione, dovuto alle modalità fraudolente di allevamento, le notizie di accrescimenti ottenuti con sostanze potenzialmente dannose per la salute umana, le vicissitudini relative alla Bse e il caso diossina hanno contribuito a disorientare il consumatore, tanto da spingerlo al consumo di carni che secondo l’immaginario collettivo sono ritenute più sicure. L’informazione non sempre è corretta e si ha la sensazione che solitamente vengano demonizzati quei settori la cui produzione non dipende da “gruppi forti”. E’ il caso della carne bovina che, tranne poche eccezioni rappresentate dal vitellone dell’Appennino meridionale o da quello Piemontese, è un prodotto “anonimo” in gran parte di importazione e in minima parte allevato in piccole realtà imprenditoriali.
La carne di bufala campana, quindi, potrà essere la nuova frontiera dell’alimentazione, come sottolinea Luigi Zicarelli, docente del Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria della Federico II di Napoli.
La produzione del vitello o asseccaticcio, da carne, questo il nome dallo svezzamento sino ai dodici mesi di età, potrebbe essere considerata, al momento, un'attività parallela a quella dell'allevamento della bufala da latte. “Lo sviluppo di questo settore - dichiara Zicarelli - potrebbe rappresentare un'occasione per l'economia della Campania e delle aree in cui si allevano bufali, anche se la specie bufalina avendo un accrescimento più lento rende la produzione della carne più costosa rispetto a quella bovina”. Ma la competitività è sfavorevole soltanto sul prezzo, visto che ad avere la meglio per le caratteristiche nutrizionali è proprio la carne di bufalo. Che è anche ricca di agenti anticancerogeni (Cla), antitrombogenici e antiarteriosclerotici (Omega 3 e 6).
Il consumatore, deviato dai media, non riesce ad avere un’idea propria della qualità: ad esempio, preferisce la verdura visibilmente perfetta e non quella erosa da qualche bruco, erosione che farebbe dedurre l’incontaminazione del prodotto e a una piccola bistecca ne preferisce una di maggiori dimensioni. La prima la si potrebbe identificare come bistecca bufalina cresciuta con una velocità fisiologica, ma l’altra? Paradossalmente, il prodotto che si presenta peggio è quello che costa di più ma è anche il più “fisiologico”.
E’ in grado di capire tutto questo il consumatore? La globalizzazione frenetica fa sì che anche gli italiani, ex cultori della buona tavola, si orientino verso i cibi “big”, amati dagli americani.
In Italia ci stiamo avviando verso quella stessa strada, accettando cibi Ogm solo perché altre nazioni li accettano.
Certamente è difficile anche da noi assicurare un prodotto genuino: è difficile svelare sostanze dopanti quando vengono utilizzate in cocktail a dosi subliminali difficilmente svelabili dal laboratorio. E allora, come fare?
Per la carne bufalina, è in via di approvazione, l’Igp (Indicazione geografica protetta). Questa prevede che non possano essere inclusi nell’Igp soggetti con ipertrofie muscolari, che sarebbero classificati al primo posto nel caso dei bovini (vi sono razze che presentano fisiologicamente questa caratteristica, ma essa si può ottenere anche in altro modo), e soggetti che non presentano un giusto grado di grasso di copertura. Sono esclusi anche i soggetti che tra la nascita e la macellazione presentano un accrescimento superiore a 900 grammi al giorno.
E’ utopia? Se funziona l’anagrafe, e non si ha motivo per ritenere il contrario, è possibile risalire dalla data di nascita, dopo averla confrontata, con la data di macellazione alla velocità d’accrescimento del soggetto la cui identità è accertabile, in caso di contestazione con la prova del Dna depositando alla nascita il pelo del vitello che potrebbe essere confrontato con il Dna del soggetto macellato nel caso in cui dovessero insorgere dei sospetti.
Un soggetto “normale” dà la quasi assoluta certezza che l’animale non ha subito nessun intervento fraudolento.
