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il potere del suono: il mantra

_CONTRIBUTEDBY Anonymous il Thursday, 04 September @ 23:02:59 CEST

Cultura & TeatroIL MANTRA


La verità non è realizzata attraverso le
scritture ma attraverso le labbra del saggio.

Quando vi perdete trovate voi stessi.

Nelle leggende celtiche, nella tradizione ebraica, nei libri sacri egiziani, leggiamo racconti di uomini e donne di potere che, pronunciando una sola parola, potevano cambiare la forma dei loro corpi, guarire una malattia, dare una benedizione o lanciare un maleficio.
Nelle antiche scritture indiane si leggono storie di guerrieri che raccoglievano un filo d’erba, pronunciavano una parola e lo trasformavano in un’arma che poteva distruggere intieri eserciti.
(segue)

Le tradizioni segrete di tutti i tempi e luoghi sono tradizioni della parola. Il potere della sillaba mantrica è conosciuto in ogni lingua. Le parole sono poteri, non veicoli di potere, non simboli di potere, ma poteri in se stesse.
Sappiamo dalla nostra esperienza quotidiana quanto le parole possano alterare la nostra realtà e la nostra comprensione del mondo. Una parola o una frase può risuonare dentro di noi per una vita intera e influenzare le nostre abitudini, la nostra maniera di essere con gli altri, i nostri sentimenti su noi stessi.
Ma il potere delle parole va al di là del loro significato, secondo le scritture il potere è inerente al suono stesso delle lettere. In sanscrito le lettere dell’alfabeto sono chiamate “matrika” (piccole madri) perché ognuna delle cinquantadue sillabe dell’alfabeto sanscrito è in sé un aspetto della “grande Madre”, la suprema Shakti, il potere che ha creato il mondo dalla sua energia vibratoria. Attraverso queste sillabe sonore, le quali nascono tutte da Om, la Shakti primordiale crea questo universo, a partire dalle vibrazioni sottili che poi si condensano per divenire vibrazioni sempre più dense ed infine le forme materiali. Questi suoni sono sistematizzati nell’alfabeto sanscrito, ma esistono in tutte le lingue.
Perciò i suoni attraverso i quali noi pensiamo e parliamo non sono casuali, ma sono la sostanza stessa di cui siamo fatti noi e l’universo, vibrando all’interno di noi e nel mondo esterno danno continuamente forma alla realtà.
Se uno conosce questi segreti e il potere che giace all’interno delle sillabe sonore, comprende i segreti della creazione.
Una delle maniere in cui le scritture definiscono il mantra è riguardo al suo potere di portarci aiuto. La parola mantra è composta da due sillabe: “man” (manana significa ponderare) e “tra” (trana significa proteggere). Così il mantra è definito come ciò che protegge colui che lo contempla, e lo riporta all’unità ininterrotta del mondo interiore. Il suo effetto vero avviene nel tempo con la ricezione. L’azione più potente dei grandi mantra sanscriti avviene sui centri del corpo sottile, attraverso i nervi dell’udito. I suoni delle differenti lettere causano vibrazioni che hanno una rispondenza nei sette chakra,così nelle nadi ida, pingala e sushumna (i tre canali del prana sottili).
Tutte le parole che usiamo fanno sorgere immagini, che poi lasciano tracce nella mente. Se noi dimoriamo continuamente in pensieri relativi al mondo esterno, anche se non sono neutri, queste immagini riempiono la nostra mente e vi rimangono stabilmente. Il risultato è che se anche tentiamo di dirigere l’attenzione verso il Sé, troviamo la via ostacolata da un infinito flusso di immagini della vita di ogni giorno. Il mantra è una parola che non ha associazioni di questo tipo, esso appartiene a un reame che è al di là di maya, il reame della pura coscienza. Se noi lo ripetiamo, il mantra modella continuamente la mente secondo la sua forma, e con il tempo ci attira verso lo stato del Sé. L’uomo non si può concentrare direttamente sull’infinito, ma concentrandosi sul simbolo dell’infinito ottiene lo stesso.
La ripetizione o “japa” può essere fatta ovunque, in ogni momento e in ogni circostanza. Quando emergono dei pensieri, invece di sopprimerli e di capirli, continuate a tornare al mantra. E’ molto importante rispettare i pensieri, ogni pensiero che sorge è una scintilla del Sé.
La vibrazione o pulsazione “spanda”, l’energia cosmica da cui provengono tutte le cose, si manifesta nel discorso umano in quattro stadi:
- paravani o discorso supremo, il livello più sottile del discorso (meditazione, livello dell’ombelico)
- pashyanti o visione, non c’è separazione tra parola e oggetto (corpo causale, nel cuore)
- madhyama o livello mediano, le parole hanno assunto una forma distinta ma non sono state ancora pronunciate (corpo sottile, regione della gola)
- vaikhari, livello più grossolano, le parole vengono formate con la lingua che urta contro il palato e possono essere udite.
Tutte le parole, i pensieri, i mantra nascono in questo modo.

Nelle scritture del mantra Parvati chiede a Shiva: “Chi ottiene attraverso il mantra? Quanto tempo ci vuole? Perché a volte il mantra non porta frutto?” Shiva risponde: “Il mantra porta frutto quando colui che lo ripete sa che il suo stesso Sé è il supremo Bhairava, la divinità del mantra”. Shiva dice a Parvati: “Il mantra è la mia stessa forma”. Nella Bhagavad Gita il Signore Krishna dice: “Di tutti i rituali, io sono la ripetizione del mantra”. Il mantra porterà immediatamente frutto per colui che crede che il suo Sé sia divino, che fa azioni degne, ha il cuore puro e conduce la sua vita in modo giusto.
I nomi di Dio sono energie vibratorie oggettive che agiscono sull’ambiente fino a richiamare l’esperienza di specifiche forme fisiche. Si tratta di entità creative. Il potere del mantra è però celato, è nascosto, le lettere stesse non sono che il guscio, il suo contenitore. Ogni mantra è chiuso da un chiodo “kilikam”, che rinchiude la Shakti all’interno, questo è il motivo per cui si deve ricevere il mantra da un Guru. Il Guru stacca il chiodo e attiva il mantra per il ricercatore, caricandolo di potere divino.
Ogni canto sacro ha un potere di portarci a Dio, ma i diversi mantra che cantiamo hanno differenti effetti su di noi. La ragione è un fenomeno acustico chiamato ipertono.
Ogni suono è composto da un enorme spettro di suoni a differenti livelli di tono. L’orecchio umano può udire solo la gradazione più bassa, ed è questa che noi identifichiamo come il tono di quel particolare suono.
Ci sono anche quindici vibrazioni superiori organizzate in una proporzione matematica fissa, rispetto alla vibrazione di base, la somma delle quali viene identificata dall’orecchio come tono.
Questi ipertoni sono la causa della differenza che udiamo tra due persone o due strumenti che producono la medesima nota. Un buon cantante di musica devozionale emette molti armonici e crea così un ricco spettro di suoni con ogni nota, liberando prana nei chakra.
Se noi ci apriamo al mantra, se lo ripetiamo con piena fede, sincerità e consapevolezza, non ci lascerà mai cadere. Infallibilmente ci condurrà al suo traguardo e ci libererà.


 
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