*IL TEMPIO DI LUXOR
Data: Sunday, 27 February @ 15:28:02 CET
Argomento: Cultura & Teatro


Il più enigmatico tempio egizio è quello di Luxor, nell'Alto Egitto.
Esso appartiene alle grandi opere dello Spirito e rappresenta un uomo universale in cui sono iscritte tutte le leggi che regolano l’universo, è un ‘antropocosmo’, Unità del Mondo che si proietta nell’uomo, sintesi di ciò che è qui e di ciò che è oltre.
Il tempio fu fatto costruire da Amenophis III e si allunga, parallelo al Nilo, in Nubia, in un sito dove sorgeva un santuario più antico. La leggenda lo attribuisce a SETH (=Satana) e ne fa il campo della lotta eterna tra Luce e Tenebre, forze che lottano sia nel cosmo come nel cuore dell’uomo. Così è il paradigma di tutti i templi, insieme di simboli e sintesi di conoscenze. I suoi dati matematici, formali e simbolici sono usati in modo occulto e non sempre decifrabile.


Nell’antico Egitto la costruzione di un tempio era un’arte sacra, segreta e iniziatica, di cui era depositaria la Teocrazia faraonica. I Templi erano i suoi libri. I simboli la sua conoscenza. Nel sacro tempio il simbolo si fa corpo e crea un ponte tra uomo e cosmo.
Per 12 anni l’alsaziano René Schwaller von Lubicz, esperto di conoscenze esoteriche, con la sua équipe di specialisti, studiò con cura estrema ogni dettaglio del tempio, realizzando un testo enorme di due grandi volumi. Terminato l’opera, Lubicz morì e, un anno dopo, scomparve anche la sua ispiratrice e compagna, Isha, esoterista e teosofa, e appassionata cultrice dell’antico Egitto.
Lubicz aveva lavorato con Matisse, un pittore che cercava le sue fonti nell’alchimia e nella magia e ripeteva che, per costruire una figura, si doveva incastrare una parte sull’altra, come fa un carpentiere quando costruisce una casa, così da rappresentare il corpo umano come una cattedrale. In Svizzera Lubicz aveva conosciuto ‘i Veglianti’, una comunità esoterica ispirata dalle vetrate delle cattedrali gotiche e ne aveva appreso la simbolica e le forme matematiche. C’era, in quegli anni, una vera e propria esplosione di egittomania che aveva influenzato le logge massoniche e la Massoneria aveva rinvenuto in Mosè e nella antica sapienza egizia le basi della sua filosofia. Ma l’incontro decisivo di Lubicz fu con Isha, donna appassionata e bellissima, grande egittologa. Sedotto dal suo carisma, approdò a Luxor e, per 12 anni, studiò con lei il tempio e lo misurò, pietra su pietra, provando che ricostruiva idealmente uno scheletro umano, dai piedi alla testa; su questa traccia d’essenza umana, perfettamente riprodotta in ogni dettaglio anatomico, si proiettano le potenze divine. Luxor è il tempio dell’energia. Lubicz studiò gli antichi testi dell’anatomia, fisiologia, medicina egizi, distribuita in due scienze, una rozza e semplice per le fratture e i primi interventi, l’altra sapienziale e sacra. La struttura del tempio mostra connessioni sorprendenti col corpo umano e precede scoperte della medicina moderna, per esempio un punto del tempio corrisponde al riflesso di Babinski, che è nel cervello ed è collegato ai piedi così che, bloccandosi, li fa rattrappire. Ma il tempio è perfetto e descrive un uomo perfetto, il Faraone, l’Uomo Cosmico o uomo universale, archetipico, le cui misure sono le misure del Mondo, e le cui parti corrispondono alle funzioni dell’universo, i NETER, i modi o qualità dell’energia. Nello sviluppo dell’Uomo essenziale emergono le varie funzioni dell’energia come centri energetici a complessità crescente, in modo simile ai ‘CHAKRA’, vortici rotanti, o punti di alimentazione dei livelli, che hanno eliche o petali (come per gli orbitali degli elettroni) che salgono per quanti fissi da 4 a infinito.
