Lode ai buoni - Il costosissimo e folle vicolo cieco del nucleare - Le ultime sulle energie rinnovabili - L’allucinante resoconto del Guardian sul massacro di Genova - La persecuzione storica dei rom
Un’antica profezia dei nativi americani dice che, quando la Terra sara’ sull’orlo della fine, sara’ salvata dai guerrieri della tribu’ dell’ARCOBALENO, che sara’ una mescolanza delle 5 razze originarie del pianeta (bianca, gialla, nera, rossa e bronzo).
Oggi piu’ che mai abbiamo bisogno di persone buone, persone che dedicano la vita a una causa umana, come Padre Alex, Don Ciotti, don Gallo, il gruppo Abele, Gino Strada, tutti i preti che lottano contro governi degradati e mafie, i seguaci della teologia della liberazione che stanno dalla parte dei popoli schiacciati dalle dittature, tutti i volontari nel mondo e tutte le persone che nelle loro case, e sono spesso donne, fuori dai riflettori dei media o dalla considerazione dei poteri, prestano assistenza silenziosa ai piu’ deboli, senza che nessuno li ringrazi, senza nessuno che li esalti, attenti alle cure di piccoli o anziani, malati o handicappati, invalidi o morenti... E molti di loro sono donne rumene o serbe o polacche e ci piange il cuore quando nei blog si scatena l'odio folle e guidato contro di loro, l’odio verso interi popoli o intere categorie, l’odio che serve al potere malefico per comandare attraverso la separazione e l’emarginazione e la demonizzazione, perche' nulla ci puo' essere di piu' abietto del razzismo o della xenofobia o dello scagliare l’uomo contro l’uomo, il popolo contro il popolo, la cultura contro la cultura, la religione contro la religione.
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Lode ai buoni
Viviana Vivarelli
Contro questi puri ho visto piu' volte scatenarsi l'odio da parte di chi nulla capisce e non tollera di vedere il bene e cerca solo di insultarlo e schiacciarlo perche’ non ha in se’ il pezzo umano che ne capisce la grandezza, creature menomate in quello che di piu‘ umano puo‘ avere l‘uomo, la partecipazione, la condivisione, il senso dell‘altro, il rispetto reciproco..
Lode anche a tutti coloro che lottano per la giustizia sul lavoro in un mondo che regredisce verso la disistima di chi opera, la perdita delle garanzie del lavoratore, lo sfruttamento aggressivo e disumano, la mercificazione di tutto cio’ che riguarda l’uomo, i suoi diritti, i suoi beni fondamentali, i suoi bisogni, il suo essere proprio.
Lode a coloro che diffondono cultura oltre che informazione, perche’ non di solo cibo materiale e’ fatto l’uomo ma ha sete di giustizia e ha fame di verita’ e se non si nutre anche il suo spirito si e’ fatto solo il primo passo per il rispetto che gli dobbiamo e che ci dobbiamo.
Lode a coloro che combattono le menzogne del potere perche’ su quelle menzogne si basa il grande inganno che alimenta le false democrazie e produce le cattive scelte elettorali che pasturano governi corrotti e opposizioni imbelli.
Lode a persone come Grillo o Arcais o Travaglio, perche’ di loro ha bisogno un popolo che voglia chiamarsi di cittadini e non di sudditi e loro e’ la lotta per l'informazione, la verita' e la giustizia, e stanno su un nobile piano di valori civili e di riscatto sociale.
Di tutte queste persone il mondo ha bisogno come ne ha bisogno il nostro povero paese, dove la luce stenta ad affermarsi sulle tenebre e dove oggi sono i peggiori ad avere le leve del comando, indifferentemente da destra al centro a sinistra, in una complicita’ bieca nel male, in una caduta di valori e in un discredito morale che i media si guardano bene dal vituperare, essendo complici di questa degradazione.
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Dalla newsletter di Gerardo Orsi
"Mi interessa molto il futuro: e' li' che passero' il resto della mia vita."
(Groucho Marx)
MICHELE BOATO: NUCLEARE? UN COSTOSISSIMO VICOLO CIECO micheleboato@tin.it
Michele Boato e' nato nel 1947, docente di economia, impegnato contro la nocivita' dell'industria chimica dalla fine degli anni '60, e' impegnato da sempre nei movimenti pacifisti, ecologisti, nonviolenti. Animatore di numerose esperienze didattiche e di impegno civile, direttore della storica rivista "Smog e dintorni", impegnato nell'Ecoistituto del Veneto "Alexander Langer", animatore del bellissimo periodico "Gaia" e del foglio locale "Tera e Aqua". Ha promosso la prima Universita' Verde in Italia. Parlamentare nel
1987 (e dimessosi per rotazione un anno dopo), ha promosso e fatto votare importanti leggi contro l'inquinamento. Con significative campagne nonviolente ottiene la pedonalizzazione del centro storico di Mestre, contrasta i fanghi industriali di Marghera. E' impegnato nella campagna "Meno rifiuti". E' stato anche presidente della FederConsumatori. Gia' apprezzato assessore regionale del Veneto. Con Mao Valpiana e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne
e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". E' una delle figure piu' significative dell'impegno ecopacifista e nonviolento, che ha saputo unire ampiezza di analisi e concretezza di risultati, ed un costante atteggiamento di attenzione alle persone rispettandone e valorizzandone dignita' e sensibilita'. Per le elezioni politiche dell'aprile 2008 e'
capolista della lista "Per il bene comune" in Veneto e prestigioso candidato di sostegno in altre regioni.
Nucleare? Un costosissimo vicolo cieco.
Chiunque lo proponga, da destra o da sinistra, finge di ignorare che:
1. Il nucleare non e' sicuro, e' a rischio di incidenti catastrofici Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si e' sfiorata la "fusione del nocciolo", che c'e' stata a Cernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei 20 anni successivi e piu' di mille morti per tumore tra i soldati intervenuti; ha contaminato l'acqua di 30 milioni di ucraini;
irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e meta' dei bambini sono ammalati alla tiroide, c'e' il raddoppio delle malformazioni.
Nel 2002 nell'Ohio (Usa) si e' sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c'e' stata una fuga di 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi.
Dal 1995 al 2005 c'e' stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a Tokaimura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni) e il piu' grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16 luglio 2007 per i danni da
terremoto.
Avere il nucleare vicino casa non e' assolutamente la stesso che a centinaia di chilometri.
2. dopo 50 anni, non si sa ancora dove mettere le scorie radioattive Ci sono milioni di tonnellate di scorie (di cui ben 250.000 altamente radioattive) senza smaltimento definitivo. Gli Usa hanno speso 8 miliardi di dollari in 20 anni senza trovare una soluzione. In Italia il governo ha dato 674 milioni di euro alla Sogin che, dopo il ridicolo tentativo di
Scanzano Jonico (sismico, come gran parte d'Italia), non sa dove mettere le"ecoballe" radioattive: il plutonio resta altamente radioattivo per 200.000 anni. L'uranio 238 per milioni di anni..
