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 | | Linguistica: La questione della lingua siciliana Friday, 01 July @ 15:34:11 CEST di fuoriradio (401 letture) | rosalba ha scritto " C’è una paginetta della storia della scuola che non ho mai dimenticato e che è stata scritta dal Reverendo Don Milani in un libro assai famoso che si chiama “lettera ad una professoressa”.
Forse non tutto quello che c’era dentro quel libro è stato attentamente analizzato e opportunamente preso in considerazione. Mi riferisco subito alla lingua dei ragazzi di Barbiana. Certamente sarebbero stati bravissimi a scrivere nella loro lingua-uno (ora si dice così), ma proprio non ce la facevano a scrivere nella lingua italiana e, per questo, venivano bocciati! E quanti di questi alunni noi abbiamo in realtà “bocciati”, forse anche nella vita! Noi insegnanti, italiani, italianissimi, quante volte abbiamo scritto sui registri di classe “L’alunno non si sa esprimere”, intendendo dire che l’alunno non si sapeva “esprimere in lingua italiana”! Piccola precisazione inutile, quasi una pignoleria intollerabile quest’ultima, visto che nell’Italia unita le consuetudini erano state stabilite da un pezzo, forse anche in barba ai diritti e alle libertà individuali definite con lungimiranza nella nostra Costituzione!
Se mi dicessero, oggi, di parlare sempre e soltanto in lingua inglese non sarei sicura di riuscire a parlare in modo sempre corretto, e di potere esprimere in modo efficace i miei sentimenti….forse potrei anche dire, in inglese, “io, speriamo che me la cavo!”…ed essere bocciata!
Ma già il nostro caro Buttitta aveva detto che “un popolo è persu pi sempri, quannu ci arrobbanu a lingua addutata dai patri”
Nel nuovo momento storico che stiamo vivendo, dobbiamo certamente prendere atto della nuova realtà politica ed economica che si sta determinando e delle opportunità che l’Europa dei popoli e delle Regioni ci offre. Dobbiamo prendere atto che la costruzione dell’Europa non è soltanto un’idea rispondente alla politica e all’economia, ma richiede anche una forte integrazione culturale.
Rinasce la questione importante delle lingue regionali e del denominatore comune del latino e da questa questione si parte, sicuramente per approdare alla questione dell’identità personale e regionale e dei valori a cui tale identità è stata, è, e dovrebbe ispirarsi.
Un tempo una questione di tale portata poteva essere oggetto di riflessione da parte dei filosofi, ma nel tempo del nichilismo noi pensiamo che possa essere affidata ai pedagogisti, agli uomini di scuola e a tutte le persone di buona volontà che vogliano orientare i giovani nella società futura, a tutti quei politici che vogliano abbracciare un serio impegno a lungo termine, che vogliano guardare al futuro sviluppo sociale, assicurando il miglioramento della qualità della vita in generale e la fruizione dei diritti fondamentali di ogni persona.
Diciamolo chiaramente: in Sicilia siamo bilingui! C’è chi parla sempre in Italiano perché la consuetudine con l’Italiano gli ha fatto perdere la lingua “addutata”, ma mantiene un vocabolario passivo di parole siciliane essenziali che gli permettono di comprendere chi parla in siciliano; c’è chi parla in italiano e infila qua e là, come piccole perle affettive, alcune parole di lingua siciliana, sfidando il naturale disprezzo di qualche ascoltatore; c’è chi parla in siciliano nella quiete della famiglia, riservando all’Italiano l’etichetta di lingua sociale; e c’è chi possiede solo il codice della lingua siciliana e non manca di suscitare negli ambienti scolastici e sociali, atteggiamenti intransigenti e inevitabili sanzioni. Lo stesso atteggiamento sanzionatorio non si adotta, però, nei confronti dei sempre più numerosi stranieri presenti in Italia verso i quali si è tolleranti nella considerazione che la loro lingua-uno non è l’italiano.