Come nel sistema metafisico di Plotino, Dio, luce purissima, è la fonte suprema da cui l’energia irradia con progressiva riduzione di intensità e potenza fino ad arrivare all’uomo-materia, lontanissimo da Lui e tuttavia in grado di risalire a Lui attraverso progressive trasformazioni alchemiche. L’alchimia è la scienza delle trasformazioni, nell’energia prima che nella materia, perché nessuna operazione può inverarsi nella Natura che prima non avvenga nello Spirito. La trasformazione sottile precede quella manifesta e la implica. Ascesa spirituale significa apertura e attivazione dei corpi sottili, trasformazione dal piombo all’oro, dalla pesantezza greve della carne alla luce splendente dello Spirito. E il Tempio di Luxor rappresenta tutto questo.
Ci sono, nei grandi sistemi iniziatici, elementi metafisici comuni. Nell’Induismo l’uomo è considerato come una complessità di globi di energia, uno dentro l’altro, che partono dal corpo grossolano fino a scaturire nella luce divina. I campi energetici totali possono essere proiettati in punti analoghi materiali così da disegnare una essenza d’uomo, su cui si sviluppano centri a livelli crescenti. Nel mondo egizio questi centri erano 7, come nel sistema induista.
Nei grandi monumenti egizi compare frequentemente un ideogramma, chiamato ZED, che sembra rappresentare cinque piani o livelli dell’essere. Nell’iconografia egizia lo Zed è detto ‘colonna dorsale di Osiride’ e si collega al mito di Osiride, ucciso dal fratello Seth, fatto in 14 pezzi, e poi ricomposto e resuscitato dalla sposa Iside (archetipo di morte e resurrezione). Il figlio Horus lo vendica uccidendo Seth, e diventa ‘la luce che vince le tenebre’. Osiride rappresenta anche l’Egitto secco e morto che si rigenera grazie alle piene del Nilo, o la Natura che muore e risorge. Lo ZED è l’asse del mondo, o la scala dell’uomo, o l’albero sacro, simbolo antichissimo che precede gli Egizi ed è presente addirittura nella preistoria, lo troviamo scolpito in un tempio 2700 anni prima di Cristo, nel periodo predinastico. Sotto Akenaton viene innalzato a simbolo supremo nel rito importantissimo dell’incoronazione del faraone. Le cinque linee separano sette dimensioni dell’essere.
Al Louvre ci sono Zed di tombe antichissime, il più antico è a 3 livelli, l’ultimo a 5, come se, via via che si sviluppa la storia umana, aumentasse il numero dei livelli di energia accessibili all’iniziato, potenzialità dell’umano che si aprono verso il divino. Lo Zed può essere considerato un condensatore di energia a più stadi e il tempio di Luxor lo rappresenta, come attivatore di energia in forma, architettonica, esso è dunque uno Zed vivente, una vera serie di pile attivanti che dispiega i suoi poteri in modo crescente, analogamente alla serie dei chakra. Il tempio funziona come un diapason, che raccoglie le energie del Cielo e della Terra secondo una scala di frequenze e, per risonanza, le sintonizza sui chakra dell’iniziato.
Nel tempio si trovano i 7 centri occulti o nodi principali della vita organica, 7 centri di controllo: coccige, plesso solare, plesso cardiaco, ganglio stellare, fontanella, santuario del naso e tiroide. I vari punti sono stati misurati col biometro, un misuratore di frequenze usato in radiestesia; nel luogo che corrisponde al centro del petto (4° chakra induista) il biometro segna 6.500 unità (che è la misura dell’energia del plesso solare o quarto chakra induista); nel Naos, o punto tra gli occhi, (sesto chakra induista o terzo occhio), arriva a 18.000 unità. Solo colui che ha innalzato il proprio livello di energia può sostare nel Naos, gli altri si sentiranno gravati da insostenibile stanchezza. L’iniziazione è appunto il modo per innalzare le proprie frequenze lungo una scala divina. Per il non iniziato il tempio di Luxor può risultare pesantissimo da sopportare ed estraniante, invece di attivare, inibirà i centri energetici, chiudendoli, come avviene al cervello quando arriva una dose eccessiva di zuccheri, perché si generano, anche a livello sottile, difese spontanee contro ciò che è in eccesso.