La carne di bufalo si presta più di ogni altra a questi controlli perché essa è “solo carne italiana”, sicura, perché finora non è stato segnalato alcun caso di Bse, proveniente da una specie che estrinseca la sua rusticità con una caratteristica che è comune a molti animali selvatici: nel momento in cui manifesta sintomi di una qualsiasi malattia organica, questi è molto vicino all’exitus, tanto da rendere una ipotetica cura difficile e molto dispendiosa, quindi non conveniente. Questo, aiuterebbe il consumatore nello scegliere carne di bufalo, essendo certo di assumere carne di un animale che non si è mai ammalato.”E’ il momento - spiega Zicarelli - per iniziare un’opera di valorizzazione della carne bufalina, creando un disciplinare che preveda la commercializzazione soltanto di soggetti controllati”. 25-05-2005
Fonte: Il Denro.it
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Irlanda, bloccata nave com mais Ogm
Imbarcazione proveniente da New Orleans

Una nave in arrivo da New Orleans è stata bloccata in un porto irlandese perchè risultata contenere un carico di glutine di mais geneticamente modificato contaminato con un Ogm non autorizzato nell'Unione europea, il mais syegenta Bt10. L'Irlanda ha ora il compito di evitare che il carico contaminato entri nella catena alimentare. Il mais sequestrato era infatti destinato ad essere utilizzato per mangini animali. 25/05/2005
Fonte: TGCom
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Il cane da caccia Sissi ha adottato Bambi, un cucciolo orfano di Capriolo
Sissi, affettuosa «baby-sitter», lava il piccolo capriolo

AMICIZIA STRAORDINARIA NELL’ALTO GARDA
ALTO GARDA - Sissi è una scodinzolante femmina di bassotto; è il cane di un cacciatore, abituato a seguire il padrone nelle battute di caccia. Bambi è una cucciola di capriolo con pochi giorni di vita, abbandonata dalla madre dopo il parto, trovata in fin di vita al margine di una strada, fradicia di pioggia e infreddolita. Tra loro è sbocciata una tenera amicizia. Sissi non lascia sola Bambi un istante, la controlla con fare protettivo, le liscia affettuosamente il pelo con la lingua. Se qualcuno prova ad avvicinarsi a Bambi, lei abbaia minacciosa. Questa singolarissima e tenera amicizia si sta consumando nel giardino del signor Angelo Zanelli, a Toscolano Maderno. È una storia dal sapore fiabesco che merita di essere raccontata. Tutto comincia la mattina del 18 maggio. Ha piovuto tutta notte. Fa freddo. Il Baldo è imbiancato dall’ultima spruzzata di neve. Verso le 6.30 Cristiano Pozzi, di Treviso Bresciano, sta scendendo lungo la strada che costeggia il bacino di Valvestino e porta a Navazzo. Ad un tratto nota qualcosa al margine della carreggiata. Si ferma e con stupore vede un piccolo di capriolo. È stato dato alla luce da poche ore. La madre, forse spaventata dal passaggio di un’auto, lo ha abbandonato. Il cucciolo è infreddolito, rigido, quasi non da segni di vita. Il signor Pozzi lo raccoglie, lo carica in auto e decide di portarlo dall’amico Angelo, a Toscolano. Lui è un cacciatore, conosce gli animali, forse sa cosa fare per la piccola Bambi. Angelo Zanelli asciuga il piccolo, lo riscalda con un phon; con una siringa inietta nella bocca del cucciolo un po’ di latte. In un paio di giorni il capriolo si riprende, comincia ad alzarsi sulle zampette insicure e ad aggirarsi nel giardino di casa Zanelli, dove Sissi, la bassotta, lo accoglie e decide di adottarlo. Oggi Bambi si è perfettamente ripreso. Ogni giorno succhia dal biberon un litro di latte fresco di capra che ogni mattina il signor Zanelli si procura. Terminato il primo svezzamento la singolare amicizia tra il cane e il capriolo dovrà purtroppo essere spezzata. «Il cucciolo di capriolo - ci spiega Pier Alberto Cucchi, agente della Polizia provinciale venatoria che si sta occupando della questione - dovrà essere portato in un recinto. Tenteremo di farlo allattare direttamente da un capra. È una situazione già sperimentata con successo lo scorso anno ad Anfo. Poi proveremo a reinserirlo nel suo ambiente. Ma non sarà facile, visto che non ha potuto imparare dalla madre a comportarsi in natura. Comunque, prima di liberarlo, ci vorranno ancora un paio di mesi». Nel frattempo, in attesa di essere portato nel recinto dove sarà accudito dallo stesso Cucchi, Bambi se ne starà nel giardino di casa Zanelli, a godersi la compagnia della premurosa Sissi. 25/05/2005
Fonte: Giornale di Brescia
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Allevamento di istrici Proprietario denunciato
PENNABILLI Aveva trasformato la legnaia di un vecchio forno, a Pennabilli, in un piccolo allevamento di istrici: cinque splendidi esemplari, ben nutriti e pronti, probabilmente, per finire in padella (la bontà di questa specie era nota anche agli antichi romani). L’istrice, però, è una specie protetta e vietata e, chi ne possiede, viola due leggi del ’92: per una è prevista una condanna fino a 3 mesi e un’ammenda da 15 a 200 milioni di vecchie lire; per l’altra una condanna da 2 a 8 mesi. Con gli istrici, insomma, c’è poco da scherzare.
