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Lettere: I Pagliacci. _CONTRIBUTEDBY gsorre il Friday, 28 November @ 11:36:09 CET
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Qualcuno ha detto che "il mondo è un palcoscenico dove ognuno ha la sua parte" e senza dubbio la parte più difficile è quella di chi, giorno per giorno, deve fare i conti con i propri limiti e con le proprie illusioni. Ma una rivincita è data a costoro: l'esempio della loro sopravvivenza. Il sopravviversi, il riuscire a sopportare la commedia non calando il sipario, neanche nei momenti più difficili, equivale alla resistenza.
(segue)
Questa società, sistema, spesso trasforma l'incompreso in pagliaccio insensibile, un pagliaccio di cui si crede di sapere tutto, un pagliaccio visto come felice e incosciente solo perché la dignità e il senso profondo della resistenza ha trasformato le lacrime della sua anima in un sorriso delirante, espressione del turbamento provocato da quest'umanità crudelmente e coscientemente cieca.
Almodovar in un suo film fa dire ad un suo personaggio: "uno è tanto più autentico quanto più assomiglia all'idea di se stesso"; Sarà vero? Ora mi chiedo fino a che punto gli uomini assomigliano alla loro volontà delirante, fatta di sogni e illusioni. Le grandi verità, gli assiomi dei "grandi uomini", sono per altri tempi, o meglio per le loro folle. Il pagliaccio è solo nel suo numero, e nel suo numero raccoglie e semina i propri esilaranti dubbi. Che la vita non sia mai un "sogno privo di slancio", accompagnato da un buon dubbio a far da ancora.
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| Valutazione Articolo | Punteggio Medio: 4.05 Voti: 173

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Re: I Pagliacci. (Voto: 0) di Anonymous il Monday, 01 December @ 19:58:46 CET | | cioè ma che cazzo dici? non ho capito una sega! |
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Re: I Pagliacci. (Voto: 1) di dolceglicine il Tuesday, 20 January @ 10:31:24 CET (Info Utente | Invia un Messaggio) | Leggo soltanto ora il tuo articolo (da pochi giorni ho scoperto questo sito) e non sono sicura di aver ben capito.
Molto tempo fa scrissi:
Nel teatro degli illogici abissi
la danza dei contrari comincia.
Al ritmo cadenzato dell’incertezza
la voglia e il rifiuto volteggiano
con ironica solidarietà
sul cuore che soffre.
Lentamente aleggia l’angoscia
mentre la musica intona
un inno alla gioia
e la vita procede
nel senso inverso.
No, non vogliamo
che lo spettacolo finisca,
che la danza si plachi,
che le luci si spengano:
quando il cupo sipario
calerà
sull’animo atterrito
avremo la certezza
del nostro silenzio.
E' anche o questo che volevi esprimere? Se sì, condivido in pieno!
Ciao. Dolceglicine
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