Il Tempio rappresenta l’uomo cosmico, l’analogo del Purusha indiano; in Egitto egli è incarnato dal Faraone, l’eletto tra gli eletti. Su di lui si proiettano le energie sacre, che si aprono come fiori di loto via via che il Faraone evolve. Il suo ciclo evolutivo esistenziale rappresenta il dispiegamento totale delle potenzialità della specie umana, perciò le 5 parti del tempio corrispondono alle 5 età del Faraone, 5 tappe nel percorso Materia-Spirito, 5 fasi iniziatiche.
Il corridoio centrale, lungo più di 200 metri, è la sua spina dorsale ma insieme è l’asse del mondo, l’asse di Ammone, la scala frequenziale, analogamente alla Sushumna induista attorno a cui si avvolge il serpente energetico della Kundalini. L’asse del tempio ha una direttrice Giove-Luna che arriva fino al cortile di Ramses, poi si orienta verso il Sole.
Nelle cerimonie rituali l’obiettivo del percorso sacro era realizzare sui fedeli la focalizzazione delle energie telluriche e celesti. Il Tempio funziona come un concentrato energetico che realizza la hierogamia, o nozze sacre, della Terra col Cielo.
Nel mondo antico il tempio è sempre un contenitore e attivatore di energia sacra e viene innalzato sul luogo dove il Cielo sposa la Terra e si uniscono le energie cosmiche e telluriche. Non è l’uomo a scegliere il luogo del tempio ma sono le energie del cosmo a indicarlo, per questo ogni tempio nuovo viene costruito là dove esisteva un tempio più antico. Per tutti i 3000 anni di storia egizia, sempre ogni tempio venne edificato su un precedente sito sacro. E’ l’energia che sceglie i suoi luoghi. Un luogo sacro è un luogo di potere, cioè un sito dove l’energia si concentra.
In un testo hittita del 1200 a.C. si dice che un sacerdote costruì un vaso di rame e riuscì a chiuderci il dio dei venti, chiuse ermeticamente il vaso ed esso fu il primo tempio. Così il tempio di Luxor è il vaso che contiene l’energia del Cielo e della Terra nel luogo dove essi hanno scelto di manifestarsi.
Il Tempio descrive un percorso di vita ma anche un percorso iniziatico. Il bambino nasce con la testa in basso, a sud, a mezzanotte, e ha la seconda nascita, o nascita nello spirito, a nord a mezzogiorno. (“In verità, se non nascerete nello Spirito, non sarete mai nati”.) Il corridoio del tempio può identificarsi con lo Zed, per analogia esso è l’albero sciamanico, l’albero della conoscenza dell’Eden, il tasso di Odino, la croce cristiana, che da tempo immemorabile rappresenta la possibilità di passare da un livello a uno superiore, la scala dell’Essere, la Montagna sacra, l’Olimpo o Meru, Sumur o Sambur, lo ziqurrat babilonese, la piramide a gradoni, lo stupa indiano….
Il Tempio è formato da 5 strutture rettangolari disposte longitudinalmente, la prima è obliqua rispetto alla direttrice principale, perché rappresenta il passo del Faraone che è sempre raffigurato in cammino. Si entra tra i piedi dello scheletro, la prima struttura arriva ai ginocchi, la seconda all’inguine, la terza al plesso cardiaco, la quarta alla base del collo, la quinta comprende la testa ma taglia via la calotta. Ogni elemento del corpo corrisponde a un segno zodiacale e le due metà del tempio non sono simmetriche, perché l’Egitto faraonico ha orrore della simmetria, che non appartiene a nulla che sia vivo.