Il corpo forestale dello Stato, nei giorni scorsi, ha scoperto il mini allevamento in un’abitazione privata di Pennabilli e ha denunciato il proprietario alla Procura della Repubblica. Sul posto, oltre ai forestali delle stazioni di Pennabilli e di Carpegna, sono intervenuti anche il Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Pesaro, il servizio Cites di Macerata e i veterinari di zona dell’Asur.
I cinque esemplari (tre adulti e due giovani, questi ultimi nati in cattività) sono stati posti sotto sequestro, la custodia è stata affidata temporaneamente allo stesso proprietario in attesa di trovare una sistemazione più idonea alla famigliola di istrici: si tratta di animali, infatti, non più adatti alla vita selvatica e che devono essere ospitati in una struttura adatta (uno zoo o qualcosa di simile). Il sequestro degli istrici fa seguito a quello, avvenuto nei giorni scorsi, di due “tartarughe azzannatrici” a Pesaro: anche queste inserite nell’elenco delle specie pericolose contenuto nella legge 150 del ’92.
Mercoledì 25 Maggio 2005
Fonte: Il Messaggero (Pesaro)
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Il virus letale dei criceti
WASHINGTON - Una catena Usa di negozi di animali ha ordinato test ai suoi fornitori di criceti e topolini dopo la scoperta che un virus proveniente da uno dei loro roditori aveva provocato la morte di tre persone che avevano appena ricevuto un trapianto. La Petsmart ha ordinato controlli nazionali dopo che un criceto acquistato in un loro negozio a Warwick (Rhode Island) ha contagiato la proprietaria con un raro virus. La donna, morta per altre cause, aveva donato i suoi organi che ospitavano il virus. I trapianti hanno provocato la morte di tre pazienti. Le autorità sanitarie hanno rimosso numerosi animali (criceti, topolini, maialini d´india) dal negozio dove era stato acquistato il criceto. 24/05/2005
Fonte: L'Adige
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CIVITANOVA — Da due mesi un cane, trovato in viale Veneto e dotato di microchip (ma non iscritto all’anagrafe canina della regione), attende che il suo padrone si faccia vivo. I volontari del Canile municipale, dov’è ospitato, lanciano un appello urgente: «Aiutateci a trovare il proprietario oppure si faccia avanti una famiglia che voglia adottarlo». Il cane è un incrocio labrador di color nero, giovane, taglia medio-grande, di carattere tranquillo con gli uomini e gli altri animali. Chi è interessato telefoni al 339-3966089 o al 349-8751987.
Fonte: Il Resto del Carlino (Macerata)
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Animali: Quasi 8 Mln Di Gatti e 7 Di Cani Vivono Nelle Case Degli Italiani
Di (Red-Dra/Lr/Adnkronos)
Milano, 25 mag. - (Adnkronos) - Quasi 7 milioni di cani e 8 milioni di gatti vivono nelle nostre case. Per molti di loro spesso le vacanze non rappresentano un momento felice ma piuttosto un problema, quando non addirittura il dramma dell'abbandono. Non sempre la scelta della ''pensione'' e' facile e non sempre il ''viaggio a 6 zampe'' e' al riparo da sgradevoli sorprese o inaspettati divieti.