3. Non esiste il nucleare "sicuro e pulito" di quarta generazione Le centrali "di terza generazione", che Berlusconi vuole costruire, dovrebbero durare piu' di quelle in funzione (seconda generazione), senza aver risolto il problema delle scorie ne' della "sicurezza intrinseca" (spegnimento automatico se c'e' un incidente grave). Le chiama "ponte" verso
una "quarta generazione" che promette sara' "assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e meno pericolose", ecc. Ma i reattori di quarta generazione non esistono. Sono previsti "dopo il 2030", come se fosse domani; e quanto "dopo"?
Intanto il governo propone un colossale rilancio del nucleare, con reattori che, almeno fino al 2040, aggraverebbero tutti i problemi creati dal nucleare. Infatti l'Enel ha investito quasi 2 miliardi di euro per completare, in Slovacchia, due reattori di vecchia tecnologia sovietica, addirittura privi di involucro esterno, giustificandosi: "la probabilita' di un impatto aereo e' trascurabile". In che mani siamo.
4. E' una favola che "solo col nucleare si puo' fermare il riscaldamento globale"
Per avere una riduzione di gas serra bisognerebbe costruire una centrale nucleare ogni 10 giorni (35 all'anno) per i prossimi 60 anni. Cosi', con 2.000 nuove centrali nucleari, si fornirebbe il 20% dell'energia totale.
C'e' qualcuno, sano di mente, che pensa si potrebbe procedere a questo ritmo?
Nessuno dei top manager dell'energia crede che le centrali esaurite nei prossimi anni saranno rimpiazzate per piu' della meta': il trend mondiale del nucleare e' verso il basso: solo per mantenere il numero e la potenza delle 435 centrali attuali (ne sono gia' state chiuse 117) ce ne vorrebbero 70 di nuove entro il 2015 (una ogni mese e mezzo!) e altre 192 entro il 2025: una ogni 18 giorni! Tutto per continuare a produrre non il 20%, ma
solo il 6,5% dell'energia totale...
Duemila scienziati dell'Ipcc (Onu) lo hanno certificato nel 2007: "Il nucleare non potra' fermare la febbre del pianeta".
Inoltre il ciclo completo (estrazione ed "arricchimento" dell'uranio, smaltimento delle scorie, costruzione e smantellamento della centrale) emette gas serra quanto il ciclo a combustibile fossile.
(Ndr: eppure come se niente fosse, l’inutilissimo G8 di Sapporto ha comunicato la prossima costruzione di mille nuove centrali nucleari e a questa decisione si e’ attaccato trionfante Berlusconi per avvalorare la sua decisione di centrali italiane).
5. L'uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo L'Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.
Secondo l'Agenzia per l'energia atomica, l'uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece gia' dal 1991 ha raggiunto il "picco" (se ne consuma piu' di quanto si estrae): sono le scorte militari che forniscono meta' del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio e' gia' insufficiente, percio' il suo prezzo si e' moltiplicato per dieci (da 7 a 75
dollari la libbra) dal 2001 al 2007.
6. Altro che "bassi costi"! Il nucleare e' fuori mercato
Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush (1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent), nessuno ci investe piu' dal 1976. L'unico reattore in costruzione in Europa e' in Finlandia: l'azienda privata ci sta perche' lo Stato paga (fa pagare ai contribuenti...) smaltimento delle scorie e
smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione), e garantisce l'acquisto di tutta l'energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l'entrata in funzione della centrale (ordinata nel 1996) e' slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Cosi' il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro e' aumentato a 4 miliardi: piu' di 4 volte il costo di una centrale a metano della stessa potenza (1600 MW). I ritardi nella costruzione sono una costante dell'industria nucleare: negli Usa i costi di 75 reattori, previsti in 45 miliardi di dollari, sono aumentati a 145, tre volte il previsto. In Italia i tempi sarebbero piu'
lunghi e i costi piu' alti (un km di Tav costa 4 volte che in Francia): chi paga? L'Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?
7. Il nucleare e' in crisi: nel mondo solo 9 stati ci investono
L'Austria, col referendum del 1978, ha deciso di non mettere in funzione la centrale gia' costruita sul Danubio. L'Italia e' uscita dalla follia nucleare col referendum del 1987.
La Germania, nel 2000, ha deciso di non investire piu' sul nucleare e sostituirlo col risparmio e l'aumento del 2,5% annuo di energie rinnovabili. La Svezia col referendum del 1980 ha fatto la stessa scelta. La Spagna, con un referendum nel 1983, ha deciso di uscire dal nucleare e raggiungere l'autonomia energetica entro il 2050, investendo moltissimo nel solare.
Negli Usa non si costruiscono piu' centrali nucleari dal 1976.
In Europa nel 1976 c'erano 177 centrali, oggi sono 146, 31 in meno; nei prossimi venti anni un centinaio di esse chiudono; non saranno sostituite in Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Svezia, che hanno deciso di non costruirne piu'. In Europa non hanno centrali nucleari, oltre all'Italia: Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda (il movimento di opposizione ha bloccato il programma nucleare), Norvegia e Polonia, che ha interrotto la costruzione
dell'unica centrale. Nel mondo: Australia, Nuova Zelanda, l'America Latina (esclusi il Messico e l'Argentina), l'Africa (escluso il Sud Africa) e l'Asia (esclusi Giappone, India, Pakistan, Cina e - in futuro? - Iran). Solo 9 stati in tutto il mondo investono nel nucleare: India, Cina, Russia, Ucraina, Giappone (fino al prossimo terremoto?), Iran, Argentina, Romania e Finlandia.
8. Centrali e bombe nucleari sono sorelle gemelle
Le centrali nucleari americane nascono per sfruttare il calore di scarto della produzione delle bombe costruite nel 1940-'45 e "sperimentate" in agosto 1945 (a guerra gia' vinta!) a Hiroshima e Nagasaki con centinaia di migliaia di civili assassinati. Poi arrivano le centrali sovietiche. Ci sono anche centinaia di reattori militari per le 130.000 bombe atomiche e i
sommergibili nucleari. Poi le centrali francesi, per la "Force de frappe", terza potenza nucleare, con esplosioni in nord Africa e Pacifico (le ultime a Mururoa nel 1996).
Producono le centrali e le bombe nucleari le stesse industrie (prime General Electric e Westinghouse): senza gli enormi finanziamenti militari, l'industria nucleare non reggerebbe.
All'Onu, nel 1980, il presidente Usa Carter afferma: "Qualsiasi ciclo di combustibile nucleare e' intrinsecamente proliferante", crea materia prima per bombe atomiche. Cosi' si dividono gli Stati "buoni", che possono avere il nucleare, da quelli "canaglie" (Iraq, Iran, Corea del Nord) che non possono. Chi sono i "buoni"? Lo decidono i buoni stessi (Usa in testa).
Dal 1950 al '90 sono esplose a fini "sperimentali" 2.000 bombe nucleari, con enormi dosi di radioattivita' senza protezione per la popolazione. Oggi gli effetti: negli Usa un'epidemia di malattie da radiazioni: mortalita' infantile, cancri, leucemie, autismo, Parkinson, asma, ipotiroidismo in neonati, danni al sistema immunitario. L'esposizione a radiazioni ha
causato, tra il 1945 e il 1996 negli Usa, un milione di morti infantili.