Dovremmo immaginare il Tempio quando era intatto nella sua bellezza e nel suo potere e la processione rituale si snodava solenne tra le alte colonne, con fiaccole e canti e profumi di incensi, in una notte di luna piena, quando le costellazioni fungevano da amplificatori naturali, e la lentezza della cerimonia e la precisione del rito focalizzavano e aprivano i centri energetici per assorbire le frequenze nel modo dovuto e gli iniziati, dai piedi dello scheletro-tempio, risalivano la colonna vertebrale di Osiride che univa idealmente Terra e Cielo in un percorso di trasformazione in cui l’uomo diventava il Tempio e il Tempio l’Universo.
Tutto l’edificio era costruito come una serie di pile progressive così che l’avanzare implicava l’attivazione graduale di energie sottili di livello crescente, in una scala di ascesi in cui le varie tappe liturgiche corrispondevano ai punti focali dove l’energia investiva i celebranti, ma non tutti potevano risalire la scala vibrazionale, al tabernacolo arrivava il solo Faraone, l’unico in grado di sostenere l’energia al suo culmine. Qua il tempio mostrava la testa dell’antrophos, priva di calotta cranica, per indicare che l’Uomo perfetto, nei suoi gradi massimi, si apre al divino. L’iniziato o adepto è colui che si è liberato dal mentale, dal pensiero pensante, e può mettere il suo spirito a contatto con l’energia assoluta. L’ipofisi corrisponde al ‘santuario’, il segreto centrale, la porta per andare oltre l’uomo, il Naos, pari alla cella del tempio greco dove solo il massimo sacerdote poteva entrare.
Il Tempio dunque vive, non insegna perché insegnare significa usare la mente; ‘attiva’, perché compito dell’iniziato non è conoscere ma essere. “Quando si affronta il problema della Conoscenza Sacra le prove materiali non hanno più valore, solo l’illuminazione ha valore”. Solo oltrepassando le possibilità mentali si può raggiungere il senso segreto, esoterico, dell’Essere. Attraverso lui la Realtà si rivela.
“La preghiera reale, cioè la fusione col Neter, esige da un lato l’esistenza della persona e dall’altro l’astrazione dal suo io, l’essere egoistico del riflesso cerebrale o mentale. Questa è la sola vittoria sulla personalità mortale, la seconda nascita del Vangelo. Perciò la statuaria ancora simbolica delle cattedrali mette in mano al santo la calotta cranica”.
Ancor oggi, il viaggiatore, sia pure nel caos dissacrante del moderno turismo, può isolarsi idealmente nei vari punti sacri e avvertire il crescere di energia dal sagrato al tabernacolo e può sentire, chiusi gli occhi e il sé connesso, che il suo corpo comincia a roteare in senso alternato, orario, antiorario, come un pendolo rovesciato (cosi’ come ruota l’energia alternata dei chakra), finché al tabernacolo l’energia risulta quasi soverchiante per chi non sa contenerla. Nel NAOS poteva sostare solo il Faraone, che, essendo di stirpe divina, poteva contattare il divino senza soccombere. “Gli assi sono canali di influenze che sosterranno il ruolo animatore di queste struttura vivente. Il fedele subirà l’effetto di tale influenza occulta, come la vegetazione subisce quella del magnetismo terrestre”.
Le energie crescenti che in vario modo si rivelano, i NETER, non sono divinità ma forze, manifestazioni dell’energia suprema o Natura (Neter come Natura), parallele nell’umano e nel cosmo, funzioni dell’energia cosmica, che si esplicano nel ciclo evolutivo umano, segnando i livelli di attuazione delle potenzialità, le fasi della creazione nel macro o nel microcosmo secondo la regola alchemica che tutto si rispecchia. I Neter sono le grandi qualità della Vita a cui ognuno attinge come a una rivelazione, quando interno ed esterno diventano mirabilmente una cosa sola e l’uomo perde le sue singolarità naturali per diventare un essere totale.
