
Vorrei esser Marcel Proust
per descriver con dovizia
quel che fece con la tizia
che di nome fa Sanjust
Cos’è mai un Cavaliere
senza la cavalcatura?
è una legge di natura,
non dipende dal volere.
Non può certo andare a piedi
ma nemmeno andar di mano.
Lo sa pure il Vaticano
che tu ‘dopo’ non ci vedi.
Se venuto sei al mondo
con la foga di stallone
non v’è legge o costrizione:
“Foga in giro? mi ci fiondo!”
Non importa se la gnocca
c’abbia o no la fede al dito:
quando il glande è inviperito
non s’ingrugni a chi gli tocca!
Non c’è carica che conti,
non c’è ruolo che ti freni:
quattro curve, due bei seni?
presto o tardi te la monti!
Tutte troie – è il tuo pensiero –
son le donne: pronte all’uso!
Tu a comprare sei aduso,
non ne fai certo mistero.
Sei fautore in modo strenuo
d’ogni libero mercato:
sempre il sesso l’hai pagato,
non lo fa solo chi è ingenuo.
Il potere a questo serve:
aver tanti bei soldoni
per sfogare le erezioni
nelle meglio fra le cerve.
Sian fedeli quei mariti
senza il becco d’un quattrino;
tanto poi passa il postino
che li fa becchi serviti.
Lo si sa ch’è l’italiota
latin-lover e play-boy:
sia negli USA che ad Hanoi
ogni donna gli è devota.
Se la donna sta in carriera
impalarla dà più gusto:
Cavalier, oltre che fusto,
è di agganci una miniera.
Via, non siate moralisti,
nel 3000 ormai si vive:
chi inchiappetta oche giulive
ha pensieri meno tristi.
L’ha capito anche il Papocchio
che die’ la benedizione
al Berlusca-Merolone,
maschio sano e non finocchio.
Ci guadagna la famiglia
da chi scopa ma all’antica:
dal pisello nella fica
sorte fuori figlio o figlia.
E’ per me grande l’onore
l’aver Silvio presidente:
Egli è l’Unto, certamente.
Unto sì, dalle signore!
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