THE OTHERS
Data: Tuesday, 08 March @ 22:29:34 CET
Argomento: Cinema e video...


THE OTHERS


Siamo in un’isola dell’Inghilterra, nel 1945. Durante un fredda e nebbiosa mattina, alla porta di Grace, severa e austera moglie di un soldato partito al fronte, che abita in un’enorme villa vittoriana, bussano tre misteriosi personaggi. Sono l’anziana e buona governante Bertha Mils, il silenzioso giardiniere Edmund Tatle e la giovane muta Lidia, in cerca di lavoro. Grace, rimasta sola, senza amici e senza servitori, in attesa del ritorno del marito dalla guerra, decide di assumerli a una condizione: non devono mai aprire una porta senza che l’ultima venga chiusa. Questa rigida regola che vige in tutta la casa ha un unico scopo: serve a salvare la vita ai suoi due figli; infatti sia Anne, la maggiore, che Nicolas, il più piccolo, soffrono di una violenta allergia alla luce, la semplice esposizione alla luce per loro sarebbe letale.........

THE OTHERS


Siamo in un’isola dell’Inghilterra, nel 1945. Durante un fredda e nebbiosa mattina, alla porta di Grace, severa e austera moglie di un soldato partito al fronte, che abita in un’enorme villa vittoriana, bussano tre misteriosi personaggi. Sono l’anziana e buona governante Bertha Mils, il silenzioso giardiniere Edmund Tatle e la giovane muta Lidia, in cerca di lavoro. Grace, rimasta sola, senza amici e senza servitori, in attesa del ritorno del marito dalla guerra, decide di assumerli a una condizione: non devono mai aprire una porta senza che l’ultima venga chiusa. Questa rigida regola che vige in tutta la casa ha un unico scopo: serve a salvare la vita ai suoi due figli; infatti sia Anne, la maggiore, che Nicolas, il più piccolo, soffrono di una violenta allergia alla luce, la semplice esposizione alla luce per loro sarebbe letale. I due bambini, costretti a vivere per sempre nelle tenebre delle stanze fredde dell’immensa e quasi spettrale magione dove abitano (che è per loro quasi una prigione), estraniati senza colpe da un mondo sconosciuto, segretamente sofferenti alle rigide regole domestiche e alle difficili ed esasperanti lezioni di religione imposte dalla madre, sono caratterialmente speculari: se Anne è vivace, estroversa e spesso in aperto conflitto con la madre, Nicolas è insicuro, pauroso e dipendente dalle cure e dall’affetto materno. Entrambi sentono l’attrazione e la curiosità verso il proibito mondo esterno (presentatogli dalla madre come qualcosa che non vale la pena d’essere visto), capiscono il rigido puritanesimo delle leggi che scandiscono la loro grigia giornata e riescono mentalmente ad andare oltre i severi insegnamenti imposti, ma faticano a farsi capire e ascoltare veramente dalla madre bigotta e tradizionalista che ama tutto ciò che tranquillo e silenzioso, tollera a fatica i lamenti e i desideri dei figli e incoraggia ben poco la loro crescita individuale. Con la loro sensibilità e curiosità, sono proprio i due bambini a sospettare che all’interno della casa ci sia qualcun’ altro oltre a loro; all’interno della villa infatti cominciano ad aleggiare misteriose ed invisibili presenze che minacciano la tranquilla vita della famiglia, rievocando inevitabili segreti, facendo esplodere conflitti tenuti faticosamente a bada dalla quotidianità, facendo nascere angosce e paure, dubbi e domande insidiose. Se da una parte i bambini con la loro lucida e infantile curiosità desiderano scoprire la verità, far uscire allo scoperto ogni mistero celato nei ricordi e chiamare le cose con il loro nome, Grace, la cui forte fede religiosa comincia a vacillare, si ritrova indifesa, spaurita e, dopo miseri tentativi di chiarimento, decide, come ogni cosa che le risulta inspiegabile, sgradevole e quindi non degno di nota, di dimenticare e far dimenticare, negare e far negare, reprimendo le curiosità dei figli. Ma la tensione quasi palpabile che cresce nel suo animo, i ricordi dolorosi, le presenze inquietanti che si rifiuta di vedere e ascoltare, sono impossibili da scacciare, e ogni maniera (materiale ed emotiva) per farle scomparire risulta vana. I tre domestici, inspiegabilmente, sembrano gli unici a non inquietarsi, non preoccuparsi, quasi fossero in speranzosa attesa di una rivelazione che possa finalmente dare quiete alla vita soffocante che viene vissuta tra le buie stanze della casa. E saranno loro, nonostante le resistenze e l’iniziale diffidenza di Grace, ad accompagnare lei e i due bambini fino alla agghiacciante scoperta finale e ad aiutarli a viverla con consapevolezza e serenità. La nebbia fitta e perenne, l’isolamento, il poco invitante paesaggio esterno che circonda la tenuta fanno da cornice a questa infernale giostra di lenti e inattesi spasmi ed incubi. Come in ogni ghost story che si rispetti, in questa narrazione incontriamo una notevole cura nel descrivere la psicologia dei personaggi, l’ambientazione gotica, i colori spenti del cielo ingrigito, delle pareti povere e spoglie della casa, dei vestiti scuri, tristi e modesti indossati dai protagonisti, della luce fioca che fatica ad entrare nelle immagini e nelle vite delle persone, la musica dolce e penetrante, a volte quasi un sussurro, a volte alta e insopportabile, che guida, come tutti i film dell’orrore e non, le emozioni dello spettatore. Come in ogni ghost story non c’è posto per le cose chiare, precise e razionali, nulla viene detto con precisione, tutto può essere vero, nulla può essere certo. Prendendo spunto dal grande romanzo di Henry James “Giro di vite” e rispolverando racconti gotici e vecchie leggende settecentesche, il regista spagnolo di questo thriller insolito e magnetico, mostra grande rispetto per le emozioni dello spettatore (nulla è scontato o anticipato), grande conoscenza delle più comuni paure dell’uomo (la morte, il silenzio che pulsa nelle orecchie, il buio fitto che penetra gli occhi, il pericolo che c’è dall’inizio ma viene negato fino all’ultimo) e miscela i luoghi comuni del cinema horror che riescono sempre a colpire i punti deboli (porte che scricchiolano, vento che fischia, tombe nascoste e poi scoperte...). Dal punto di vista prettamente interpretativo si tratta ovviamente di un “one-woman show”, ovvero la presenza glaciale e algida di Nicole Kidman calata perfettamente nel ruolo di una matriarca del secolo scorso con tutti di pregi e i difetti del caso, affidando i personaggi di contorno a volti poco noti (se non addirittura anonimi) al pubblico medio (non per questo meno validi e incisivi).

Franny






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