Fonte: Yahoo
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Contro l´Aids con la Polaroid
TORONTO - La diffusione dell´Aids potrà, forse, essere combattuta con un prodotto originariamente realizzato per sviluppare le pellicole delle Polaroid, macchine fotografiche istantanee. Lo sperano i ricercatori di una casa farmaceutica canadese che stanno per sperimentare su 5.000 donne indiane e africane l´Ushercell, un farmaco ottenuto dal solfato di cellulosa (zolfo e cotone). Sperimentato sugli animali, questo prodotto - un gel - ha ottenuto l´effetto sperato: ha cioè creato una barriera di tessuto molecolare capace di impedire al virus dell´Aids di penetrare nelle cellule vaginali. 25/05/2005
Fonte: L'Adige
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Si è calmato l´orso che nei giorni scorsi ha portato scompiglio?
Dopo gli ammaestramenti a base di luci nel bosco e pallottole di gomma, ha imparato a contenersi?
Il nostro peloso coinquilino è tornato agli onori della cronaca. Al suo arrivo dalla Slovenia sembrava che fosse un ospite graditissimo, prezioso e a lungo atteso. Giornali e tv ce lo facevano vedere mentre cercava di acclimatarsi ai nostri monti. Poiché arrivavano in coppia, gli esperti provinciali preparavano per loro la “casa” coniugale.
Come premurosi pronubi, ne seguivano poi gli approcci, e un bel giorno accoglievano con gioia la notizia che nella famiglia ursina era avvenuto il tanto atteso lieto evento. Anzi che gli orsetti erano più d´uno. Per il Trentino riavere l´orso significa potersi fregiare del titolo di protettrice della natura e degli animali. Ma adesso il simpatico plantigrado, preso da ardore giovanile, si comporta male. È maleducato, sfacciato e ladro. Assale recinti, arnie e pollai. Si pappa il miele, aggredisce pecore, polli e conigli; mangia, sbrana e divora come un qualunque animale affamato per il lungo digiuno invernale.
Non solo: si permette di uscire dai confini del Trentino, di scorrazzare in giro, e anche là di abbandonarsi al suo brutale e sconveniente banchetto. I vicini arrabbiatissimi minacciano di fargli la pelle. Perché non si sfama a casa sua, perché non si serve alla mensa predisposta per lui? Come si permette di allungare le zampe sul cibo altrui?
Mamma orsa evidentemente non l´ha allevato bene, non gli ha insegnato come ci si comporta con il cibo, soprattutto a casa d´altri. Povero orso, se ha il contegno che la sua natura gli ispira, crea scompiglio e non è gradito. Prima stava nelle anguste gabbie di S. Romedio, di Sardagna, o di Gocciadoro. Ora è libero. Ora può girare per un´area molto più vasta. Ma si comporta come una bestia. Non ha imparato le regole del vivere civile, quelle degli umani.
Non ha capito che deve stare dove la Provincia lo ha collocato e smetterla con le scorribande. Non può diventare un problema per i vicini di casa. Deve un po´ addomesticarsi: quel tanto che serve per rimanere un´attrazione turistica. 25/05/2005
Fonte: L'Adige (Lettere&Commenti)
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TvParma, non solo cani e gatti Spazio anche a conigli e criceti
Pagina 35 - 25/05/2005 Sarà una sorta di piccolo zoo quello proposto da TvParma stasera alle 21 in occasione del nuovo appuntamento con Shoppingdog Momenti a 4zampe. Protagonisti gli animali non convenzionali, ma non per questo meno frequenti...
Fonte: Gazzetta di Parma
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Il Wwf vadese sollecita l’intervento di prefetto ed enti locali: “Un’area demaniale vergine da 35 anni”
“Vietate il rally sulla strada di Monte Vicino”

SANT’ANGELO IN VADO - Giuseppe Dini, a nome del Wwf vadese, si è rivolto al Prefetto di Pesaro e Urbino Riccio, al presidente della Giunta Regione Marche Spacca, al presidente dell'Amministrazione Provinciale Ucchielli, alla presidente Comunità Montana Alto e Medio Metauro Topi, al sindaco del Comune di Sant'Angelo in Vado Settimio Bravi per sollecitare il loro intervento contro il “Rally all'interno Area Demaniale di Monte Vicino”.
