La casa della nonna
Data: Tuesday, 29 June @ 00:28:30 CEST
Argomento: Le poesie di fuoriradio.


La casa profumava
di pan fresco
e la grande cucina
era una chiesa,
col forno grande
e con la legna accesa
al posto dell’altare;
mi pare, in alto,
una piccola finestra.
Si entrava piano
come in punta di piedi
in sacra attesa,
tra scoppiettii e faville
come in festa.



Il posto era assegnato
sul grosso sediolone;
con le gambe da un lato-
che era un gran fastidio
sopportato-
mangiavi un ristorante
minestrone,
mentre guardavi
del fuoco la magia
accanto alla tua zia.

La tavola perfetta
e apparecchiata
era quella più usata,
a mezze lune,
allungabile; al centro
troneggiava un buon boccale
di vino e vicino…,
coperto da un centrino ricamato,
bianco di bucato e ben stirato,
il pane come un re incoronato.

L’acqua,
tenuta fresca in abbondanza
in una brocca,
ad un angolo della stanza,
si versava al bisogno.
Ogni tanto
dal forno,
‘nta dda gnuni”
veniva fuori
“un beddu cudduruni”.


Mentre si diffondeva
l’odore di cipolla
il gatto
con la sua brava scodella
di resti generosi
facevan compagnia
ai piedi della zia.
A quei tempi
finiva la giornata
con un poco di fame.

Tutti intorno
ad un braciere
di rame,
lì, di fronte, in cerchio,
ansiosi di raccogliere,
grappoli di ricordi,
tenuti insieme a fatica
da voce flebile
e mano tremolante
poggiata sulla fronte
alla luce fioca
delle candele di cera.

Per tutti c’era spazio:
i bambini dicevano poesie,
facevano il solitario
in compagnia;
Rosalicchia lavava
le stoviglie,
recitavano le donne
rosari e litanie,
fin tanto che quel fuoco
più volte rimestato,
si spegneva
a poco a poco
e appariva
la cenere.







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