Ogni Neter è una triade che si manifesta in tre fasi cicliche. Così il Neter LUCE-VITA si manifesta come KHEPER = sole che diventa (sorge o tramonta); RA = sole al culmine del mezzodì; TUM = sole che non esiste ancora. Tre momenti del ciclo della vita. Ogni Neter è una triade di energie, e ognuna crea una famiglia analogica per affinità con pietre, cristalli, metalli, suoni ecc. Ogni famiglia esprime i modi di una funzione, la sua frequenza. Ogni frequenza può essere nota musicale o metallo o pianeta o momento del giorno o della vita. Il Cosmo è l’unione di tutte le frequenze. Ogni Neter è un cerchio in quanto è un ciclo di vita, un circuito temporale di manifestazione dell’energia che prevede una genesi, uno sviluppo e un ritorno (come il seme che si fa pianta e di nuovo seme). “... noi non abbiamo molti dei ma un unico principio che cambia nome durante le fasi della Genesi” “...Isis, Maat, Hathor, Mut.. non ci sono molte dee ma un’unica femminilità che agisce differentemente in diversi ambienti”.
Luxor si unisce a Karnac con un viale di sfingi, prima a testa umana, poi di ariete, che indicano l’uomo perfetto che si avvia diventare divino. Se Luxor è la preparazione dell’uomo al divino, a Karnac l’umano non c’è più, resta il mistero. Le frequenti immagini a Karnac di Ramses II che da solo atterra i suoi nemici (battaglia di Kadesh contro gli Hittiti) raccontano che l’uomo perfetto è solo davanti alle forze del male, non è un esercito terreno perché di tutt’altra battaglia si parla, guerra della Luce contro le Tenebre, storia della manifestazione della Luce nel macrocosmo e nel microcosmo.
Luxor è un tempio di istruzioni. Karnac è un enigma. Il primo è il manuale, il secondo un mistero, e, nel mistero, abbondano le figure femminili, come se nell’altro mondo le forze si manifestassero presentemente al femminile. Karnac è una fonte di domande, come avviene per tutti i luoghi dove si stimola la crescita dello Spirito.
Frequenti i simboli alchemici: il serpente primigenio (l’onda n), energia non polarizzata dell’Oceano primordiale (Nun), che entra nel regno della creazione (2n, o onde separate, acque superiori e inferiori, notte e terra), come scissione primordiale dell’Uno in Due, che genera la vita (la Terra si separa dall’Acqua e si contrappone al Fuoco), l’Amon sia lunare che solare, le Due Terre del cosmo e infine, ultima fase della perfezione, il ricongiungimento: le nozze tra Re e Regina, unione delle Due Corone, come identità ricostituita.
L’incredibile Tempio di Luxor narra tutto questo, è una metafisica, una matematica, una filosofia, una religione, un processo iniziatico, un rito di trasformazione. Stare nel Tempio facilita il contatto con l’energia, attiva l’alchimia di ognuno, promuove il movimento verso il proprio Sé. Il Tempio agisce con ogni suo dettaglio, orientamento, misura, disegno, fessura, trasparenza... con ogni sua parte parla dell’energia pura. Ma esso aumenta ciò che uno ha, come un fuoco alchemico. E’ un luogo privilegiato che potenzia l’energia dal basso verso l’alto ma la visione suprema è riservata a pochi. Questa è la cattedrale dell’insegnamento sacro, la perfetta simbolica in pietra. “La luce del Mondo, per diventare visibile, ha bisogno di una sostanza che la porti, perciò il simbolo porta l’invisibile che evoca e che gli dà vita”.
E’ frequente nei grandi siti sacri che realtà celesti vengano proiettate nelle strutture architettoniche, costruite su luoghi potenti, per cui il tempio diventa l’analogo visibile della realtà trascendente invisibile e irradia le energie corrispondenti. Percorrere l’asse di Ammon permette ai centri sottili dell’uomo di sintonizzarsi con le frequenze che il tempio stesso emana, con una attivazione delle energie paragonabile simbolicamente all’ascesa della Kundalini, la spira sacra induista, l’illuminazione crescente.