La ciliegina sulla torta è, inoltre, il riconoscimento che lo Stato italiano ha sancito, con la legge 482/99 alle minoranze linguistiche gallo-italiche e albanesi, escludendo da tali minoranze (a torto o a ragione) la categoria dei siciliani che parla la lingua siciliana, cioè la lingua più ricca d’Italia di storia e di civiltà.
Crediamo allora che qualcosa bisognerà fare per assicurare al siciliano il riconoscimento di lingua; giorno 13 maggio a Mazzara del Vallo, con una presenza significativa di un funzionario del Consiglio d’Europa e di un illustre rappresentante degli emigrati d’America, si è svolta la Giornata della lingua siciliana; già da tempo molte scuole di diverse province si stanno muovendo in tal senso con un interessante progetto di studio e di ricerca intitolato “lingue nostre e identità regionale”, che si sta intestando la Direzione regionale scolastica, che vede la lingua e la cultura siciliana proiettarsi nel futuro attraverso cento scuole in rete. Ai posteri l’ardua sentenza!
Rosalba Anzalone
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Linguistica: La chiamano Nuova Europa allargata Saturday, 12 February @ 22:05:15 CET di fuoriradio (445 letture) | rosalba ha scritto "Il rapporto tra Italicità e "Nuova Europa allargata" non è né semplice né chiaro e organizzazioni e seminari si stanno cimentando sui temi che possono essere attinenti a tale rapporto che coinvolge anche il problema della "Diversità culturale" e quello della identità italica. Ci si pone cioè domande ed interrogativi sul cambiamento e sull’identità, anzi sulle identità nell’ottica dell’italicità e ci si chiede per quali vie la cultura possa integrarsi partendo dalla soggettività. E’ stato detto a chiare lettere che “la cultura dell’Europa dei 25, abbattuti i muri e i confini, si confronta su un terreno comune che vuole "mantenere le differenze valorizzando l'identità”.
Quale apporto può dare però al dialogo, al confronto, l'identità Italica? Un recente convegno ha posto l'accento sull'essenza della cultura italiana e sulla sfida di una età globale. E’ stato sottolineato che “con la nuova realtà della globalizzazione sorgeranno nuovi spazi interculturali per un dialogo e scambio tra gruppi umani, influenzati non tanto dal territorio, quanto dalle Funzioni. Questi sono gli spazi o 'loci' creati intorno alla ricerca, alla cultura, all'economia e agli affari, al lavoro volontario, alla solidarietà trans-nazionale in un contesto universale".
Funzione, allora, è la nuova parola che sottende una identità territoriale precisa ma diventa elemento di aggregazione di interessi geopolitici, nell'esercizio di interessi primari (mangiare, socializzare, tifare una squadra di calcio). La cosa straordinaria, oggi, è costituita dal fatto che venticinque Paesi "decidono, desiderano stare insieme contro ogni aspettativa " e offrono una opportunità, alla Nuova Europa, di cogliere la sfida che rappresentano.
Dopo anni di separazioni politico-economico-sociali le barriere tra i Paesi d'Europa sono formalmente cadute e si è dato il via ad un intenso interscambio di persone, istituzioni politiche, nell'ottica di una più salda integrazione economica.La nuova Europa è una comunità di circa 450 milioni di abitanti che parlano circa 20 differenti lingue ufficiali,un vero e proprio puzzle di gruppi etnici che la cultura italica può rendere protagonisti per la scoperta della comunanza di cultura e sapere, ma anche del potenziale umano rappresentato dalle altre popolazioni nel mondo. Per cambiare il mondo, allora, nell'ottica dell'integrazione si possono assumere parole come: "identità nella diversità", "pluralismo delle identità", ma anche "processo", "divenire", "flusso". Non può infatti sopravvivere un'identità che non si sviluppa, che non procede. Quella che noi chiamiamo identità europea 'di fatto' non esiste . C’è una pluralità di identità che procedono; i flussi sono in ogni direzione e troveranno il loro corso comune nella misura delle cessioni e degli acquisti che ciascuno vorrà operare.