Fino al 1963 sono state 530 le esplosioni nucleari in atmosfera, molte nel deserto del Nevada. Un esempio degli effetti: delle 220 persone che nel 1954 hanno partecipato alle riprese del film "Il conquistatore" 47 sono morte di cancro e altre 44 ammalate di tumore: totale 91 su 220. Fra i morti, gli attori John Wayne, Susan Hayward. Il film fu girato nello Utah. Undici mesi prima, dopo alcune esplosioni atomiche "sperimentali" nel Nevada (a 300 Km di distanza), gli allevatori trovarono molte pecore morte, con ustioni da radiazioni beta, causate dalle esplosioni. Negli anni '70 e '80, nello Utah c'e' stato un numero eccezionalmente alto di cancri e leucemie.
9. Industriali & politici amici temono la democrazia, anche energetica
Il nucleare, come il termoelettrico a carbone, gas e olio combustibile, e' centralizzato, controllato dai vertici economici e politici, con enormi investimenti economici e politico-militari.
Invece le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini-idroelettrico ed eolico, biomasse locali) sono distribuite, controllate da ogni comunita' che produce l'energia di cui ha bisogno.
Basterebbe coprire di pannelli solari fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite o cementificate in Italia (che sono il 10% del territorio) per soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di energia elettrica.
I politici di vecchio stampo (anche se si dicono "federalisti") preferiscono un mondo in cui l'energia (come l'economia e l'informazione) e' controllata dal potere centrale.
Da Gerardo Orsi “Ne’ servo ne‘ Padrone”
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Costa Rica
Da Focus
Il Costa Rica e’ il 1° paese al mondo a emissioni zero e puo’ essere considerato il paese piu’ ecologico che esista. Ha eliminato tutte le emissioni di idrocarburi causa del disastroso effetto serra. Il ministro dell’ambiente ha prodotto l’80% dell’energia necessaria con fonti rinnovabili e ha fatto piantare 6 milioni di alberi che assorbono la residua anidride carbonica.
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Rinnovabili
Da Focus
Il crescere esorbitante del prezzo del petrolio, le speculazioni delle societa’ petrolifere e l’inquinamento atmosferico spingono sempre piu’ i paesi del mondo (e tra poco anche la Cina) verso le energie alternative, specie eolico e solare. Dal 2006 al 2007 la produzione di energia solare e’ aumentata del 30%.
Quest’anno in Spagna l’eolico ha coperto il 40% dell’elettricita’.
Il fisico tedesco Gerhard Knies e il premio Nobel Carlo Rubbia lavorano a un progetto da 400 miliardi di euro: “Desertec”. Sono convinti che costruendo un migliaio di torri solari da 100 MW sullo 0,3% del Sahara si avrebbe energia per tutto il Nord Africa e l’intera Europa.
In sole 6 ore arriva sui deserti tanta energia quanta ne consuma in un anno l’intero mondo.
I deserti potrebbero essere la nostra risorsa energetica del futuro.
In Spagna nella nuova torre eolica, il calore di 624 specchi scalda l’acqua, genera vapore e muove le turbine.
Negli ultimi 20 anni gli impianti fotovoltaici sono aumentati dek 22% l’anno, e il costo di watt solare e’ sceso da 27 dollari del 1982 a 3 dollari di oggi.
Negli Usa ci sono pale eoliche alte fino a 50 m, che producono 300 KW all’ora, quanto l’energia necessaria a una casa in un mese. Il loro costo viene rapidamente ammortizzato. Con 1066 impianti eolici si puo’ soddisfare 5 volte il fabbisogno mondiale di energia.
In Russia utilizzano anche il vento che si produce nelle gole montane indirizzandolo verso le pale eoliche con vele del vento.
Tra i progetti ci sono le centrali galleggianti sui mari tropicali che utilizzano il sole, il vento, il calore delle acque e le correnti sotto marine, producendo elettricita’ e acqua potabile. Ogni centrale puo’ sviluppare 74 MW di energia sufficienti per alimentare 33.000 abitanti.
La centrale produce anche idrogeno ed e’ adattabile ai nostro mari.
L’Unione Europea ha identificato 100 siti adatti per ricavare energia elettrica dalle correnti marine e produrre 75 miliardi di Watt, tanto da soddisfare tutta l’Europa.
In Italia uno dei luoghi migliori per ricavare energia dalle correnti marine e’ lo stretto di Messina (nda: meglio sarebbe che gli enormi fondi richiesti dall’inutile Ponte di Messina fossero stati utilizzati ad incentivare le energie rinnovabili e liberare il nostro paese dalla schiavitu’ delle societa’ petrolifere e delle loro guerre. Ma, come si e’ visto, anche l’impareggiabile Prodi ha preferito riversare 29,9 miliardi di euro in armi piuttosto che incrementare le rinnovabili. A parte l’arricchimento spropositato di Finemccanica che non ha nemmeno aumentato i suoi dipendenti, non si vede beneficio alcuno al paese da questa spesa spropositata pari a 3 finanziarie. E ora Berlusconi ha pensato bene di impegnarci in modo decisamente bellico sul fronte della guerra afgana).
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La sanguinosa battaglia di Genova
Nick Davies The Guardian
www.carta.org/campagne/genova+2001/14697
Era poco prima di mezzanotte quando il primo agente di polizia colpi' Mark Covell con una manganellata sul braccio sinistro. Covell fece del suo meglio per gridare, in italiano, di essere un giornalista, ma in pochi secondi si trovo' circondato da agenti in tenuta antisommossa che lo colpivano con i manganelli. Per qualche secondo, e' riuscito a rimanere in piedi, fino a quando un colpo sul ginocchio non lo ha gettato sul pavimento. A faccia in giu' nell’oscurita', escoriato e spaventato, si rendeva conto di avere agenti tutt’intorno, che si stavano ammassando per attaccare gli edfici delle scuole Diaz e Pertini, dove 93 manifestanti si erano accampati per passare la notte. La speranza di Covell era che gli agenti passassero attraverso la catena che chiudeva il cancello principale senza piu' occuparsi di lui. Se fosse andata cosi', avrebbe potuto alzarsi e correre oltre la strada, per cercare riparo nel centro di Indymedia, dove aveva passato gli ultimi tre giorni a scrivere sul summit del G8 e sulla violenta gestione dell’ordine pubblico. In quel momento, un funzionario di polizia si e' lanciato su di lui e gli ha dato un calcio al petto talmente forte da comprimere verso l’interno l’intera parte sinistra della sua gabbia toracica e rompendogli una mezza dozzina di costole, i cui detriti hanno perforato la pleura. Covell, un metro e sessanta, e' stato letteralmente sollevato dal pavimento e sbalzato in strada dal calcio. Ha sentito il poliziotto ridere mentre un pensiero si formava nella sua testa: «Non me la cavero'». La squadra antisommossa stava ancora trafficando al cancello principale, e allora un gruppo di agenti penso' di ingannare il tempo usando Covell come pallone. Questa serie di calci gli ha procurato la frattura di una mano e lesioni alla spina dorsale. Da qualche parte alle sue spalle, Covell ricorda di aver sentito un altro agente gridare «Basta» prima di sentire il suo corpo trascinato sul pavimento.