Oltre al suo orientamento stellare e alla sua capacità di cogliere energie sotterranee, l’architettura sacra gestiva anche il materiale usato con finalità radianti. Nell’antico Egitto perfino i mattoni della casa di un contadino erano disposti secondo precise polarità. I sacerdoti-architetti (si pensi al mitico Imothep) conoscevano le frequenze e le polarità dei materiali usati e le forze irradianti dalle singole forme (così come le conoscevano i maestri muratori che costruirono le cattedrali gotiche). L’arte muraria era un’arte sacra che attivava il sacro, e sapeva che l’energia si muove secondo il modo con una pietra è tagliata, posizionata o incisa. Oggi cerchiamo confusamente con la radioestesia, i biometri, i voltmetri… di determinare l’irradiazione della pietra, diversa secondo la sua configurazione chimica, il taglio e la disposizione. In Egitto abbonda il granito rosso, una pietra difficile, a forte irradiazione energetica, soprattutto nell’Alto Egitto, fenomeno che dà alla Nubia una frequenza molto alta, immediatamente percepibile. Il biometro segnala punte diffuse di 9000 unità. C’è qualcosa di speciale qui che ci fa stare molto bene, come se tutto fosse purificato ed elevato.
Lo studio attentissimo di Lubicz spia l’Antica Tradizione, la Gnosi o Ermetismo, da cui diramano altri saperi iniziatici, dalla scuola pitagorica che pone il numero come cifra dell’universo, all’Accademia platonica che alleva una élite di menti superiori, aduse ai simboli della rivelazione orfica. L’Egitto di Luxor mostra, rispetto agli altri popoli, una decisa superiorità conoscitiva, medica, astronomica, matematica.. ma questa solo episodicamente appare dai geroglifici (come nei dettagliati testi di anatomia) e il Tempio ne diventa la sintesi in pietra. La Conoscenza Sacra non si esprime con testi scritti ma con monumenti.
Gli Egizi, il popolo più religioso della Terra, non ha parole per dire ‘religione’ o ‘fede’, manca addirittura della parola ‘dei’. L’energia divina è raffigurata come una scure con manico di legno (analoga alla scure bipenne cretese), simbolo oscuro e minaccioso, che esprime la duplicità archetipica dell’energia. Anche gli alchimisti pongono, alla base della trasformazione sacra, il fuoco segreto e lo raffigurano come una scure, ciò che divide in due, che separa. La creazione nasce quando l’Uno diventa due. Non diversamente il Tao, energia indifferenziata che nella Creazione diventa energia duplice.
Ritroviamo i simboli nell’alchimia medievale, come le regole dell’architettura sacra del gotico francese. Mentre la storia scorre nel tempo, la simbolica emerge dall’inconscio collettivo e per questo è eterna.
I testi liturgici egizi dicono che costruire templi è ‘fabbricare dei’; la casa del dio non è un contenitore formale ma un imbrigliatore di energia, un sacro vivente, un NETER. Per questo la cifra deve essere esatta, la misura implacabile, il segno perfetto, perché dall’esattezza matematica delle forme dipende il risveglio del dio, la sua attivazione, la potenza che si dispiega. “Il Numero è la definizione delle funzioni ed è solo in questo senso che l’universo è Numero”. La statua del dio contiene la sua energia in quanto il sacerdote vi fissa l’anima, il BA; senza di essa, la statua è vuoto simulacro. E’ solo quando il NETER si incorpora che diventa fruibile, di qui la funzione del tempio che fissa le funzioni dell’energia per aprirle ai fedeli.