Ebbene"la cultura europea si farà terreno d’incontro tra culture per trovare condivisione nello spazio comune. Ora non esistono 'confini' globali" e il caso della Lituania o della Polonia, possono essere indicativi in tal senso. La questione europea è una questione di identità. La cultura identitaria, territoriale, ha persino influenzato il processo di globalizzazione rendendo forte l'identità".
Il tema delle radici storiche della cristianità su cui l'Europa si fonderebbe, si è riproposto nel momento in cui si è deciso di discutere di politica comune e di Carta Costituzionale e viene affrontato da docenti ed esperti internazionali.
L'identità delle persone, delle nazioni, degli individui, in ogni caso trascende ed eccede la 'misura' del territorio, dello Stato. Certamente esiste una identità originaria, un legame forte con il proprio territorio e Paese anche quando si è in altro 'locus' e, per indicare tale legame, qualcuno usa il termine di “aura”
Forse non è rinunciando alla propria identità di riferimento che parla italiano,né difendendola a spada tratta che si costruirà l’Europa ma cercando di acquisire una arte nuova, quella dell’altrove, quell’aura che ci può tenere uniti pur essendo lontani. Si tratta di unire al passaporto formale un'identità che sappia comprendere come ci incontreremo, lavorando sulle radici dei popoli, per creare le condizioni per la complementarietà dei valori.
L’italico, per molti è sinonimo di architettura e di arte. Italicità ricorda "latinismo, cristianesimo in una visione romantica dell'Europa, non drammatica".
Ora se vogliamo evitare di ri-costruire l’Europa sulla base di matrici europee violente(totalitarismi, nazionalismi, guerre e guerre di religione,ecc) dobbiamo lavorare sul problema identitario attraverso il confronto e la proposta culturale. Occorrerà capire così se la nostra riconosciuta(?) Italicità , oltre i confini della nuova età della globalizzazione, potrà dare un contributo importante e ci porterà verso una politica di integrazione dei Paesi d'Europa o ci condurrà inesorabilmente verso una non ben definita ed incerta disintegrazione storica ed umana.. "
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Linguistica: C'era una volta lo Stato Wednesday, 12 January @ 01:58:57 CET di fuoriradio (492 letture) | Antonella ha scritto "Oggi si sono svolti a Bari i funerali di una bambina di 18 mesi .
Si chiamava Eleonora ed è morta il 7 Gennaio, di stenti e maltrattamenti inflitti dalla madre di ventirè anni e dal compagno di lei.
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Linguistica: IL DIALETTO A SCUOLA : IL METODO Saturday, 07 August @ 11:13:54 CEST di fuoriradio (624 letture) | rosalba ha scritto "...(prosegue...)
Dal punto di vista metodologico si consiglia agl'insegnanti di limitare la ricerca-azione a quei segmenti più significativi, che possano costituire realmente la cerniera per tutti i progetti della scuola inseriti nel POF; di coinvolgere nella fase progettuale iniziale insegnanti, genitori e alunni per vincere eventuali resistenze e creare un clima favorevole e consapevole nei confronti di ciò che la scuola desidera attuare (conversazioni, presentazione della filosofia del progetto, interviste, presentazione di eventuali dati ed esiti di ricerche sul campo, presentazione di esperienze di altre scuole, lettura di esperienze di altre scuole, visione di prodotti multimediali ....); nella fase attuativa si suggerisce di prevedere e di mantenere spazi di riflessione e di confronto per la costante consapevolezza della consistenza dell'operazione culturale avviata e per una sorta di monitoraggio interno che impedisca rinunce inutili o premature fughe in avanti e consenta di mantenersi fedeli agli obiettivi prescelti dal gruppo; nella fase conclusiva è d'obbligo la divulgazione delle esperienze realizzate (rapporto finale, atti dei corsi, tavole rotonde, incontri periodici di studio fra scuole in rete, preparazione di manifestazioni finali congruenti con il progetto), che mirino a potenziare la presa di coscienza relativamente agli obiettivi prescelti. In questa fase si può prevedere anche una divulgazione più ampia del lavoro attraverso comunicati-stampa o TV, sito internet e/o attivazione di forum informatici.
