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Racconti: Lì per lì _CONTRIBUTEDBY marco il Wednesday, 30 March @ 23:56:08 CEST
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Ho visto l’orologio, mancano cinque minuti alle due del pomeriggio, ho una ventina di minuti di riposo e ho deciso di scrivere qualcosa.
“Un piatto d’Astice.”, ecco il titolo.
Bene, ora che ho il titolo, che scrivo?
A me il pesce non piace granchè. E dove lo mangio, sempre che lo mangi io?
Direi che si debba ambientare in un ristorante. Di lusso o no? No, di lusso no, diciamo un buon ristorante, alla portata di tutti o quasi, almeno per una buona occasione. Un compleanno, potrebbe essere questa l’occasione. Sì, vada per il compleanno.
Chi compie gli anni? Il babbo, la mamma, un fratello? No, non sa di nulla. L’amante, va molto meglio l’amante, che direi maschio. Si, una lei che porta l’amante a cena al ristorante per il suo compleanno.
Il piatto non lo mangio io, non perdo molto.
Lei è molto bella, ma con la bocca rifatta, le tette gonfiate, gli altri non lo sanno ma io si, e l’elegante scollatura davanti, didietro, disopra e disotto rendono l’idea della sua malattia che molti uomini vorrebbe guarire.
Lui è un elegante testina di coccio, ricco sfondato, a cui piace moltissimo l’astice di cui si nutre come i bambini col plasmon, tanto lui se lo può permettere. Ovviamente lo aveva mangiato anche a desinare e scoprire che ne deve mangiare ancora lo fa quasi vomitare. Ma per trombare si fa questo e altro e poi il pesce fa bene per quelle cose (ah, ecco perché non mi piace).
Faccio sedere i due in un angolino, un separè al quale vengono accompagnati dal capo-cameriere. Questi prende l’ordine: pasta all’astice, secondo d’astice, frutta d’astice, caffè all’astice, gli ultimi due se li è immaginati l’amante.
Ora che scrivo? Ci vuole la sorpresa, s’è fatto tardi e devo andare a lavorare.
Ah, ecco cosa succede.
Arriva il cameriere a portare il Montalcino del ’68, che con l’astice ci sta come col cavolo a merenda ma tanto lei un capisce un’emerita pippa, e, sorpresa di tutte le sorprese, chi è il cameriere? Il suo ex marito, che appena la vede gli viene un sorriso che gl’arriva alle basette.
“Buonasera e buona cena”.
Lei ovviamente fa finta di niente, non ricorda quante umiliazioni gli ha fatto passare a quel cameriere, posto di lavoro perso e mai ritrovato, divenuto, a causa di lei, il ludibrio di tutta la città. Anche dell’uomo che ufficialmente gliela aveva soffiata, il dirigente d’azienda.
E io, il poveraccio, lo faccio telefonare prima ad un amico giornalista e poi al marito attuale della bella signora.
“Vieni a vedere chi c’è qui!”
Potrei intitolarlo “la vendetta va gustata fredda”…
No, va bene “Un piatto d’astice”.
Ora vò a lavorare, che se perdo quello attuale, da queste parti, non ritrovo nemmeno da cameriere.
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