Con lo strumento matematico, colui che conosce l’energia delle forme, dei materiali, degli orientamenti e dei simboli, mette in sintonia le energie del Cielo e le predispone per l’Uomo. In questo trarre l’ordine dal Caos, lo aiuta MAAT, la dea-angelo, l’ordinatrice, colei che dalla confusione trae Ordine, Verità e Giustizia. Tutti gli dei dipendono da questo principio ordinativo dell’universo. Da Maat deriva mathema=la scienza matematica, mathesis=l’atto di imparare, metron=la misura... Sottile come la piuma che tiene in mano, simbolo angelico, Maat pesa il tuo cuore, cioè la tua intenzione, affinché anche tu cerchi Ordine, Verità e Giustizia. A chi ha potenza sul mondo non sarà dato potere sullo Spirito. La verità è nascosta allo sguardo come i segreti del Tempio, oscuri ai più, noti solo agli iniziati, invisibili alla mente, aperti all’inconscio. MAAT è ciò che in India è il DHARMA. Da MAAT sorgono gli dei, ovvero le funzioni dell’universo.
Come il Tempio è IL CORPO DELL’ENERGIA, così l’Egitto è la proiezione del cielo “...il luogo dove si proiettano le operazioni messe in atto dalle forze celesti”
Gli dei sono energie della natura. Il mito non è un racconto fantastico ma un testo eterno che usa una simbolica universale. Come nei primordi della filosofia greca la Conoscenza della Natura è sacra. Il Tempio dell’Uomo è il libro che rappresenta l’Universo. In esso sono iscritte tutte le leggi e possono attivarsi tutte le funzioni. Come nell’Induismo, il dio non è una entità astratta, ma una energia che l’uomo può svegliare dentro di sé o che può trovare attorno a sé. Psiche e natura si corrispondono. Tutti i particolari del Tempio sono significativi, nulla è lasciato al caso e tuttavia i simboli sono nascosti, appaiono in stanze oscure, sono celati dall’intonaco o si frammentano in parti lontane, una simbolica non palese agisce contro ogni logica aristotelica ma emana tuttavia il suo potere invisibile.
Lubicz analizza:1) i codici numerici e trigonometrici che regolano la costruzione e la disposizione di ogni elemento; il numero aureo che dà senso di proporzione e bellezza anche a colui che non lo conosce, come dà piacere la frequenza della rosa anche a colui che non conosce la cifra della rosa. 2) Gli assi di orientamento in relazione alle influenze cosmiche; il tempio è posto lungo l’asse di rotazione terrestre ma l’antrophos è rovesciato perché indica l’uomo incarnato, generato dalla Terra. 3) Le connessure delle pietre in relazione alle funzioni del corpo per cui prima furono disegnate le fessure poi scelte le pietre, e pietre grandi possono poggiare su pietre piccole, e poi l’intonaco coprì il linguaggio delle fessure, che noi vediamo solo coi raggi x. 4) Le funzioni geometriche e le relazioni numeriche, come i 72 grembiulini triangolari del Faraone che guidano la costruzione geometrica di muri e superfici, e riportano ai 72 congiurati di Osiride e alla precessione degli equinozi. 5) Le misure dei personaggi e la posizione dei geroglifici in relazione al significato rituale. 6) le corrispondenze tra ciò che è disegnato su una parete e ciò che sta sulla parete retrostante come se il muro fosse trasparente, per cui il messaggio deriva da una sovrapposizione non visibile di elementi; o ciò che appare su un angolo e l’angolo opposto...
I sensi sono infiniti. Nulla può essere compreso se non seguendo il mito e il pensiero teologico sotteso. L’opera di Lubicz è una grande elaborazione matematica, e tuttavia egli sa che solo l’intuizione illumina. La matematica non basta, occorre ‘una simbolica vivente’, la capacità di vivere interiormente i simboli. L’iniziato è colui che si inoltra verso un senso che travalica il visibile e il comprensibile per un inesprimibile implicito. L’uomo esoterico non si rivolge alla comprensione cerebrale ma alla disposizione dell’anima, che crea impulso all’azione. ”Esistono in noi due intelligenze complementari, una regge l’altra e la Saggezza consiste nel sapercene servire simultaneamente”. Sono compresenti visibile e invisibile, concreto e astratto, limitato e illimitato. “Vediamo l’uno, lo constatiamo coi nostri sensi. Non vediamo l’altro.”