La Sicilia è ricchissima di cultura, storia, arte, tradizioni, letteratura e ciascun siciliano deve divenirne consapevole conoscitore attraverso lo studio delle nostre radici storico-linguistiche.
Si tratta sostanzialmente di promuovere un proficuo movimento culturale, evitando che «moviti» significhi «fermati» e che non si vada a «cercare» usando già il termine di «truvari» come se la sola intenzione potesse garantire il risultato. Occorre far «passo dopo passo» ed esser consapevoli che ci sia ancora molto da scoprire sulla nostra sicilianità, meritevole di passare alle generazioni future.
Da :L’Amico del popolo, giugno 2003 "
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Linguistica: Riflessioni sugli scrittori, l'arte dello scrivere, l'editoria, i critici, varie Tuesday, 03 August @ 16:15:40 CEST di fuoriradio (663 letture) | sayaM ha scritto "Riflessioni sugli scrittori, l'arte dello scrivere, l'editoria, i critici, varie ed eventuali...
Sarò sintetico. Sono uno dei tanti milioni di autori disseminati per l'etere, il fatto non mi sconcerta, penso solo a scrivere e a suonare il mio amato jazz. Leggo molti altri autori, i cosiddetti "emergenti", un mondo di emergenti, la cosa mi insospettisce, dopo trent'anni che scrivi sei sempre un emergente cioè il potenziale "business" da dare in pasto alle Wanne Marchi dell'editoria , agli strilloni saccenti che, solo per il fatto di avere in tasca una modesta laurea in lettere moderne (un plauso alla Merini) , pensano di poter giudicare citando come tanti pappagalli quello che era , un tempo , "la scrittura" e oggi non lo è più. Tutti i quotidiani sono dotati di "optional" quali i critici letterari che consigliano, a chi si affaccia a questo mondo, il "modo per crescere", su come utilizzare la metrica, sul verso più o meno spezzato, sulla semplicità, sull'originalità,etc,etc. Come tanti soldatini ubbidienti i migliori o i "peggiori" della classe ascoltano i loro "trainer" come se avessero superato un esame al Conservatorio, l'interpretazione più o meno riuscita di uno spartito del Carulli. Penso alla musica, alla differenza che vi è tra un didattico (buon insegnante ma pessimo musicista) e un musicista (buon strumentista ma pessimo educatore). Difficilmente i due ruoli "coincidono". Provate a pensare a milioni di autori che leggonosolosestessi, a migliaia di editori che si avvalgono di sedicenti e comprovati agenti (venditori porta a porta che sondano il mercato)...ma mi sorge spontanea una riflessione...Grandi numeri per solo 5000 potenziali lettori, mi riferisco ,ad esempio, alla poesia, il 3% del mercato editoriale in Italia! Tutto quello che ho descritto sinteticamente si riassume,dunque, nell'arte dell'apparire, un mondo virtuale dove tutti all'inizio si nascondono, talvolta tirano fuori la testa, poi condannano, giudicano, speculano e soprattutto demotivano.La demotivazione come stimolo a un "cambiamento imposto tale da rendere più produttivi e disposti a investire", come sostiene Alberoni è l'anima del commercio. L'arte dello scrivere è, oggi, cercare di vendere un aspirapolvere alla propria madre o il pacco da tirare alla propria compagna. Internet è un'ottima vetrina, lo sostengo da anni oramai, ma la quantità non permette di stabilire dei parametri di valutazione anche perchè non esistono più; esistono le scuole di scrittura...leggiamoci un libro del grande Charles a tal proposito. Ritengo che la sua opinione in merito sia oggi ancora valida. Questo nuovo millennio richiede nuovi stimoli, nuovi linguaggi, vivere il proprio tempo con delle emozioni al passo... e non sarà certo Pascoli (con tutto il rispetto) a suggerirceli! Quali bianchi gabbiani quando la Guerra del Golfo li ha mostrati al mondo intero sporchi, neri, morenti e infangati?
