 Salve ragazzi sono un nuovo iscritto, fresco fresco, e vorrei proporvi una riflessione, che so con certezza che molti di voi non condivideranno, ma che può far riflettere. Il tema che propongo è una lettura diversa dell'Infinito di Leopardi, al di fuori delle letture "codificate". E' molto tempo che ci penso e sinceramente più rimugino questa interpretazione più mi convinco che sia vera. Desidero rendervi partecipi di queste mie modeste riflessioni ma per favore non gridate allo scandalo.
(segue)
Tanto per cominciare vi rinfresco la mente, questo è
L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle E questa siepe, che da tanta parte Dell' ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando; e mi sovvien L'eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annegn Il pensier mio; E il naufragar m'è dolce in questo mare.
L'interpretazione ufficiale vede Leopardi seduto su un viottolo che si trova sul monte Tabor e che ispirato guarda il paesaggio davanti a se e scrive i versi. A parer mio non vi è nulla di più sbagliato e cercherò di dimostrarvi il perchè. Nel secondo verso si legge...E questa siepe, che da tanta parte Dell' ultimo orizzonte il guardo esclude. Perchè "da tanta parte" e non "di tanta parte"? e continua con "Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo" Questa parte della poesia si può leggere in questo modo, visto che compare una doppia affermazione di se stesso con "Io" e "Mi", "Io nel pensier mi fingo" quindi vuol dire "Io immagino me stesso", cioè io immagino me stesso seduto oltre la siepe "di là da quella" che rimiro interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete. Allora ricapitoliamo, se la siepe esclude lo sguardo "da tanta parte" vuol dire che la "tanta parte" è il luogo dove lui si trova e che da quel punto non gli è possibile vedere l'ultimo orizzonte "Dell' ultimo orizzonte il guardo esclude". Quindi non può trovarsi seduto a rimirare il panorama e quindi non può essere questo ad ispirare il senso di "Infinito". Continuando la lettura si legge: "E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando" Il vento che sente tra le piante è qualcosa di molto vicino e quindi non quello della vallata, lui dice "queste piante" e poi quel "e mi sovvien L'eterno" Cosa spiega?, come fa a Leopardi a ricordare l'eterno? Questo "eterno" non può essere altro che i suoi ricordi di quando il pensiero ha fatto altri viaggi.... verso l'eterno, quindi non può essere un "eterno inteso in senso assoluto", quello è impossibile ricordarlo, è un suo "eterno" personale, un suo viaggiare con la mente verso "interminati spazi" e "profondissima quiete" Ricapitolando Leopardi non è oltre la siepe ma al di qua della siepe, probabilmente nella sua casa, forse nel giardino e vede o immagina la siepe e pensa che sia l'Infinito a non poter penetrare verso di lui (Lui rappresenta la "tanta parte" e allora immagina se stesso oltre la siepe "ove per poco Il cor non si spaura" e questo viaggio fantastico lo porta verso il suo mondo interiore, L'Infinito di Leopardi è dentro se stesso, dentro il suo mondo, i suoi ricordi....e quindi conclude "Così tra questa Immensità s'anneg Il pensier mio; E il naufragar m'è dolce in questo mare." Pensateci e fatemi sapere.
Ciao
Maigret
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