A quel punto, un veicolo corazzato della polizia ruppe i cancelli della scuola e 150 agenti, per la maggior parte con caschi, scudi e manganeli, fecero irruzione nell’edificio indifeso. Due agenti si fermarono per occuparsi di Covell: uno gli ha rotto la testa con il manganello; l’altro lo ha preso a calci in bocca, facendogli sputare una dozzina di denti. Covell svenne.
Ci sono molte buone ragioni per non dimenticare quello che e' successo a Covell, che allora aveva 33 anni, quella notte a Genova.
La 1° e' che era solo l’inizio. Per la mezzanotte del 21 luglio 2001, agenti di polizia stavano sciamando in tutti i piani della Diaz, e dispensavano il loro particolare tipo di punizione alle persone che stavan li', fino a ridurre il dormitorio improvvisato in quella che piu' tardi uno degli agenti avrebbe descritto come «una macelleria messicana». Loro e i loro colleghi avrebbero poi arrestato illegalmente le vittime in un centro di detenzione, diventato un luogo di puro terrore.
La 2° ragione e' che, 7 anni dopo, Covell e le altre vittime stanno ancora aspettando giustizia. Lunedi', 15 poliziotti, guardie carcerarie e medici penitenziari sono stati condannati per la parte avuta nelle violenze, ma nessuno di loro andra' in prigione.
In Italia, gli imputati non vanno in prigione fino a quando non hanno esaurito tutti i gradi di giudizio; e in questo caso, le condanne e le sentenze saranno cancellate dalla prescrizione, l’anno prossimo. Nel frattempo, i politici responsabili per la polizia e per il personale penitenziario, non hanno mai dato alcuna spiegazione. Le domande fondamentali, su come tutto cio' sia potuto accadere, rimangono inevase e alludono alla 3° e piu' importante ragione per ricordare Genova. Non e' semplicemente la storia di un funzionario di polizia che esce dai ranghi, ma qualcosa di peggiore e piu' preoccupante sotto la superficie.
Il fatto che questa storia possa essere raccontata e' frutto di 7 anni di duro lavoro di un gruppo di coraggiosi PM, guidati da Emilio Zucca. Aiutato da Covell e dal proprio staff, Zucca ha raccolto centinaia di testimonianze e analizzato 5.000 ore di video, oltre che migliaia di fotografie. Messi assieme, raccontano una storia incotrovertibile, che inizio' mentre Covell sanguinava a terra.
La polizia fece irruzione nella scuola Diaz. Alcuni di loro gridavano «Black bloc! Vi uccideremo!», ma se avessero davvero pensato di avere di fronte gli anarchici del Blocco nero che avevano causato un violento caos in alcune zone della citta' nei giorni precedenti, avrebbero commesso un errore. La scuola era stata concessa dalla municipalita' di Genova come base per i manifestanti che non avevano nulla a che fare con gli anarchici: avevano anche messo qualcuno di guardia per evitare infiltrazioni. Uno dei primi a vedere la squadra antisommossa fu Michael Geiser, un 35 enne economista belga, che poi ha descritto come in quel momento si era appena messo il pigiama e stava facendo la coda per il bagno, con tanto di spazzolino in mano, quando il raid ebbe inizio. Geiser crede nella forza del dialogo e all’inizio ando' verso gli agenti dicendo «Dobbiamo parlare». Poi vide i giubbotti imbottiti, i caschi, i manganelli e cambio' idea scappando per le scale. Altri furono stati piu' lenti. Erano ancora nei sacchi a pelo. Un gruppo di 10 spagnoli si sveglio' sotto i colpi dei manganelli. Alzarono le mani in segno di resa. Ma gli agenti li picchiavano in testa, tagliando e ferendo e rompendo arti, compreso il braccio di una signora di 65 anni. Da un lato della stanza, alcuni giovani sedevano davanti ai pc e mandavano email a casa. Melanie Jonasch, 28 anni, studente di archeologia a Berlino, volontaria nella gestione dell’edificio, non era nemmeno stata alle manifestazioni. Ancora non riesce a ricordare cosa e' successo. Ma molti altri testimoni hanno raccontato come gli agenti le si lanciarono addosso, picchiandola in testa cosi' forte da farle perdere i sensi. Quando cadde, gli agenti la circondarono, picchiandola ancora e prendendola a calci, sbattendole la testa contro una lavagna e lasciandola in una pozza di sangue. Katherina Ottoway, che vide tutto questo, ricorda: «Tremava tutta. I suoi occhi erano aperti ma girati. Pensavo che sarebbe morta». Nessuno di quelli che erano a terra e' riuscito a evitare ferite. Come Zucca ha scritto nel suo atto d’accusa: «Nel giro di pochi minuti, tutti gli occupanti del piano terra erano stati ridotti in uno stato di completa impotenza, i lamenti dei feriti si mischiavano con il suono delle richieste di ambulanze». Poi i tutori della legge salirono le scale. Nel corridoio del 1° piano trovarono un gruppo di persone, compreso Geiser, ancora con lo spazzolino in mano. «Qualcuno consiglio' di sdraiarci, per far vedere che non facevamo resistenza. E cosi' ho fatto. Gli agenti sono arrivati e hanno iniziato a picchiarci, uno per uno. Mi sono protetto la testa con le mani e ho pensato ‘Devo sopravvivere’. La gente attorno gridava, ‘per favore, basta’. Anche io l’ho detto. Pensavo a una macelleria, ci stavano trattando come animali».
Gli agenti abbatterono le porte delle stanze che portavano fuori dal corridoio. In una stanza trovarono Dan MacQuillan e Norman Blair, arrivati da Stansted per mostrare il loro appoggio «a una societa' libera e uguale dove le persone vivono in armonia». I due inglesi e il loro amico neozelandese Sam Buchanan avevano sentito l’attacco ai piani inferiori e stavano cercando di nascondersi sotto alcuni tavoli nell’angolo di una stanza buia. Una decina di agenti fece irruzione e li scovo' con una torcia e, per quanto MacQuillan stesse con le mani alzate dicendo ‘Piano, piano’, li picchiarono, causandogli molte ferite e tagli e rompendo il polso di MacQuillan. Norman Blair ricorda: «Potevo sentire il veleno e il loro odio». Geiser era nel corridoio: «La scena attorno a me era coperta di sangue, dappertutto. Un poliziotto grido' ‘Basta’. Una parola che sembrava una speranza. Ma non si fermavano. Continuavano con piacere. Alla fine si fermarono, ma come se si togliesse un giocattolo a un bambino, riluttanti». In quel momento c’erano agenti in tutti i 4 piani dell’edificio, che prendevano a calci e picchiavano. Molte vittime hanno descritto una specie di sistema della violenza, con ogni agente che picchiava ogni persona che si trovasse davanti, prima di passare alla successiva, mentre un collega picchiava quella di prima. Sembrava importante che pgnuno fosse ferito. Nicola Doherty, 26 anni, un’assistente di Londra, ha descritto come il suo partner Richard Moth si sia sdraiato per proteggerla: «Potevo sentire ogni colpo sul suo corpo. I poliziotti si spostavano oltre Richard per colpire ogni mia parte esposta». Ha cercato di proteggersi la testa con le mani e le hanno rotto un polso.
