JUNG, IPNOSI E VISUALIZZAZIONE*
Data: Saturday, 26 March @ 23:21:32 CET
Argomento: Cultura & Teatro


Jung studiò l’ipnosi molte volte nell’arco di 60 anni. Egli parla di automatismo e osserva che il fatto che la coscienza dimentichi i comandi postipnotici ma essi siano persistenti sembra provare che esiste uno spazio psichico al di fuori della coscienza, uno spazio extracoscienziale, dove possono coesistere contenuti dell’inconscio e contenuti esterni, senza che la coscienza lo sappia. Se la coscienza viene inibita, questi contenuti possono irrompere nell’io ed essere razionalizzati a posteriori.

Jung non ama l’ipnosi, pensa che i suoi successi siano effimeri e che essa non sia una terapia di durata né una tecnica etica. Per rieducare la volontà ci sono metodi migliori e più resistenti nel tempo. La creatura umana non è un cane da condizionare ma un essere libero che deve crescere. Infine Jung teme la pericolosa dipendenza che si crea nel paziente nei confronti del terapeuta, il rapporto succube di sudditanza che può sfociare in possesso sessuale o finanziario. Tra medico e paziente si esercita una suggestione potente sempre, anche solo per il fatto che il medico afferma di possedere un sapere ‘altro’ con cui sovrasta il paziente; nell’analisi ovviamente si crea un clima di comunicazioni inconsce in cui le suggestioni passano più facilmente. Ma Jung non vuole disparità tra le due posizioni, vuole invece che via sia parità e collaborazione, che l’uno si ponga davanti all’altro nella sua totalità, che il paziente sia informato della cura, che possa valutarla o criticarla. Jung lavorerà molto per sfatare il carisma necessario del medico e il suo potere forzatamente gerarchico. Per lui, il medico non deve mai prevaricare il paziente, perché è al suo servizio non al suo dominio e deve mantenersi rispettoso della sua libertà e del suo giudizio. Mentre nell’ipnosi si produce un abbassamento del livello mentale e il paziente viene reso dipendente, una buona analisi deve rispettare l’unicità assoluta del soggetto, la natura specifica del suo problema, la relazione preziosa di collaborazione tra medico e paziente, la sua dignità e libertà. Tanto più medico e paziente si comprendono, tanto meno scatta un transfert sessuale, che è un residuo di suggestione, transfert che invece per Freud è essenziale. Per questo Jung dirà fino all’ultimo che l’ipnosi è pericolosa, perché lede la libertà, non rispetta la persona, riduce la cura all’alternativa “Chi dominerà? E chi resterà dominato”. Jung ripete sempre che, se accogliamo una suggestione, anche politico, è perché abbiamo una predisposizione alla dipendenza. Nella suggestione il soggetto subisce un contagio psichico, scatta una identificazione con l’ipnotista o una subordinazione a lui. Questo fenomeno si ha soprattutto in soggetti deboli, incapaci di stabilire reali rapporti affettivi, e ciò vale anche e soprattutto per l’ipnotista. Chi non sa amare ha molto spesso bisogno di legare a sé gli altri, magicamente, dominandoli con mezzi clandestini. L’amore è sostituito dal possesso. “L’uomo- dice Jung- cerca di imitare, e questo è bene, perché sull’imitazione si fondano l’educazione, la scuola, la famiglia, lo stato... ma troppa imitazione diventa suggestione ipnotica, plagio, contagio mentale e non è bene affatto”. La suggestione può essere inquinante e deleteria, per questo l’uomo che soffre e cerca un maggiore equilibrio deve essere rispettato e non plagiato, deve prendere coscienza delle cause del suo disagio, procedendo consapevolmente verso la propria liberazione. Prendere coscienza della realtà esterna e interiore è una via etica degna di un uomo libero; essere suggestionati è una via passiva, che produrrà schiavi. Ma oggi viviamo in tempi di superficiale pigrizia, in cui l’uomo persegue il culto del ‘tutto facile’ e i venditori di rapidi miracoli prosperano. Noi crediamo che nulla che sia conseguito troppo facilmente abbia durata né valore e pensiamo che, salvo pochi casi di ipnosi terapeutica sussidiaria a terapie più complesse in mano a medici seri, il resto siano fanfaluche, buone per un pubblico di bocca buona, avido di miracoli a buon prezzo e poco desideroso di sforzi personali. Quindi va bene una leggera ipnosi per guarire i porri, vanno meno bene ipnosi di miracolistiche guarigioni o esperienze, fonti solo di business illecito.
Certo è che sappiamo poco della nostra mente e sarebbe l’ora di saperne di più. Dove la mente si muove, il corpo si muove. Se due ladri fanno irruzione a casa vostra, vi spaventano, vi imbavagliano e dicono che vi bruceranno con le sigarette accese e poi vi toccano con carta assorbente bagnata fredda, vi si formerà una ustione. La mente riceve la realtà virtuale ‘ustione’ e il corpo produce la galla dell’ustione come se essa fosse avvenuta. Allo stesso modo se vi bendano e vi dicono ‘mangia questa mela’ e vi danno invece una cipolla, troverete che quella mela è buona. La mente spesso mente. E’ bene saperlo. Dicono gli Orientali: “Se vedi nella tua casa un serpente in un angolo buio, avrai un soprassalto di terrore, ma potrebbe essere solo una corda arrotolata”. La mente crede molte cose che non sono vere, ma non è bene che la mia mente creda quello che vuole un altro per il suo vantaggio. E’ così che la storia ha spacciato corde per serpenti, che ha fatto uccidere persone chiamandole streghe, ebrei, comunisti, negri, rossi, terroristi... Il problema non è come farsi addormentare la mente, il problema è come restare svegli, lucidi e critici, senza farsi abbindolare né in privato né in pubblico, svelando i tranelli dei suggestionatori occulti, ma questo richiede molta fatica e diligenza.
