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Favole: MASADA n° 255- 28-2-2006. Camilleri e il Cavaliere

_CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Tuesday, 28 February @ 21:39:38 CET

Curiosità sparse per la rete e non...Favoline di Andrea Camilleri ricevute in e mail

Il bene pubblico

Mentre se ne stava stinnicchiato al sole, al Cavaliere scappo' un bisogno
urgente. Visto che la spiaggia era deserta, s'arriparo' darre' un cespuglio.
In quel preciso momento vide passare uno scrafaglio merdarolo che
faticosamente trascinava nella sua tana una pallina di sterco.
«Ti bastera' per mangiare tutta l'invernata», spio' il Cavaliere.
«Non credo», arrispunni' lo scrafaglio. «Siamo tutti preoccupati. Quest'anno,
tra una cosa e l'altra, abbiamo raccolto picca e nenti. Rischiamo tutti la
fame».
«Ci sono qua io!», disse il Cavaliere.
E fece il bisogno suo. Sul quale si gettarono tutti gli scrafagli merdaroli
inneggiando alla generosita' del Cavaliere

..

Faust 2001

Un giorno un signore quarantenne, agile, elegante, ben vestito, capelli
curatissimi, faccia tirata a lucido, costosissima valigetta griffata in
mano, riuscì a farsi ricevere dal Cavaliere. A questi il visitatore fece
subito buona impressione: a prima vista, pareva il tipico dirigente-manager
del partito che aveva fondato, poteva essere un buon acquisto in vista della
prossima campagna elettorale.
«Desidera?», domandò il Cavaliere.
«Io? Io niente», fece il visitatore. «E' lei che desidera qualcosa da me».
Il Cavaliere s'irrito'. Lui non aveva niente da desiderare, avendo tutto.
«Ci dev'essere un equivoco», disse brusco.
«Nessun equivoco, mi creda. Lei, ieri sera, alle diciannove e tredici
esatte, solo nel suo bagno, guardandosi allo specchio ha pensato: Darei
qualsiasi cosa per riavere i miei capelli. Ed eccomi qua a servirla».
Senza dargli tempo di reagire, il visitatore apri' la valigetta, ne trasse
fuori una dozzina di disegni e li poso' sulla scrivania: in ognuno d'essi,
la testa del Cavaliere era incoronata da una diversa, ma sempre foltissima,
capigliatura: ora riccioluta, ora liscia, ora a onde.
«Scelga quella che le piace di piu'. Il contratto ce l'ho qua gia' pronto.
Appena l'avra' firmato, si ritrovera' in testa il modello che desidera. E le
garantisco anche che, fino alla morte, non perdera' piu' nemmeno un
capello».
«Lei quale ditta rappresenta?», domando' il Cavaliere.
«Non rappresento altro che me stesso. Non ha ancora capito chi sono?».
Lo disse in modo tale che il Cavaliere capi'. Il visitatore era il Diavolo
in persona. Dunque tutto quello che aveva detto era vero. Bastava concludere
il patto e avrebbe riavuto i suoi capelli.
«Quindi, secondo la tradizione, lei vorrebbe in cambio la mia anima», disse
lentamente il Cavaliere.
Il visitatore lo guardo', leggermente stupito, ma non apri' bocca.
Il Cavaliere sospiro', ci penso' ancora un momento, poi allungo' la mano.
«E va bene, firmiamo questo contratto», fece.
A quel punto il visitatore si mise a sghignazzare.
«La sua anima? Lei vorrebbe darmi in contropartita la sua anima? Ma non lo
sa che da tempo non accettiamo piu' anime? Era un commercio che piaceva a
mio nonno, che andava sempre in perdita, poveraccio, e piaceva ancora di piu'
ai poeti che ci ricamavano sopra».
«E allora lei che cosa vuole in cambio?».
«L'ottantacinque per cento di tutto quello che possiede, televisioni,
aziende, giornali, societa', ville, tutto. Non è per niente esosa, la nostra
richiesta. Pensi alla figura che fara' sui manifesti elettorali, sicuramente
vincera' la campagna».
«In questo caso, preferisco farmi ritoccare le fotografie», disse il
Cavaliere.
E lo congedo'.