In uno dei corridoi, gli agenti avevano ordinato a un gruppo di giovani uomini e donne di inginocchiarsi per poterli picchiare meglio sulle spalle e sulla testa. E’ stato in quel momento che Daniel Albercht, 21 anni, studente di violoncello di Berlino, ha riportato una frattura alla testa talmente profonda da avere bisogno di un’operazione chirurgica per fermare l’emorragia celebrale. Attorno all’edificio, gli agenti avevano impugnato i manganelli al contrario, per usare l’impugnatura a L come un martello. E in tutta questa violenza, ci sono stati momenti in cui la polizia ha preferito l’umiliazione: l’agente che stava a gambe divaricate di fronte a una donna ferita e inginocchiata, le ha preso la testa per tirarsela verso l’inguine, prima di girarsi e fare la stessa cosa con Daniel Albercht, inginocchiato accanto a lei; l’agente che durante i pestaggi ha usato il coltello per tagliare una ciocca di capelli alle sue vittime, compreso Nicola Doherty; gli insulti continui; l’agente che ha chiesto a un gruppo di persone se stavano bene e ha reagito con una nuova manganellata a chi ha detto ‘No’.
Qualcuno e' sfuggito, almeno per un po’. Karl Boro e' riuscito a raggiungere il tetto ma poi ha fatto l’errore di rientrare nell’edificio, dove lo hanno ridotto con un braccio ferito, una frattura cranica e sangue nel petto.
Jaraslaw Engel, dalla Polonia, era riuscito a usare le impalcature attorno all’edificio per uscire dalla scuola, ma e' stato intercettato in strada da alcuni agenti, che gli hanno rotto la testa, prima di mettersi a fumare mentre il suo sangue bagnava l’asfalto.
Due degli ultimi a essere presi sono stati una coppia di studenti tedeschi, Lena Zuhlke, di 24 anni, e il suo compagno Niels Martensen. Si erano nascosti in un armadietto delle pulizie, al piano superiore. Hanno sentito gli agenti avvicinarsi, sbattendo i manganelli lungo i muri. La porta dell’armadietto si apri', Martensen e' stato trascinato fuori e picchiato da una decina di agenti in semicerchio attorno a lui. Zulkhe e' scappata nel corridoio e si e' nascosta nei bagni. Gli agenti l’hanno vista, inseguita e trascinata per i dreadlock. Nel corridoio, hanno giocato con lei come cani con un coniglio. E’ stata picchiata in testa e presa a calci quando era a terra, fino a che non le hanno rotto le costole. E’ stata bloccata al muro, dove un agente le ha dato una ginocchiata all’inguine, mentre gli altri continuavano a pestarla con i manganelli. Quando e' scivolata a terra, hanno continuato a picchiarla: «Sembrava che si divertissero e quando gridavo sembrava che si divertissero di piu'».
Gli agenti trovarono un estintore e spruzzarono la schiuma sulle ferite di Martensen. La sua compagna e' stata trascinata per le scale, dai capelli, testa in avanti. Hanno portato Zulkhe fino al piano terra, dove avevano radunato tutti i prigionieri dagli altri piani, in un caos di sangue ed escrementi. L’hanno gettata su altre due persone, immobili, tanto che Zulkhe chiese cautamente se erano ancora vivi. Senza risposta, anche lei si accascio' sul pavimento, incapace di muovere il braccio destro, e di fermare il tremore al braccio sinistro e alle gambe, nonche' il sangue. Un gruppo di agenti passava li' vicino, e ciascuno si tolse il fazzoletto per sputarle addosso.
Perche' dei tutori della legge possono comportarsi con tanto disprezzo della legge? La semplice risposta puo' essere quella che veniva gridata dai manifestanti fuori dalla scuola, che scelsero una parola che sapevano i poliziotti avrebbero capito. «Bastardi». Ma c’e' qualcos’altro, qui, qualcosa emerso piu' chiaramento nei giorni successivi.
Covell e decine di altre vittime furono portate nell’ospedale San Martino, dove gli agenti camminavano nei corridoi facendo suonare i manganelli nel palmo delle mani, ordinando ai feriti di non guardare fuori dalla finestra o di non muoversi, tenendoli ammanettati e poi, spesso con le ferite ancora non chiuse, portandoli con decine di altri manifestanti nel centro di detenzione di Bolzaneto.
I segni di qualcosa di peggiore apparvero all’inizio in modo superficiale. Alcuni agenti avevano canzoni fasciste come suonerie dei loro telefonini e parlavano con entusiasmo di Mussolini e Pinochet. Piu' volte, e' stato ordinato ai prigionieri di gridare «Viva il duce». Alcune volte, i prigionieri sono stati minacciati per costringerli a cantare canzoni fasciste. Le 222 persone detenute a Bolzaneto sono state sottoposte a condizioni che i pubblici ministeri hanno descritto come tortura. Al loro arrivo, venivano marchiati con una croce di vernice su ogni guancia e molti di loro sono stati costretti a camminare in mezzo a due linee parallele di funzionari che li prendevano a calci e a manganellate. La maggior parte e' stata ammassata in celle grandi, con oltre 30 persone. Li' venivano costretti a rimanere in piedi per molto tempo, con la faccia verso il muro, le braccia alzate e le gambe larghe. Chi non ce la faceva, veniva insultato, picchiato umiliato. Mohammed Tabach, con una gamba artificiale, non poteva farcela e si e' beccato due spruzzate di spray urticante in faccia e poi un pestaggio particolarmente brutale. Norman Blair avrebbe poi ricordato che mentre stava in questa posizione, un agente gli chiese: «Chi e' il tuo governo»? «La persona prima di me aveva risposto Polizei e io ho fatto la stessa cosa per non essere picchiato». Stefan Bauer ha osato replicare: quando un agente che parlava tedesco gli ha chiesto di dove fosse, lui ha risposto che era dell’Unione europea e aveva il diritto di andare dove voleva. E’ stato preso, picchiato, spruzzato con lo spray urticante, spogliato nudo e gettato sotto una doccia gelata. I suoi vestiti sono stati gettati via ed e' stato rimandato nella cella gelata solo con addosso una tuta da ospedale. Tremando sul freddo marmo della cella, i prigionieri non ricevevano ne' coperte, ne' cibo e gli veniva negato il diritto di fare una telefonata a un legale, cui avrebbero avuto diritto. Dalle altre celle si sentivano urla e pianti. Agli uomini e alle donne con i dreadlock sono stati tagliati grossolanamente i capelli fino alla cute. Marco Bistacchia e' stato portato davanti a un agente, spogliato, fatto inginocchiare, abbaiare come un cane e gridare «Viva la polizia italiana».