Sostiene il Wwf vadese, trovando buon ascolto nelle altre associazioni ambientaliste, che “In merito ai percorsi rally nel territorio del Comune di Sant'Angelo in Vado, si esprime la più netta contrarietà alla scelta del tracciato relativo alla strada interna al Demanio Forestale del Monte Vicino”.
Spiega il Wwf che “L'area demaniale in oggetto è una zona praticamente vergine dove da oltre trentacinque anni è vietato con appositi cartelli e relative sbarre, l'attraversamento tramite mezzi a motore. Solo i mezzi di servizio manutentivo, di vigilanza ed i frontisti utilizzatori di aree adibite a colture, utilizzano questi percorsi e nessun altro se non a piedi, in bicicletta e cavallo”.
Di conseguenza, sottolinea Giuseppe Dini: “Ci sembra quindi assurdo poter svolgere in questo luogo naturale, una gara di rally che potrebbe essere condotta nelle innumerevoli strade di campagna che insistono sul territorio comunale, tant'è non si è affatto contrari al tracciato relativo alla strada per Paganica, il secondo percorso del rally specifico per una ulteriore prova, sempre nel Comune di Sant'Angelo in Vado. L'area in oggetto è fortemente rinaturalizzata in tutti questi anni di non pressione antropica per cui ospita innumerevoli specie animali, mammiferi come caprioli, istrici, tassi, uccelli come poiane, grillai, sparvieri, upupe, che la prova allontanerebbe per diverso tempo, così come è avvenuto per la gara del 1997 sul medesimo percorso”.
Ricorda infatti il rappresentante del Wwf locale che “Già allora esprimemmo la forte contrarietà non solo con lettere, ma anche attraverso una campagna di pressione con invio di cartoline agli enti preposti. Si sostiene che i rally permetterà il rifacimento della strada: cosa assurda in quanto la strada, serve a ben pochi usufruitori e nella gara del 1997 questa fu aggiustata con un semplice passaggio della macchina livellatrice aggiungendo pochissime parti di sottofondo che, fra l'altro, era materiale di recupero dell'asportazione dell'asfalto della ss 73 bis. Quindi un intervento ridicolo che non merita considerazione. Uno squilibrio naturale che non compensa quanto la gara potrà portare”.
La conclusione dell’intervento del Wwf vadese indirizzato alle autorità preposte non concede dubbi:
“Si chiede quindi il diniego dell'autorizzazione concessa per il tracciato in oggetto, per le considerazioni già espresse, soprattutto dagli enti che gestiscono il Demanio Forestale, quali Regione e Comunità Montana, autorizzazione che il Sindaco può negare in qualsiasi momento. Al Prefetto e Presidente Provinciale il corretto controllo di tutte i dispositivi previsti per queste gare. Si chiede inoltre ai sensi della L. 241/90 e D. L.vo 39/97 l'accesso a tutta la documentazione relativa al rally”. 25/05/2005
Fonte: Corriere Adriatico
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La Lipu insorge contro la decisione della Provincia di uccidere alcuni esemplari per cercare eventuali parassiti
Giù le mani dalle anatre
«Ne abbatteremo poche e non inizieremo ora», spiega Coletto

di Elena Cardinali
La notizia ha fatto andare in fibrillazione i volontari della Lipu, la Lega italiana per la difesa degli uccelli. La Provincia ha autorizzato l’abbattimento di un certo numero di anatre per poter effettuare uno studio scientifico alla ricerca dei parassiti che causano quella fastidiosa forma di dermatite, la cosiddetta «grattarola», nei bagnanti che si tuffano nelle acque del Garda.
In realtà la campagna di abbattimento controllato dei volatili lacustri era stata prevista ancora nel novembre dell’anno scorso, quando era aperta la stagione della caccia e le coppie di anatidi non avevano ancora nidificato. «Ma farla iniziare in questi giorni», insorge infuriato Francesco Di Grazia, delegato regionale della Lipu, «vuol dire uccidere animali che stanno allevando i loro cuccioli e, come se non bastasse, regalare ai turisti già in vacanza sul lago uno spettacolo a dir poco brutale».