..

L'incorreggibile

In sogno, Dio apparve al Cavaliere. Questi lo riconobbe subito, perche' il
Signore era esattamente come lo raffiguravano, col tunicone e la gran barba
bianca.
«Sono venuto a trovarti», fece Dio, «per farti capire come la tua smodata
ambizione, la tua inesauribile sete di potere siano assolutamente ridicole.
Anche se tu conquistassi l'universo intero, resteresti sempre un nulla. L'universo,
figlio mio, e' finito».
«In che senso?», domando' il Cavaliere.
«Ora te lo spiego», rispose Dio. «Immagina che io possegga una collezione di
migliaia e migliaia di bottiglie di champagne. Ne ho stappata una, e quello
che chiamate big bang non era altro che il rumore del tappo che saltava, ho
riempito un bicchiere, e ora sto per berlo. Le stelle che i vostri astronomi
vedono nascere e morire sono semplicemente le bollicine che si formano e
scoppiano. E tu sei dentro quel bicchiere e quel bicchiere e' il tuo
universo. Ma appena avro' bevuto il mio champagne, il vostro universo
scomparira'. Hai capito?».
«Perfettamente», rispose il Cavaliere. «E quanto mi verrebbe a costare
questa vostra collezione?».

.

I Vangeli dei due Apostoli

Tra i moltissimi apostoli che diffusero, con opere e azioni, il Verbo del
Cavaliere, due, Marcello e Cesare, furono anche gli autori dei Vangeli che
ancor oggi ci permettono di conoscerne e ammirarne la sovrannaturale
grandezza.
Tra i due sacri testi esistono, e' vero, delle discrepanze che non inficiano
pero' la sostanziale verita' del racconto.
I due concordano sull'episodio del dodicenne Cavaliere che, assalito da
alcuni facinorosi senza Fede detti comunisti, li sgomino', novello Davide,
lanciando loro dei sassi e tutti colpendoli alla fronte perché la sua mano
era guidata dal Signore. Dissentono invece, ma solo per un dettaglio, sul
fatto che il Cavaliere avesse camminato sulle acque, come Egli stesso
confidò a un ristretto gruppo di apostoli.
Mentre Marcello afferma che il Cavaliere disse: «Ho camminato sulle acque»,
Cesare racconta che la frase esatta fu: «Ho attraversato cattive acque».
I due evangelisti invece concordano, in tutto e per tutto, sul miracolo del
risveglio del giovinetto che, caduto in coma, torno' alla coscienza udendo
la voce del Cavaliere durante una delle sue predicazioni.
Marcello e Cesare perfettamente concordano anche sul miracolo detto della
«conversione del Sinedrio». Portato dai nemici davanti al Sinedrio per
essere giudicato, il Cavaliere fu accusato di colpe che mai aveva commesso e
dovette subire pesanti condanne. Ma, qualche tempo, dopo il Cavaliere,
aiutato dall'apostolo Cesare, riusci' a incontrare a quattr'occhi i
componenti del Sinedrio e con loro lungamente parlò facendoli illuminare
dallo Spirito Santo.
Alla fine non solo venne proclamato mondo da ogni peccato, perfino da quello
originale, ma alcuni degli antichi persecutori presero a seguirlo e
diventarono suoi apostoli. I pochi reprobi del Sinedrio che continuarono
satanicamente ad accusarlo ebbero vita breve e infelice.
Particolare curioso: i due evangelisti stranamente non fanno parola del
miracolo piu' clamoroso e conosciuto, quello della moltiplicazione dei
miliardi.

..