Un agente ha detto al quotidiano italiano La Repubblica, in condizioni di anonimato, di aver visto alcuni agenti urinare addosso ai detenuti e picchiarli per essersi rifiutati di cantare Faccetta nera, una canzone dell’era fascista.
Ester Percivati, una giovane donna turca, ricorda le guardie che la insultavano mentre andava in bagno, dove un’agente donna l’ha costretta a infilare la testa nella tazza, mentre un maschio commentava, «Bel culo! Ci vuoi un manganello?». Molte donne hanno riferito di minacce di stupro.
Perfino l’infermeria era pericolosa. Richard Moth, coperto di tagli ed escoriazioni, ha avuto suture sulla testa e sulle gambe senza anestesia: «Un’esperienza molto dolorosa. Dovevano tenermi fermo. ». Tra i condannati di lunedi' c’e' anche personale medico della prigione. Tutti sono d’accordo che non si trattava di un modo per far parlare i detenuti, ma solo di un esercizio di paura. Che ha funzionato. Nelle dichiarazioni, i prigionieri hanno descritto le loro sensazioni di impotenza, di isolamento dal resto del mondo, in un mondo senza leggi ne' regole. La polizia ha perfino fatto firmare delle dichiarazioni di rinuncia a tutte le tutele legali.
Un uomo, David Laroquelle, ha testimoniato di essersi rifiutato di firmare, e di aver avuto tre costole rotte. Anche Percivati si e' rifiutata, ed e' stata sbattuta contro un moro, occhiali rotti e naso sanguinante. Il mondo esterno ha ricevuto alcuni resoconti molto distorti di tutto questo.
Nell’ospedale di San Martino, il giorno dopo il suo pestaggio, Covell si senti' scuotere da una persona che gli sembro' essere dell’ambasciata britannica. Solo quando ha visto il fotografo accanto a lei ha capito che era una reporter del Daily Mail. In prima pagina, il giorno dopo, c’era un resoconto del tutto falso che lo descriveva come il cervello delle rivolte. [4 lunghi anni più tardi, il Mail ha chiesto scusa e ha pagato a Covell il risarcimento per l’invasione della privacy].
Mentre i suoi cittadini venivano picchiati e tormentato in uno stato di detenzione illegale, i portavoce del 1° ministro Tony Blair, dichiarava: «La polizia italiana ha dovuto svolgere un compito difficile. Il primo ministro crede che lo abbiano fatto».
La polizia italiana ha fornito ai media una ricca messe di falsita'. Perfino mentre i corpi sanguinanti venivano portati via dalla Diaz, gli agenti dicevano ai giornalisti che le ambulanze che erano sul posto non avevano nulla a che vedere con il blitz e che le ferite, chiaramente freschissime, erano vecchie e che l’edificio era pieno di violenti estremisti che avevano attaccato gli agenti.
Il giorno dopo, alti funzionari hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare che tutte le persone trovate nell’edificio sarebbero state accusate di resistenza e di associazione a delinquere finalizzata al saccheggio.
I tribunali italiani hanno fatto cadere ogni capo d’accusa contro ogni persona. Compreso Covell. I tentativi della polizia di accusarlo di una serie di reati molto gravi sono stati descritti dal pm Zucca come «grotteschi».
In quella stessa conferenza stampa, la polizia mostro' un bagaglio di quelle che secondo loro erano armi. C’erano sbarre, martelli, chiodi che gli agenti stessi avevano preso da un magazzino di edilizia vicino alla scuola. C’erano strutture di zaini in alluminio, presentate come armi offensive; 17 macchine fotografiche; 13 paia di occhialetti da piscina; 10 coltellini e una bottiglia di lozione solare. Mostrarono anche due bottiglie molotov che, ha concluso Zucca, la polizia aveva trovato prima in un’altra zona della citta' e portato alla Diaz dopo la fine del raid.
Questa disonesta' pubblica era parte di un piu' ampio sforzo per insabbiare quello che era successo. Nella notte del raid, un reparto di 59 poliziotti e' entrato nell’edificio di fronte alla Diaz, dove Covell e altri avevano allestito il loro centro media e dove, elemento cruciale, era sistemato un gruppo di avvocati che avevano raccolto le prove della violenza della polizia nelle manifestazioni dei giorni precedenti. Gli agenti sono entrati nella stanza degli avvocati, minacciato gli occupanti, distrutto i computer, sequestrato gli hard-disk e portato via qualsiasi cosa contenesse foto o filmati.
Mentre i tribunali rifiutavano di convalidare le accuse contro gli arrestati, la polizia riusci' ad ottenere un ordine di espulsione per tutti gli stranieri, con il divieto di ritorno in Italia per cinque anni. Cosi', i testimoni venivano tolti di scena. Come per le accuse, gli ordini di espulsione sono stati poi cancellati, in quanto illegali, dal tribunale.
Zucca si e' aperto la strada attraverso anni di dinieghi e insabbiamenti. Nel suo resoconto, ha scritto che tutto i funzionari di alto rango hanno negato di aver avuto un ruolo: «Non un solo funzionario ha ammesso di aver avuto un ruolo di comando in qualche aspetto dell’operazione». Un funzionario che aveva era stato ripreso in un video sul posto, ha poi spiegato che era fuori servizio e che era li' sono per assicurarsi che i suoi uomini non fossero feriti.
Le dichiarazioni della polizia sono state mutevoli e contraddittorie e contraddette dalla valanga di prove delle vittime e di molti video: «Non un solo agente dei 150 presenti ha riferito informazioni precise su un episodio individuale».
Senza Zucca, senza l’atteggiamento fermo dei tribunali italiani, senza il lavoro di Covell nell’assemblare i video girati durante il raid alla Diaz, la polizia avrebbe potuto schivare la responsabilita' e avrebbe potuto assicurarsi false accuse e perfino sentenze di condanna contro le vittime. Oltre al processo per Bolzaneto, concluso lunedi', 28 altri agenti, alcuni molto in alto nei ranghi, sono sotto processo per il raid alla Diaz. E di nuovo la giustizia e' stata compromessa.
Nessun politico italiano e' stato chiamato a rispondere, nonostante il forte sospetto che la polizia abbia agito come se qualcuno avesse promesso l’impunita'. Un ministro ha visitato Bolzaneto mentre i detenuti venivano maltrattati e apparentemente non ha visto nulla oppure non ha visto nulla che ha pensato di dover fermare.
Un altro, Gianfranco Fini, ex segretario nazionale del partito neo-fascista Msi, e allora vice primo ministro–secondo i resoconti dei media di allora–era nel quartier generale della polizia. Non gli è mai stato chiesto di spiegare che ordini abbia dato.