Per questo Francesco Di Grazia e i volontari della Lipu e di altre associazioni ambientalisti si stanno già preparando ad avviare delle iniziative di protesta. mercoledì 25 maggio 2005
Fonte: L'Arena
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L’obiettivo è chiedere ai responsabili del settore faunistico della Provincia uno stop immediato della campagna di abbattimento accompagnato da una richiesta di chiarimento del tipo di studio che si vuol effettuare sulle anatre «sacrificate».
L’assessore provinciale Luca Coletto, con delega alle politiche del settore faunistico e all’ecologia, ridimensiona però l’allarme suscitato dalla notizia, peraltro vera, dell’autorizzazione ad un loro abbattimento mirato:«Gli abbattimenti richiesti sono pochissimi e autorizzati dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica, dall’Ulss e all’Istituto zooprofilattico. Per ora però non si faranno, perchè le anatre devono accudire i piccoli. Comunque le catture e i relativi abbattimenti non veranno effettuati a colpi di fucile, come forse pensa qualcuno. Non c’è la volontà di spaventare turisti e residenti con “safari” in riva al lago. Ho personalmente chiesto alle guardie della provincia che effettueranno in futuro gli interventi a rispettare l’ambiente naturale».
L’assessore Coletto conferma comunque il programma di abbattimenti per effettuare delle ricerche scientifiche per la ricerca di parassiti, di cui gli anatidi potrebbero essere portatori, e e anche per effettuare indagini su possibili focolai di influenza aviaria.
«Gli stessi amministratori dei Comuni gardesani lamentano l’eccessivo incremento delle comunità di anatidi sulle sponde del lago», continua l’assessore Coletto, «con relativi problemi sanitari a carico dell’acqua. Loro stessi ci hanno chiesto più tutele a favore dell’igiene pubblica e la diffusione di parassiti che possono essere propagati dalle anatre è uno di questi problemi».
Il presidente provinciale di Legambiente, Michele Bertucco, coglie l’occasione per ricordare all’assessore Coletto che esiste già uno studio, fatto proprio dall’amministrazione provinciale qualche anno fa, per ridurre il numero di anatre sul Garda ricorrendo a metodi meno cruenti. «Uno di questi modi è togliere le uova dal nido e lasciarne solo uno», spiega Bertucco, «mentre l’abbattimento degli esemplari rappresenta la modalità meno accettabile. Spiace che quando si devono prendere decisioni come queste, il parere delle associazioni ambientaliste non venga mai ascoltato. Sarebbe auspicabile, invece, che su questi temi ci fosse maggior collegialità, anche per ridimensionare la portata di certi fenomeni».
È già capitato che si imputasse a certe specie animali, e le anatre sono tra queste, di essere portatrici di chissà quali infezioni, conclude Michele Bertucco, «quando, in realtà, successivi studi scientifici hanno molto ridimensionato timori scaturiti da leggende metropolitane. Chiediamo perciò agli amministatori, come associazioni ambientaliste, di ponderare maggiormente certe decisioni drastiche a carico della fauna locale, con un maggior coinvolgimento dei gruppi di volontariato sensibili non solo alla tutela della specie ma anche alla salute collettiva». Mercoledì 25 Maggio 2005
Fonte: L'Arena (Il Giornale di Verona)
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Liberati cinque istrici
PENNABILLI - Rischiavano di fare una brutta fine, ma grazie all’intervento del corpo Forestale dello stato, cinque istrici sono stati liberati da una prigionia forzata, presumibilmente, un “allevamento in piena regola”.Gli splendidi esemplari, tre adulti e due giovani, questi ultimi nati probabilmente in cattività, sono stati trovati nel corso di un’ispezione effettuata dagli uomini della Forestale sul territorio di Pennabilli. Rinvenuti presso un’abitazione privata, gli animali erano illecitamente custoditi nella legnaia di un vecchio forno, recintato da un robusto manufatto in ferro all’interno del quale sono stati trovati anche cibo e un abbeveratoio.L’istrice, che è specie protetta, è molto ricercato per la squisitezza della sua carne e per l’uso dei caratteristici aculei nella confezione di monili e oggetti artigianali.Il proprietario della legnaia è stato deferito all’Autorità giudiziaria mentre per quanto riguarda gli istrici è stato disposto l’immediato sequestro in attesa di individuare una sistemazione idonea, visto che le povere bestiole non sono ormai più abituate alla vita selvatica.Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del servizio veterinario che hanno accertato le buone condizioni di salute dei piccoli animali. Gli istrici sono una specie relativamente nuova per il territorio pesarese visto che le prime tracce della presenza di questo animale risalgono ai primi anni ’80, mentre molti esemplari si trovano sul versante tirrenico. mercoledì 25 maggio 2005
Fonte: Corriere Romagna (Edizione di Rimini)
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La pillola per i piccioni
RIMINI - Alzi la mano chi non ha detto almeno una volta a un piccione: brutta bestiaccia. Nulla di personale, ma i pennuti del centro storico sono diventati troppi, tanto è vero che il Comune fornirà mangime con tanto di pillola. Obiettivo: bloccare la riproduzione. Logica conseguenza, sarà vietato dare da mangiare ai piccioni nel periodo fertile (in primavera e in estate). Misura che servirà a tenere sotto controllo anche le colonie di topi. C’è anche una multa: da 25 a 50 euro. Unica deroga per Piazza Tre Martiri e Piazza Cavour dove sarà rispettata la tradizione e i bambini e gli anziani potranno continuare a gettare pezzi di pane e di grissino senza paura.Ieri mattina l’assessore all’ambiente Ariano Mantuano ha spiegato che i colombi (animali “diversi dai piccioni”) sono “diventati decisamente troppi, tanto da creare preoccupazioni da un punto di vista igienico”.Un anno fa è stato chiesto uno studio a Hera. Risultato? “La stima dice che nel centro storico sono presenti 1.884 colombi. Un numero eccessivo. La concentrazione ottimale è di 300 o 400 per chilometro quadrato”.Che fare? Il numero deve essere ridotto e non solo perchè la ricerca segnala che ogni colombo alla collettività costa 25 euro all’anno per gli interventi di pulizia.Palazzo Garampi ha scelto la strada del controllo delle nascite tramite mangime medicato con Nizarbazina, una molecola che rende temporaneamente sterili i colombi.E’ però necessaria la collaborazione dei cittadini. Come? Mantuano ha spiegato che mercoledì in Commissione passerà il Regolamento per gli animali, una volta approvato diventerà attiva la norma che consente di dare da mangiare ai colombi solo da settembre a primavera, quando l’animale non è fertile. Severamente vietato invece negli altri mesi. Sanzione: dai 25 ai 50 euro. L’assessore ha anche aggiunto che il Regolamento di polizia municipale vieta di sfamare gli animali in tutti i mesi dell’anno, ma nessuno rispetta il divieto.Il Comune predisporrà piazzole ad hoc all’interno delle quali posizionare il mangime per i piccioni, a disposizione anche del cibo portato dai cittadini. Dove? Saranno scelte le aree verdi a margine del centro storico.Infine Mantuano ha regalato una concessione: Piazza Tre Martiri e Piazza Cavour resteranno aree libere dove i piccioni continueranno ad essere sfamati in tutta tranquillità, alla faccia del controllo delle nascite. mercoledì 25 maggio 2005
Fonte: Corriere Romagna (Edizione di Rimini)
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MEDICINA: GB, FONDI PER RIDURRE SPERIMENTAZIONE SU ANIMALI
(ANSA-REUTERS) - LONDRA, 25 MAG - Il governo britannico finanziera' con un ulteriore stanziamento di 3 milioni di sterline (circa 4,35 milioni di euro) un centro nazionale istituito l'anno scorso per ridurre l'impiego di animali in esperimenti biomedici.
Il Centro nazionale per la sostituzione, il miglioramento e la riduzione degli animali nella ricerca ha annunciato oggi (mercoledi') che la cifra supplementare finanziera' la sua attivita' nel triennio 2006-08, rendendolo in grado di erogare maggiori somme a progetti di ricerca 'animalistici'.
La vivisezione e la sperimentazione sugli animali hanno suscitato accese polemiche negli u





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