Gli scheletri

Un palermitano cedette alle insistenze di un suo amico e ando' a trovarlo
nel ridente paese del Nord Iliata dove questi viveva. Un giorno stavano
passeggiando in campagna quando l'amico, indicandogli una villa lontana,
disse: «Li' abita il Cavaliere».
E proprio in quel momento il terreno si aprì e i due sprofondarono in una
profondissima buca.
Non si fecero niente, ma capirono che sarebbe stato impossibile risalire.
Cominciarono a chiamare aiuto, pero' nessuno accorreva. A un tratto il
terreno si smosse ancora e davanti a loro comparve un'apertura che pareva l'entrata
di una galleria. Non avevano scelta, la varcarono.
Era una galleria infatti, lunghissima, e quel che videro li atterri'. Lungo
le pareti c'erano centinaia e centinaia di scheletri, ognuno illuminato da
una piccola lampada.
Principiarono a percorrerla, tremanti, nel tanfo insopportabile perche'
ancora da qualche osso pendevano lembi di carne marcia. Camminarono e
camminarono sotto lo sguardo delle occhiaie vuote e il ghigno dei teschi.
«Madonna santa, ma qua e' peggio che nella cripta dei Cappuccini!», balbetto'
il palermitano.
Allo stremo delle forze, dopo aver percorso chilometri, videro una porta.
Ansanti, l'aprirono. E si trovarono in una lussuosissima camera da letto.
Sbalorditi, si voltarono a guardare da dove erano venuti. Non avevano aperto
una porta, ma le ante dell'armadio del Cavaliere.

..

Favola vera

Eletto a furor di popolo Presidente di tutto (della Repubblica, del Senato,
della Camera, del Consiglio) il Cavaliere riuni' i suoi ministri e disse:
«Da tempo avevo preparato la riforma della Costituzione. Prendete appunti.
Il testo l'ho già inviato alla Gazzetta Ufficiale».
Diligentemente, i ministri si munirono di carta e penna.
«Articolo 1», detto' il Presidente, «Iliata e' una Repubblica fondata sui
lavori del Cavaliere».
I ministri annuirono.
«Articolo 2», prosegui' il Presidente. «Il colore rosso, simbolo dell'odiato
comunismo, e' dichiarato anticostituzionale e pertanto viene abolito».
«Come la mettiamo con le Ferrari?», domando' il ministro dell'Industria.
«Non c'e' problema. Diventano azzurre», ribatte' il Cavaliere.
«E con il Tricolore?», domando' a sua volta il ministro della Difesa.
«Rimane tricolore, ma al rosso si sostituisce l'azzurro», fece seccamente il
Cavaliere.
E via di questo passo. Furono stabilite multe salatissime per chi, coinvolto
in un qualsiasi incidente, mostrava pubblicamente il rosso del suo sangue,
con i diserbanti si fecero sparire rose e fiori rossi, la carne rossa non
venne più messa in vendita mentre il pesce azzurro fu portato alle stelle, l'unico
vino in commercio rimase quello bianco.
Sommersi da tutto quell'azzurro, gli Iliatani cominciarono ben presto a
soffrire di nostalgia del rosso, una nostalgia che diventava di giorno in
giorno sempre piu' acuta. Si ebbero i primi attentati rivendicati dai Grar
(Gruppi rivoluzionari adoratori rosso). I contrabbandieri facevano affari d'oro
non con le sigarette o i clandestini, ma con le scatole di sugo di pomodoro,
assolutamente proibite in Iliata.
Finche' un mattino, dopo un violentissimo acquazzone, apparve in cielo un
gigantesco arcobaleno che copri' l'intero paese. Il rosso di quell'arcobaleno
non era solamente un colore, ma un altissimo grido di rivolta, deciso e
terso. Quell'arcobaleno segno', sempre a furor di popolo, la fine del
Cavaliere.

.


Il Cavaliere e la morte

Il Cavaliere, girando campagne e campagne, s'imbatte' in una vecchia
scheletrica, vestita di nìvuro, con una lunga falce in mano. La riconobbe
subito e fece fare uno scarto al suo cavallo.
«Schifosa comunista!», murmurio'.
La Morte era d'orecchio fino e lo senti'. Si mise a ridere.
«Tutte me le hanno dette! Ma comunista mai! Si può sapere perche'?».
«E chi e' piu' comunista di te? Tu consideri tutti allo stesso modo, ricchi
e poveri, belli e brutti, re e pezzenti! E questo non e' giusto, gli uomini
non sono eguali. Io, per esempio, sono il Cavaliere, l'uomo piu' ricco di
questo paese, milioni di uomini mi ascoltano, mi seguono...».
«Basta, basta», l'interruppe la Morte che non era ne' comunista ne'
liberale, ma solo una grandissima carogna, «mi hai convinto. Tu sei degno di
un trattamento speciale, avro' un occhio di riguardo. Ti dico l'anno, il
mese, il giorno, l'ora, il minuto primo e il minuto secondo della tua
morte».
E glielo disse, scomparendo.
Il Cavaliere, paralizzato dallo scanto e incapace di fare altro, comincio' a
contare i secondi che passavano, passavano, passavano, passavano.