Molti delle centinaia di tutori della legge coinvolti nella Diaz e a Bolzaneto se la sono cavata senza alcuna punizione o accusa. Nessuno e' stato sospeso; alcuni sono stati promossi. Nessuno degli agenti processati per Bolzaneto e' stato accusato di tortura–la legge italiana non prevede questo reato. Alcuni alti funzionari che in origine avrebbero dovuto essere accusati per il raid alla Diaz sono stati scagionati semplicemente perche' Zucca non e' riuscito a provare l’esistenza di una catena di comando. Anche adesso, il processo a 28 agenti e' a rischio perche' il 1° ministro Berlusconi sta spingendo un disegno di legge per rinviare tutti i processi che hanno a che fare con fatti accaduti prima del giugno 2002. Nessuno e' stato incriminato per la violenza inflitta a Covell.
Come dice uno degli avvocati delle vittime, Massimo Pastore: «Nessuno vuole ascoltare cio' che questa storia ha da dire».
Si tratta di fascismo.
Ci sono molte voci sul fatto che la polizia, i carabinieri e il personale penitenziario appartenessero a gruppi fascisti, ma non sono state trovate le prove. Pastore dice che cosi', comunque, si manca il punto principale: «Non e' questione di pochi fascisti ubriachi. Nessuno ha detto ‘no’. Questa e' la cultura del fascismo».
Al centro c‘e‘ quello che Zucca nel suo rapporto descrive come «una situazione in cui ogni stato di diritto e' stato sospeso».
52 giorni dopo l’attacco alla scuola Diaz, 19 uomini hanno usato aerei carichi di passeggeri come bombe volanti e hanno modificato il nucleo dei principi su cui le democrazie occidentali si erano basate.
Da allora, politici che mai accetterebbero di essere chiamati fascisti, hanno accettato intercettazioni telefoniche di massa e controllo delle email, detenzioni senza processo, torture sistematiche, annegamento simulato dei detenuti, arresti domiciliari illimitati e l’uccisione mirata dei sospetti, mentre le procedure dell’estradizione sono state sostituite dalle extraordinary rendition. Non e' fascismo con dittatori in stivali e schiuma alla bocca. E’ il pragmatismo di politici rovesciati dal di dentro. Ma l’esito sembra molto simile. Genova ci dice che quando lo stato si sente minacciato, lo stato di diritto puo' essere sospeso. Ovunque.
Da Gerardo Orsi “Ne’ servo ne’ padrone”
orsig.blogspot.com/
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Italia fascista
Viviana Vivarelli
La diretta correita’ di Berlusconi, Fini, Scajola e Castelli (FI, AN e lega) e’ stata dimostrata completamente nelle promozioni che sono state conferite ai peggiori colpevoli della macelleria di Genova, segno gravissimo che essa era stata comandata dall’alto nella sua precisa forma di cruda vendetta fascista a una manifestazione popolare contraria al governo e alla politica efferata delle 8 massime potenze mondiali.
Per quanto questa sia stata la piu‘ grave aggressione al diritto dei cittadini mai perpetrata nei paesi della Comunita’ europea, l’idiozia degli elettori italiani ha voluto premiare gli autori del massacro che sono dunque ritornati al governo. E quanto poco valesse la sinistra nella difesa dei diritti degli stessi cittadini lo si e’ visto nella debolezza confusa e complice con cui i partiti dell’opposizione e poi del governo Prodi hanno trattato il massacro, ignorandolo, minimizzandolo quand’anche non giustificandolo, fino ad arrivare all’incredibile scelta dell‘Italia dei valori con un Di Pietro che ha votato contro una commissione parlamentare che doveva servire a rivelare il risvolto politico e le responsabilita’ della destra nel massacro, con l’alibi di dover difendere, ancora una volta, l’operato della polizia.
Come risultato di tante nefandezze, tutti gli autori delle torture saranno assolti o liberati, il carattere stesso delle torture e’ stato negato dai magistrati giudicanti, chi le ha compiute e’ stato premiato con una promozione, i cittadini che sono stati aggrediti e torturati sono stati vilipesi e attaccati dalla stampa, non hanno goduto del riconoscimento della verita’ e non sono stati risarciti dei loro diritti offesi ne‘ hanno visto la punizione dei loro aguzzini, i media televisivi non si sono mai piegati a riconoscere la verita’ dei fatti e non hanno mai rinnegato le menzogne che avevano propagato con tanta infamia.
In Italia la tortura da parte della polizia dei singolo cittadini resta una minaccia sempre possibile, non solo la tortura non e’ reato ma essa resta nei diritti della polizia senza pena alcuna.Chiunque per qualunque motivo vi puo’ essere sottoposto, come nel Cile di Pinochet o nell’Argentina di Peron.
Con la ratifica che il governo ha fatto del Trattato di Lisbona, coloro che partecipano a manifestazioni contro il Governo potranno ora incorrere nella pena di morte. Col cambiamento della missione “umanitaria” afgana in missione di guerra, siamo diventati un paese in stato di guerra permanente, per cui vige il codice di guerra che prevede la pena di morte.
Di fronte a questi orrori, la difesa che il papa fa degli embrioni o la lotta all’eutanasia diventano cose grottesche e fiori da ogni tempo.
I cittadini italiani saranno sottoposti al deposito delle impronte digitali come fossero un popolo di criminali. La liberta’ di stampa e’ stata penalizzata col divieto di informare il cittadino dei crimini dei politici. Si puo’ andare in carcere per il reato di clandestino o per essere dei lavavetri ma una casta ignobile pone se stessa al livello di Dio.
Nella sua vita ordinaria ogni cittadino italiano puo’ essere sottoposto a intercettazioni per motivi che nulla hanno a che fare con reati o richieste della magistratura ma solo perche‘ cricche di potere lo vogliono. Al momento chiunque compia intercettazioni abusive tramite Telecom o altri canali viene addirittura difeso dai partiti e si tende ad annullargli ogni responsabilita’ e condanna.
I partiti di ogni risma e colore, in luogo di riprendere la difesa di una democrazia violata, si accordano al fine di operare altre violazioni alla Costituzione e ai diritti umani e civili, voltando in senso ancora piu’ fascista lo Stato, e aumentando i privilegi, le immunita’ e la difesa di una potenziale violenza criminogena dei gruppi al potere. Berlusconi stesso dopo il Lodo Alfano che lo rende intoccabile intende allargare l’improcessabilita’ a tutti i parlamentari e governatori di regione. Nella sua volonta’ le intercettazioni dovrebbero essere vietate per motivi di corruzione. Chiunque governi dovrebbe stare in un Eden di intoccabili
L’unica cosa che possiamo dire in tanto sfracello e’:
Che Dio illumini gli onesti e faccia loro capire l’abisso che stanno approvando!
Che Dio fulmini i colpevoli e li faccia perire nel fuoco eterno!
Che gli italiani si svegliano dal coma in cui sono caduti e spazzino via tutti i corrotti!
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All’ombra dei rom
Cominciamo dai quelli che rubano sporcano delinquono falsificano, cominciamo dai Rom, magari:'per i bambini rom nati in Italia senza i genitori dovremmo garantire la cittadinanza italiana, un nome e un cognome per dargli tutela e identita', una cittadinanza non per ius sanguinis ma per ragioni umanitarie', propone e dispone Maroni.