Le uniche forme di suggestione a cui possiamo guardare sono quelle in cui noi stessi ci riprogrammiamo meglio, riequilibriamo le tempeste, dominiamo le emozioni negative, riprendiamo la calma. Ma questa non si chiama ipnosi. Si chiama saggezza.
Jung distingue due tipi di abbassamento della soglia della coscienza, verso il basso o verso l’alto, verso l’inconscio individuale, verso quello collettivo. Immaginate una scena teatrale in cui un faro illumina solo gli oggetti al centro. Se questa luce forte (coscienza) si attenua, diventano visibili gli oggetti che stanno di lato, per es. da una parte gli oggetti psichici che la coscienza non controlla più (rimosso o contenuti intrapsichici), e dall’altra quelli che non controlla ancora (contenuti extrapsichici). In modo analogo i riti religiosi possono abbassare il livello di coscienza per rendere visibili realtà ultramondane (estasi e visioni).
Jung non usa l’ipnosi che è un ottundimento della mente, usa l’immaginazione attiva del paziente, che è l’attivazione di altre parti della mente, come produzione di immagini che si schiude nel rilassamento guidato o nell’attività artistica, e in cui si manifesta l’inconscio collettivo. Il mondo delle visioni può aprirsi anche nell’esperienza ordinaria casualmente. A volte basta un lieve affaticamento, una alterazione febbrile, perché il livello dell’attenzione si abbassi e sorgano fantasie, la nostra attenzione lascia la presa sulla realtà esterna e lascia emergere un altro tipo di immagini. Se lo stress aumenta e diminuisce l’autocontrollo, possono scattare fuori subpersonalità, per esempio un uomo mite e tranquillo sotto una lieve alterazione fisiopsichica può avere scatti incontrollati aggressivi per piccoli screzi normalmente inosservati. Possiamo immaginare un altro quadro, la coscienza come una stanza in luce che sta sopra una stanza sottostante e ha sopra un attico. Quando il livello di coscienza si abbassa, possono emergere contenuti da sotto o da sopra. Dalle cantine possono salire energie senza controllo di tipo primitivo e viscerale, dall’attico possono apparire idee geniali, creatività, illuminazioni, intuizioni, visioni paranormali. Van Gogh rappresenta bene un artista che aveva spesso un abbassamento del livello di coscienza con emersione delle parti basse della personalità o di quelle trascendenti. Con un cedimento della personalità verso il basso possono emergere anche improvvisi desideri di piangere, scatti isterici, una malinconia senza senso, o viceversa un desiderio quasi carnale di passione per le cose, o un senso acuto di inutilità della vita; dal basso vengono contenuti aggressivi o distruttivi. Dall’alto intuizioni idee, visioni a carattere stabilizzante e rigenerante. Le tecniche legate all’immaginazione attiva (per es. le tecniche espressive e artistiche) tendono non a indebolire l’io, ma ad arricchirlo, integrando in esso nuove energie positive. Mentre l’ipnosi o le tecniche seduttive non producono conoscenza, l’immaginazione attiva invece è produttrice di nuova conoscenza. Il soggetto liberato non sprofonda nell’inconscio inferiore ma assimila l’inconscio superiore.
Se l’ipnosi eteroindotta richiede un abbandono totale della volontà e della libertà, l’autoipnosi e ancora di più la meditazione rientrano invece in un percorso liberamente scelto di pace o di crescita spirituale. L’individuo non abdica la propria volontà a quella altrui, discutibile e arbitraria, ma esercita il controllo di una parte della sua mente sull’altra o di una super mente sulla mente ordinaria.
Potremmo fare l’ipotesi che oltre la coscienza esista un altro spazio ricettivo e creativo e che certe forme di rilassamento profondo possano accedervi.. In genere questo diventa più facile dopo un allenamento alla meditazione guidata o al training per esempio yoga. L’autoipnosi sfocia nella meditazione di tipo orientale quando è mirata. Mentre il training tende solo a operare un rilassamento terapeutico della mente, scollandola dai problemi esterni e interni, producendo una sospensione temporanea dallo stress, ponendoci quindi solo nello star bene, la meditazione vera e propria va oltre, in un processo di crescita spirituale, quando si situa in un contesto filosofico-religioso che parta da profondi convincimenti di tipo metafisico, quando cioè rientra in una credenza spirituale globalizzante. E’ solo all’interno di una fede vissuta con rigore che la mente ordinaria si oscura a poco a poco, allentando la sua presa nella realtà, e riesce ad emergere una mente straordinaria, un super io che travalica l’io del soggetto. E’ a questo punto che l’autoipnosi o la meditazione possono diventare mezzi di visione o di estasi. Dunque, mentre l’ipnosi è una situazione passiva in cui la direzione del vivere è temporaneamente ceduta a un altro e solo su pochi precisi punti e non produce crescita né progresso, ma può servire per precisi scopi terapeutici (es. smettere di fumare o di drogarsi), e, mentre l’autoipnosi può essere usata per indurre la calma, il sonno, o per potenziare certi lati del carattere, la meditazione si situa in un percorso religioso, spirituale, molto più ampio, di crescita d’anima.







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