Le Lettere Luterane scritte da Pasolini dovrebbero essere considerate il Vangelo del terzo millennio, grande anticipatore, il Nostro, attento osservatore del proprio tempo, la società dei non valori che è esplosa a distanza di più di quarant'anni come aveva sempre sostenuto. Oggi milioni di Gennariello attendono l'educatore, qualcuno che cambi i connotati a questa misera cultura che segue la miseria del degrado sociale e non squallidi allenatori di palestre nutriti di scipide insalatine... Quello che mi spaventa è che manca un sano e costruttivo confronto dialettico e tutti hanno paura di parlare quasi fossero ricattati e minacciati! Pensiamo a un Dario Fo che in barba a tutti si è aggiudicato il Nobel scavalcando chi non lo poteva vedere e facendosi conoscere in tutto il mondo non preoccupandosi del limite dei propri confini!
L'arte del mordi e fuggi, vendi e frega, usa e getta, illudi e disilludi...Trattasi di Genocidio dell'Arte!
Penso, poi, che la scrittura debba ritornare sulla strada, ricordo un poeta a Milano che trent'anni fa in piazza Duomo fermava i passanti e declamava qualche verso tratto da un bianco libricino sgualcito che teneva in mano, non chiedeva denaro ma solo un pò di attenzione... L'arte appartiene a tutti e non a un monitor che stupidamente ti guarda e non favella! Ci si consola con la propria solitudine...ma questa, da sola, non può portare certamente al Nobel...
Come può un musicista dire "Sono bravo!" se poi nessuno l'ascolta ...in un locale?
Come può uno scrittore definirsi tale se è capace solo di spedire 200 poesie o racconti ogni anno? (Ricordiamoci che, ad esempio, grandi poeti o narratori sono passati alla storia per una manciata di liriche scritte o per un solo romanzo...)
Infine nessuno può decidere oggi chi è lo scrittore (i giudicanti facenti parte delle più svariate cupole di oggi non mi sembra abbiano le carte in mano per poter entrare nei libri di letteratura scolastica del domani...tranne, forse, un paio...), solo il tempo (lui sì che è immortale) potrà decretare il winner...sempre che lo trovi... "
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Linguistica: Scienze del linguaggio e dialetti Thursday, 17 June @ 19:51:16 CEST di fuoriradio (637 letture) | rosalba ha scritto "Renzo Titone osserva che più di venti scienze sono cointeressate alle problematiche del «linguaggio». Si tratta di scienze diverse « La neurologia bussa alla porta della linguistica; la linguistica alla porta della psicologia e della sociologia; l'informatica bussa alla porta della linguistica, della psicologia, della matematica e chiedono un «pane», che alla lunga - o ben presto - potrebbe rivelarsi un «sasso», anzi un «sassolino» nella scarpa, che ostacola il cammino».