Questo incipit, non e' un aborto umanitario-giustizialista estivo, nasce da un parto lontano, quasi un'ottantina di anni fa. In Europa, tra le due guerre, si era sperimentata l'eliminazione, quanto meno il controllo dei 'devianti sociali' e degli stranieri.
Tra il 1926 e il 1972, venne condotta l'operazione in Svizzera dell''Enfants de la grand-route'(Bambini della strada maestra): oltre 600 bambini jenisches furono sottratti a forza alle loro famiglie, bisognava 'Sradicare il male del nomadismo'.
Quella bella 'Opera di soccorso' era stata fondata e diretta fina dal 1926 , dal dottor Alfred Siegfried , benefattore amatissimo dalla polizia e dalle autorita' pubbliche cantonali e comunali: 'Chiunque voglia combattere efficacemente il nomadismo deve mirare a far saltare la comunita' dei girovaghi e porre fine, per quanto cio' possa apparire duro, alla comunita' familiare. Non esistono altre soluzioni'.
Tutto questo e' scritto ampiamente nell''Eugenetica in Europa tra le due guerre e oltre' da Laurence Jourdan, per chi voglia approfondire. 70 anni ci distaccano dal 1938, in cui l'Italia adotta le leggi razziali, il papa Pio XII tace addolorato, la Svizzera chiude le frontiere, in Germania si intensificano le ostilita' contro gli ebrei, la conferenza di Evian sui profughi fallisce, l’Italia adotta le leggi razziali.
Parlano i giornali svizzeri, come il cattolico Giornale del Popolo, allineato alle posizioni del Vaticano che condanna gli eccessi nazisti, ma vede di buon occhio il fascismo italiano e ritiene opportune le legislazioni discriminatorie, purche' vengano prese con cristiana “mitezza e persuasione”.
Silvana Calvo, ricercatrice ticinese, pubblico' nel 2005 un interessante studio intitolato “1938, anno infame. Antisemitismo e profughi nella stampa ticinese” in cui spiega come la stampa del Canton Ticino informava l’opinione pubblica sul crescente antisemitismo in Germania e sulla politica confederata in materia di profughi, malgrado alcuni organi della sinistra, come Libera Stampa, Avanguardia e Popolo e liberta', condannavano senza indugi il nazismo e il fascismo.
Ma venendo all'oggi, l'opposizione sinistra al governo, partori' anch'essa un sublime luogo di contonimento che e' il Cpt, firmato da una parlamentare, la signora Turco e dall'attuale presidente della Repubblica italiana, Napolitano.
Maroni puo' agevolmente incalzare: 'togliere la patria potesta' a chi manda i figli a rubare o a chiedere l'elemosina. Anche solo a vendere rose.
Del resto nel 2007 l'allora ministro Rosi Bindi disse che occorreva difendere i minori anche ricorrendo alla rilevazione delle impronte digitali'.
Gioco facile quindi anche per un'altra signora del Pdl-An all'Europarlamento, Angelilli , intervenire sul dibattito impronte digitali rom, nell'Aula a Strasburgo, dicendo:'Questo dibattito mi da' l'occasione per rivolgere delle domande alla sinistra, che con tanta solerzia ha pensato di utilizzare il Parlamento europeo per giudicare in maniera del tutto impropria, pretestuosa e preventiva l'applicazione di un'ordinanza italiana che e' ancora in fase organizzativa'.
La seduta di luglio, si e' conclusa con 284 voti favorevoli, 329 contrari e 11 astensioni, e ha bocciato un emendamento presentato da Roberta Angelilli e Mario Borghezio , quello che invitava l’Italia “a continuare il suo impegno per affrontare l’emergenza sociale e umanitaria e per assicurare il ripristino delle condizioni di legalita', sostenendo politiche per la lotta al lavoro nero minorile, allo sfruttamento dei minori e della prostituzione”. Questo accade al Pe. Da noi, in estate, magari afosa come dice la Rossanda, ci si indigna, seduti all'Ombra o sdraiati per l'abbronzatura, a malapena per il Lodo Alfano...
Noi dobbiamo delegare: siamo o non siamo, come dice l'onorevole Borghezio, 'cittadini esasperati e nauseati dagli spettacoli da quarto mondo che offrono generalmente i campi nomadi, a cominciare dalla realta' di Roma, frutto dell'assoluto disinteresse di Veltroni'?
Dalla Lotta di Popolo alla Rinascita Nazionale: i dispersi si sono ritrovati nell'appello di Gaudenzi e di Pietro Sella nell'Universita' d'Estate a Erba, in cui si concluse: 'La genetica insegna che la societa' multirazziale e' irreversibile; la freccia del tempo ha una sola direzione. Se dobbiamo batterci occorre farlo subito.
Pentirsi domani di quanto non si e' fatto oggi non servirebbe a nulla.
Nessuna razza inquinata puo' tornare quel che era; nessun popolo che abbia perso la sua identita' etnica potra' mai piu' recuperarla. Quel che e' certo anzi e' che in esso scompare l’interesse all’indipendenza politica e la voglia di difendere, per i figli, quella economica. Un popolo privo di identita' diventa un gregge che si muove docile nella direzione voluta dalla Grande Finanza. e' per questo che a noi non interessa che gli immigrati siano regolari, istruiti, magari cattolici. La presenza di masse di stranieri inassimilabili per ragioni di razza, di religione, di cultura, e' comunque, per qualsiasi Paese, assolutamente negativa. Ci auguriamo che nella prossima legislatura, la Lega e quelle forze che specie al centro e al sud si coaguleranno intorno a Rinascita Nazionale, abbiano i numeri per imporre i grandi cambiamenti necessari'. Se avessero potuto avere gli Endsieg -Vittoria finale, li avrebbero fatti cantare il pezzo Kanaken.
Tornando al presente, Maroni ha fatto notare che i bambini rom, vivono in condizioni eccezionalmente disagiate, che necessitano di misure eccezionali: «Quei bambini dividono il loro spazio con i topi. Tutti coloro che protestano dicano se se la sentono di consentire che oggi in Italia in questi campi i bambini convivano con i topi».
Chissa' se Maroni ha mai letto MAUS di Art Spiegelmann, disegnatore di sublimi fumetti e topi? Nel suo libro, gli ebrei sono raffigurati come topi, i tedeschi come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani e gli svedesi come cervi. Mancano gli italiani, ma qualcuno ci sta lavorando a questo 'disegno', anche se e' estate e noi possiamo cantare come Fiorello con i Veltroni-boys, sul pulman del Pd, solo pochi mesi fa: ' Arrivederci Roma...ma che ce frega ma che ce 'mporta'..
A gennaio c'e' tempo. In alto i nostri medi e la croce, magari celtica…
..
Trascinati dal vento
ci muoviamo e ci aggrappiamo
senza badare a cio’ che accade attorno
se non per soddisfare i nostri bisogni
Il giorno in cui mi accorgero’
delle persone che mi circondano
e di chi mi vuole bene
affrontero’ la vita.
Stefano
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Doriana Goracci
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