“Tutto l’Egitto faraonico/ dall’origine dalla fine / come in tutte le sue opere / non è che un gesto rituale”.Il compito alchemico, il compito di ognuno, che il Tempio solo indica, è costruire il tempio personale, essere ricettacoli del Sacro. Ma oggi noi abbiamo smarrito il significato del simbolo, i riti sono morti, la liturgia si spegne. L’uomo non è più tempio a se stesso e ciò comporta una grande solitudine e una enorme perdita d’anima. L’ermetismo è esperienza che vuole divenire conoscenza, e, in quanto è esperienza d’essenziale, è eterna e perenne, simile a se stessa in ogni tempo e luogo. Così la cattedrale gotica o il tempio di Luxor agiscono identicamente portando gli stessi simboli, simboli che non si conoscono, si vivono.
“Seth e Hor sono i costruttori di quel tempio che è l’universo sensibile, modello del tempio concepito dall’uomo che opera a immagine del cielo. Sempre Due, ma Due che si cercano e si avvicinano per offrire all’Essere che ci anima l’intermediario amico degli dei, per ritrovare l’Unità. Eterno conflitto in ogni creatura, inquietudine senza nome nell’essere mortale che subisce l’astrazione contraddittoria di due potenze: Hor, luce immutabile e Seth, potenza degli atavismi e delle abitudini che legano alla forma terrestre... Il Naos è l’immagine di ciò che manifesta gli opposti ma anche li unifica, Arca dell’Alleanza, dove l’ultima morte porta alla cancellazione degli antagonismi, là dove l’uno è nell’Altro.” Tutto è luce, ma Horo è luce pura, Seth è luce caduta nella Materia. Come recita un detto cabalistico “E’ Luce nel posto sbagliato”. Contrazione di assoluto. Così la lotta è tra Luce e Luce. L’una ha bisogno dell’altra, e in ciò è il Percorso.
“La definizione ordinaria di Bene e Male è soggettiva. Solo esseri illuminati o lo Spirito possono dire in cosa consiste il Bene, ciò che conduce verso la liberazione del mortale che il Male impedisce”. “ Designare Horo e Seth come Bene e Male è ridurre ad una opinione personale ciò che è Principio dell’Universo. Ora, se ogni cosa non è conosciuta se non grazie al suo complemento, ogni cosa evoca l’altra.
L’alternanza è il pendolo della vita delle forme apparenti; l’incrocio è l’equilibrio di una morte momentanea delle forme, da cui risulta un nuovo stato polarizzato (questo dicono gli scettri incrociati della mummia regale: la vita senza la morte).
Il ritorno alla luce è possibile grazie all’ostacolo della luce corporificata (Seth) perché solo la Luce può opporsi alla Luce.”
“L’uomo animale mangia, l’uomo umano transmuta, l’uomo sovrumano riconosce.
Quest’ultimo è l’Uomo Regale.
Chiamiamo Spirito l’Energia pura, che non è conosciuta da noi se non polarizzata.
Chiamiamo Dio la Coscienza che non è conosciuta da noi se non attraverso la complementarità.
Chiamiamo Luce il primo fenomeno che non è conosciuto da noi se non attraverso le tenebre.
L’uomo è il Tempio, il luogo del combattimento tra gli antagonismi essenziali. E’ perciò anche il luogo della Rivelazione, della Luce senza ombre.”
“Tu ed io non siamo due
Per l’identità della forma,
per l’origine e la fine siamo Uno.
Io sono responsabile del tuo male
e del tuo bene, della tua verità
e del tuo errore
Non posso fare nulla per
Modificarti, immediatamente,
ma posso migliorarti migliorandomi”
L’inquietudine che appartiene ai chiamati ci spinge verso l’ignoto. Inizia la ricerca chi è già a metà del cammino. Un insegnamento perenne si trasmette da sempre per gli Uomini del Desiderio. Cercando ci modifichiamo. Modificandoci cresciamo. Crescendo diventiamo Uno e torniamo ad essere ciò che siamo stati.

vivianavivarelli@fuoriradio.com








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