Il problema del dialetto nella didattica non può essere saltato o lasciato da parte, né possono essere presi a prestito in «toto» regole, modelli teorico-interpretativi, ibridi o selettivi, che alla lunga si rivelano falsi, proponendo illusori isomorfismi. Non siamo convinti che per l'insegnamento del dialetto possano servirci gli esercizi strutturali del modello tassonomico di Bloomfield, sia pure in versione comportamentistica, come base per l'apprendimento delle abilità psico-linguistiche fondamentali (basic language skills); né che si possa trovare conforto nelle procedure schematizzate dalla grammatica generativo-trasformazionale chomskyana che troviamo nei manuali. Nel modello didattico il dialetto è sempre più «vivo» e «presente» e ci interpella continuamente. Non possiamo sbarazzarcene e condannarlo a scomparire, né relegarlo tra le discipline minori, istituendo una gerarchia tra discipline non codificata da alcuna parte. Occorre invece prenderlo in considerazione in tutti i suoi aspetti problematici e scegliere l'approccio che, di volta in volta, possa condurci allo stesso risultato formativo.. Esso fa parte della nostra storia e della nostra vita, della nostra identità e della nostra personalità. Il futuro della nostra vita e della nostra storia dipenderà dal grado di consapevolezza che avremo saputo maturare intorno a questo problema e da ciò che avremo saputo veicolare per i nostri alunni nell'ambiente in cui essi vivono.
Perché questo avvenga la scuola dovrebbe porsi in una dimensione di ricerca, contestualizzando la situazione linguistico-culturale nelle sue dimensioni, storica ed attuale, prendendo coscienza dell'evoluzione e della dinamicità della lingua, delle mode che alcuni considerano glottoinquinanti e dei significati relativi. La certezza è che nella lingua nulla avviene per caso perché «la lingua è pensiero verbalizzato», e, come ben dice Alfio Zoi «suono di pensiero». Allora si comprende perché qualche professore universitario assegna agli studenti tesi di laurea del tipo : Analisi delle scritte sui muri o delle prime pagine dei giornali di un'epoca.
«Non è dunque questione di belle frasi, ma di pensiero e di vissuti espressi con parole» (A, Zoi). Si tratta di far crescere i ragazzi guidandoli senza vincoli precostituiti due itinerari paralleli: l'organizzazione dell'esperienza e il sapiente utilizzo del mezzo espressivo-comunicativo più adatto a convogliare determinati contenuti, sia oralmente che per iscritto.
Lo studio del «siciliano» si carica, dunque, di sorprendenti significati pedagogici, sociali e culturali, di cui potremo aver benefici vantaggi, a breve, a medio e a lungo termine. Il trasferimento della semplicità, della spontaneità e della naturalezza nel nostro modo di parlare italiano è uno degli esiti da perseguire, ma non si può parallelamente non cercare di fare apprezzare la nostra migliore produzione letteraria in dialetto di ogni tempo e luogo, coniugando razionale ed emotivo, critica e gusto estetico.
Lavorare su questa linea essenziale passato-presente-futuro in questo momento storico significa ricostruire una identità per certi aspetti messa in ombra, crescere con precise coordinate psicosociali e costruire nuovi valori per un futuro migliore.
Il dialetto e le lingue costituiscono, infatti, strumenti comunicativi che accomunano e accompagnano tutti gli insegnamenti disciplinari.
Da: L'Amico del Popolo, 25 maggio 2003"
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Linguistica: PARLATE DIALETTALI IN SICILIA: evoluzione e tentativi di classificazione Sunday, 13 June @ 03:17:24 CEST di fuoriradio (887 letture) | rosalba ha scritto "3-Le considerazioni fatte in precedenza ci portano da un lato ad affermare che una lingua vive dentro le società e non al di fuori o al di sopra di esse; dall'altro possiamo ancora verificare tale affermazione oltre che nel tempo anche nello spazio. "
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Linguistica: L'ORIGINE DEI DIALETTI Monday, 07 June @ 14:26:06 CEST di fuoriradio (899 letture) | rosalba ha scritto " L'origine dei dialetti
Sappiamo che i vari dialetti in Italia nacquero con «l'imperialismo anomalo» dei Romani; che, dopo aver conquistato le città e insediato i loro presidii (i municipia), stringevano patti di alleanza, rispettosi delle popolazioni sottomesse, le quali trovavano utile imparare il latino; tale apprendimento pare avvenisse però in modo diverso secondo la loro dislocazione geografica e le loro condizioni culturali."
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