..

Il Cavaliere e la mela

Quand'era picciliddro, e quindi non ancora Cavaliere, il futuro Cavaliere
vide un compagnuccio che stava a mangiarsi una grossa mela.
Gliene venne gana irresistibile. Facendo finta di niente, si accosto' al
compagnuccio, gli strappo' la mela e la piglio' a morsi.
La zia monaca del futuro Cavaliere, che era una santa fimmina, a quella
scena aspramente rimprovero' il nipote.
«Non sono stato io a rubare la mela», ribatté il picciliddro continuando a
dare morsi al frutto. «La colpa e' tutta del mio compagno che se l'e'
lasciata rubare».

.

Il Cavaliere e la volpe

Nel paese chiamato Iliata c'era un Cavaliere il quale ce l'aveva a morte con
la Volpe. Non passava giorno che il Cavaliere, attraverso i suoi banditori
che erano tanti e ben pagati, non raccontasse le malvagita' della Volpe,
ladra, invidiosa dei beni del Cavaliere e sempre pronta a portarglieli via,
ricettacolo d'odio, spergiura, mentitrice, inaffidabile.
E tutto questo perche'? Solo perché il pelame della Volpe era rosso e il
Cavaliere, assai piu' di un toro nell'arena, inferociva appena vedeva quel
colore.
Un giorno il Cavaliere, nascosto, vide che la Volpe voleva mangiarsi un
grosso grappolo d'uva alta sopra un pergolato. La Volpe saltava e saltava
con tutte le sue forze, ma, per quanto si impegnasse allo spasimo spiccando
balzi sempre piu' alti, a un tratto si fece persuasa che quel grappolo era,
per lei, irraggiungibile.
«Perche' sto qui a sprecare energia?», si domandò. «Oltretutto sicuramente
quell'uva è troppo agra».
E se ne ando'.
Il Cavaliere, nel suo nascondiglio, immediatamente si convinse che quell'uva
era buonissima e che la Volpe aveva detto che era agra solo perché non era
riuscita a prenderla.
Cosi', avvicinatosi alla pergola, senza manco scendere da cavallo, agguanto'
il grappolo e ne fece un solo boccone.
S'attossico'. L'uva era veramente agra.

.

Il pelo, non il vizio

In Iliata ci fu un Cavaliere che, in pochi anni, accumulo' una fortuna
immensa. Un giorno alcuni magistrati cominciarono a interessarsi dei suoi
affari. E cominciarono a piovergli addosso accuse di falso, corruzione,
concussione, evasione fiscale e altro ancora. Arrivarono le prime sentenze
di condanna. Il Cavaliere, attraverso i suoi giornali, le sue televisioni, i
suoi deputati (aveva fondato un partito), scateno' una violenta campagna
contro i magistrati che indagavano su di lui accusandoli d'esercitare una
giustizia di parte. Lui stesso si defini' un perseguitato politico.
Tanto fece e tanto disse che molti iliatesi gli credettero.
Poi un giorno (come capita e capitera' a tutti), mori'.
Nell'aldila' venne fatto trasìre in una càmmara disadorna. C'era un tavolino
malandato darrè il quale, sopra una seggia di paglia, stava assittato un
omino trasandato.
«Tu sei il Cavaliere?», spiò l'omino.
«Mi consenta», fece il Cavaliere irritato per quella familiarita'. «Mi dica
prima di tutto chi e' lei».
«Io sono il Giudice Supremo», disse a bassa voce l'omino.
«E io la ricuso!», grido' pronto il Cavaliere che aveva perso tutto il pelo,
la carne, le ossa, ma non il vizio.


 
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