Lo guardavo da lontano
Data: Monday, 28 February @ 13:49:57 CET
Argomento: I racconti di fuoriradio


Lo guardavo da lontano.
Poggiato su di una terra arida che si stendeva all’infinito, con le mani apriva minuscoli solchi che a molti potevano sembrare piccole ferite solo che il sangue versato era solo il suo. Cercava di dare vita ad corpo che aveva il respiro affannoso di un moribondo e lo faceva con occhi che non si domandavano più se.

Lentamente, con movimenti regolari, inseriva il seme di una grama speranza e lo copriva affinché non se ne andasse via dentro il becco di un imprendibile volatile.
Si voltò verso di me e sorrise. Si, sorrise, con mia grande sorpresa poiché sapeva bene chi fossi e si alzò, con grande sforzo, vedendomi arrivare.
“Salve, come si sente?- gli chiesi - Non crede che sarebbe ora di andare?”
L’uomo, un vecchio col viso disegnato dal tempo, rimase un attimo silenzioso poi gli spigoli delle sue labbra si alzarono in un nuovo e tenerissimo sorriso.
“Lei sa quanti anni ho?” mi domandò.
Conoscevo benissimo la sua età, non ci eravamo mai visti prima, ma ero stato informato dai miei superiori e sapevo praticamente tutto di lui.
“Certo, risposi, ma non credo che sia determinante per una scelta razionale come quella di seguirmi”
“Sa cosa cresceva un tempo qui, sotto i suoi piedi?”
Istintivamente mi voltai verso il basso: “No”
“Vite. Sa cos’è la vite, vero? Se non sbaglio adesso dalle sue parti ve ne sono molte. E’ una pianta straordinaria, ha cibato e dissetato l’uomo fin dalla sua nascita intellettuale. Sotto i suoi piedi nascevano i vitigni più pregiati e nel sacro periodo settembrino germogliava la spensieratezza”
Avevo voglia di volare, di non toccare quel manto sabbioso con le mie suole.
“So anche questo ma è una ragione di più per tornare da sua figlia”
“Mia figlia sta bene e ringrazio lei e i suoi superiori per questa possibilità che le avete dato, ma io resto. Sa, una volta avevo paura di morire ma ora ho solo paura di morire lontano da qui.”
Osservai i suoi occhi, sereni come non ne avevo mai visti e capii che sarebbe stato inutile insistere.
Lo salutai mentre si era già voltato per tornare ai suoi piccoli solchi.
Il caldo era soffocante. Da ventidue anni ormai il calore equatoriale si era spostato a nord, l’Italia era stata la prima vittima della desertificazione ed io non vedevo l’ora di tornare a Copenhagen per farmi un bel bagno nel temperato Mare del Nord.






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